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Discussione: studiare, ma per chi?

  1. #1
    alfredoibba
    Ospite

    Predefinito studiare, ma per chi?

    Studiare, ma per chi?
    Ricordo quando nella primavera 2006 in Francia poco dopo il varo di una legge che aumentava la flessibilità per il lavoro giovanile, gli studenti francesi dettero vita a settimane di rivolta per le strade con una determinazione allo scontro estremo tale da far ritirare quella legge infliggendo una dura sconfitta alla reazione neoliberista.
    Adesso, gli studenti francesi sono di nuovo in agitazione, dopo che il nuovo governo di destra reazionaria e liberista diretto dallo sgherro dei poteri forti Sarkozy ha emanato una legge che conferisce autonomia alle università e la possibilità per esse di ricevere finanziamenti dai privati, cioè dai capitalisti. Non possiamo che dare ragione anche in questa occasione agli studenti francesi, vedendo che l’ autonomia degli istituti scolastici qui in Italia ha portato solo confusione e ridotto le scuole a delle sgangherate imitazioni di aziende che mangiano soldi pubblici in progetti e inutili iniziative che distolgono gli insegnanti dal lavoro per il quale sono pagati dallo Stato: educare e trasmettere sapere. Ma diamo ragione soprattutto sulla contestazione della libertà per le università di ricevere finanziamenti da privati, segno tangibile di una istruzione controllata dal capitale moderno, che controllando scuola e università punta a formare generazioni di perfetti produttori e consumatori possibilmente inadatti a ribellarsi. In questo contesto si colloca la proposta fatta mesi fa dal “nostro” primo ministro Romano Prodi di rendere obbligatorio l’Erasmus, quel meccanismo con cui uno studente universitario europeo può soggiornare per studio all’estero per un anno o 2; si tratterebbe di fare del giovane studente universitario un cittadino cosmopolita senza identità e radici pronto a vivere disinvoltamente fuori dalla sua terra, abituato a stare con stranieri, stereotipo preteso da oramai parecchie aziende per i lavori che richiedono la laurea.
    La pressione istituzionale verso una maggiore scolarizzazione, cioè una maggiore quantità di cittadini diplomati, laureati e oltre, nasce nel momento in cui il capitale vede nel cosiddetto lavoratore intellettuale una risorsa di forza nel suo costante sforzo di accumulazione di profitto: il lavoratore intellettuale a differenza del lavoratore fisico deve mettere a disposizione conoscenze, intelligenza, uso del cervello, per cui richiede di un lungo percorso di formazione. Alla maggiore richiesta di laureati, diplomati, da parte delle aziende seguono le prediche di politici, giornalisti, che ossequiosi ai mercanti, ci fanno la testa così sul fatto che “non ci sono abbastanza diplomati, laureati”, su obbiettivi di scolarizzazione per raggiungere standard europei, e arrivando al ragazzo comune ecco la pressione che egli subisce a studiare per ottenere vili pezzi di carta.
    Va detto che se in Italia le scuole elementari impongono ai bambini un carico di lavoro ben superiore a quello imposto negli altri paesi europei, scuola media e scuole superiori sono diventate un pochino più facili per agevolare il raggiungimento di determinati standard di scolarizzazione.
    Il problema è che oltre alla maggiore esigenza da parte del mercato moderno del lavoro di mansioni per cui occorrono titoli di studio (spesso la laurea neppure basta perché ci vuole il master oppure la specialistica), in una paranoica ricerca della perfezione le aziende richiedono il diploma per lavori dove prima non serviva affatto, dove un tempo al massimo ti facevano fare un corso di un anno, e la laurea per lavori dove prima bastava il diploma.
    Dal diritto allo studio (tuttora negato ai meno abbienti, contando che spesso il figlio dell’operaio che ha studiato bene con sacrificio, al lavoro si trova spiazzato dal figlio di papà inetto, accozzato, che è andato avanti in istituti privati ultra-costosi) si è passati all’obbligo allo studio, con la conseguenza che si è creato un vasto ceto di studenti universitari, quasi un terzo dei quali fuori tempo regolare; almeno metà di questi se potessero farebbero ben altro, è che sono lì o perché sperano che laureandosi il futuro sia più certo o perché sono obbligati ad andarci da genitori succubi delle loro misere certezze borghesi: rispettabilità, vigliaccheria, conformismo, soldi, carriera (la corsa al “posto migliore” è una scemenza perché una persona vale anzitutto per l’ impegno con cui svolge il suo lavoro qualunque sia, perché ogni lavoro ha diritto a condizioni dignitose). Ci si trova così parcheggiati in un limbo che precede l’ inferno della vita adulta, guardata dai più con timore e disprezzo per il suo tran tran borghese, frustrati perché economicamente dipendenti dai genitori al di là di qualche lavoretto saltuario, perché il fatto di non lavorare rende difficile molte cose, consapevoli che gli studi che si conducono potrebbero non servire o comunque riservare una vita pur sempre alienante e in schiavitù; infatti paradossalmente si crea un numero di laureati superiore a quella che il pur esoso mercato del lavoro può assorbire; chi non può essere assorbito si ritrova disoccupato o a fare lavori estranei al corso di studio svolto, difficili da svolgere per chi manca di “esperienza”, accrescendo il senso di frustrazione e di insoddisfazione. Se non si hanno appoggi politici, neanche i lavori appositi per i laureati si rivelano dignitosi tra contratti flessibili, paghe basse, mesi di apprendistato senza alcuna paga, sto parlando di gente spesso laureata a pieni voti, che ha preso master, persino esperienze di studio o lavoro all’estero. Oppure stipendi alti a prezzo però di orari stressanti del tipo 12 ore al giorno, del dover pensare al lavoro durante il tempo libero, di ritmi snervanti sotto la pressione di dover raggiungere risultati ottimali in breve tempo (lo stress indebolisce l’ organismo elevando il rischio di infarti, tumori, sterilità), controllo asfissiante della vita privata che deve essere inserita nell’ingranaggio borghese, contraddistinto dalla deprimente immagine degli uomini in giacca e cravatta e valigetta in mano che vanno di fretta nel caos cittadino.
    Queste ed altre inquietudini, fanno si che la vita dello studente universitario medio trascorra depressa e distaccata, cercando rifugio nel consumismo fatto di abiti di marca e cellulari, nei divertimenti massificati che impongono sempre di spendere come la discoteca, e in parecchi casi nelle piccole e grandi trasgressioni, dai vandalismi alla droga arrivando al “sesso estremo” (per chi se lo può permettere).
    Basta che un genitore muoia improvvisamente e arriva il momento di lasciare il parcheggio per entrare bruscamente nella vita vera alla ricerca di un posto di lavoro pur che ti dia da vivere, impresa ancora più ardua per chi si è trattenuto molti anni a studiare.
    Il prolungarsi del ciclo di studi ritardando l’ ingresso nel mondo del lavoro, il momento di formare una famiglia, contribuisce assieme ad altri fattori alla bassissima natalità in Italia, pertanto la pressione allo studio rientra nei piani dei circoli mondialisti e delle massonerie per ottenere una scarsa popolazione giovanile, in modo che questa sia più facile da gestire e controllare, in quanto una massiccia popolazione giovanile ha naturalmente un potenziale destabilizzante contro il potere tecnocratico e il nuovo ordine mondiale progettato dalle logge.
    L’invadenza del mercato nell’istruzione squalifica il sapere, spogliato della sua essenza primaria e degradato a tecnica, a strumento per meglio produrre e ottenere profitto, infatti devi scegliere non la facoltà che ti piace o in cui sei portato ma quella che ti da maggiori prospettive per il lavoro, quella che è richiesta dalle aziende (non solo obbligati a studiare ma costretti a studiare ciò che non ci piace: questo potrebbe configurarsi come una violazione del diritto allo studio). A essere consigliate sono infatti le facoltà a carattere tecnico come informatica, ingegneria, economia; sconsigliate e degradate di conseguenza quelle a indirizzo umanistico o scientifico puro. Nel mondo di oggi conta la tecnica mentre il sapere puro e la formazione umana sono cose inutili, vi ricordate quel famoso manifesto di Forza Italia dove a fianco di un Berlusconi ben pettinato compariva la frase “le 3 @ per il futuro: inglese, economia aziendale, informatica”?
    Perciò oltre a batterci per il diritto allo studio, ci batteremo per il diritto al non studio, il diritto compiuti i 18 anni di andare a lavorare e uscire da casa senza doversi affannare ancora tra libri ed esami. Nel quadro di una liberazione da un sistema competitivo e ingarbugliato, proponiamo la riduzione da 5 a 4 anni della durata degli studi superiori, una ri-valorizzazione delle materie umanistiche, l’ abolizione delle scellerate riforme Berlinguer e Moratti su scuola e università, come il truffaldino “3+2“, che ripartisce il ciclo di studi universitari in 3 anni per la laurea anziché dei precedenti 4 o 5, e in 2 per la specialistica, ma in quei 3 anni viene concentrato quasi tutto quello che prima si faceva nei vecchi 4-5 anni.
    Alfredo Ibba
    29 novembre 2007


