Se fossimo così sciocchi – o intellettivamente svantaggiati – da pensare sul serio che rifondazione e la sinistra radicale abbiano ceduto alle pressioni del (resto del) governo che ha posto la fiducia sul pacchetto wellfare, diverse osservazioni, procedendo per paradossi, ci verrebbero alla mente. Innanzi tutto il fatto che, dopo le roboanti dichiarazioni, chinare il capo supinamente sarebbe stata un'umiliazione che si sarebbe potuto permettere solo chi non ha non dico un minimo di dignità o di midollo, quanto piuttosto un naturale e fisiologico senso di amor proprio.
Osserveremmo anche che un gruppo come quello dei liberaldemocratici, che non è più parte della maggioranza (come i suoi stessi esponenti hanno dichiarato) riuscirebbe ad essere più influente dei bambacioni di rifondazione e sinistra radicale, che al contrario sono parte integrante del governo (nonostante gli sforzi ideologici senza speranza dei saltimbanchi Piero Sansonetti e Riccardo Barenghi, coadiuvati dal giullare Daniele Luttazzi di far passare il contrario di quello che è nella realtà).
Osserveremo poi e quindi che quello che tale gigante bambacione dai piedi d'argilla parte del governo quale rifondazione o la sinistra radicale tout court contino rispettivamente di 26 e 46 senatori (48 se alla sinistra radicale si sommano gli altri phaenonmenon della sinistra massimalista) contro i 3 dei liberaldemocratici. Facendo un semplice calcolo di proporzioni aritmetiche, ne deriverebbe che rifondazione (da sola) dovrebbe avere 8-9 volte la capacità d'inflenza che ha il gruppo di Lamberto Dini. Questo tuttavia non avverrebbe nella realtà che, se fossimo sciocchi o intellettivamente svantaggiati, assumeremmo come veritiera: al contrario, osserveremmo che avvien il contrario.
Osserveremmo infine che non solo rifondazione è meno influente nel governo di cui fa parte rispetto ad un partito (gruppo?) politico più piccolo che non fa parte né del governo né della maggioranza, ma, mutanda mutandis, di quanto si possa influire sulla politica stando saldamente all'opposizione. In Francia studenti, disoccupati, precari e quant'altro scendendo per strada sono riusciti a far ritirare al governo il Contratto sul Primo Impiego (Cpe). Rifondazione non riuscirebbe a bloccare simili porcate in Italia pur stando all'interno del governo.
Ma, non essendo né sciocchi, né soprattutto intellettivamente svantaggiati (e anche nei confronti degli avversari politici per una questione di rispetto voglio pensare che siano in malafede piuttosto che stupidi), sappiamo che la realtà come ci viene presentata è, anche in questo caso, solo una rappresentazione ideologica che, come una nebbia ideologica, cela la vera realtà materiale a questa sottesa: sappiamo insomma bene che rifondazione e la sinistra radicale non sono “folklore”, ma delle gang politico-criminali la cui esistenza (volontà teleologica e ruolo ontologico) è funzionale al contenimento/ingabbiamento del dissenso sociale che, senza le gang politico-criminali quali prc,pdci,sd,verdi ed altre amenità simili, si esprimerebbe in modo diverso e più radicale. Pensiamo come, peggio della droga, e quindi dei gangster impegnati nel narcotraffico, i gangster politici inebetiscano forze più o meno giovani che, sia per condizioni oggettive materiali, sia per scelta soggettiva ideale, in altri contesti dello spazio-tempo sarebbero stati dalla nostra parte, rendendoci più forti. Forse, con le inermi quanto numerose forze che ha rifondazione, noialtri già a quest'ora saremmo riusciti a far prendere un bello spavento a Dini e liberaldemocratici (ai quali la vulgata ufficiale vuole che si addebiti l'infame testo sul welfare), non abbaiando in Parlamento, ma agendo direttamente sotto la sede nazionale dei liberaldemocratici (ammesso che esista) o sotto casa di Lamberto Dini.
Che fare (nessuno mi chieda il copyright!) ? Sulla necessità di considerare le gang della sinistra radicale come il nemico più pericoloso e quindi il primo da combattere, non penso ci sia neanche bisogno di ripetermi e di tornarci sopra.
Piuttosto, in considerazione di questo, bisogna puntare ad assecondare il processo politico in atto di formazione di due partiti quali Partito Democratico e Partito delle Libertà de-ideologizzati e “plastificati”, insomma a perfetta immagine e somiglianza del Capitale; questi, come spesso accade nella storia umana, avranno loro malgrado il portato positivo e progressivo di disvelare la realtà effettiva delle cose, spazzando via anche violentemente il velo ideologico che nasconde tale effettiva realtà, velo ideologico di cui alle “estreme” si fanno promotrici delle gang completamente assorbite ed integrate all'interno del Capitalismo.
E' inutile fondare nuovi partiti dagli altisonanti nomi, ed è anche rischioso, dato che facilmente potrebbero a loro volta essere assorbiti ed integrati all'interno del Capitalismo, oppure potrebbero essere elemento di ostacolo all'incessante divenire dei singoli, così come diventare elemento fautore di contrapposizioni tra diverse fazioni, oppure costituire un risparmio di tempo e lavoro per la digos, preconfezionando una lista di nomi già pronti per la repressione.
Quello che serve è la politica nelle strade e dal basso, partendo appunto dall'esempio francese ricordato sopra, nel quale appunto attraverso proteste di piazza, anche radicali ove serva, una marea di umanità è riuscita a costringere il governo a fare un passo indietro su un provvedimento quale il Contratto di Primo Impiego (Cpe). Altro che il cretinismo parlamentare di chi vota tutto facendo finta di temere la caduta del governo! E se adesso sempre in Francia lo sciopero dei trasporti non l'ha vista spuntare contro Sarkozy, la colpa è solo della CGT (guarda caso collegata col partito comunista!) che ha invitato a smettere lo sciopero onde evitare “il verificarsi di scontri” (!?!)
Ciò non significa aprioristicamente rifiutare la possibilità di utilizzare lo strumento elettorale: ma occorre ribadire che questo è un gesto extra-politico, che non va ad incidere come possibilità di cambiamento reale della società e della vita, ma quale strumento accessorio ed eventuale per la difesa, all'interno delle istituzioni, di diritti civili/politici, diritti sociali o dell'ambiente. E a promuovere questi discorsi non sono sicuramente le gang della sinistra radicale, la quale avalla e promuove l'attacco ai diritti sociali e politici, mentre a livello ambientale è a favore di rigassificatori, inceneritori, grandi opere e presto sarà a favore anche del nucleare.
Chi allo stadio attuale meglio interpreta tale politica nelle strade e dal basso sono quanti fanno riferimento alla variegata ed anonima nebulosa dell'autonomia proletaria, sperando che anche nel futuro resti, appunto, un'area di riferimento al fine dell'organizzazione dei soli compiti, e non diventi invece l'ennesima sigla più o meno strutturata tra le altre, finendo insomma come il movimento dell'autonomia operaia.




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