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  1. #1
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    Predefinito San Babila ore 16 : le comiche

    Oggi sono stato a Milano... verso le 16 in piazza chi ti trovo? qualche decina (100 persone al max!) che ascoltano i vaniloqui di un pirla contro il libero mercato e contro l'immigrazione
    Il pirla in questione è il grande amico di Tanzi (forse ex) e Della Valle l'ex ministro di Berlusconi , Alemanno. L'ambiente di An è veramente triste : una ventina di sbarbati epoi vari personaggi di dubbia provenienza: a un tale ho chiesto :" Camerata poca gente e neanche una camicia nera!" e lui :" dice a me? io vengo dal Pli".

    Un ricordo a tutti quei ragazzi che oggi non ci sono più e a tutti quelli che vivono di espedienti e fanno avanti e indietro dalle galere... mentre quelli che ai tempi li insultavano e li vendevano oggi cercano di fappropriarsi di una storia che non gli appartiene.

    Quando San Babila era la trincea contro i comunisti
    di Antonio Lodetti - sabato 24 novembre 2007
    Avevo 14 anni quando due amici, che allora si chiamavano «camerati», mi portarono in San Babila, in mezzo a tanti ragazzi più grandi che l’avevano trasformata nella trincea del neofascismo milanese. Ricordo i bar che non ci sono più (i Quattro Mori) e quelli che hanno cambiato nome (Borgogna, Pedrinis, Donini)e l’idealismo mischiato alla violenza, il coraggio all’incoscienza, la protervia alla generosità di quelli che ho conosciuto bene e di quelli che ho solo incrociato. Parecchi di loro non sono arrivati agli anni Ottanta (alcuni, è vero con le armi in pugno), ci hanno lasciato la pelle difendendo un’idea o buttando la propria vita. Retorica? Chiedetelo a chi li ha vissuti quegli anni, quando chi era di destra usciva di casa senza sapere se sarebbe rientrato. Allora San Babila divenne un territorio da difendere strategicamente, nato dai fuoriusciti dalla Giovine Italia di Corso Monforte. Contro il luogo comune che vuole i sanbabilini tutti fighetti e figli di papà si incrociavano così il mitico immigrato Mammarosa, concentrato di forza bruta e di sanguigna umanità che menava come un fabbro, e coloro che avrebbero fatto dell’etica e della politica una ragione di vita. C’erano le Barrow’s e i RayBan ma anche Nietzsche ed Evola. Un mondo folle in cui si sovrapponevano diverse «San Babila», quella dei ragazzi per bene che bevevano il the al Motta e quella di chi ha fatto la cronaca e la storia. «Dopo gli arresti per gli incidenti del 12 aprile ’73 e per la strage di Brescia - mi ricorda Maurizio Murelli, oggi promotore dell’Editrice Barbarossa e della rivista Orion - la nostra San Babila è morta». Eppure in quegli anni si respirava un clima naïf. «Come la sinistra ha rotto il cliché del comunista stalinista, noi abbiamo superato quello del vecchio fascista inventando un nuovo futurismo» chiosa Murelli.
    Cesare Ferri - protagonista di quegli anni, oggi scrittore - ha descritto quei giorni nel romanzo Una sera d’inverno e dice: «Volevamo che la società bacchettona cambiasse e non cadesse in mani comuniste. Dal canto loro i rossi ragionavano in modo uguale e contrario. Si scontravano due visioni del mondo». Di quel periodo mi sono rimaste amicizie profonde e sincere, che hanno superato la prova del tempo e che si nutrono di cose semplici. Per questo mi chiedo: a cosa serva riappropriarsi di San Babila?. «San Babila è qualcosa di più che una piazza dove mettere un gazebo - mi dice Ferri -, è un lungo elenco di nomi e dietro ci sono storie di ragazzi uccisi o con la vita disintegrata dalla repressione. Tutti dimenticati, vivi e morti. Manifestino pure, ma sappiano che chi allora c’era davvero, considera questo un riconoscimento tardivo. Lo dico senza risentimento ma, casomai, con un po’ di tristezza».
    Bazooka!!!

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da bazooka Visualizza Messaggio
    Oggi sono stato a Milano... verso le 16 in piazza chi ti trovo? qualche decina (100 persone al max!) che ascoltano i vaniloqui di un pirla contro il libero mercato e contro l'immigrazione
    Il pirla in questione è il grande amico di Tanzi (forse ex) e Della Valle l'ex ministro di Berlusconi , Alemanno. L'ambiente di An è veramente triste : una ventina di sbarbati epoi vari personaggi di dubbia provenienza: a un tale ho chiesto :" Camerata poca gente e neanche una camicia nera!" e lui :" dice a me? io vengo dal Pli".

