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Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
    Sassuolo
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    Arrow tuteliamo e incentiviamo le aziende produttive locali

    Titolo: Tuteliamo e incentiviamo le aziende produttive locali con una legge che obblighi , negli appalti pubblici, l’acquisto di materiali prodotti nella COMUNITA’ EUROPEA.
    I profondi cambiamenti che si sono prodotti in questi ultimi anni nel contesto economico-sociale hanno sollecitato profondi processi di ristrutturazione della spesa pubblica.

    La stessa crisi del cosiddetto “stato sociale” ha indotto la pubblica amministrazione, in Italia come negli altri paesi dell’Unione, a ricercare nuove forme e modalità di gestione dei servizi e delle forniture come dei lavori e delle opere pubbliche. Gli stessi processi di “liberalizzazione” e “privatizzazione” hanno reso ancora più evidente l’esigenza di ricercare forme di affidamento (appalti) più adeguate alle nuove esigenze ed innovative rispetto a quelle tradizionali.

    Allo stesso modo Confindustria Ceramica si sta adoperando per obbligare i produttori stranieri ad indicare sulle piastrelle e sulle scatole dove sono state prodotte. In questo modo si difendono i consumatori ma anche le imprese italiane dalla concorrenza sleale di aziende straniere.
    Un altro aspetto importante per la tutela delle imprese,dei lavoratori e dei cittadini sono le piastrelle di ceramica e/o altri materiali usati per le opere pubbliche come scuole,ospedali ecc. sarebbe utile e da rendere obbligatorio solo l'utilizzo di ceramiche prodotte da stabilimenti dell'Unione Europea attraverso una legge .
    La seguente proposta di legge nasce dalla costante ricerca, coniugando diverse opzioni economiche, di determinare nuove opportunità di lavoro e di rendere possibile, nel nostro territorio, uno sviluppo compatibile e in linea con le scelte europee che sono state fatte dal Governo nazionale.
    Il progetto di legge tiene conto di questa esigenza e la interpreta come coincidente con quella della qualificazione degli operatori. Nell’appalto pubblico questo si traduce nella corretta definizione (come appunto sostiene l’Antitrust), dei “requisiti soggettivi” (tecnico-organizzativi ed economico-finanziari) che gli operatori economici debbono possedere per poter essere invitati a presentare una offerta.

    La concorrenza è dunque, in generale, garantita dalla Amministrazione Aggiudicatrice (con la formulazione del bando) applicando quanto prescritto dalla legge (e dalle direttive europee).

    La competenza esclusiva dello Stato in materia si può esprimere con la emanazione di norme nazionali specifiche (requisiti minimi comunque inderogabili) o addirittura con la istituzione di un “sistema unico nazionale di qualificazione”. E’ questo il caso ad esempio della tipologia di appalti per “lavori pubblici” con il sistema cosiddetto delle S.O.A. (Società Organismo di Attestazione) che consente alle imprese (per gli appalti pubblici di lavori) di partecipare alle gare presentando l’ “attestato SOA” come condizione necessaria e sufficiente per essere invitate.

    Il progetto di legge tiene conto di tale competenza e nel caso vi siano “norme specifiche” o “sistemi unici” nazionali vengono fatti salvi ed applicati.

