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  1. #1
    Cavaliere d'oro
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    No al Clericalismo .. per uno Stato veramente Laico ...

    [mid]http://www.fmboschetto.it/musica/Beethoven_Quinta_Sinfonia.rmi[/mid]

    "L'Italia ha avuto il grande onore, al cospetto del mondo, di essere strumento della più grande e benefica delle rivoluzioni che si potesse desiderare, della distruzione del potere temporale del Papato. Oggi soltanto, possiamo, senza vergogna e raccapriccio, volgere indietro il nostro sguardo attraverso l'ordine dei tempi, e rifare con il pensiero la lunga e dolorosa storia del popolo italiano. Questa storia attesta che la vita intera dell'Italia si ridusse per otto o dieci secoli a non essere nient'altro che il suo incontro col Papato, con questo suo incomodo ospite e nemico, una continua e tremenda lotta in cui un istante il Papato finì per vincere e distendere a terra l'Italia, muta ed immobile cadavere; ma più tardi questo cadavere ha potuto rialzarsi deponendo il suo funereo lenzuolo, ricominciare la lotta, trionfare, e condannare a perire l'antico oppressore, cui mancavano le condizioni a vivere ed a ringiovanirsi, dopo che aveva giurato una guerra implacabile alla civiltà e al progresso".
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

  2. #2
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    Predefinito segnalazione

    ... segnalo ... in attinenza all'argomento ...
    ... questi altri due interessanti thread ...


    Un 20 Settembre di 132 anni fa...."la breccia di Porta Pia"

    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=25441

    Il "fallimento" del Risorgimento....Montecitorio 14 novembre 2002
    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=32035
    [mid]http://utenti.lycos.it/NUVOLA_ROSSA/SOTTOQUESTOSOLE.mid[/mid]

  3. #3
    Cavaliere d'oro
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    Grazie nuvola... Spero si arrivi ad una collaborazione tra le forze non reazionarie in qualche modo, anche se non c'è rimasto molto...
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

  4. #4
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    Originally posted by Rick_Hunter
    Grazie nuvola... Spero si arrivi ad una collaborazione tra le forze non reazionarie in qualche modo, anche se non c'è rimasto molto...
    Rick_Hunter ... "claro che si" ... ablando espaniol .... perche' i Repubblicani storici non dimenticano il proprio passato di irredentisti ... tra le nostre sezioni ve ne sono molte intitolate a Guglielmo Oberdan ... perche’ traiamo il nostro dna da uno spirito di democrazia avanzata e combattiva legata al concetto basilare di liberta’ ...

    Ti segnalo, in proposito, un interessante thread ...

    Una battaglia Repubblicana: Istria e Dalmazia
    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=13580

  5. #5
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    Chiarimento in An

    Pretestuose e infondate le polemiche rivolte contro Gianfranco Fini

    Non aiuta la coalizione di governo e indebolisce Alleanza Nazionale, la polemica che ha investito Gianfranco Fini e che appare pretestuosa ed infondata.

    Perché se è vero che Alleanza Nazionale aveva indicato come linea la libertà di coscienza sui referendum, evidentemente il vertice di quel partito aveva compreso come su un tema della delicatezza e della complessità della fecondazione assistita, non vi fosse motivo di radicalizzare scontri ideologici e politici, e dunque occorresse una riflessione matura e personale. Lo stesso comportamento che abbiamo indicato noi repubblicani, pur convinti nel nostro intero gruppo dirigente di pronunciarci per il si, ma consapevoli perfettamente di non poter obbligare su questa stessa linea un partito dove le sensibilità possono essere molto diverse. Perché è buon uso nei partiti democratici distinguere fra politica, religione e scienza, per quanto queste possano essere intrecciate fra loro, e saperle tenere distinte quando occorre.

    Quando leggemmo la riflessione ferma e pacata del capo della destra italiana, nell'intervista al "Corriere della Sera", in una forma molto simile alla nostra, per la verità, sui quesiti referendari che concernevano la procreazione assistita, restammo piacevolmente sorpresi. Ma non perché vedemmo in questo un atto di provocazione verso la Chiesa o verso la religione cattolica, ma perché il pensiero di Fini confermava il buon senso dimostrato in questi anni dal leader di An e soprattutto il senso dello Stato che si addice ad un uomo politico.

    Perché è legittima l'astensione, più che legittima, ci mancherebbe. Ma è difficile da sostenere per chi fa politica. Il politico può astenersi annullando la scheda, non disertando le urne. Perché questo chiede il dovere civico a chi rappresenta uno Stato nazionale che si vuole forte, autorevole ed indipendente, fondato sulla partecipazione democratica, come crediamo intenda An e dovrebbero intendere dunque i suoi principali esponenti.

