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  1. #1
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    Predefinito In vista della conferenza di Annapolis Abu Mazen perseguita l'FPLP

    Palestina GIU’ LE MANI DAL FRONTE POPOLARE!
    VIA L’EMBARGO CONTRO GAZA!
    SOSTENIAMO LA RESISTENZA PALESTINESE!
    A pochi giorni dal summit di Annapolis, tenacemente voluto dagli americani, Abu Mazen e il suo primo ministro Fayyad hanno dovuto compiere un gesto simbolico per mostrare la loro piena disponibilità ad un definitivo accordo con le autorità israeliane. Di che si tratta?
    Il 18 novembre le forze di sicurezza leali al Presidente Abu Mazen hanno posto sotto assedio il campo profughi di Ein Beit El-Ma, nei pressi di Nablus. Per fare che? Per snidare e arrestare numerosi militanti del FPLP in quanto rappresenterebbero “...un pericolo per la pace”. Pubblichiamo qui sotto una nota che denuncia come questa operazione repressiva sia stata dettata direttamente da israeliani e americani. La mossa di Abu Mazen non lascia adito a dubbi: in vista di un accordo con I sionisti non solo Hamas ma tutte le formazioni combattenti palestinesi vanni disarmate, con le buone o con le cattive. Chi avesse ritenuto che lo scontro tra HAMAS e al-Fatah fosse spiegabile con la chiave della lotta tra religiosi e laici deve adesso riflettere. L’attacco ad HAMAS era solo il preludio: i dirigenti di al-Fatah voglionio infatti fare piazza pulita della resistrenza in quanto tale. Per questo la resistenza palestinese ha bisogno del piu’ vasto sostegno internazionale.


    Nablus
    ubbidendo a Israele e USA il governo dell'Anp perseguita il FPLP *

    Prosegue per il secondo giorno consecutivo nel campo profughi di Ein Beit El-Ma, a Nablus, il braccio di ferro tra le forze dell'Autorità palestinese e i combattenti del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina -FPLP.

    Ieri, le forze di sicurezza dell'Anp, affiliate al partito del presidente Abbas, Fatah, hanno posto l'assedio nel campo profughi per arrestate quattro combattenti del FPLP e uno di Fatah. Da parte sua, il FPLP ha risposto che avrebbe reagito duramente a qualsiasi tentativo di arresto di suoi membri.

    Abbas sta subendo pressioni da parte statunitense e israeliana affinché dimostri di essere in grado di mantenere la "sicurezza" nei Territori palestinesi e di distruggere i gruppi della resistenza prima del vertice di Annapolis e degli eventuali altri negoziati tra palestinesi e israeliani. Successe la stessa cosa al defunto presidente Arafat, prima di tutti i fallimentari accordi siglati con Israele e gli Usa.

    Le Brigate Abu Ali Mustafa, e tutti gli altri gruppi armati della resistenza palestinese, si sono rifiutati di sciogliersi, poiché i Territori palestinesi sono ancora in mano alle forze di occupazione israeliane.

    Questa mattina, alcuni combattenti del FPLP sono ancora assediati dalle forze dell'Anp nel campo profughi.

    Jamil Mizhir, leader del Fronte popolare, ha accusato le forze dell'Anp di "cercare di avere successo laddove gli israeliani avvano fallito" assediando il campo profughi e cercando di arrestare i leader della resistenza. Quindi, in altre parole, di fare il "lavoro sporco" di Israele.

    A metà settembre, l'esercito israeliano aveva invaso il campo profughi, scontrandosi con gruppi della resistenza, compresi combattenti del FPLP.

    All'inizio di novembre, 300 militari palestinesi sono stati dispiegati a Nablus, come parte di un piano miliardario orchestrato da Usa e Israele per controllare la Cisgiordania e distruggere i gruppi della resistenza. I "servizi" (come li ha definiti Mizhir) del primo ministro Salam Fayyad stanno portando a compimento il piano del ministro degli interni Abdur Razzaq Al-Yahya volto a smantellare le fazioni armate della resistenza palestinese.

    Mizhir ha dichiarato che Yahya "sta obbedendo agli ordini ricevuti dal coordinatore americano per la sicurezza, Keith Dayton, per realizzare la prima tappa della Road Map", un piano, sottolinea, Mizhir, che ha lo scopo di annientare la resistenza.