    Un ricordo a tutti quei ragazzi che oggi non ci sono più e a tutti quelli che vivono di espedienti e fanno avanti e indietro dalle galere... mentre quelli che ai tempi li insultavano e li vendevano oggi cercano di fappropriarsi di una storia che non gli appartiene.

    Quando San Babila era la trincea contro i comunisti
    di Antonio Lodetti - sabato 24 novembre 2007
    Avevo 14 anni quando due amici, che allora si chiamavano «camerati», mi portarono in San Babila, in mezzo a tanti ragazzi più grandi che l’avevano trasformata nella trincea del neofascismo milanese. Ricordo i bar che non ci sono più (i Quattro Mori) e quelli che hanno cambiato nome (Borgogna, Pedrinis, Donini)e l’idealismo mischiato alla violenza, il coraggio all’incoscienza, la protervia alla generosità di quelli che ho conosciuto bene e di quelli che ho solo incrociato. Parecchi di loro non sono arrivati agli anni Ottanta (alcuni, è vero con le armi in pugno), ci hanno lasciato la pelle difendendo un’idea o buttando la propria vita. Retorica? Chiedetelo a chi li ha vissuti quegli anni, quando chi era di destra usciva di casa senza sapere se sarebbe rientrato. Allora San Babila divenne un territorio da difendere strategicamente, nato dai fuoriusciti dalla Giovine Italia di Corso Monforte. Contro il luogo comune che vuole i sanbabilini tutti fighetti e figli di papà si incrociavano così il mitico immigrato Mammarosa, concentrato di forza bruta e di sanguigna umanità che menava come un fabbro, e coloro che avrebbero fatto dell’etica e della politica una ragione di vita. C’erano le Barrow’s e i RayBan ma anche Nietzsche ed Evola. Un mondo folle in cui si sovrapponevano diverse «San Babila», quella dei ragazzi per bene che bevevano il the al Motta e quella di chi ha fatto la cronaca e la storia. «Dopo gli arresti per gli incidenti del 12 aprile ’73 e per la strage di Brescia - mi ricorda Maurizio Murelli, oggi promotore dell’Editrice Barbarossa e della rivista Orion - la nostra San Babila è morta». Eppure in quegli anni si respirava un clima naïf. «Come la sinistra ha rotto il cliché del comunista stalinista, noi abbiamo superato quello del vecchio fascista inventando un nuovo futurismo» chiosa Murelli.
    Cesare Ferri - protagonista di quegli anni, oggi scrittore - ha descritto quei giorni nel romanzo Una sera d’inverno e dice: «Volevamo che la società bacchettona cambiasse e non cadesse in mani comuniste. Dal canto loro i rossi ragionavano in modo uguale e contrario. Si scontravano due visioni del mondo». Di quel periodo mi sono rimaste amicizie profonde e sincere, che hanno superato la prova del tempo e che si nutrono di cose semplici. Per questo mi chiedo: a cosa serva riappropriarsi di San Babila?. «San Babila è qualcosa di più che una piazza dove mettere un gazebo - mi dice Ferri -, è un lungo elenco di nomi e dietro ci sono storie di ragazzi uccisi o con la vita disintegrata dalla repressione. Tutti dimenticati, vivi e morti. Manifestino pure, ma sappiano che chi allora c’era davvero, considera questo un riconoscimento tardivo. Lo dico senza risentimento ma, casomai, con un po’ di tristezza».
    oe grande bazooka, ho la tessera pronta ricorda quello che avevi promesso a parte gli scherzi, le tue informazioni concordano con le mie solo che le mie mi dicono che erano circa 200, persona più persona meno. Certo che se è così, a prescindere da La Destra, stanno messi male, molto male non doveva essere la giornata della riscossa???

  3. #3
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    [QUOTE=bazooka;6722553]Oggi sono stato a Milano... verso le 16 in piazza chi ti trovo? qualche decina (100 persone al max!) che ascoltano i vaniloqui di un pirla contro il libero mercato e contro l'immigrazione
    IQUOTE]

    Confermo sono passato intorno a quell'ora, veramente poca gente, nel vicino merdonald's c'era erano più numerosi.

    Daca!

