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    Predefinito Voto accordo 23 Luglio?

    Per quando è previsto il voto alla camera?

  2. #2
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    Predefinito

    Iniziato a Montecitorio l'esame del provvedimento ritoccato in Commissione
    Dini chiede di ripristinare il testo iniziale, minacciando il voto contrario
    Welfare, discussione al via alla Camera
    sulle modifiche è muro contro muro


    Governo pronto a porre la fiducia, ma non è chiaro su quale articolato
    Rifondazione contraria: "Vogliamo che il Parlamento si esprima liberamente"


    Lamberto Dini


    ROMA - Alla Camera è iniziata la discussione del provvedimento sul welfare che recepisce il protocollo del 23 luglio, modificato in alcuni punti dalla commissione Lavoro di Montecitorio. Il primo a prendere la parola è stato il relatore Emilio Del Bono. "La concertazione deve tenere conto del lavoro del Parlamento ma anche del fatto che ci sono parti sociali che quell'accordo non l'hanno firmato", ha spiegato il deputato illustrando il provvedimento.

    Dopo il passaggio della Finanziaria al Senato, per il governo di Romano Prodi si tratta di un altro snodo particolarmente delicato. Il Consiglio dei ministri ha già autorizzato il ricorso al voto di fiducia, se dovesse essere necessario. Viste le correzioni apportate in Commissione, non è chiaro però su quale testo il governo vorrà porre la fiducia e il tema è attualmente motivo di trattativa tra Palazzo Chigi e la maggioranza.

    L'Unione è però divisa. Da un lato Lamberto Dini invita a non ratificare neppure minimamente le modifiche al testo di luglio "se il governo vuole il nostro voto". "E' la commissione - aggiunge - che ha introdotto delle modifiche con il parere contrario del governo. Dunque a questo punto è il governo che non deve contraddirsi, che non deve cambiare idea". E sulla stessa linea sono anche le parti sociali, sindacati e Confindustria, che rischiano di vedere approvato un testo diverso da quello sottoscritto con il governo.

    Opposta la posizione dell'ala radicale della coalizione, a iniziare da Rifondazione, che attraverso il segretario Franco Giordano, chiede invece "che venga votato il testo del protocollo con le poche modifiche effettuate in commissione Lavoro" sui tempi massimi del lavoro a termine, l'abolizione dello staff leasing e la definizione dei lavori usuranti. Il Prc si dice inoltre contrario all'ipotesi stessa di un voto di fiducia. "Vogliamo un libero confronto in Parlamento sul tema del precariato. - spiega ancora Giordano - vogliamo che emergano chiaramente le opzioni delle forze politiche". Posizioni poi ribadite dal capogruppo Gennaro Migliore, spiegando che il Prc è "contrario alla fiducia perché l'accordo è già stato trovato in commissione" e "i miglioramenti non stravolgono il protocollo". In ogni caso, un'eventuale fiducia potrebbe essere posta sul testo sucito dalla Commissione, non certo su quello originale. Quanto all'opposizione delle parti sociali, Migliore sottolinea che i sindacati devono "rispettare il lavoro del parlamento che non è un passacarte".



    In mezzo, tra queste due posizioni, il presidente del Consiglio, che si dice comunque certo della possibilità di trovare un'intesa.

    Una difficoltà, quella che agita la maggioranza, della quale ha cercato di approfittare l'opposizione chiedendo stamane in apertura di seduta per bocca di Giorgio La Malfa, la sospensione dell'esame del provvedimento. Istanza che il presidente di turno, Pierluigi Castagnetti, ha però respinto, pur ammettendo di comprenderne il "senso politico".
    (26 novembre 2007)

    http://www.repubblica.it/2007/11/sez...e-welfare.html

  3. #3
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    Predefinito

    Il testo su previdenza e lavoro assorbirà l'emendamento che blinda i lavoratori precari
    Fonti del governo fanno trapelare questo compromesso come "l'unico possibile"
    Fiducia sul protocollo e modifiche sui precari
    ecco l'ipotesi di mediazione per il welfare