    L’Autorità ci propone anche l’importanza della definizione dell’”oggetto della gara” come scelta che condiziona in modo forte quelle conseguenti sui requisiti richiesti agli operatori economici. Il “che cosa” si appalta infatti è alla base della definizione dei requisiti minimi che necessariamente sono correlati alla dimensione economica e alla qualità delle prestazioni richieste agli operatori economici.
    Si tratta di un eventuale provvedimento che se attuato potrà concretamente favorire la tutela dei lavoratori del nostro Paese, un grande bene immateriale. La ceramica italiana ha lasciato negli anni segni identificativi e ancora oggi continua a rappresentare un marchio identificativo di un territorio attraverso politiche colturali che si intrecciano con gli ambienti urbani, e le attività economiche e sociali connesse. Il distretto gioca un ruolo determinante nell'identificazione di un territorio ed è un fattore di attrazione e competizione, soprattutto in chiave sociale-economica.
    I distretti, come Sassuolo, esistono in tutti i paesi avanzati. Ma da noi vanno decisamente rafforzati per ridurre gli svantaggi dovuti a tre gravi carenze, fra loro interconnesse: scarsezza di grandi imprese multinazionali, insufficienza di economie di scala, inadeguatezza delle infrastrutture. Per questo è necessaria una riforma che favorisca lo sviluppo locale.
    E se il problema oggi è il declino industriale, questa proposta di legge potrebbe essere una ricetta per promuovere una nuova campagna di stimoli per investire di piu’ sul territorio.
    E’ una scelta obbligata quella di contribuire a migliorare le condizioni dell’industria sassolese, e quindi del paese, puntando sulla riforma che tuteli e incentivi il distretto industriale in termini commerciali che riflettano allo stesso modo le aspettative di tanti imprenditori.
    Ovvero, ridare nuova energia fiducia alla nostra zona caratterizzata da un’alta concentrazione di piccole e medie imprese, specializzate in produzione di materiali ceramici e collocata su una medesima area territoriale. E’ una zona circoscritta nella quale le imprese stabiliscono intensi rapporti di relazione: se da un lato la forte competizione stimola l’innovazione del prodotto, dall’altro la vicinanza e il livello di specializzazione consentono una continua trasmissione di conoscenze.
    Permettendo inoltre di mantenere un alto grado di flessibilità, ma anche di realizzare economie di scala tipiche della grande impresa attraverso l’integrazione produttiva. E il successo che i prodotti dei distretti potrebbero riscuotere sui mercati internazionali è però anche frutto di una grande capacità di innovazione e di una costante ricerca dei miglioramenti dei metodi e dei prodotti, favorite dalla concorrenza tra le stesse aziende del distretto e dall’interazione tra i sistemi distrettuali e le intelligenze distribuite sul territorio in tema di ricerca e formazione.
    Sinergie che hanno reso finora competitivi a livello internazionale anche settori comunemente considerati tecnologicamente poco dinamici, come ad esempio quello ceramico. Ma che oggi si rivelano fragili perché le imprese distrettuali non riescono più a reggere l’urto della competizione internazionale soprattutto sotto il profilo produttivo.
    Ci auguriamo che questa proposta di Legge sia utile per stimolare l’interesse di qualche parlamentare . Auspichiamo che si possa in futuro lavorare insieme perseguendo il comune obiettivo di tutelare e salvaguardare i posti di lavoro del nostro territorio e di garantire ai nostri cittadini il miglior distretto ceramico possibile nel prossimo futuro.
    Per affrontare lo sviluppo futuro il distretto ceramico ha bisogno di scelte di grande livello, sia da parte degli imprenditori , sia dalla parte dello Stato: nell’organizzazione del lavoro, nelle risorse da destinare alla migliore fattura del prodotto ceramico, in una politica non di soli risparmi per incrementare la bassa redditività, ma anche di mezzi e leggi indispensabili per un distretto che intende restare leader in termini di qualita’ e di prestigio.

    -Comitato Conto anch’io a Sassuolo-
    Piccinini Dott. Ivano
    (Presidente del Comitato Conto anch’io a Sassuolo)
    E-Mail: [email protected]
    http://comitato-sassuolo.blog.kataweb.it




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  2. #2
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    Giusto: compriamo il petrolio e il gas estratti nei territori della Comunità europea.

  3. #3
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    Piuttosto che proibire importazioni da paesi extra-EU, io ritoccherei i dazi, con diverse aliquote: bassa per i prodotti che in EU non esistono (petrolio), media per quelli che esistono, ma sono scarsi (elettronica dall' assemblaggio semplice) ed alta per quelli che esistono in quantità sufficiente (ottica, automobili, software, ma anche banche dati da allestire, vedi India)

  4. #4
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    Mi intrometto, da nana politica. Il solo problema è roma e l'itaglia, non dimentichiamolo mai. Se un imprenditore non dovesse versare il 60-70%? in tasse allo stato itagliano,ma il 30% o giuù di lì, i costi dei prodotti sarebbero molto inferiori..quindi maggior mercato, i suoi dipendenti sarebbero pagati molto, molto di più. Non ci sarebbe bisogno di stranieri..se si potessero premiare con alti salari i vari lavoratori. Contemporaneamente, gli scatali dovrebbero lavorare lo stesso numero di ore dei privati..stesse regole pensionistiche, ecc. ecc. si ridurrebbe il loro numero, meno tasse per noi...

  5. #5
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    Il problema attuale della nostra economia è la carenza di innovazione. Le aziende che investono in qualità e tecnologia votata all'abbattimento dei tempi di produzione e quindi all'implementazione dei servizi registrano importanti tassi di crescita. Purtroppo la tassazione eccessiva non consente ampi margini di investimento e purtroppo la politica ha sempre elargito INPUT discutibili al tessuto produttivo. Un esempio: la continua svalutazione della Lira per essere competitivi sui mercati esteri. Quel tempo è concluso e ora le vacche, per molti, sono magre. Di qui la tendenza a delocalizzare per continuare a produrre beni a basso valore aggiunto.

    La soluzione, va da sé, non è quella di un intervento statale che salvaguardi imprese che non riescono a competere sul mercato. Le politiche protezioniste non funzionano: causano prezzi alti disincentivando i consumi e restringendo l'accesso al mercato extra-europeo da parte di tutti coloro che non rientrano o non hanno interesse a rientrare nelle maglie di questo universo protetto.

    I sassuolesi farebbero meglio a chiedere di detassare il costo del lavoro (IRAP) e gli utili (IRES) per poter ricollocarsi continuamente sul mercato con prodotti e servizi sempre più avanguardistici.

