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  1. #1
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    Predefinito don Guido Marini...tutta un'altra musica!

    da www.papanews.it


    DIES ALBO NOTANDA LAPILLO

    La solenne cerimonia del Concistoro pubblico cade in una circostanza albo notanda lapillo, ossia da ricordare tra i giorni fausti del Pontificato. Gli Eminentissimi Padri hanno prestato giuramento di fedeltà alla Chiesa e al Pontefice alla vigilia della festa di Cristo Re, con la quale si chiude l’anno liturgico.

    Nella Basilica Vaticana si è celebrato un rito che in un certo senso chiude compostamente una stagione di ardite innovazioni: dopo decenni di liturgie dettate dall’estro e dalle improvvisazioni più discutibili, alle quali Giovanni Paolo II ed ancor più Benedetto XVI parevano quasi estranei, abbiamo assistito ad una celebrazione nella quale dominavano tre grandi centralità: la centralità della Croce, significaticamente posta al centro del presbiterio; la centralità del Sommo Ponterice, rivestito di splendidi paramenti liturgici e con una meravigliosa mitria in capo, assiso in trono; la centralità del rito, celebrato interamente in latino.

    Vi fu un tempo in cui la Croce era relegata in un angolo, quasi disturbasse l’orizzontale dialogo tra il celebrante e i fedeli; un tempo in cui il Santo Padre indossava vesti liturgiche quasi imbarazzanti per stravaganza e colore; un tempo in cui la babele delle lingue proscriveva la lingua sacra a vantaggio dei più oscuri idiomi. Quell’epoca è definitivamente tramontata. Oggi gli sguardi di tutti, dal Papa ai Cardinali a tutti i fedeli, convergevano sul Crocifisso, posto al centro dello spazio liturgico a richiamare la sua centralità nella vita della Chiesa e dei singoli; era lo stesso Cristo in trono a trasparire nella ieraticità di Benedetto XVI, ricordandoci che il padre comune dei Cattolici è Vicario di Cristo, vero e unico Capo della Chiesa. Poiché il gran mistero della Liturgia è proprio questo: rendere presente nel rito la realtà soprannaturale che essa simboleggia o prefigura.

    Il merito di questo grande miglioramento – genuinamente spirituale – delle celebrazioni papali va attribuito senza dubbio al Santo Padre: a nessuno sfugge come egli sappia lasciarsi rivestire di Cristo, rifuggendo i personalismi e prediligendo il raccoglimento adorante. Ma è chiarissimo che vi è un idem sentire tra il Pontefice e il suo nuovo Maestro delle Cerimonie: a poche settimane dalla sua nomina, egli ha saputo farsi interprete di quell’implicito desiderio di dignità e decoro sinora frustrato da scomposte performance aliene allo spirito romano. Era bastato, all’inizio del mese, ridare centralità al Crocifisso sull’altare, per farci capire quale fosse il suo pensiero; oggi è ancora la Croce a tornare centrale, e con essa la figura del Papa.

    La cifra di mons. Guido Marini si nota anche da piccoli dettagli: le mani giunte dei Ministri sacri e dei chierici, gesto sacro finalmente ripristinato; i diaconi che accompagnano il solenne incedere del Pontefice sostenendo i lembi del piviale, cosa in altri tempi proibita; il ritorno di camici e rocchetti preziosi, al posto dei miserrimi camicioni in terital senza pizzo, a cui eravamo ormai abituati. Piccole cose, certo: ma eloquente indice di un modo di intendere l’azione sacra nella sua forma più alta, senza volerla abbassare allo squallore della quotidianità.

    Le festività del nuovo anno liturgico testimonieranno la riscoperta del valore della bellezza nei riti, e permetteranno al popolo cristiano di assaporare nuovamente il gusto della partecipazione alle celebrazioni papali di cui ci parlavano con gli occhi assorti i nostri padri. Poiché è questo che cerchiamo, quando accorriamo intorno al Papa: lo splendore di una liturgia che anticipa il fasto della corte celeste. Per la forzata povertà e la miseria ignorante bastano gli spettacoli che ci offre il mondo.
    Gianluca Barile





    La differenza con l'ex maestro è evidente... che ne pensate?












    Il Santo Padre era assiso sul trono di Papa Leone XIII, sul quale fu incoronato il venerabile Papa Pio XII, il beato Giovanni XXIII e Paolo VI. La mitria è l'unica conservata appartenuta al beato Papa Pio IX, la stessa che egli indossò per il pronunciamento del Dogma dell'Immacolata. il Crocefisso posto tra due candelieri dinanzi al trono...cosa dire...Don Guido Marini stà operando un qualcosa di assolutamente eccezionale e superbo. Tanti complimenti Monsignore!

