sabato 24 novembre 2007
Questa malainformazione che demonizza
il piano paesaggistico: il referendum
potrà abrogare una legge non più in vigore
di Giulio Angioni
Il modo con cui tutta o quasi tutta l'informazione sarda (e non poca dell'informazione continentale) ha dato finora notizie e fatto commenti intorno al Piano paesaggistico della Sardegna è un triste esempio di informazione pessima, partigiana e soprattutto, per gli scopi che si propone e i modi in cui li giustifica, disonesta e stupida, oltre che a mio parere disastrosa per la Sardegna dal punto di vista di una politica paesaggistica lungimirante.
L'AltraVoce ha denunciato, da sola o quasi, questo caso clamoroso di disinformazione. Clamoroso anche perché finora è molto ben riuscito. Infatti capita spesso anche a me di sentire persone in buona fede ripetere le falsità e le sciocchezze che i media hanno diffuso e continuano a diffondere, e che si sono coagulate nella proposta di referendum (che si terrà nel giugno dell'anno prossimo) abrogativo di un qualcosa dove non si capisce che cosa sia da abrogare ,perché quella cosa contro cui costoro si muovono nel frattempo si è mossa anch'essa, diventando altra cosa, ma, per chi vede, lasciando scoperti e nudi senza vergogna gli scopi speculativi più miserandi dell'imprenditoria sarda e internazionale che non potrà mai ammettere impedimenti alla rovina delle nostre coste.
Se fosse possibile è anche più disonesta la campagna di stampa ancora in corso con il pretesto delle recenti sentenze del TAR in materia di piano paesaggistico e più precisamente su quanto stabilito dalla cosiddetta legge salvacoste n. 8 del 2004, che escludeva certi tipi di edificazione entro una fascia di due chilometri dal mare, per il lasso di tempo fino all'approvazione dell'intero Piano paesaggistico regionale, che del resto non è ancora avvenuta per l'intero territorio regionale ma solo per la fascia costiera, con l'effetto che il piano paesaggistico ha rimpiazzato la legge n. 8 del 2004 che il referendun vuole abrogare: in altre parole, per come la posso vedere io, si vuole abrogare per referendun una legge che non vige più, e tanto meno vigerà quando a breve sarà approvato l'intero PPR.
Per quanto riguarda la sentenza, o le sentenze del TAR in materia di PPR, l'informazione faziosa la presenta come un affossamento del Piano in questione. Ma è utile precisare anche qui ancora una volta che quella sentenza del TAR ha approvato un solo ricorso contro il Piano mentre ne ha respinto venti altri. E la materia del contendere nel ricorso accolto concerneva un caso singolo e non l'impianto o la filosofia del Piano. Il TAR, per quanto ne capisco io, ha accettato quell'unico ricorso senza mettere in questione l'impianto e i fini del Piano. Mentre invece gli altri venti provvedimenti del TAR che respingono i ricorsi hanno invece valore e funzione di legittimazione proprio dell'impianto e della filosofia del PPR Sardegna.
Tutto questo muoversi contro abbiamo l'abitudine di considerarlo frutto marcio di interessi immobiliari sul territorio sardo. Ma dobbiamo pure considerare con che razza di incapaci anche come speculatori abbiamo a che fare oggi, tanto che dobbiamo rimpiangere gli speculatori del passato: in confronto alla stupidità disatrosa di quelli di oggi ci appaiono davvero illuminati.
http://www.altravoce.net/2007/11/24/paesaggio.html




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