    Vi era poi una questione ulteriore che si poneva a chi come Fini ricopre cariche istituzionali di particolare rilevanza, essendo egli il vicepresidente del Consiglio, oltre che Ministro degli Esteri. In presenza di una richiesta dei vescovi di astensione al popolo italiano, era più difficile astenersi dal voto, anche per chi lo ritenesse opportuno. Perché la dignità di uno Stato nazionale sovrano sa anche ascoltare i vescovi, ma poi deve dimostrare il suo spirito di indipendenza. Un partito che si chiama Alleanza Nazionale, deve farlo o dovrebbe farlo, almeno quanto sente di doverlo fare il Partito repubblicano italiano.

    Per questa ragione, pur non amando entrare negli affari interni degli altri partiti, ci sentiamo in dovere di difendere le scelte di Fini, perché se il presidente del Consiglio, come noi stessi avevamo chiesto, ha fatto bene a non prendere posizione per non politicizzare il referendum, il vicepresidente del Consiglio doveva fare sentire la sua voce per fare sapere che il governo non era indifferente rispetto alla consultazione, quale che fosse la sua posizione. E la posizione di Fini ci è stata molto cara per la scelta di difendere la libera ricerca della scienza, con argomenti validi, fra l'altro, se ripercorriamo l'intervista in questione.

    Oggi apprendiamo che questa posizione di difesa della libera ricerca della scienza non piace ad alcuni esponenti del suo partito (Alemanno), i quali non amano nemmeno la libertà di coscienza, evidentemente, che pure hanno avallato precedentemente. Essi fanno bene a dimettersi dagli organismi di quel partito.

    Che bisogno c'era di Alleanza Nazionale, se il principale problema era di contrastare in ogni occasione possibile la libera ricerca scientifica e la sperimentazione, se si è contrari agli ogm (nemmeno la Chiesa è contraria a questi) e alla fecondazione assistita, che si pratica in tutta l'Europa, inclusa la Turchia? Anche il partito fascista era troppo moderno per tali principi oscurantisti. Bisogna far parte del sacro ordine dei Templari, montare a cavallo e cercare il Graal in qualche landa nordica e deserta. Per questi alti compiti anche il ruolo di ministro potrebbe essere un impaccio, a pensarci bene.

    Non abbiamo molti dubbi, per la verità, che Alleanza Nazionale sappia difendere le scelte ed il ruolo del suo presidente. Ma ci fa davvero piacere avere l'occasione di confermare a Gianfranco Fini in queste ore la nostra stima e, se ci permette, il nostro affetto.

    Roma, 14 giugno 2005

  6. #6
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    Predefinito tratto da L'OPINIONE 20 giugno 2005

    Legge di Dio o legge dell’uomo?