    *Fonte: Infopal- 19 novembre 2007


    Togliamo l’assedio al campo Al-Ain (Palestina)*

    Il campo profughi Ein Beit El-Ma è assediato dalle forze di sicurezza ANP, per arrestare i combattenti del FPLP.

    Vogliamo condannare fermamente l’atteggiamento delle forze di sicurezza del governo Fayyad, che in questo ore continuano ad assediare il campo Al-Ain (periferia di Nablus), con l’obiettivo di disarmare e catturare i combattenti delle brigate Abu Ali Mustafa – il braccio armato del FPLP.

    Riteniamo che questa politica sia molto dannosa e non favorisca gli sforzi per ricucire lo strappo in Palestina fra le forze politiche e sociali. Con questa mossa il governo Fayyad sta eseguendo alla lettera la prima parte della Road Map, e le indicazioni di Dayton che proprio ieri si trovava nella zona di Nablus (chissà a fare cosa).

    Esprimiamo la nostra piena solidarietà agli abitanti del campo che con coraggio e determinazione stanno sostenendo i combattenti , e si stanno battendo per togliere l’assedio.

    Solidarietà con chi in Palestina sta cercando di portare avanti la resistenza popolare e con chi si batte per l’unità nazionale, concentrando tutti gli sforzi per fronteggiare il nemico che abusa da sessanta anni della nostra terra, della nostra gente, del nostro futuro.

    Chiediamo a tutte le forze progressiste e democratiche, e a tutto il mondo della solidarietà di pronunciarsi a fianco della nostra resistenza popolare.

    No alla conferenza di Anapolis

    Si alla resistenza

    No all’embargo infame che affama e tiene prigioniera la nostra gente a Gaza.

    *COMUNICATO STAMPA DELL’UDAP (Unione Democratica Arabo Palestinese in Italia)

    Italiano / Nov 27, 2007


    www.antiimperialista.org

    A luta continua

  2. #2
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    e poi secondo qualcuno i fascisti sono quelli di Hamas...

  3. #3
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    Sandinista tu che sei esperto, in che situazione versa il fronte popolare?

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Rikycccp Visualizza Messaggio
    Sandinista tu che sei esperto, in che situazione versa il fronte popolare?
    Dopo che è stato deposto il governo di Hamas e ci sono stati a Gaza gli scontri tra Al Fatah e Hamas stessa, l'FPLP ha più volte dichiarato di non accettare di accordi di Oslo e quindi di non rinunciare al progetto strategico (almeno sulla carta chiaramente) di uno stato per due popoli. Ha altresì criticato più volte le reazioni di Hamas e gli scontri di Gaza addossandone la responsabilità ad Hamas stessa e allo stesso tempo esortandola a ricominciare un dialogo unito con tutta la Resistenza.
    Inutile dire che l'FPLP pur rimanendo la più grande formazione laica di sinistra della Resistenza Palestinese è comunque rappresentante del non più del 5% del popolo palestinese. LE due grandi fazioni sono Al Fatah e Hamas. Dalla metà degli anni Ottanta infatti e precisamente dallo scoppio dell'Intifada la sinistra palestinese è entrata in crisi come tutta la sinistra araba sia essa di stampo marxista come l'FPLP che di stampo nasseriano-nazionalista.

    Inoltre va ricordato che comunque in USA, Israele e UE l'FPLP è nella lista delle organizzazioni terroriste.

    A luta continua

  5. #5
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    Predefinito Sempre sulla conferenza di Annapolis un articolo apparso sul Guardian del 22 Novembre

    GAZA: La buca è già stata scavata* *di Leila el-Haddad
    Pubblicato sul Guardian, 22 novembre 2007
    « Esclusi i detenuti cui sono garantite certe cose, come il cibo e l’acqua e l’accesso alle cure mediche. Agli abitanti di Gaza non viene garantito niente. Al contrario, essi sono alla sbarra come il primo popolo occupato della storia a essere sotto embargo e dichiarato ostile. (...) Aliya Moor, madre di otto figli, aggiunge: "Siamo già morti, la sola cosa di cui abbiamo bisogno è di essere cremati, messi nella fossa e cremati. La buca è già stata scavata".»


