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    Predefinito Importante presa di posizione da parte della Real Casa sulle pretese dei Ginevra


    COMUNICATO DEL CAPO DELLA REAL CASA DI SAVOIA

    Nella responsabilità che mi deriva dal rappresentare per legge dinastica la Casa reale di Savoia, tengo a precisare che le richieste di indennizzo nei confronti dello Stato italiano sono il frutto di una iniziativa specifica di due persone, Vittorio Emanuele di Savoia e del figlio, che secondo le leggi della Casa non fanno più parte della Casa reale, dal momento che l’ex Principe Ereditario è decaduto più volte: per un tentativo di estromettere il padre, il Re Umberto II, di venerata memoria, con un atto in cui inopinatamente e con poco senso del ridicolo si autoproclamava “Vittorio Emanuele IV”, re virtuale del Regno d’Italia sin dal 1946, data in cui il re aveva firmato il decreto che indiceva il referendum per la forma istituzionale dello Stato, com’è noto vinto in modo non chiaro e lineare dalla Repubblica; successivamente per avere violato volontariamente la prerogativa di suo padre il re di dare o meno il consenso alle sue nozze. Il matrimonio di un principe di Casa reale non è un affare privato ma un atto che impegna la Dinastia, e che è sanzionato quando manchi il consenso del re e del Capo della Casa con l’estromissione dalla Famiglia reale. È una regola antica e sempre osservata in Casa Savoia e in tutte le Case reali, come ha rammentato in alcune sue lettere il Re Umberto II, e la cui violazione ha comportato la sostituzione, senza necessità di ulteriori procedure, di Vittorio Emanuele con la mia persona. È una grave responsabilità rappresentare una Dinastia che ha più di mille anni di storia e che ha avuto una gran parte nel processo di formazione dello Stato italiano unitario. È anzi essa stessa una parte della storia d’Italia, così che una cattiva immagine della Dinastia si riverbera sulla nazione stessa. Nella mia qualità di rappresentante e di tutore dell’immagine della Famiglia, ho il dovere di chiarire che nessuna delle iniziative ispirate non al bene della famiglia ma al lucro materiale in favore di alcuni soggetti definiti, non c’entrano con Casa Savoia e con l’eredità morale lasciata dall’ultimo re d’Italia, Umberto II di Savoia. Da ultimo devo prendere le distanze, come Capo della Casa, dalla richiesta di danni nei confronti dell’Italia per l’ingiusto esilio. Io non entro nella questione della giustezza o meno di quella pena oggettivamente antistorica, ma mi ricollego all’esempio e al messaggio lasciatoci dal Re Umberto II, che mai pensò o parlò di chiedere risarcimenti dalla sua amata Patria. E dire che per Umberto II l’Esilio non fu un’occasione di una vacanza dorata all’estero, ma un periodo senza fine, particolarmente duro e sconfortante. Lontano dalla Patria, e seguito solo da pochi dei suoi familiari. L’unico che avrebbe avuto titolo a rivendicare danni morali e materiali ma che ritenne che non era neppure il caso di porre un problema di questo tipo. È questo il punto di riferimento di Casa Savoia, che sempre ha saputo dare tutto alla Patria. Che mai ha potuto essere accusata, neanche dagli storici o dai politici più animosamente contrari, di anteporre il proprio interesse personale al bene comune degli italiani. Italia innanzi tutto. È un’affermazione orgogliosa ma vera, che pochi si poterono e si possono consentire. Sempre per amore di verità, dopo avere sconfessato l’iniziativa dei due Savoia, che della Famiglia portano il cognome ma non il ruolo morale, devo purtroppo dire che gli organi della Presidenza del Consiglio che hanno fatto da sponda al contenuto polemico dell’inopportuna richiesta di danni, rispondendo con l’ipotesi di un’altra richiesta di danni, mi sembra che non giovino all’immagine dell’Italia, che rispolvera acriticamente vecchie e chiuse questioni. L’Italia deve misurarsi con il linguaggio della storia e non con quello dei politicanti. Il referendum era stato indetto dal re per chiedere agli italiani quale formula istituzionale preferissero e non per irrorare sanzioni storiche alla Monarchia. Quale poteva essere la colpa della Monarchia come istituzione, quale la colpa del Re Umberto II, con ragione definito primo gentiluomo d’Italia? Nella fase di transizione e a ridosso di una guerra immane è logico che abbiano trovato spazio tesi estreme e che la lista degli smemorati si sia allargata, una volta che sono confluiti tra i vincitori, ma ora, dopo tanti decenni e il consolidamento istituzionale della Repubblica, riesumare sul piano politico o giudiziario le vecchie polemiche mi appare, sia consentita l’affermazione, sbagliato. Piuttosto questo è uno di quei momenti in cui sembra opportuno un invito a coordinare gli sforzi di noi tutti per contribuire all’elevazione materiale e morale dell’Italia.