    di Susanna Verratti Creperio

    La domanda che molti di noi, all’indomani del risultato referendario del 12-13 giugno, si stanno ponendo, se venga prima la Chiesa o lo Stato, la legge di Dio o la legge degli uomini, nel nostro paese andrebbe riformulata chiedendosi se viene prima lo Stato vaticano o lo Stato italiano. Storicamente non ci sono dubbi. Il Vaticano già preesisteva, come sede del capo della Chiesa cattolica, allo Stato italiano, nato nel 1860. Tutti sanno che la conquista di Roma capitale, dieci anni più tardi, costò al governo liberale italiano la rottura con il papa Pio IX che, asserragliato nella Città Eterna, reagiva emanando il “Sillabo”, un elenco “Dei principali errori dell’età nostra”, compresi quelli che “si riferiscono all’odierno liberalismo”. Forse non tutti sanno che tra i molti “errori” del liberalismo, il Papa annoverava i seguenti: “In questa nostra età non conviene più che la religione cattolica si ritenga come unica religione dello Stato”, “Il Romano Pontefice può e deve riconciliarsi e venire a composizione col progresso, col liberalismo e colla moderna civiltà”. È noto che la Chiesa mantenne il veto al consenso elettorale del mondo cattolico - il non expedit - ancora in piena età giolittiana finché il Conte Gentiloni, in occasione delle elezioni del 1913, trovò una mediazione. Oggi la gerarchia ecclesiastica, sostenuta da una solida base di cattolici integralisti e di laici opportunisti, ha scatenato una nuova offensiva antimodernista contro il “relativismo etico” e il pensiero nichilista, individuando nella ricerca scientifica sulle cellule embrionali e nell’edonismo dei costumi i novelli “errori” della modernità. Dopo l’offensiva astensionista scatenata da cardinali, vescovi e da alcuni politici irresponsabili, rappresentanti delle più alte istituzioni democratiche, il fallimento del referendum causato dal non voto del 75 per cento del popolo italiano, ripropone come prioritaria la questione dei rapporti tra Stato italiano e Vaticano. In molti paesi al mondo la separazione tra Chiesa e Stato è rigorosa. In questi paesi, come ad esempio gli Stati Uniti, lo Stato concede agevolazioni fiscali alle associazioni caritatevoli se dimostrano di agire senza fini di lucro, e tra queste ci sono le congregazioni religiose, compresa la cattolica. In altri vi è una religione di stato e le norme religiose vengono imposte con l’autorità della legge. In Italia vi è una strana situazione, del tutto anomala. Non vi è separazione e neppure regime di religione di Stato ma lo Stato italiano sostiene la Chiesa in molti modi, anche dal punto di vista economico. A sua volta la Chiesa usa per propri scopi i poteri dello Stato. Il confronto è impari. Ma ciò che crea conseguenze sul piano della convivenza civile e dello sviluppo della società è che la Chiesa cattolica italiana nega autorità morale allo Stato. Solo la Chiesa è sacra agli occhi della Chiesa in quanto lo Stato e le sue leggi sono strumenti mondani, destinati a fallire. Così la sacralità del potere politico e delle sue leggi, espressione della volontà sovrana del popolo, non conta nulla agli occhi della Chiesa. Molti italiani, a cominciare da troppi leaders politici, in nome dell’alta moralità personale oppure di una fede indiscussa, non esitano ad aggirare o a ignorare la legge in nome dei sacri principi, dei valori assoluti dietro ai quali si nasconde spesso il vantaggio personale. Evadere le tasse, proteggere i colpevoli, calpestare le regole della convivenza politica è lecito nel nome del disprezzo cattolico per lo Stato. La posizione di privilegio della Chiesa cattolica come “Chiesa italiana” è legata sia alla sua dimensione mondana di Stato Vaticano, al quale vengono versate cifre colossali grazie all’otto per mille sia al suo primato spirituale dovuto alla presenza dei moltissimi insegnanti in ruolo di “religione cattolica” nelle scuole pubbliche. Rinunciando ai suoi privilegi per mettersi alla pari con le altre congregazioni religiose, anche la Chiesa cattolica entrerebbe in una sana competizione per la conquista di un numero maggiore di anime. Grazie alla sua maggiore autorevolezza, da non confondersi con la paura dell’aldilà e con la costrizione morale, la Chiesa avrebbe più fedeli nelle sue parrocchie e più giovani nei seminari, senza interferire nella vita politica e civile dello Stato italiano. Così avviene in tutti i paesi, anche in quelli a maggioranza cattolica, in cui non vige alcuna forma di Concordato. Soltanto in queste condizioni Papa Ratzinger e il cardinal Ruini potrebbero conquistarsi nella società italiana il giusto ruolo di religiosi che curano davvero le anime, funzione che, come scriveva secoli fa John Locke, è separata da quella del magistrato civile “il cui potere consiste nella costrizione”. Camillo Benso conte di Cavour e don Luigi Sturzo, nel rispetto della più schietta tradizione liberale di Locke, Montesquieu, Kant, Mill, si prodigarono per separare potere politico e potere religioso per il vantaggio di entrambi. Con scarso successo. Del resto, riferendosi alla causa del declino della religione in Europa, in contrasto con la presenza di un forte senso religioso negli Stati Uniti, Tocqueville già annotava tra i suoi appunti di Democrazia in America: “Sono profondamente convinto che questa causa particolare e accidentale è l’intima unione della politica con la religione… In Europa il cristianesimo ha permesso che lo si unisse intimamente alle potenze terrene”.

  7. #7
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    Predefinito tratto da LA VOCE REPUBBLICANA 18 giugno 2005

