La petizione vista dal centrosinistra. Di T.Treu
MA SULLA “VIA FISCALE”
CONFRONTO SENZA PREGIUDIZINe sono convinto e quindi condivido l'urgenza, sottolineata dal Forum delle Associazioni Familiari, di ripensare queste misure: esse sono state trascurate per troppo tempo anche dai cattolici: in parte per un effetto "attrazione" di temi più generali (lavoro, distribuzione del reddito), in parte per la convinzione che la famiglia italiana fosse così forte di rispondere da sola, quasi come sostituto del sistema del welfare, ai crescenti bisogni dei suoi componenti.
Questa convinzione si è rivelata profondamente errata con conseguenze sempre più gravi: dal peggioramento delle condizioni economiche di molte famiglie, specie quelle monoreddito, quelle con più figli e con anziani a carico, al calo drammatico della natalità.
Per superare questa situazione occorre andare oltre gli interventi episodici, decisi anche negli ultimi tempi, ed adottare misure di welfare che rispondano ai bisogni dei componenti della famiglia nelle varie fasi della vita: dal sostegno ai bambini fin dalla prima infanzia, alla diffusione di servizi di cura accessibili, a politiche che permettano, specie alle donne, di conciliare lavoro e famiglia, così da aumentare il loro tasso di occupazione senza ostacolare la libera scelta della maternità.
In questo contesto di nuovo welfare rientra anche la previsione di adeguati sostegni economici alla famiglia per mantenere e educare i figli.
L'attuale sistema sia di interventi fiscali - le detrazioni - sia di trasferimenti monetari - le varie forme di assegni - non è sufficiente a raggiungere questo obiettivo di giustizia per cui le famiglie, specie quelle con più figli, continuano ad essere penalizzate.
Le correzioni possibili e necessarie sono diverse. Implicano anzitutto una valutazione realistica dei costi di mantenimento dei figli, che devono essere compensati ed una corretta applicazione delle scale di equivalenza. Ancora a monte, è bene ribadirlo, non si può prescindere da un rigoroso accertamento dei redditi di tutti i soggetti, non solo dei lavoratori dipendenti, con un impegno costante di contrasto all'evasione fiscale.
Quanto alle modalità del sostegno per il costo dei figli esso può ottenersi con varie combinazioni puntando sui trasferimenti economici diretti, con lo strumento fiscale, o anche combinando i due.
La proposta emersa dalla conferenza nazionale della famiglia organizzata dal Ministro Bindi e ripresa da alcuni disegni di legge intende rafforzare il sistema attuale puntando su un unico istituto di sostegno del reddito delle famiglie con figli, che unifichi detrazioni ed assegni al nucleo familiare.
Questo istituto dovrebbe avere carattere universale, riguardare cioè i figli in quanto tali indipendentemente dallo status lavorativo dei genitori, essere ragguagliato più realisticamente di oggi al costo dei figli, e dovrebbe essere fruito anche dagli incapienti cioè da chi un reddito inferiore al minimo imponibile.
E' stata avanzata, nella stessa sede ed in Parlamento, anche la proposta di istituire un fondo di dotazione per ogni neonato finanziato con risorse pubbliche ma integrabile con contributi privati e utilizzabile in parte per il mantenimento del figlio, in parte per favorirne una entrata autonoma nella vita adulta.
Queste soluzioni, che devono completarsi con migliori servizi di cura per i bambini, mirano a sostenere la famiglia con un trasferimento economico unificato e quindi semplice e direttamente percepibile.
La proposta del Forum ritiene invece preferibile la via fiscale. Se ne può discutere senza pregiudizi.
Quanto alla soluzione fiscale, si tratta di scegliere la forma più funzionale, deduzioni o detrazioni, e le migliori condizioni di fruizione valutandone pragmaticamente gli effetti e ricercando la semplicità. Se si sceglie la via delle deduzioni, come propone il forum, occorre stabilire la distribuzione dei benefici in modo che non alteri la progressività ed equità dell'intervento, cioè che non si favoriscano le famiglie ad alto reddito rispetto a quelle meno abbienti.
Per lo stesso motivo bisogna chiarire la consistenza quantitativa del beneficio: cioè se esso, oltre ad avere portata universale, debba essere indipendente dal reddito familiare come propone il Forum o invece venire modulato in base alle condizioni economiche della famiglia. Questa è una differenza che incide sul senso dell'istituto e dell'equità che si vuole perseguire. E' una questione da dibattere in principio: ma da risolvere tenendo conto anche delle priorità degli obiettivi: in presenza di risorse scarse ritengo importante modulare l'intervento a seconda dei bisogni degli interessati avendo quindi particolare attenzione alle famiglie con reddito medio-basso.
