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Franco Bechis per “Italia Oggi”
Sorpresa: in Rai, dopo la neo-P2 emersa dalle recenti intercettazioni sull'asservimento dell'informazione pubblica a Silvio Berlusconi, è arrivata una P3 assai più temibile. Che ha piegato news e programmi ai desideri del nuovo premier, Romano Prodi. La notizia non arriva da un documento coperto da segreto istruttorio, ma dai dati assai pubblici dell'Authority per le tlc che controllano la par condicio nei telegiornali Rai.
Dati che svelano la realtà: rispetto all'aprile 2005, quando alla guida c'era Clemente Mimun, il Tg1 passato a Gianni Riotta è diventato quasi due volte più governativo. La Rai addirittura tre volte più sbilanciata a favore del governo attualmente in carica.
Nel mese di aprile 2005, quello delle telefonate intercettate, c'era perfino più rispetto di ora nei confronti del Capo dello Stato. Le parole di Carlo Azeglio Ciampi riempivano le scalette del Tg1 il doppio degli spazi che nell'aprile 2007 sarebbero stati assegnati a Giorgio Napolitano dalla testata guidata da Riotta. Secondo l'Authority per le telecomunicazioni sia il Tg1 che l'intera informazione Rai era assai più equilibrata nel mese di aprile 2005 che nel mese di aprile 2007, con un nuovo governo in carica e il decisivo cambio al Tg1 (gli altri protagonisti sono infatti più o meno gli stessi).
Se- come sostiene il direttore di Repubblica, Ezio Mauro- all'epoca operava una sorta di P2 dell'informazione che assoggettava la Rai a Berlusconi, o era composta da incapaci, o quella attuale che assoggetta la Rai a Prodi e alla sua maggioranza è assai più temibile. Se quello emerso dalle intercettazioni è tremendo scandalo, quello certificato dai dati dell'Authority dovrebbe portare alla decapitazione di tutti i responsabili.
Come era prevedibile, quindi maneggiare tanto maldestramente un'arma carica di esplosivo come l'asservimento della principale azienda informativa del Paese al potente di turno, è assai pericoloso. Tanto che si rischia- come in questo caso- di farsi esplodere tutto in mano. Da decenni i Tg Rai sono rispettosi con chi comanda, anche perché si tratta degli stessi potenti che hanno comandato o - nei casi più lievi- raccomandato le carriere di chi quelle scalette confeziona.
C'è rimedio? Uno solo, il più semplice: vendere tutto a privati, che lavoreranno con altre logiche. Ma è inutile sperarci: non può essere la politica, che ha vissuto prosperando su questo sistema dell'informazione, a tagliare il cordone ombelicale. Non accadrà, continueranno a baloccarsi con amministratori unici e fondazioni ovviamente nominati da loro e successivamente riconoscenti. I migliori regaleranno ai telespettatori ogni tanto una notizia...




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