    Il Dio di Papa Ratzinger e quello che piaceva a Mazzini

    Non possiamo che apprezzare lo sforzo dialettico del Pontefice che non chiede ai laici di convertirsi, ma di agire come se Dio ci fosse. E' anche efficace l'esempio filosofico che egli adduce, quale il ritorno a Kant. Dimostrata nella "Critica della Ragione Pura" l'impossibilita' di dimostrare, oltre che di conoscere l'esistenza di Dio, la "Ragione pratica" e la "Critica del Giudizio" pongono le premesse dell'azione civile, come se Dio esistesse comunque e fosse anche capace di guidare l'azione umana secondo un qualche fine.
    Sarebbe troppo facile rispondere che e' proprio la ragione pratica a non convincere i laici ed il problema filosofico dell'idealismo tedesco fu proprio quello di recuperare alla ragione pratica di Kant la ragione teorica. Hegel facendolo rischio' e in parte sparse il seme dell'ateismo nel continente, Schelling, invece, ripristino' un'ortodossia religiosa piu' corretta, recuperando un Dio vivente. In entrambi i casi Kant da solo non risolve l'ansia di risposte dell'animo umano e rappresenta solo un elemento preliminare, ossia come impostare il problema e una proposta, ci perdoni il geniale pensatore di Koenisberg, incompleta e posticcia. Ma fra i laici noi saremmo i piu' propensi a riconoscere un valore autentico alla proposta di Ratzinger; se non altro per la nostra radice mazziniana che ci ricorda il valore del Popolo e il valore di Dio. E presumibilmente il giansenismo di Mazzini era accondiscendente verso un Dio, determinato, un principio esistente, un fine, appunto. Il punto e' che questo Dio di Mazzini era contro il Papa. Cioe' non si negava un agire comune secondo un volere o un disegno divino in questa parte del mondo laico, si negava l'interpretazione di esso da parte della Chiesa, il potere temporale, per l'appunto. Non c'e un tramite tra Dio e il Popolo, non c'e' la Chiesa, con la sua liturgia e la sua precettistica. Al Papa puo' andar bene un tale riconoscimento dell'esistenza di Dio ?

  8. #8
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    Etica, politica e religione

    Le condizioni di una necessaria chiarezza nei rapporti Oltretevere

    Abbiamo particolarmente apprezzato le parole severe e rigorose del Capo dello Stato nel ribadire la laicità dello Stato italiano, durante la visita del pontefice al Quirinale. Crediamo che sia sempre stato questo il presupposto per i migliori rapporti con la Chiesa Cattolica, nella reciproca sovranità ed indipendenza.

    E' poi pienamente legittimo che il pontefice chieda all'Italia di non disconoscere le radici cristiane ed un impegno preciso in difesa dei valori della vita umana. Ma proprio perché la Chiesa non ha mire di potere temporale, l'indipendenza della nostra facoltà legislativa deve porsi problematicamente il diritto di tutela della vita umana, e non in modo fideistico. Per cui se lo Stato laico comprende il valore della famiglia nella sua concezione tradizionale, non può non considerare il fatto che molti cittadini abbiano scelto formule più complesse di convivenza e deve preoccuparsi di tutelarle secondo le legittime aspirazioni di chi le ha contratte. Per ciò che concerne la difesa della vita la Chiesa ha già fatto sapere di non voler discutere la scelta dello Stato italiano di rendere possibile l'aborto. E possiamo solo essere felici di evitare un contenzioso su questo tema. Ma per ciò che concerne l'eutanasia, crediamo necessaria una visione problematica, tale da consentirne l'autorizzazione per lo meno in casi disperati. Proprio perché non si addice all'essere umano una vita che di umano non avrebbe più nulla.

    Quanto al fondamento religioso su cui per il pontefice si poggia la vita etica, noi tendiamo a riconoscergli una certa ragione. La religiosità è un'aspirazione autentica dell'agire dell'uomo, ma che non presuppone una rivelazione, quanto un credere in quello che si pensa, nel fine che ci si propone, nella volontà di perseguirlo. La relatività dei valori non è necessariamente relativismo. Allo stesso modo i valori assoluti non degenerano nell'assolutismo. E' importante assicurare la possibilità di scelta all'individuo, secondo ciò che meglio si ritiene confacente alla spiritualità di ciascuno. Quello che noi chiediamo alla Chiesa è di non pretendere che la sua spiritualità sia l'unica spiritualità a cui ogni altra deve sottomettersi.

    Questa evidenza delle molteplicità spirituali, se viene riconosciuta dal pontificato di Ratzinger, come in effetti ci pare che sia, è il presupposto per il dialogo più fruttuoso fra lo Stato laico e la Chiesa, che noi vorremmo poter continuare a svolgere.

    Roma, 24 giugno 2005

  9. #9
    Golia
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    Capita, a cicli ricorrenti, che ci si accorga della domanda di spiritualità così intimamente legata alla natura umana. Capita che credenti distratti si facciano più assidui praticanti, così come capita che nuovi culti tentino di dar risposte a quella domanda. Qual è il compito dello Stato? Di sicuro non quello di entrare nel merito né della domanda né delle risposte, ma di agire in modo che nessun credente rimanga forzosamente senza la propria guida spirituale e nessuna guida possa approfittarne per finalità men che spirituali. Come si vede, lo Stato non è estraneo o indifferente, ma solo se laico, profondamente e risolutamente, può essere il contenitore entro il quale l’autonomia della fede non sia minacciata.