Più delicata e controversa è la prospettiva indicata in fine al documento: quella di prevedere una revisione complessiva del sistema di tassazione come il quoziente famiglia. I punti critici sono almeno due:
Primo: come impedire che tale proposta favorisca le famiglie più abbienti e svantaggi quelle con redditi più bassi, come risulta in alcuni disegni di legge;
Secondo: come evitare che il quoziente familiare disincentivi l'offerta di lavoro femminile, scaricando sulla donna, che ha tipicamente redditi più bassi, parte del carico fiscale del coniuge. Il che sarebbe contrastante con gli obiettivi di conciliazione fra lavoro e famiglia che si devono perseguire.
La petizione vista dal centrodestra. Di A.Mantovano
NON TRASCURIAMO
QUESTA FINANZIARIAIn questi giorni la Camera dei Deputati è impegnata nella discussione di un disegno di legge del governo Prodi, teso a reprimere la discriminazione fondata sulla “identità di genere”, la cosiddetta “omofobia”. E’ una iniziativa discutibile e, per certi aspetti, pericolosa nel merito. Descrive in modo emblematico un certo strabismo nella identificazione di ciò che effettivamente lede i diritti delle persone e delle comunità. Perché se oggi in Italia vi è un soggetto discriminato dalla legislazione nella vita quotidiana, esso si chiama famiglia. Se valessero solo considerazioni di ordine patrimoniale, non è detto che il regime del matrimonio sarebbe preferibile a quello di una coppia libera. Gli esempi sono tanti: in caso di separazione, gli alimenti corrisposti al coniuge vanno in detrazione nella dichiarazione dei redditi, ma non vi è alcuna detrazione se la medesima cifra è trasferita all’interno della famiglia dall’uno all’altro dei componenti (si pensi al mantenimento di un figlio all’università). Ogni qual volta si prevede qualche agevolazione fiscale (rottamazioni, imposte di successione, ristrutturazioni edilizie), essa viene riconosciuta senza limite di reddito, ma i sostegni alla maternità o le detrazioni fiscali per i figli a carico sono corrisposti in relazione al reddito. Un single che guadagna 40mila euro all’anno subisce un carico fiscale pari grosso modo a quello di un capofamiglia con più figli; ma una famiglia di otto persone nella quale entrano 40mila euro all’anno ha in realtà un reddito pro capite di 5mila euro all’anno, che andrebbe tassato in quanto tale (e anzi rientrerebbe nella no tax area): ciò non accade perché gli scaglioni Irpef sono applicati per reddito complessivo e non per reddito pro capite. …si potrebbe proseguire nell’elenco; ma è più che sufficiente per concludere per il sostegno a una legge non meramente declamatoria, che rilanci la famiglia, e che permetta a due persone che desiderano condividere la vita e fare figli di guardare al futuro con speranza e con minore angoscia, invertendo il trend demografico pesantemente negativo che ha trasformato l’Italia in una nazione di anziani e di figli unici. Per questo la raccolta di firme da parte del Forum delle Famiglie è importante, e va condivisa. Avrà l’effetto immediato di far discutere in ogni angolo d’Italia sulle necessità effettive e quotidiane della famiglia, e magari anche di sollecitare l’attenzione delle istituzioni, a ogni livello. Formulo un auspicio: ferma restando la diffusione territoriale dell’iniziativa, tutti sappiamo che in questi giorni è in discussione nel Parlamento sia la Legge finanziaria per il 2008 sia il decreto di distribuzione dell’extragettito, cioè del surplus di entrate fiscali registrate nel 2007. Si tratta di un’occasione unica per avviare un riequilibrio della politica fiscale per le famiglie: che andrebbe perseguita nell’immediato, sottoponendo in queste ore a ciascun parlamentare la sottoscrizione di un atto di impegno a presentare e a votare, nell’uno o nell’altro dei provvedimenti appena menzionati, emendamenti che recepiscano i punti qualificanti indicati dal Forum, utilizzando a tal fine una parte pur contenuta delle risorse dell’extragettito (invece di distribuirle con criteri non sempre equilibrati). Sarebbe motivo di condivisione, nei fatti, dell’appello del Forum. La partita va affrontata subito e senza incertezze.




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