    •   Alt 

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  2. #2
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    Mons. Camaldo starà morendo di invidia...

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    Mons. Camaldo starà morendo di invidia...
    Ho sentito che la scelta della mitria, del piviale e del trono sono nate da un idea di Camaldo...

  4. #4
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    Solo che Camaldo non è riuscito a farsi nominare capocerimonire...

    Qualcuno di voi sa il motivo?

  5. #5
    carità voglio e non sacrificio
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    Le festività del nuovo anno liturgico testimonieranno la riscoperta del valore della bellezza nei riti, e permetteranno al popolo cristiano di assaporare nuovamente il gusto della partecipazione alle celebrazioni papali di cui ci parlavano con gli occhi assorti i nostri padri. Poiché è questo che cerchiamo, quando accorriamo intorno al Papa: lo splendore di una liturgia che anticipa il fasto della corte celeste. Per la forzata povertà e la miseria ignorante bastano gli spettacoli che ci offre il mondo
    Chissà perchè il nostro Signore Gesù Cristo si è voluto ostinare a rappresentarci la sua Chiesa con un'immagine così umile come quella di un gregge di pecore e se stesso come un semplice e buon Pastore preoccupato della salvezza delle sue pecorelle, raccomandando agli apostoli di fare altrettanto, invece di dir loro di guidare il popolo di Dio come sovrani assisi in trono?!
    E poi, quali sono questi "fasti della corte celeste"? Ora misuriamo la gioia della vita eterna con le nostre categorie terrene?
    Ho proprio paura che noi, il bambinello nella mangiatoia, non lo avremmo saputo riconoscere nella sua totale assenza di esteriorità!

    Morthysia

  6. #6
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    Non sono contrario che mani pietose lungo i secoli abbiano intessuto parati in broccato, li abbiano cuciti e abbiano fatto delle sontuose vesti liturgiche.

    Non sono contrario che ruvide e segnate mani di artigiani abbiano intagliato il legno e dato forma alla pietra per sagomare suppellettili e strutture da porre nel luogo in cui il popolo si raduna per rendere culto pubblico a Dio.

    Reputo fisiologico che generazioni e generazioni di credenti abbiano reso una casa di preghiera piuttosto ricca. Perciò di questo non ci si deve scandalizzare.

    Prendo le distanze, però, da un'umanità vestita d'oro e di vesti preziose ma con occhi di ghiaccio e anime fredde, ovunque essa sia.

    La liturgia e il suo apparato esteriore è fatto per l'interiorità. Quando l'interiorità è ricca ha una clarità che "abbaglia" i parati più lucenti. A quel punto si capisce a cosa vale il "tesoro" di esteriorità della Chiesa: a nulla. Non per questo lo butto, però!

    L'unica vera gloria della liturgia non sono le sue rilucenze metalliche o i suoi musicali estetismi. L'unica vera gloria della liturgia, "i fasti della corte celeste", è un'umanità veramente cambiata, quell'umanità per la quale Cristo ha preferito la grotta al palazzo di erode. La grotta proprio perché nel bel palazzo di erode c'erano persone vestite d'oro ma con anime di ghiaccio.
    Egli tuttavia NON HA RIFIUTATO l'oro l'incenso e la mirra dei magi, né tanto meno l'unguento prezioso sparso per profumare i suoi piedi!!!

    D'altronde Dante in Inferno mette dei prelati vestiti in splendidi piviali dorati ma, con questo, non predica che la liturgia debba avvenire necessariamente con vesti confezionate da sacchi di patate....
    Siamo noi che perdiamo gli antichi ed evangelici equilibri e confondiamo le cose.
    Le tovaglie di un altare in guerra possono anche divenire fasce per i feriti ma, al di fuori di questa urgenza è giusto ed è bene che stiano dove stanno.

  7. #7
    carità voglio e non sacrificio
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    Quello che non condivido di tutto questa soddisfazione per il ritorno ai "fasti preconciliari" è la loro necessità, quasi non si possa essere cattolici senza lo sfarzo di una corte principesca.
    Se è vero che Gesù non ha rifiutato l'oro, l'incenzo e la mirra ne l'olii profumati, e, peraltro, neppure ha mai fatto la fame, non ha neppure mai sfoggiato abiti sontuosi o le vesti ricche di frange e nappe che portavano gli ebrei importanti nel suo tempo.
    Capisco che per un contenuto di enorme valore si cerchi di valorizzare al massimo il contenitore, ma si rischia di trasmettere il messaggio per il quale il contenuto viene giudicato in base al contenitore e non per se stesso.
    La liturgia va seguita per il suo significato intrinseco, per quello che vale per la mia vita di cristiano e non perchè è bella, è grandiosa, è ricca ecc. Tanto meglio se lo è; ma non è questo il suo scopo.

