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    Talking I falsi moralisti di Repubblica...(ed intanto alla RAI)

    Attento Walter, l’Ingegnere ti ascolta

    Su ilGiornale Giancarlo Perna ci regala un sapido ritratto di Ezio Mauro, il moralista e moralizzatore direttore del quotidiano fondato da Io Padre. A giudicare dal purissimo distillato d’odio antiberlusconiano prodotto in questi giorni da Rep., che vedono impegnatissimo il sopracitato Fondatore (”Il populismo del re - o del demagogo aspirante dittatore, affetto da bulimia del potere - è cosa del tutto diversa dal populismo del rivoluzionario. Berlusconi appartiene a questa categoria. Vellica gli istinti peggiori che ci sono in tutti gli esseri umani. Impastando insieme illusorie promesse, munificenza, bugie elette a sistema, tentazioni corruttrici, potere mediatico. Una miscela esplosiva, capace di manipolare e modificare in peggio l’antropologia d’un intero paese. Ottant’anni fa Mussolini fece altrettanto), oltre al riarmo di quel vecchio arnese imbolsito che risponde al nome di Umberto Eco, ormai prossimo a fondare una sua casa discografica, la Broken Records, possiamo agevolmente inferire che l’azionista di controllo di Rep. proprio non riesce a digerire l’ipotesi di un negoziato tra Veltroni e il Cavaliere.

    A Uòlter suggeriamo quindi prudenza: se la tessera numero 1 del Partito democratico emette simili borborigmi non vorremmo che, prima o poi, al sindaco di Roma venisse recapitata la trascrizione di qualche intercettazione che lo riguarda. Chissà, magari infilata tra parabrezza e tergicristallo mentre si trova a pranzo con qualche emissario del Cavaliere…

    http://phastidio.net/2007/11/26/atte...re-ti-ascolta/

  2. #2
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    Ecco chi è Ezio Mauro il direttore di Repubblica che fa il moralista

    articolo di Giancarlo Perna - lunedì 26 novembre 2007, 07:00

    Su Repubblica ha sollevato il caso Rai-Mediaset. L'editore De Benedetti, ancora infuriato con Berlusconi per la Sme, non vuole l'inciucio con il Pd.

    Col piglio del moralista vecchio-Piemonte, Ezio Mauro ha denunciato su Repubblica, il quotidiano da lui egregiamente diretto, il presunto inciucio tra Rai e Mediaset. Basandosi sulle solite intercettazioni, ha fatto sapere che dirigenti e giornalisti delle due aziende si consultavano prima di mandare in onda fatti di rilievo, dai funerali di Papa Wojtyla ai sondaggi elettorali. Il tutto a scapito della sana concorrenza e allo scopo meschino di favorire il Cavaliere, all’epoca (2004-2005) presidente del Consiglio.




    Il direttore ha poi commentato la vicenda il 22 novembre con un editoriale apocalittico. Ha evocato, nell’ordine, la fine del giornalismo indipendente, il dominio di un «Grande Fratello» dell’informazione, di una «rete segreta» pro Berlusconi, di un «meccanismo totale perverso» e infine di una «struttura delta» che, per la verità, solo Mauro sa cosa sia. La fulgida intemerata termina avvertendo che tanto orrore è frutto della «stessa mano che domani proporrà le larghe intese». Ossia, che dietro al putridume c’è l’artiglio del Cavaliere.
    La chiusa è illuminante. Ci dà la chiave per capire cosa ha spinto Mauro a montare la panna. Il padrone di Repubblica, l’ingegner Carlo De Benedetti, è seccato per gli accordi che si profilano tra il capo del Pd, Walter Veltroni, e il leader del Partito della Libertà, Berlusconi. De Benedetti - grande sponsor di Walter e tessera numero uno del Pd - vede come fumo negli occhi intese col suo acerrimo nemico che lo ha recentemente battuto sul caso Sme. Perciò ha ordinato a Ezio di gonfiare il caso Rai-Mediaset. Ha pensato così di prendere due piccioni con una fava: svergognare il Berlusca dandogli del golpista e ammonire Veltroni dall’accordarsi con un ceffo di tal fatta. Il senso dello scoop è tutto qui.