    San Rocco, 24 novembre 2007
    Amedeo, Duca di Savoia
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  2. #2
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    Lettera aperta a chi di dovere
    24 novembre 2007


    Come componenti della Casa reale di Savoia teniamo a significare che non
    aderiamo in alcun modo alla richiesta di danni avanzata contro l’Italia da nostro fratello e da suo figlio Emanuele Filiberto. Nostro padre, il Re Umberto II è morto dopo un interminabile e sofferto Esilio avendo sempre cara l’immagine della Patria lontana. Italia innanzi tutto fu il punto di riferimento di ogni suo pensiero.

    Vittorio e Figlio, che ormai rappresentano solo loro stessi, non sanno più chi convenire in giudizio: lo hanno fatto con noi sorelle, lo hanno fatto con nostra madre, lo stanno facendo con i cugini Amedeo e Aimone, con oltre una cinquantina di persone se è vero quanto essi stessi dicono; ora non è rimasto a loro che convenire in giudizio la nazione italiana, quella che i nostri antenati hanno servito.

    Il presenzialismo di Vittorio e figlio presso i mezzi di larga informazione sono
    una continua fonte di angustie e di mortificazione per tutti noi. Le promesse di impiegare in opere benefiche le somme eventualmente ottenute, così come è avvenuto per gli Ordini dinastici, non sono più credibili e tali da giustificare l’iniziativa impolitica e inopportuna che hanno intrapreso.

    Da parenti prossime vogliamo, ma per un’ultima volta, considerare queste iniziative come manipolate da operatori senza scrupoli, assetati di denaro e nemici di Casa Savoia, che spingono in una deriva di pretese strampalate.

    D’altra parte è con rammarico che assistiamo alla presa di posizione governativa che, raccogliendo la polemica, parla in termini di rivalsa per i “noti fatti” della Dinastia. Bisogna avere consapevolezza delle epoche storiche e capire che nel merito si può anche sbagliare, e a tutti può accadere di rendersene conto voltandosi all’indietro, ma certamente nessuno dei re d’Italia mai poté essere incolpato di avere subordinato l’interesse della Patria a quelli personali.

    Maria Gabriella di Savoia
    Maria Beatrice di Savoia
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  3. #3
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    La Casa Reale tutta prende le distanze da Emanuele Filiberto e da Vittorio Emanuele.
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  4. #4
    un Re è necessario!!
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    Bravo stavo per pubblicare io i comunicati!

  5. #5
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    Figurati carissimo!

    Vedere sul nazionale:

    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=386408
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  6. #6
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    Se anche si volesse dimenticare il "diritto reale" che regola la successione di casa Savoia, se anche si volesse dimenticare la storia, se anche si volesse dimenticare la fellonia di un figlio che depone il padre (che fa causa alla madre ed alle sorelle....), se anche, insomma, si volesse chiudere gli occhi su quello che è accaduto fino ad ora, l'episodio che ha visto protagonisti i signori Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto in questi giorni DIMOSTRA AL DI LA' DI OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO la legittimità di S.A.R. il Principe Amedeo duca di Savoia quale capo della Casa e legittimo erede dei diritti dinastici quale discendente dell'ultimo Re d'Italia, S.M. Umberto II.