    Morthysia

  8. #8
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    Abbiamo luminosi (ed attuali) esempi per ritenere che un'elevatissima spiritualità non ha affatto bisogno di pompa. La celebrazione magnificente è dunque una via, non la via. In sostanza è una scelta. La scelta di chi rappresenta.

    Il mettere un accento anche se piccolo sull'esteriorità fa pensare ad un impoverimento interiore o ad ansia da prestazione o desiderio di confermare un messaggio non chiaro per altri versi.


    Egli tuttavia NON HA RIFIUTATO l'oro l'incenso e la mirra dei magi, né tanto meno l'unguento prezioso sparso per profumare i suoi piedi!!!
    Vero, ma con che proporzione rispetto al freddo e al gelo, alla povertà temperanza continenza frugalità privazione essenzialtà misura? Non son queste le parole che ci vengono in mente se ripensiamo alla sua vita di cui dovremmo seguire l'esempio? Faceva forse abluzioni quotidiane nella mirra e si presentava in pubblico solo se accompagnato da una stola d'oro o ermellino in palazzi d'oro con colonne tortili? O un solo centesimo di tutto questo?

    Tempo fa postai la foto di un papa conciato in maniera tale che non avrebbe potuto neppure camminare. Affogato nei ricami e artifici. Esagerava lui, difettano gli altri papi?
    Suvvia, queste sono acquisizioni così posteriori e spurie che haivoglia a motivarle con qualche sparuto passo biblico dove si parla di mirra ben accetta. E non le si abbandona soltanto perchè è difficile scendere dalla mercedes e tornare in fiat punto. Sarebbero ben altre le cose da recuperare. A mio avviso, eh.

    Che poi ste cose piacciono solo ai vecchi o ai giovani trasfusi dai vecchi.

    Citazione Originariamente Scritto da Informatore Visualizza Messaggio


    Reputo fisiologico che generazioni e generazioni di credenti abbiano reso una casa di preghiera piuttosto ricca. Perciò di questo non ci si deve scandalizzare.
    Piuttosto ?

  9. #9
    Logiké Latreía
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    Citazione Originariamente Scritto da waglione Visualizza Messaggio
    Abbiamo luminosi (ed attuali) esempi per ritenere che un'elevatissima spiritualità non ha affatto bisogno di pompa. La celebrazione magnificente è dunque una via, non la via. In sostanza è una scelta. La scelta di chi rappresenta.

    Il mettere un accento anche se piccolo sull'esteriorità fa pensare ad un impoverimento interiore o ad ansia da prestazione o desiderio di confermare un messaggio non chiaro per altri versi.




    Vero, ma con che proporzione rispetto al freddo e al gelo, alla povertà temperanza continenza frugalità privazione essenzialtà misura? Non son queste le parole che ci vengono in mente se ripensiamo alla sua vita di cui dovremmo seguire l'esempio? Faceva forse abluzioni quotidiane nella mirra e si presentava in pubblico solo se accompagnato da una stola d'oro o ermellino in palazzi d'oro con colonne tortili? O un solo centesimo di tutto questo?

    Tempo fa postai la foto di un papa conciato in maniera tale che non avrebbe potuto neppure camminare. Affogato nei ricami e artifici. Esagerava lui, difettano gli altri papi?
    Suvvia, queste sono acquisizioni così posteriori e spurie che haivoglia a motivarle con qualche sparuto passo biblico dove si parla di mirra ben accetta. E non le si abbandona soltanto perchè è difficile scendere dalla mercedes e tornare in fiat punto. Sarebbero ben altre le cose da recuperare. A mio avviso, eh.

    Che poi ste cose piacciono solo ai vecchi o ai giovani trasfusi dai vecchi.



    Piuttosto ?
    Ti rispondo qua perché il thread nel quale hai sparato le tue solite balle infami sul sottoscritto è stato chiuso.

    1. I link sui thread dei NC, se Magius li vuole, se li cerca usano la navbar delle pagine del forum.

    2. Tu non sai neppure cosa possa essere un'argomentazione che vada oltre il contre balle e il diffamare, per esempio le fonti di stampa (p.e. Zenit )che non ti fanno comodo.