    www.avanguardia.tv

  2. #2
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    alfredino come si dice a roma... nun te se caga nessuno!!

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da sparecchio! Visualizza Messaggio
    alfredino come si dice a roma... nun te se caga nessuno!!
    tu, invece sei acclamato dalle folle!

  4. #4
    Arthur I
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    Alfrè, il problema in Italia a mio parere non è la pressione allo studio, ma il suo opposto, lo svaccamento generalizzato e mediatizzato (cosa peraltro sospetta). Posso capire il discorso legato alla natalità, ma si situa in un quadro generale in cui non è lo studio, ma un generalizzato propendere per obiettivi spesso complicati da raggiungere a influire sulla crisi dei rapporti duraturi, sul matrimonio, sull'avere figli. In questo senso, gli italiani sono come due popoli: da una parte coloro che preferiscono la carriera, gli status-symbol e il loro raggiugimento alla famiglia; dall'altra coloro che tendono a quest'ultima, ma hanno difficoltà a farlo a causa del mercato del lavoro, del mercato immobiliare e del costo della vita.

  5. #5
    Ben90
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    Me lo chiedo ogni giorno.

  6. #6
    legio_taurinensis
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    Studiare è per se stessi, per una cultura ed una formazione personale.

    O che si deve esse tutti ignoranti, così il sistema ti incula meglio?

  7. #7
    the boxer
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    libro e moschetto fascista perfetto!

  8. #8
    Aspettando Mauro V....
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    Citazione Originariamente Scritto da legio_taurinensis Visualizza Messaggio
    Studiare è per se stessi, per una cultura ed una formazione personale.

    O che si deve esse tutti ignoranti, così il sistema ti incula meglio?

    Parole sante, ma aggiungo: con un giusto equilibrio tra formazione personale fine a sé stessa e formazione utile al guadagno della mitica pagnotta.

 

 

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