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Risultati da 1 a 10 di 57
  1. #1
    il bombarolo
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    Predefinito rappresentanza, liberalismo e libertarismo

    Citazione Originariamente Scritto da jmimmo82 Visualizza Messaggio
    Il liberalismo sostiene la democrazia di rappresentanza.
    il vero liberalismo non crede nella democrazia, o quantomeno la vede molto dubbiosamente...non confondiamo il vero liberalismo con le infiltrazioni liberal-democratiche o liberal-socialiste...

    LIBERALI, QUINDI ANARCHICI

    In quest'epoca di crisi degli Stati, non sono soltanto l'unità italiana o quella britannica ad essere messe in discussione. In qualche circolo culturale, e soprattutto grazie ad alcuni intellettuali controcorrente, la stessa idea dello Stato comincia ad essere contestata. Sotto certi aspetti pare di tornare indietro di quasi un secolo. Allora il panorama intellettuale presentava le utopie anarchiche di un Francesco Saverio Merlino o di un Camillo Berneri, oltre alle agitazioni libertarie di quei sindacalisti rivoluzionari che Filippo Turati accusa appunto di essere più anarchici che socialisti. Negli stessi anni, soprattutto, fiorivano studi e ricerche fortemente influenzati dall'ultra-liberalismo del Giornale degli Economisti e di quegli studiosi (da Gustave de Molinari a Yves Guyot, da Vilfredo Pareto a Maffeo Pantaleoni) che Léon Walras definì efficacemente con l'espressione "anarchici della cattedra". Tanto liberali e tanto coerenti da immaginare, in qualche caso, una società interamente basata sulla proprietà privata e sul contratto. Se il vecchio anarchismo europeo di matrice socialista è oggi ormai in disarmo e ha perso ogni attrattiva, è soprattutto sul versante liberale che l'anti-statalismo sta prendendo piede, in particolare tra i giovani. Ma si tratta di un liberalismo del tutto estraneo ai complessi d'inferiorità da cui erano affetti i liberali post-crociani e i cultori italiani di Ralf Dahrendorf, gli economisti keynesiani e i politologi abituati a considerare la democrazia parlamentare un orizzonte insuperabile: tutti intellettuali in diverso modo attratti dall'azionismo, dal liberalsocialismo, da un gobettismo tanto ingenuo quanto maldigerito. Il liberalismo libertario non vuole avere nulla a che fare con la tradizione italiana e, più in generale, con il giacobinismo, il nazionalismo e il laicismo che hanno segnato la cultura politica dell'Europa continentale. Al punto che l'unico liberale del Novecento che sta veramente a cuore a questi estremisti del liberalismo è Bruno Leoni: un intellettuale sicuramente geniale e molto apprezzato negli Stati Uniti, che ha scritto in lingua inglese il proprio lavoro più importante (La libertà e la legge, del 1961) e ha dovuto attendere più di trent'anni prima di vedere quest'opera tradotta in italiano. Il merito di questa iniziativa è di un piccola casa editrice di Macerata, la Liberilibri, e del professor Raimondo Cubeddu, studioso della scuola austriaca ed anche autore di un Atlante del liberalismo (edito da Ideazione) che al libertarismo dedica molte e illuminanti pagine. A parte Leoni, però, sono ben pochi gli autori italiani in cui i libertari si riconoscono: lo stesso Luigi Einaudi, d'altra parte, appare troppo timido e moderato a questi innamorati della libertà individuale e della concorrenza di mercato. I pensatori di riferimento, allora, sono prevalentemente americani. E questo non è certo casuale, se si considera che soltanto negli Stati Uniti è veramente sopravvissuta quella tradizione giuridico-politica che ha origine in John Locke e che è basata sulla tesi che gli individui possiedono diritti naturali inviolabili. Per un americano, è normale pensare che le istituzioni politiche debbano servire unicamente alla tutela dei diritti della persona e, in particolare, alla salvaguardia della vita, dell'incolumità e della proprietà. Alle orecchie di un californiano o di un cittadino del Vermont non suona certo strana né estremistica quella frase del presidente Jefferson secondo cui il miglior