  7. #7
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    Se anche si volesse dimenticare il "diritto reale" che regola la successione di casa Savoia, se anche si volesse dimenticare la storia, se anche si volesse dimenticare la fellonia di un figlio che depone il padre (che fa causa alla madre ed alle sorelle....), se anche, insomma, si volesse chiudere gli occhi su quello che è accaduto fino ad ora, l'episodio che ha visto protagonisti i signori Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto in questi giorni DIMOSTRA AL DI LA' DI OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO la legittimità di S.A.R. il Principe Amedeo duca di Savoia quale capo della Casa e legittimo erede dei diritti dinastici quale discendente dell'ultimo Re d'Italia, S.M. Umberto II.
    Caro Totò, BENVENUTO nel nostro forum Nuova Frontiera Monarchica!!!
    Questo é il forum dei monarchici legittimisti, fedeli a S.A.R. Amedeo di Savoia Aosta e a suo figlio Aimone duca d'Aosta e delle Puglie.

    Viva il Re!
    (Ps.: iscriviti a Nuovo Fronte Monarchico, il nostro movimento politico virtuale, e rimani in contatto con noi, dobbiamo potenziarci!!! )

    Nuovo Fronte Monarchico:
    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=366855
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  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Toto67 Visualizza Messaggio
    Se anche si volesse dimenticare il "diritto reale" che regola la successione di casa Savoia, se anche si volesse dimenticare la storia, se anche si volesse dimenticare la fellonia di un figlio che depone il padre (che fa causa alla madre ed alle sorelle....), se anche, insomma, si volesse chiudere gli occhi su quello che è accaduto fino ad ora, l'episodio che ha visto protagonisti i signori Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto in questi giorni DIMOSTRA AL DI LA' DI OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO la legittimità di S.A.R. il Principe Amedeo duca di Savoia quale capo della Casa e legittimo erede dei diritti dinastici quale discendente dell'ultimo Re d'Italia, S.M. Umberto II.
    E' anche il mio pensiero!

  9. #9
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    UNIONE MONARCHICA ITALIANA
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    DOPO “PORTA A PORTA”

    Emanuele Filiberto di Savoia avrebbe potuto approfittare della puntata di ieri sera di Porta a Porta, magistralmente coordinata da Bruno Vespa, per ridurre l'effetto boomerang causato dalla sciagurata iniziativa di rivendicare un risarcimento astronomico dallo Stato per i danni materiali e morali causati dall'esilio.
    Il giovane Savoia veniva chiamato “principe”, di fronte a lui, in collegamento, c'era addirittura un ex Presidente della Repubblica per niente ostile.
    Anche il socialista On. Boselli mi ha sorpreso per le aperture poco in linea con la cultura di sinistra.
    Cossiga e Boselli hanno incitato Emanuele Filiberto a dare la precedenza alla sepoltura dei Sovrani morti in esilio, Re e Regine, e nobilitare il suo protagonismo con un atto di portata storica che, se coronato da successo, avrebbe creato un clima di riconciliazione nazionale.
    Ma Emanuele Filiberto non ha saputo cogliere al volo la ciambella di salvataggio offertagli da due repubblicani onesti ed ha caparbiamente, direi ciecamente, insistito sul risarcimento.
    Sono ritornato ad un ricordo amaro quando, nei tempi lontani della collaborazione, insistevo perché, prima dell'abrogazione dell'esilio dei vivi, si desse la dovuta precedenza alla sepoltura in Patria e nel Pantheon delle Spoglie mortali del Re Vittorio Emanuele III, del Re Umberto II, della Regina Elena e della Regina Maria José.
    La risposta del principe Vittorio Emanuele mi scandalizzò e nello stesso tempo mi turbò: “Prima torniamo noi, poi i morti”.
    I vivi sono tornati nel modo peggiore, con danni continui per la Monarchia, Casa Savoia e la Causa monarchica; i morti aspettano e tale esilio oltre la morte solleva indignazione al solo pensiero che la Russia post comunista ha sepolto solennemente, a San Pietroburgo, i resti dello Zar Nicola II e della Famiglia Imperiale.
    Una preghiera ad Emanuele Filiberto: studi di più la storia e non esprima giudizi negativi su Re Vittorio Emanuele III, al quale un giorno sarà resa giustizia.
    Ricordi la massima di Benedetto Croce: “La Storia è giustificatrice, non giustiziera”.