  10. #10
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    D'Alema e Ratzinger

    Come tenere distinti in maniera netta lo Stato e la Chiesa

    L'onorevole D'Alema alla festa dell'Unità di Pistoia, giovedì scorso, ha sentito il bisogno di ricordare la "presenza pesante e sgradevole della Chiesa", vista in occasione del referendum. Ora, senza nessun desiderio polemico, ma con spirito di laica amicizia, vorremmo dire all'onorevole D'Alema: ma se il Parlamento italiano nella sua maggioranza, vara una legge che oggettivamente piace alla Chiesa, come si può pretendere che, a fronte di un referendum contro quella legge, la Chiesa non manifesti la sua legittima opinione? Evidentemente dall'altra sponda del Tevere si è avvertito un clima favorevole e si è compreso che si poteva giocare una partita, che è stata giocata, nel rispetto dei diritti democratici della Repubblica. Perché sia chiaro, la Chiesa ha il diritto di dire tutto quello che pensa, e lo Stato italiano di fare quello che crede. Se poi lo Stato italiano, attraverso i suoi principali rappresentanti (come lo stesso D'Alema), si reca in Vaticano, indicando il pensiero del Papa come un punto di riferimento per sé ed i propri figli, non ci si può stupire dell'aumento dell'influenza della Chiesa. Del resto gli stessi incauti (ci perdoni l'onorevole D'Alema) contenuti della visita di un nostro presidente del Consiglio nella passata legislatura a Papa Wojtyla, sono stati financo superati dal tripudio del parlamento che accoglieva il Papa. Con tali chiari di luna, come si può pretendere che la Chiesa non sia presente nel momento in cui vi sono delle decisioni da prendere e sulle quali essa detiene un certo interesse? Al limite, noi abbiamo trovato più sgradevole che forze politiche, della maggioranza e dell'opposizione, si dimostrassero così fedeli interpreti dei desideri ecclesiastici, da far sì che davvero la Chiesa neanche avrebbe avuto motivo di scendere in campo. E su questo vorremmo che l'onorevole D'Alema riflettesse, visto che siamo convinti di come la sua visione della vita diverga da quella ecclesiale, e dunque forse varrebbe la pena di compiere dei passi adeguati in politica, se non sul piano delle alleanze, per lo meno su quello dei rapporti tra forze che condividono l'idea di tenere ferma, in maniera netta, la distinzione fra Stato e Chiesa e la loro reciproca indipendenza.

    Questa netta distinzione poi non impedisce di fare pubblici riconoscimenti al capo della Chiesa cattolica. Anzi, semmai l'agevola. E noi siamo rimasti favorevolmente sorpresi nel sentire papa Ratzinger, interpellato dai cronisti in una fuggevole occasione vacanziera, dare un giudizio così mirato sul conflitto che coinvolge il mondo occidentale. Egli ha detto che non si tratta di una guerra di civiltà, o per lo meno di sperarlo, perché i principali responsabili degli attentanti, nei confronti del complesso del mondo islamico, sono solo pochi fanatici.

    E' un'osservazione giusta quella del Papa, che merita di non essere lasciata cadere.

    Perché è evidente che il minuto di silenzio dedicato dalla città di Baghdad alle sue tante vittime del terrorismo, ha dimostrato l'isolamento degli assassini che colpiscono proditoriamente i loro stessi fratelli; così come la grande capacità di integrazione della comunità islamica britannica non viene certo contraddetta dagli attentatori suicidi di Londra.

    Piuttosto bisogna capire che l'intenzione del fanatismo islamista è proprio volta a recidere quella convivenza e quel reciproco rispetto che sussiste fra comunità tanto diverse. Al Qaeda colpisce gli iracheni che vogliono collaborare con gli americani per costruire un paese indipendente, così come ferisce la città in cui gli islamici sono meglio integrati al mondo. Il terrore scommette sulla divisione, l'odio, l'ostilità.

    La società occidentale che abbiamo cercato di costruire nei secoli, è quella ispirata ad un principio di tolleranza, per cui ognuno può avere la sua fede e ciononostante osservare regole precise che tutelino il vivere civile. Questo principio impegna l'occidente cristiano, o meno, che sia, così come l'Islam, e questo è il vero nemico da offendere per la Jihad.

    Noi che vogliamo mantenere fermo il principio dell'integrazione e di difesa dei nostri valori, quale che sia la minaccia rivoltaci, possiamo contare sugli sentimenti di pace e di amore ai quali la religione cristiana, come quella musulmana, non intendono rinunciare.

    Roma, 22 luglio 2005

 

 
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