    È stato già osservato che intrecci come quelli tra Rai e Mediaset sono all’ordine del giorno nel mondo dell’informazione. Non bello, ma si fa.

    Il più noto di questi inciuci fu organizzato proprio da Mauro, l’odierno bacchettone. Era il 1992, ed Ezio sulla poltrona più alta della Stampa. Fu lui, pare, a proporre ai suoi parigrado del Corsera, Paolo Mieli, e della Repubblica, Eugenio Scalfari un patto di consultazione permanente. Sul far della sera, la Trimurti si adunava in conciliaboli telefonici per accordarsi sui titoli di apertura dei rispettivi giornali e sulle notizie scomode da imboscare a pagina trentatré. Così si sfornavano per il cappuccino dell’indomani, tre quotidiani uguali come maritozzi. Il fine era dare una mano ai governi Amato e Ciampi o, nel caso improbabile di qualche rasoiata, coprirsi a vicenda. A volte, era della partita anche la pidiessina Unità, diretta da Walter Veltroni. La faccenda - eguale se non peggiore a quella Rai-Mediaset - andò avanti per un bel po’. Alla faccia della concorrenza virtuosamente evocata da Ezio nel j’accuse del 22 novembre.

    Mauro è un abilissimo giornalista di 59 anni. Prima di dirigere Repubblica è stato vice di Mieli alla Stampa e poi suo successore per quattro anni. Ezio è innamorato del potere, ma anche della sua professione. Era ancora alla Stampa, quando in piena notte la prima pagina dovette essere sbaraccata per far posto a una notiziona appena giunta. Mauro e la redazione si gettarono freneticamente nel lavoro. Compiuta l’impresa, Ezio esclamò esaltato: «Ragazzi, ma non è meglio questo di una scop...ta?». «Parla per te», fu la laconica risposta di un redattore.

    Ezio è un piemontese di Dronero che presto si trapiantò a Torino. Incline alla sinistra per natura, frequentò però la scuola dai salesiani. L’impasto ne ha fatto un cattocomunista dalla testa ai piedi. Debuttò come giornalista alla Gazzetta del Popolo. Il quotidiano - ormai estinto da un quarto di secolo - era allora nelle mani di Carlo Donat Cattin, politico e sindacalista della sinistra dc. Nella direzione c’era il figlio, Claudio, cui Ezio si attaccò facendogli da factotum. Nello scrivere, il ragazzetto dimostrò subito due caratteristiche: zelo e puntigliosità. Preciso, informato, senza voli. Ma la sua virtù principale era la capacità di adattamento all’interlocutore. Se intervistava l’allora sindaco comunista di Torino, Diego Novelli, gli dava l’impressione di essere un compagno. Se parlava con Guido Bodrato, allora potente dc piemontese, quello avrebbe giurato di trovarsi di fronte a un chierichetto. Queste virtù camaleontiche furono poi il viatico della sua bella carriera.