    3. NOTA DELLA MODERAZIONE Basta con gli insulti agli altri forumisti!!!!!

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da morthysia Visualizza Messaggio
    Quello che non condivido di tutto questa soddisfazione per il ritorno ai "fasti preconciliari" è la loro necessità, quasi non si possa essere cattolici senza lo sfarzo di una corte principesca.
    Se è vero che Gesù non ha rifiutato l'oro, l'incenzo e la mirra ne l'olii profumati, e, peraltro, neppure ha mai fatto la fame, non ha neppure mai sfoggiato abiti sontuosi o le vesti ricche di frange e nappe che portavano gli ebrei importanti nel suo tempo.
    Capisco che per un contenuto di enorme valore si cerchi di valorizzare al massimo il contenitore, ma si rischia di trasmettere il messaggio per il quale il contenuto viene giudicato in base al contenitore e non per se stesso.
    La liturgia va seguita per il suo significato intrinseco, per quello che vale per la mia vita di cristiano e non perchè è bella, è grandiosa, è ricca ecc. Tanto meglio se lo è; ma non è questo il suo scopo.

    Morthysia
    Sono d'accordo.
    La Chiesa non ha assolutamente bisogno di sfarzi principeschi.
    Voglio però che questo mio discorso sia capito BENE: perché la Chiesa non ne ha assolutamente bisogno eppure li utilizza NELLA LITURGIA e non è giusto che li cestini??
    Cerco di spiegarmi mostrando cosa c'è dietro a tutto questo.

    La liturgia non deve partire da concezioni clericaliste (potere e influenza clericale sulla società) ma da concezioni teologico-spirituali (il fine dell'uomo è quello di trasfigurarsi già su questa terra. La grazia NON PUO' NON SENTIRSI ALTRIMENTI NON C'E' E UNA CHIESA SENZA GRAZIA NON E' CHIESA!).

    Entrambe le concezioni possono far leva su una certa appariscenza liturgica (pensate alle Messe pontificali post-tridentine e alle liturgie pontificali athonite) ma possono avere finalità diverse, direi opposte:

    la prima può essere prona sulla terra tutta succuba e intrisa di naturalismo (tant'è vero che questa "gloria liturgica" alla fine è un "autoglorificarsi").
    La seconda può essere tutta tesa al Cielo a far scendere il Cielo sulla terra ma non in senso estetico o idealistico: il Cielo sulla terra deve trasformare - eccome!! - l'interiorità degli uomini e dei liturghi in particolare!! Poi si tratta non di una semplice trasformazione "morale", di un essere più buoni, ma di un essere "dei" (come dice pure Panagiotis Nellas), il che è totalmente diverso.

    Certo non si può dividere sempre e dappertutto i campi in modo così netto. Anche in Oriente se non si vive il vangelo si finisce per svuotare in forme esteriori il culto mentre in Occidente (uso queste definizioni divenute oramai classiche) non si può escludere che vi siano persone attente a Dio e che cercano di trasformarsi evangelicamente.

    Ma la mentalità, il modo di vedere le cose e di descriverle, gli accenti posti spesso inclinano l'Occidente verso il naturalismo, verso un concetto di realtà e di Chiesa chiuso in se stesso e nel clericalismo, mentre in Oriente non si può fare a meno di riferirsi sempre ad un marcato valore spirituale e trascendente, una valore che nulla ha da spartire con il naturalismo.

    Così se nella liturgia occidentale ieri si puntava ad una "nobile semplicità" tutti tesi a sottolineare i "doveri etici e sociali" del cristiano, oggi si punta prevalentemente ad un concetto piuttosto trionfalistico e sacrale di liturgia per sottolineare la centralità e l'importanza della Chiesa.
    Il liturgo-presentatore in molte messe di Paolo VI metteva al centro se stesso con la sua abile gestione di testi e "trovate" liturgiche. Ma, se una Chiesa continua ad essere prona nel naturalismo, il liturgo tridentino, circondato di fasti trionfali farà uno spettacolo diverso ma pur sempre uno spettacolo in cui, seppur in nome di Dio, tutto inizia su questa terra e si conlcude qui.

    Nella liturgia non è l'uomo che inventa ed agisce ma Dio che dovrebbe agire. E se agisce veramente e lo si lascia agire l'uomo non può rimanere quello di prima. Sia questa una liturgia "ricca", sia questa una liturgia "povera".

    Fare una crociata sulla liturgia "ricca" o sulla liturgia "povera" alla fine è segno che ragioniamo sempre molto "terra terra" in senso assai naturalistico e pare che gli ambienti di Chiesa significativamente non ci aiutino ad elevarci da ciò.
    La liturgia "ricca" o "povera" che sia se non porta a Dio e non da il gusto della Grazia non è liturgia e quella Chiesa nella quale si fa quella liturgia non è Chiesa.

 

 
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