La primavera astronomica comincia il 21 marzo, quella del Kobra è cominciata stamattina verso le otto. Già il giramento di coda per l'ora scippata nottetempo induce al pessimismo ma, poi, il dover lasciare la comoda poltrona che ci ha confortato per sei mesi per occuparci dello stramaledettissimo giardino con annesso orto ci ha indotto alla più nera disperazione.
Sotto la siepe che implora di essere tosata sono spuntate, senza che nessuno gliene avesse dato il permesso, miliardi di violette che la vipera ci ha imposto di non toccare pena il celibato perpetuo. Il giardino sul davanti, regno incontastato di Carla il nostro bernese (al can d'la Unzicher...), sembra un campo minato con radi ciuffi d'erba lunga due spanne, camminamenti in terra battuta, buche da gravidanza isterica e decine di ossa spolpate che speriamo non appartengano a qualche extracomunitario approdato colà nottetempo.
Scoraggiati buttiamo uno sguardo alle acacie, alla magnolia, al noce e all'albero dei cachi ignobilmenti capitozzati dall'ultimo infame giardiniere che la vipera ha voluto assumere. Visto il risultato non sappiamo se lo pagheremo...
Amareggiati andiamo sul retro dove avevamo lasciato a settembre un pezzo di terreno pulito e ben curato pronto per la semina e adesso rigogliosamente invaso dalle erbacce.
Decidiamo, dunque, che da qui dobbiamo cominciare l'opera di bonifica. Prendiamo la nostra zappa, la smerigliamo a dovere e cominciamo a zappettare l'erbaccia e ad accumularla in un angolo del terreno.
Dopo tre ore abbiamo fatto si e no un terzo del lavoro e a questo punto fra rivoli di sudore, fiatone asmatico ed eroiche vesciche alle mani decidiamo di sospendere.
Ci sediamo su uno sgabello ad osservare il lavoro svolto e a questo punto, illuminante constatazione, ci coglie l'ìmprovvisa certezza che:
la zappa non è un joystick.




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