    Dalla Gazzetta, Ezio passò dieci anni dopo, nel 1981, alla Stampa. A inserirlo nell’universo Agnelli, fu Marco Benedetto, l’amministratore del giornale. D’ora in avanti, Mauro ne sarà il delfino. Fu Benedetto infatti - divenuto consigliere delegato di Repubblica - a introdurlo anche nel quotidiano di Scalfari alla fine degli anni ’80.
    Della Stampa, Ezio divenne in breve una star. Si trasferì a Roma e cominciò a frequentare Montecitorio come cronista parlamentare. Sono gli anni dell’antagonismo tra il dc Ciriaco De Mita e il psi Bettino Craxi. Se un giornalista aveva rapporti cordiali con l’uno, con l’altro aveva chiuso. Ezio invece era in buona con entrambi. A Ciriaco faceva credere di pendere dalle sue labbra, a Bettino di essere la luce dei suoi occhi. Ma era solo innamorato di sé e badava unicamente alla carriera. Fece un eccellente lavoro e divenne capo della redazione romana.
    Ogni tanto entrava in redazione col viso sgualcito. I colleghi lo attribuivano a tenzoni amorose. Storie in genere complicate e celebrali. Oggi, è separato dalla prima moglie e ha un bimbo da una nuova compagna. Nonostante la vita ardita, Mauro è un tipo di rigorose apparenze. Si ispira ai principi dell’azionismo torinese, un tempo incarnato da Norberto Bobbio e Alessandro Galante Garrone, entrambi vezzeggiati collaboratori della Stampa. In soldoni: rigida austerità, ossequio al Pci e al sindacato, rifiuto per la destra, disprezzo per Craxi, disgusto per Berlusconi. Il tutto in stile piemontese falso e cortese. Tra questi punti fermi, il sobrio vestire mutuato dalla galleria dei mitici direttori del XX secolo, gli Albertini, i Frassati, i Missiroli. Il marchio di Ezio è la camicia bianca, abbacinante e con bagliori, cui attribuisce un significato etico di autorevolezza ed equilibrio.
    Nell’88, presentato dal già citato Benedetto a Scalfari, Ezio entrò a Repubblica con l’aureola di direttore in pectore. In vista del salto, fu subito messo a fare grandi cose. Andò come corrispondente a Mosca per seguire l’affossamento dell’Urss intrapreso da Gorbaciov. Lievitò ogni giorno di più, sommergendoci di sue interpretazioni sulla perestrojka. Una volta che un suo articolo moscovita apparve su un mensile che ospitava anche un ritratto irriverente di Scalfari, si indignò col direttore, Giordano Bruno Guerri, più o meno con queste parole: «Come hai osato affiancare la mia firma a quella porcheria, sapendo che un giorno succederò io a Scalfari? Con te ho chiuso».
    Dopo la Russia passò negli Usa, dove fu cooptato nell’aurea cerchia del giornalismo italo-newyorkese dei Furio Colombo, Gianni Riotta, Lucia Annunziata. Quando si sentì pronto per la direzione, cominciò a sperimentarla con un improvviso rientro alla Stampa come vice di Mieli nel ’90 e poi alla direzione. Finché nel ’96 si insediò finalmente alla testa di Repubblica scalzando, con stupor del mondo, il settantaduenne Eugenio ancora pieno di linfa e di vigore.
    Ormai definitivamente romanizzato, il nostro simpatico droneriano vive oggi in un attico dei Monti Parioli. Gli avvincenti particolari dell’acquisto di questa magione sono stati raccontati dal quotidiano Il Tempo, all’epoca in cui era diretto dall’eccezionale Franco Bechis. La casa apparteneva ad Alberto Grotti, ex vice presidente dell’Eni, fedelissimo del dc Arnaldo Forlani. Con Tangentopoli, Grotti passò i guai suoi, fu incarcerato e ridotto sul lastrico. Un giorno, Repubblica uscì col titolo: «Scoperto alle Bahamas il tesoretto di Grotti». Grotti si ritenne calunniato e volle querelare. Ma, non avendo più soldi per le spese legali, decise di procurarseli vendendo la casa dei Monti Parioli. Incaricò della faccenda il suo commercialista fissando il prezzo in 2,1 miliardi di vecchie lire. Il primo a presentarsi come compratore fu Ezio. Così, per uno straordinario caso della vita, Grotti ebbe dal direttore di Repubblica i soldi per fare causa alla medesima. Non tutto però filò liscio. Pagato il grosso al momento dell’atto, Ezio pretese, per averne vantaggi fiscali, di pagare un residuo di 850 milioni in nero che consegnò a parte al commercialista. Ma, pare che Grotti non li abbia mai visti. Così, chiamò in giudizio il professionista e la presunta evasione di Mauro si è risaputa.

    Con buona pace del moralismo azionista del petulante direttore.

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=223155&PRINT=S

  3. #3
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    Il video che svela gli affari di Ezio Mauro, direttore di "Repubblica"

    articolo di Redazione - martedì 27 novembre 2007, 11:10

    Nel filmato, Franco Bechis, allora direttore de "Il Tempo", telefona ad Alberto Grotti - ex vicepresidente dell'Eni - che gli spiega l'affare degli assegni in nero del giornalista per l'acquisto di un attico ai Parioli. Guarda il video

    Milano - Nel filmato Franco Bechis, allora direttore de "Il Tempo", telefona ad Alberto Grotti che gli spiega l'affare degli assegni in nero di Ezio Mauro per l'acquisto di una casa. Guarda il video.