    Roma, 27 Novembre 2007
    Sergio Boschiero
    Segretario Nazionale U.M.I.

  10. #10
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    Consulta dei Senatori del Regno
    IL PRESIDENTE

    CSR/5

    Comunicato:
    Tutela del nome. Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto non sono eredi dinastici di
    Umberto II e non hanno titolo per rivendicare nulla dallo Stato
    .

    Nel corso della trasmissione “Porta a Porta” (RAI1, 26-XI-2007) il prof. Sergio Duvina è stato
    presentato come Presidente della Consulta dei Senatori. Sorprende che un professionista della comunicazione e saggista accorto quale Bruno Vespa, conduttore della trasmissione, non abbia assunto sufficienti informazioni a tale riguardo.
    Corre pertanto l’obbligo di ricordare che la Consulta dei Senatori del Regno è Associazione di fatto, costituita con atto notarile debitamente depositato. Essa ha diritto alla tutela della denominazione propria e dei propri organi.
    Nel corso di una seduta della Consulta (Roma. Hotel Excelsior, 22 novembre 2001), dopo aver usato espressioni irriguardose nei confronti del Principe Amedeo Duca d’Aosta ed essere stato deplorato dai presenti, il prof. Duvina dichiarò di non farne più parte e di riconoscersi nelle posizioni assunte da Vittorio Emanuele di Savoia. In vista dell’esaurimento dell’efficacia dei primi due commi della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione il sig. Vittorio Emanuele di Savoia affermò di non vedere “l’utilità di riportare in Italia una corona” e che “l’Italia non può più tornare a essere una monarchia” (Lampi di vita, Rizzoli, 2002, p.207).
    Mentre si riserva di tutelarsi nelle sedi previste, la Consulta dei Senatori del Regno, che tra i suoi componenti conta il Principe Aimone, Duca delle Puglie, la Principessa Maria Gabriella di Savoia, e la Duchessa Silvia d’Aosta, è certa che il dottor Bruno Vespa non mancherà di fornire ai telespettatori, alla prima occasione opportuna, informazioni più veridiche sulla Consulta stessa: Istituto sorto con il plauso di Umberto II (3 febbraio 1955).
    Per quanto superfluo, la Consulta ricorda infine che Umberto II privò il figlio Vittorio Emanuele e suoi eventuali discendenti maschi (a cominciare quindi da Emanuele Filiberto) del titolo, del rango e dei diritti di Principe Ereditario per la sua condotta insanabilmente contrastante con le norme regolanti la vita della Casa e la successione al trono. Come ben noto, titolo, rango e diritti passarono ope legis a suo nipote, il Principe Amedeo di Savoia, duca di Savoia e di Aosta.
    La documentazione sulla Consulta e sulla successione in Casa Savoia è pubblicata in opere di ampia diffusione (citate in altra sede dal dottor Vespa, con apprezzamento) e in siti quali
    www.savoiaosta.it e www.monarchia.it.

    Roma, 27 novembre 2007
    Il Presidente della Consulta dei Senatori del Regno
    Aldo A. Mola

 

 
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