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da bazooka Visualizza Messaggio
    Oggi sono stato a Milano... verso le 16 in piazza chi ti trovo? qualche decina (100 persone al max!) che ascoltano i vaniloqui di un pirla contro il libero mercato e contro l'immigrazione
    Il pirla in questione è il grande amico di Tanzi (forse ex) e Della Valle l'ex ministro di Berlusconi , Alemanno. L'ambiente di An è veramente triste : una ventina di sbarbati epoi vari personaggi di dubbia provenienza: a un tale ho chiesto :" Camerata poca gente e neanche una camicia nera!" e lui :" dice a me? io vengo dal Pli".

    Un ricordo a tutti quei ragazzi che oggi non ci sono più e a tutti quelli che vivono di espedienti e fanno avanti e indietro dalle galere... mentre quelli che ai tempi li insultavano e li vendevano oggi cercano di fappropriarsi di una storia che non gli appartiene.

    Quando San Babila era la trincea contro i comunisti
    di Antonio Lodetti - sabato 24 novembre 2007
    Avevo 14 anni quando due amici, che allora si chiamavano «camerati», mi portarono in San Babila, in mezzo a tanti ragazzi più grandi che l’avevano trasformata nella trincea del neofascismo milanese. Ricordo i bar che non ci sono più (i Quattro Mori) e quelli che hanno cambiato nome (Borgogna, Pedrinis, Donini)e l’idealismo mischiato alla violenza, il coraggio all’incoscienza, la protervia alla generosità di quelli che ho conosciuto bene e di quelli che ho solo incrociato. Parecchi di loro non sono arrivati agli anni Ottanta (alcuni, è vero con le armi in pugno), ci hanno lasciato la pelle difendendo un’idea o buttando la propria vita. Retorica? Chiedetelo a chi li ha vissuti quegli anni, quando chi era di destra usciva di casa senza sapere se sarebbe rientrato. Allora San Babila divenne un territorio da difendere strategicamente, nato dai fuoriusciti dalla Giovine Italia di Corso Monforte. Contro il luogo comune che vuole i sanbabilini tutti fighetti e figli di papà si incrociavano così il mitico immigrato Mammarosa, concentrato di forza bruta e di sanguigna umanità che menava come un fabbro, e coloro che avrebbero fatto dell’etica e della politica una ragione di vita. C’erano le Barrow’s e i RayBan ma anche Nietzsche ed Evola. Un mondo folle in cui si sovrapponevano diverse «San Babila», quella dei ragazzi per bene che bevevano il the al Motta e quella di chi ha fatto la cronaca e la storia. «Dopo gli arresti per gli incidenti del 12 aprile ’73 e per la strage di Brescia - mi ricorda Maurizio Murelli, oggi promotore dell’Editrice Barbarossa e della rivista Orion - la nostra San Babila è morta». Eppure in quegli anni si respirava un clima naïf. «Come la sinistra ha rotto il cliché del comunista stalinista, noi abbiamo superato quello del vecchio fascista inventando un nuovo futurismo» chiosa Murelli.
    Cesare Ferri - protagonista di quegli anni, oggi scrittore - ha descritto quei giorni nel romanzo Una sera d’inverno e dice: «Volevamo che la società bacchettona cambiasse e non cadesse in mani comuniste. Dal canto loro i rossi ragionavano in modo uguale e contrario. Si scontravano due visioni del mondo». Di quel periodo mi sono rimaste amicizie profonde e sincere, che hanno superato la prova del tempo e che si nutrono di cose semplici. Per questo mi chiedo: a cosa serva riappropriarsi di San Babila?. «San Babila è qualcosa di più che una piazza dove mettere un gazebo - mi dice Ferri -, è un lungo elenco di nomi e dietro ci sono storie di ragazzi uccisi o con la vita disintegrata dalla repressione. Tutti dimenticati, vivi e morti. Manifestino pure, ma sappiano che chi allora c’era davvero, considera questo un riconoscimento tardivo. Lo dico senza risentimento ma, casomai, con un po’ di tristezza».
    Per la storia giudiziaria...poco camerata e tanto bandito.....ma morto da fascista,...a torso nudo e con la pistola in mano....,
    ma non fu un fatto politico....

  5. #5
    Boh..
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    Citazione Originariamente Scritto da bazooka Visualizza Messaggio
    Oggi sono stato a Milano... verso le 16 in piazza chi ti trovi?"
    C'ero pure io..ovviamente non per AN!

 

 

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