    «Anche nei momenti peggiori, c’è una cosa che non manca mai nel nostro travagliato angolo di mondo: un’altra conferenza, vertice, dichiarazione, summit, accordo. Qualcosa di risolutivo, in grado di "riportarci" su qualsiasi sentiero predeterminato al quale siamo o eravamo destinati. E di aiutarci a percorrerlo.

    Poco importano le eventuali imperfezioni di questo percorso, o lo scontento che possa aver generato, sapendo cosa accade alle persone che lo mettono in dubbio; la cosa importante è andare avanti, a tutta velocità.

    Su Annapolis. Cosa c’è esattamente di nuovo questa volta? Allora, se si crede ai titoli di alcuni giornali, molte cose. Come il fatto che Ehud Olmert abbia promesso di non costruire nuovi insediamenti o espropriare (nuove) terre.

    Eppure, solo a settembre, Israele ha espropriato 1.100 dunam (11 ettari) di terra palestinese in Cisgiordania per consentire lo sviluppo del progetto E-1, un’area di 8 chilometri quadrati in Cisgiordania, a est di Gerusalemme dove Israele intende costruire 3.500 abitazioni, un albergo e un distretto industriale, completando l’accerchiamento di Gerusalemme con colonie ebraiche, e tagliandola fuori dal resto della Cisgiordania.

    La conferenza semplicemente dà vita a nuove e sempre più superflue e intricate promesse in cui i leader israeliani possono impegnarsi e, tuttavia, in qualche modo sottrarsi. Un esercizio grandioso di offuscamento legale: non vogliamo costruire nuovi insediamenti, esproprieremo semplicemente nuove terre e le espanderemo per rispondere alla loro "crescita naturale", fino a che assomiglieranno a città, e non colonie, e avranno la legittimazione dell’amministrazione Usa, alla ricerca di un modo per salvare la faccia. E allora prometteremo di cancellare gli avamposti.

    Ogni passo nell’evoluzione dell’occupazione israeliana – insieme agli sforzi per sostenerla e al linguaggio per descriverla – è diventato sempre più sofisticato, strategico ed eufemistico.

    Israele ha promesso anche di liberare 450 prigionieri palestinesi (che hanno, per stessa ammissione di Israele, quasi completato le loro condanne) la domenica prima della conferenza, mentre altre decine di loro sono detenuti e altre migliaia restano in custodia senza accuse a carico o processo – costituendo il più alto tasso di popolazione carceraria del mondo.

    Ciò nonostante, Annapolis viene annunciata come il più serio tentativo degli ultimi otto anni per "riprendere il cammino". Secondo il portavoce del dipartimento di Stato Usa, la conferenza "mostrerà un ampio sostegno internazionale per i coraggiosi tentativi dei leader israeliani e palestinesi, e costituirà un punto di partenza per i negoziati che porteranno alla creazione di uno Stato palestinese e al raggiungimento della pace tra israeliani e palestinesi".

    Sostegno – ne deduco – che comprenderà anche armi e denaro per aiutare Abbas a liberare Gaza da Hamas una volta per tutte.

    Considerato tutto ciò, quali sono le aspettative della popolazione di Gaza?
    In sintesi, non molte. Tuttavia, se la storia gli ha insegnato qualcosa, è che non devono mai dire molto su qualsiasi cosa riguardo il loro destino, sia Madrid o Oslo o la Road Map. E nel momento in cui tentano di assumerne il controllo, le conseguenze gli "insegnano" che non devono provare a rifarlo.

    Per citare il poeta nazionale palestinese Mahmoud Darwish, "L’assedio durerà fino a convincerci che dobbiamo scegliere un asservimento che non faccia danni, nella più completa libertà!"

    Il palco è pronto, i ruoli sono gli stessi, ma gli attori sono stati cambiati. È questa la sensazione di molti a Gaza.

    "L’incontro di Annapolis non porterà niente di nuovo per i palestinesi; è una riedizione di molte altre conferenze che hanno cercato di rafforzare il principio di fare concessioni in merito ai diritti nazionali palestinesi", dice Yousef Diab, un impiegato pubblico di 35 anni.