    di CLAUDIA FUSANI

    Il ministro del Lavoro Cesare Damiano in aula durante il dibattito sul welfare


    ROMA - Il testo uscito il 23 luglio con l'accordo di tutte le parti sociali e, in più, una nuova norma a favore dei precari, quella contenuta nel comma 4 bis dell'articolo 11 del disegno di legge che fa camminare le norme del protocollo sul lavoro, previdenza e welfare. Potrebbe essere questo il punto di mediazione trovato dal governo con la sinistra radicale da una parte e dininani, Confindustria e parti sociali dall'altra. E sarebbe, quindi, il testo su cui palazzo Chigi metterà la fiducia per far approvare entro giovedì il protocollo alla Camera e inviarlo subito al giudizio - assai più tormentato - dell'aula del Senato. Il tutto, con l'aggiunta della terza lettura della Finanziaria, dovrà essere approvato prima della pausa natalizia il 21 dicembre. Altrimenti - e questo è il vero spauracchio con cui deve fare i conti la sinistra radicale - a gennaio entra in vigore il temuto e "odiato" scalone del governo Berlusconi, quello per cui dal gennaio 2008 si va in pensione solo a 60 anni.

    "Su quale testo il governo metterà la fiducia?" è la domanda che tutti si fanno da venerdì, da quando il Consiglio dei ministri ha detto sì al vincolo della fiducia: il testo uscito dalla Commissione Lavoro della Camera è stato in buona parte stravolto rispetto a quello approvato da Confindustria, sindacati e governo il 23 luglio.
    Tre i capitoli su cui, soprattutto, sono intervenuti gli emendamenti della maggioranza in Commissione: lavori usuranti, contratti a tempo determinato e staff leasing. "Modifiche impossibili, non c'è la copertura finanziaria" si sono subito alzate le voci dalla stessa maggioranza. Dini e i suoi lib-dem hanno mostrato gli scuri: "Noi non la votiamo". I deputati della Rosa nel Pugno sono stati gli unici a dire subito no giovedì quando il testo è stato votato in Commissione. Confindustria e sindacati restano attaccati al "loro" testo, quello che - tra l'altro - è stato approvato dall'82 per cento dei lavoratori chiamati ad esprimersi con il referendum.



    In questo strettoia venerdì il governo ha sfoderato l'arma della fiducia. Senza dire però su quale testo: quello del 23 luglio o quello della Commissione Lavoro della Camera? Dopo un week end di ragionamenti e analisi, conteggi e proiezioni, incontri e telefonate in corso ancora in queste ore, la mediazione più probabile - confermata da esponenti del governo - riguarda i lavoratori precari, il Capo III del Protocollo (Norme in materia di mercato del lavoro) e l'articolo 11. Il governo potrebbe accogliere e fare suo il comma 4 bis che dice: "Qualora il rapporto di lavoro tra il datore di lavoro e il lavoratore abbia complessivamente superato i 36 mesi indipendentemente dalle interruzioni tra un contratto e l'altro, il rapporto si considera a tempo indeterminato". E poi, "un ulteriore, successivo contratto a termine tra gli stessi soggetti può essere stipulato per una volta e per una durata non superiore a otto mesi".
    Cambiano, quindi, le condizioni del lavoratore precario per cui finisce la prospettiva dei contratti a termine a oltranza e ne intravede la fine con paletti molto precisi: dopo 36 mesi di contratti a termine ci può essere una sola proroga di otto mesi. Questa norma, si fa notare, "non comporta aumenti di spesa di bilancio". Dovrebbe accontentare la sinistra radicale, sindacati a Confindustria. Potrebbe, invece, scontentare Dini e il suo nuovo gruppo con Manzione e Bordon. Cinque voti che al Senato valgono la vita o la morte del governo.

    Resta aperto poi il discorso sulla fiducia. Gennaro Migliore, capogruppo alla Camera di Rifondazione, stamani era molto arrabbiato per la minaccia della fiducia: "Noi non siamo d'accordo, si rispetti il lavoro della Commissione così come è stato rispettato quello delle parti sociali". Fiducia-ricatto: ecco come la vede la sinistra radicale. "Se passa questo principio, prima o poi questo governo la paga, non adesso magari, ma la prossima volta è sicuro" si sfoga nel Transatlantico di Montecitorio un altro importante rappresentante della sinistra radicale.

    Al di là di tutti i personalismi politici o di categoria, va detto che la fiducia risponderebbe ad un'esigenza di tempistica. Il welfare, infatti, deve lasciare l'aula di Montecitorio il 29 novembre. E sono 221 gli emendamenti arrivati in aula alle 14 di oggi. Se passa la mediazione, però, il governo potrebbe anche fare a meno della fiducia. Non è peregrina l'ipotesi che palazzo Chigi rinunci alla fiducia alla Camera contando magari su appoggi esterni, e la tenga ferma al Senato. Una strada molto barocca però possibile.
    (26 novembre 2007)

    http://www.repubblica.it/2007/11/sez...i-accordo.html

 

 

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