Venezia
«Caro presidente Napolitano, la invitiamo a venire a gestire i nostri Comuni, a dare le risposte ai nostri cittadini. Saprà lei trovare le ennesime parole per rispondere a chi domani non avrà più dove mandare i figli, case vuote e abbandonate, intere vallate spopolate. Queste 174 fasce tricolori attendono una dignitosa risposta, così come dignitoso e devastante è quanto può significare il fatto che oltre 100 sindaci le consegnano i propri municipi». Comincia così la lettera che accompagnerà le 174 fasce tricolori di altrettanti sindaci di Comuni di confine (già 35 le adesioni pervenute dal Veneto) che saranno recapitate in segno di protesta al Quirinale per finire sulla scrivania del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per chiedere il mantenimento degli accordi che il Governo aveva preso con Asscomiconf, l'Associazione dei Comuni di confine, per arginare i disagi socio-economici che gravano sui comuni che confinano con le Regioni autonome e gli Stati di Svizzera e Austria. La spedizione avverrà lunedì prossimo da Milano al termine di una conferenza stampa prevista in piazza Duomo e per il 1. dicembre è annunciata una manifestazione a Roma dove arriveranno oltre cento pullman dal Nord Italia.
«Abbiamo una lettera della ministra Lanzillotta che si impegnava a nome del Governo a provvedere urgentemente con politiche d'attenzione per le nostre problematiche - ricorda gli impegni del Governo Marco Scalvini, sindaco di Bagolino, in provincia di Brescia, e presidente di Asscomiconf - Mi sono recato a Roma per un incontro al ministero e dopo aver fatto anticamera il capo di gabinetto mi annunciava che l'incontro veniva rimandato per questioni di protocollo. Stiamo aspettando da due settimane e nessuno si è fatto vivo». «Abbiamo presentato quindici emendamenti alla Camera sul decreto fiscale tramite i gruppi parlamentari trasversali di Forza Italia, Verdi, Alleanza nazionale, Lega e Udeur e sono stati tutti bocciati - ricorda ancora Scalvini - L'emigrazione, il pendolarismo, gli asili, le scuole e i servizi sociali hanno un colore? Se di colore si parla è solo il grigiore di uno Stato spesso padrone e quasi mai padre. Basta con questa politica di schieramenti e di contrasti che non porta mai soluzioni».
E il Veneto, che conta una cinquantina di Comuni interessati, sarà sicuramente in prima fila in questa battaglia. «Il malcontento è molto grande e abbiamo avuto modo di verificarlo ad Adria venerdì scorso durante il nostro consiglio regionale - spiega Vanni Mengotto, presidente dell'Anci veneta - Esiste una situazione di grande sofferenza e non solo tra i Comuni di confine in quanto il dato aggiuntivo che è emerso coinvolge tutta una fascia di Comuni di "retroguardia". Ed è in relazione, ma non solo, alle dimensioni demografiche che si trovano in estrema difficoltà. I Comuni più piccoli hanno enormi problemi per quanto riguarda i trasferimenti, quelli un pochino più grandi, sopra i cinquemila abitanti e che rientrano nel patto di stabilità, hanno ulteriori difficoltà sui vincoli di bilancio e del patto stesso, che paradossalmente creano più difficoltà ai Comuni virtuosi che agli altri». L'Anci del Veneto quindi sposa in pieno l'iniziativa di Asscomiconf. «In questo momento purtroppo - aggiunge Mengotto - c'è in atto una politica denigratoria nei confronti degli enti locali: pare che gli sprechi avvengano nella Comunità montana o nel Comune e probabilmente a Roma non sanno quanto guadagna un consigliere comunale o l'assessore di un Comune di mille abitanti dove il consigliere, con il gettone di presenza, si prende il caffè. Non credo quindi che si risolva il problema italiano della finanza pubblica con azioni sugli enti locali, i baratri della finanza pubblica sono da tutt'altra parte».
«L'insofferenza nasce anche da questo - sottolinea ancora il presidente dell'Anci veneto - non solo dal dato economico. Le indicazioni che ci sono venute dalla riunione di Adria sono quelle di far sentire la nostra voce e questo è venuto in maniera trasversale da enti gestiti dal centrodestra come dal centrosinistra: in Veneto su questo aspetto non c'è alcuna differenza».
Ma l'Anci veneto non pensa solo alle proteste. «Vorremmo assieme al Friuli Venezia Giulia e al Trentino Alto Adige creare un forte coordinamento delle municipalità del Nordest - conclude Vanni Mengotto - E se su questa linea si muoverà anche la Lombardia, saremo ben lieti di fare sentire la voce del Nord perchè ci sono disagi che a livello nazionale non sono compresi, ma che sono evidentissimi nelle nostre realtà, e che si rischia di sottovalutare. Si tratta di indicatori che vengono dagli enti locali e sottovalutarli significa non considerare ciò che pensa il cittadino di cui il sindaco è il portavoce. Il malessere dei sindaci non è di chi amministra, ma è il malessere della comunità che rappresenta». Giuseppe Tedesco
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