Da "La Stampa" del 28/11/2007
LA MERITOCRAZIA SBARCA IN VATICANO
A ridatece er Papa re! Ovviamente questo è un post scherzoso e provocatorio. Ma lo sbarco della meritocrazia in Vaticano, uno dei luoghi più “chiacchierati” dal punto di vista dell’efficienza, fa venire l’acquolina in bocca a noi poveri sudditi dello Stato italico. “Quante persone lavorano in Vaticano?” chiesero un giorno a Giovanni XXIII. “Circa la metà”, rispose il Papa, a cui l’amore per la battuta ogni tanto faceva dimenticare di essere Buono per antonomasia. Dal 1° gennaio 2008 non sarà più così, grazie al nuovo sistema meritocratico messo in atto da un accordo fra gli uomini del Papa e l’associazione dei dipendenti laici del Vaticano (AdlV). Tanto per cominciare i circa 2500 dipendenti laici e i mille religiosi,(le donne sono 500), incasseranno a Natale un aumento di stipendio di circa cento euro. E poi verranno premiati, come ha annunciato il Segretario di Stato, se lavoreranno come si deve: “Se dopo un certo numero di anni il dipendente ha operato bene, pur restando sempre inquadrato allo stesso livello, avrà uno scatto”. Una fonte anonima ha spiegato che “è un criterio di merito voluto per dare un senso a chi si comporta nel migliore dei modi, un riconoscimento al valore del lavoro e del principio di responsabilità”. Il sistema è abbastanza complesso, prevede dieci livelli funzionali, “con un allargamento del ventaglio delle retribuzioni” attraverso tre classi di merito collocate all’interno dei singoli livelli. Attualmente gli stipendi dei lavoratori al servizio di Benedetto XVI vanno da un minimo di 1100-1200 euro per il primo livello - quello degli uscieri e degli operai - fino ai 2300 euro per il decimo. A questi vanno aggiunti gli scatti di anzianità, le integrazioni e le indennità varie. In pratica è stata riaperta la “forbice” della base contributiva che permetterà ai “lavoratori operosi” di avere buste paga più pesanti. Gli stipendi di oltre Tevere sono più bassi di quelli italiani. Ma lo Stato vaticano non conosce le tasse. E scusate se è poco…
Marco Tosatti




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