    Per Fares Akram, un giovane giornalista di Gaza, si risolverà in poco più che qualche concessione simbolica con lo scopo di isolare ulteriormente la Gaza governata da Hamas, e rafforzare il sostegno per Abbas: "Questa volta il governo israeliano è debole. Il presidente Abbas può ottenere qualche forma di sostegno alla conferenza ma il supporto sarà per la sua lotta contro Hamas. Gaza resterà nel dimenticatoio e I miglioramenti che possono venire fuori dall’incontro riguarderanno solo la Cisgiordania, mentre qui a Gaza non verrà fatto nulla".

    Fida Qishta, grafico e attivista web della turbolenta città della Striscia Rafah, non si preoccupa di pensare a cose talmente astratte e distanti e – pure - irrilevanti come Annapolis, quando la vita a Gaza è arrivata a un punto morto.

    "Vorrei che tu fossi qui per vedere com’è la vita, è davvero come un essere che sta morendo. Ancora non posso credere che stiamo vivendo questo e cerco di non pensarci molto".

    Aliya Moor, madre di otto figli, aggiunge: "Siamo già morti, la sola cosa di cui abbiamo bisogno è di essere cremati, messi nella fossa e cremati. La buca è già stata scavata".

    Siamo prigionieri, mi hanno detto altri, in attesa costante nella speranza che vengano prese decisioni che determinino se vivremo o meno – in maniera sia figurata che letterale.

    Esclusi i detenuti cui sono garantite certe cose, come il cibo e l’acqua e l’accesso alle cure mediche. Agli abitanti di Gaza non viene garantito niente. Al contrario, essi sono alla sbarra come il primo popolo occupato della storia a essere sotto embargo e dichiarato ostile.

    "La gente vuole solo uscirne", mi spiega un altro amico. Non importa più se con Fatah o Hamas. Questo semplicemente non importa".

    Per citare Darwish, siamo diventati un popolo in costante attesa dell’alba, nell’oscurità dei sotterranei illuminati dai nostri nemici».
    Italiano / Nov 27, 2007

    www.antiimperialista.org

    A luta continua

  6. #6
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    Stati Uniti - Annapolis: Bush incontra di nuovo Abu Mazen e Olmer
    Date:Wednesday 28 November 2007 19:29
    Un incontro alla Casa Bianca tra il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ed il presidente palestinese Abu Mazen ha dato oggi il via all'era post-Annapolis del negoziato di pace pr il Medio Oriente.
    Il presidente Bush ha invitato Abu Mazen e il premier israeliano Olmert di nuovo nello studio ovale per dare un avvio alla ripresa ufficiale del negoziato tra le due parti, sancita nell'impegno sottoscritto ieri ad Annapolis a fare tutto il possibile per giungere a un accordo entro il 2008. La ripresa ufficiale dei negoziati tra le due parti è prevista per il 12 dicembre con la prima riunione della commissione congiunta che dovrà stabilire le linee guida per la prossima fase negoziale.


    http://www.peacereporter.net/default_news.php?idn=45422

  7. #7
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    Dal post di Sandinista:


    Sostegno – ne deduco – che comprenderà anche armi e denaro per aiutare Abbas a liberare Gaza da Hamas una volta per tutte.
    Per citare il poeta nazionale palestinese Mahmoud Darwish, "L’assedio durerà fino a convincerci che dobbiamo scegliere un asservimento che non faccia danni, nella più completa libertà!"

  8. #8
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    Mentre Netanyahu fa' il serio con toni apocalittici

    Il capo del Likud all’opposizione, Benjamin Netanyahu, si è affrettato a chiedere ai partiti conservatori che appoggiano la coalizione di governo israeliana di uscirne al più presto, e ha accusato ancora Olmert di svendere il Paese. L’Iran di Mahmoud Ahmadinejad assicura che «Israele non sopravviverà»
    Bush fa' la solita figura da idiota

    «Sarà un pò come dopo aver partecipato a una festa», ha scherzato la portavoce di Bush, Dana Perino, la quale ha però avvertito che non si tratterà di un colloquio da prendere alla leggera. Si fa subito sul serio. «Il presidente ha dichiarato di essere impegnato per la pace, ed è esattamente quello che intende», ha puntualizzato Perino. «Lui ha una mente aperta, e tiene la propria porta spalancata. Anche le linee telefoniche sono libere, e le parti potranno chiamarlo in qualsiasi momento. Penso», ha sottolineato, «che questo sia uno dei punti su cui insisterà oggi con gli ospiti».
    http://www.lastampa.it/redazione/cms...7980girata.asp

 

 

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