    Se questo ha valenza generale, tanto più deve essere un "Must" per un paese privo di materie prime e quindi del tutto dipendente da nazioni terze con le quali è bene lasciare che domanda e offerta si incontrino senza alcun intralcio. A rimetterci e a pagare i costi di interventi statali affatto strategici saremmo solo noi.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Mitteleuropeo Visualizza Messaggio
    Piuttosto che proibire importazioni da paesi extra-EU, io ritoccherei i dazi, con diverse aliquote: bassa per i prodotti che in EU non esistono (petrolio), media per quelli che esistono, ma sono scarsi (elettronica dall' assemblaggio semplice) ed alta per quelli che esistono in quantità sufficiente (ottica, automobili, software, ma anche banche dati da allestire, vedi India)
    Il problema è che India e Cina potrebbero varare politiche identiche, col risultato che le aziende interessate a penetrare su quei mercati sarebbero messe in forte difficoltà. Di certo, poi, anche l'inflazione non potrebbe che aumentare perchè molti beni di consumo aumenterebbero necessariamente di prezzo colpendo, va da sé, le fasce a basso reddito.

  7. #7
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    la questione della produzione di beni e servizi in itaglia è vincolata ai CCNL (sindacati e imprese) con il tacito assenso dello stato (Codice Civile)
    Tali contratti sono fatti in modo da non consentire l'ingresso nel mondo del lavoro di nuove forze inesperte che possano far carriera dal basso diventando sempre più esperte.

    Si obbligano enti ed aziende ad assumere con categorie alte i laureati e non si consente che i laureati (o diplomati che siano) possano essere assunti con qualifiche basse.

    Esempio:
    un neolaureato NON PUO' fare domanda in una azienda per essere assunto come fattorino (cominciando a farsi le ossa dal basso) per poi crescere fino a categorie superiori qualora lo meriati.
    non ci si basa (nei contratti do lavoro) sulla realtà e sulle capacità dell'individuo, ma si impone che valga il suo pezzo di carta (che oggigiorno è solo un attestato di bamboccismo!!!)

    cosicchè le aziende preferiscono assumere extracomunitari o cittadini NON italiani che vengono inquadrati in contratti meno onerosi per le aziende.

    UNICA SOLA E NECESSARIA soluzione
    "ABOLIZIONE DEL VALORE LEGALE DEI TITOLI DI STUDIO".
    salucc

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da ZENA Visualizza Messaggio

    Il problema attuale della nostra economia
    è la carenza di innovazione.
    Le aziende che investono in qualità e
    tecnologia votata all'abbattimento dei
    tempi di produzione e quindi all'implementazione
    dei servizi registrano importanti tassi di crescita.

    ripeto quanto postato sul forum del F.I.L.
    sempre a proposito di questo argomento:

    con la migrazione di intere
    filiere di produzione verso
    l'estremo oriente,
    brevetti e segreti industriali,
    sono stati consegnati gratuitamente
    a quei paesi in cui la paga
    si aggira sui 50-100 euro al mese.

    senza investire un soldo nella
    ricerca, loro si ritrovano con
    un capitale enorme, che i
    legittimi proprietari, non potranno
    mai più recuperare........

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da ZENA Visualizza Messaggio
    Il problema è che India e Cina potrebbero varare politiche identiche, col risultato che le aziende interessate a penetrare su quei mercati sarebbero messe in forte difficoltà.
    Ma poi abbiamo bisogno di tanta internazionalizzazione? Ho visto spesso che le aziende che esportano proprio in quei paesi hanno una lista prodotti di bassa qualità, che, in parole povere, non riescono a vendere in Europa. In India, Cina e vero e proprio 3. mondo è più facile corrompere. Se quelle aziende, in genere a proprietà famigliare, fossero costrette o ad incrementare drammaticamente il rapporto qualità/prezzo o ad investire in ricerca, allora si separerebbe la farina dalla crusca (so che si dice in altro modo, ma penso si capisce).
    Se una ditta produce qualcosa di indispensabile alla Cina, trovano il modo di lasciarglielo importare. Chi esporta biglie colorate ha comunque i giorni contati.

  10. #10
    l'occasione fa l'uomo italiano
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    Domanda a voi economisti: sbaglio a pensare che l'economia del futuro avrà una fortissima componente di high-tech autarchy (autarchy - economic independence as a policy)?

    Sto pensando a piccole comunità rurali-abitative-industriali imperniate sullo sviluppo sostenibile. Strettamente collegate con il mondo tramite gli strumenti telematici, aperte agli scambi, ma anche in gran parte autonome.

    Mi sembra di vedere all'orizzonte la rovina dei grandi centri urbani e industriali e la crescita delle piccole economie fortemente indipendenti e ad altissima tecnologia.

    Deliro?

 

 

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