    Chi è Grotti Ex vicepresidente dell'Eni e fedelissimo di Arnaldo Forlani, finì nei guai a causa di Tangentopoli per la vicenda Enimont. Uscito dal carcere lesse un articolo scritto da Repubblica e decise di fare causa al quotidiano. Poiché non aveva abbastanza soldi decise di vendere un attico che aveva ai Parioli, a Roma. A comprarla fu Ezio Mauro, direttore di Repubblica.

    L'attico ai Parioli La casa valeva 2,150 miliardi di lire (siamo nel 2000). Mauro pagò buona parte del prezzo ma poi chiese - e ottenne - di saldare i restanti 850 milioni di lire in nero, cioè senza dichiararli negli atti ufficiali, pagando con una serie di assegni da 20 milioni ciascuno (uno da 10). Grotti sostiene di non aver mai più visto quegli 850 milioni e, proprio per questo, chiamò in giudizio Mauro.

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=223604&PRINT=S

    http://www.ilgiornale.it/video.pic1?ID=casa_ezio_mauro

  4. #4
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    Quale sarebbe la notizia? Che una parte degli appartamenti si paga in nero?

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    Citazione Originariamente Scritto da picchio Visualizza Messaggio
    Quale sarebbe la notizia? Che una parte degli appartamenti si paga in nero?
    Non si sforzi di capire e' un po' difficile per quelli come lei.

  6. #6
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    E' che sto cercando di comprare casa: mi chiedono tutti il 30% in nero.
    Tu o i tuoi genitori avete invece dichiarato tutto nel contratto?
    Quanto al filmato rappresenta le parole di un tizio. Hai visto prove, ricevute o altro?
    Hanno una causa in corso e il tizio che parla non ha più una lira. Non vuoi aspettarne l'esito?

  7. #7
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    Chi mi assicura che non li abbia visti.Aspettiamo l'esito della causa prima di sputar sentenze ,come fate sempre. Di solito è il venditore che chiede una quota in nero e non il contrario.

  8. #8
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    Diteglielo anche a quel pagliaccio di Antonio.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da picchio Visualizza Messaggio
    E' che sto cercando di comprare casa: mi chiedono tutti il 30% in nero.
    Tu o i tuoi genitori avete invece dichiarato tutto nel contratto?
    Quanto al filmato rappresenta le parole di un tizio. Hai visto prove, ricevute o altro?
    Hanno una causa in corso e il tizio che parla non ha più una lira. Non vuoi aspettarne l'esito?
    Ma tu come ti permetti di fare certe insinuazioni sui forumisti?
    Per quello che mi riguarda,i miei genitori casa l'hanno pagata tutta,non in nero,facendosi un mutuo di trent'anni.
    Oh,ma come?non eravate gli anti-evasione?
    Mauro può permettersi di pagare in nero?Avete una moralità assurda.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da picchio Visualizza Messaggio
    E' che sto cercando di comprare casa: mi chiedono tutti il 30% in nero.
    Tu o i tuoi genitori avete invece dichiarato tutto nel contratto?
    Quanto al filmato rappresenta le parole di un tizio. Hai visto prove, ricevute o altro?
    Hanno una causa in corso e il tizio che parla non ha più una lira. Non vuoi aspettarne l'esito?
    Io in realta' di case ne avrei una in vendita e contrariamente da quanto tu insinui esigo che la transazione avvenga in modo trasparente,se non fosse altro perche' a me vendere non costa nulla e non essendo un delinquente voglio potermi recare in banca e depositare il tutto secondo la legge.Il vantaggio del nero e' per il compratore (notaio spese di registro etc,)Tra l'altro nella finanziaria del 2006 esiste una norma che permette i pagare l'imposta di registro in base al valore catastale ed ad ottenere una riduzione del 30 %delle spese notarili a patto che si denunci la cifra reale.Va da se' che e' stupido comprare l'abitazione infrangendo la legge.Se qualcuno ti chiede di fare in nero non devi far altro che cercare un altro venditore e andare dalla guardia di finanza a denunciare il primo.A meno che tu abbia qualche motivo per non voler far visita alla guardia di finanza.http://www.agenziaentrate.it/ilwwcm/...ompra_casa.pdf

 

 
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