governo è quello che governa meno, né quell'altra di Thoreau, che aggiunse che il governo ideale è dunque quello che non governa per nulla. Oltre Oceano queste idee hanno sempre avuto buona accoglienza e hanno sempre suscitato interesse. Perfino negli anni del dirigismo roosveltiano, così, i luoghi comuni dell'ugualitarismo di Stato sono stati messi a dura prova da un intellettuale coraggioso come Albert Jay Nock, mentre è proprio durante il dopoguerra welfarista che sono state poste le premesse per quella rivolta culturale libertaria che ha avuto in Murray N. Rothbard il suo protagonista più significativo. Ed è proprio nel nome di Rothbard che oggi, anche da noi, il liberalismo torna a scoprire quanto lo Stato sia illegittimo e quanto l'ordine che emerge spontaneamente in una società libera, priva di monopoli legali e di minoranze impadronitesi del potere, sia superiore ad ogni sistema pianificato. Per Rothbard, insomma, lo Stato è una semplice banda di ladri e di prepotenti che pretende di disporre della nostra vita e delle nostre risorse, impedendoci di costituire imprese e stipulare contratti. Grazie alle iniziative editoriali di Aldo Canovari, responsabile della Liberilibri, questa letteratura liberale comincia ad essere conosciuta. Oltre a Leoni e a Rothbard (L'etica della libertà, del 1982, e Per la nuova libertà, del 1973), Canovari ha pubblicato Nock (Il nostro nemico, lo Stato), Bastiat (Contro lo statalismo), David Friedman (L'ingranaggio della libertà), Block (Difendere l'indifendibile), Jouvenel (L'etica della redistribuzione), Trenchard e Gordon (Cato's Letters), Novak (Verso una teologia dell'impresa), ecc. E sono in cantiere testi di Ayn Rand, di Lysander Spooner e di altri autori fondamentali della tradizione libertaria. Questa esplosione di traduzioni è accompagnata dal lavoro di alcuni nostri studiosi, che stanno in vario modo divulgando e rielaborando le teorie del liberalismo classico e - in alcuni casi - dello stesso anarco-capitalismo rothbardiano. Oltre al già ricordato Cubeddu, vanno ricordati quegli studiosi della Luiss di Roma che (per merito, in particolare, di Dario Antiseri, di Lorenzo Infantino e dell'editore Rubbettino di Soveria Mannelli) stanno portando all'attenzione del mondo intellettuale nostrano le ragioni della prasseologia di Ludwig von Mises (maestro di Rothbard), del fallibilismo di Karl Popper e dell'individualismo metodologico di Raymond Boudon. Dopo decenni di calma piatta e, insomma, dopo il gran proliferare di una cultura variamente neo-marxista, strutturalista e progressista, la scena intellettuale comincia ad animarsi. Articoli e saggi di intonazione libertaria sono facilmente riconoscibili anche su alcune importanti riviste di cultura politica: da Biblioteca della Libertà (diretta da Angelo M. Petroni) a Federalismo & Società (diretta da Mauro Marabini), a Ideazione (diretta da Domenico Mennitti). Ed è su queste pagine che alcuni giovani ricercatori dichiaratamente avversi allo Stato moderno propongono critiche sempre più aperte nei riguardi della fiscalità (considerata una rapina bella e buona), della solidarietà pubblica (usata per legittimare lo strapotere dei politici e dei burocrati), della regolamentazione (giudicata un'aggressione alla libertà contrattuale), dell'ecologia di Stato (colpevole di ostacolare un'oculata gestione dei beni ambientali), ecc. Queste discussioni teoriche, certamente, conoscono pure qualche ricaduta politica, nel senso più ristretto del termine. Il cielo della teoria e il terreno della pratica militante, insomma, finiscono in più di un'occasione per venire a contatto. Una delle prime occasioni di dibattito tra anarchici "tradizionali" e anarco-liberali si ebbe quando su "A - rivista anarchica" apparve una lunga lettera di un giovane libertario bolognese, Guglielmo Piombini, che sul numero di maggio del 1995 argomentò a difesa del mercato e della proprietà privata, giudicati strumenti fondamentali per salvaguardare l'autonomia della società civile e porre solidi argini di fronte alla prepotenza degli apparati di Stato. Fece seguito una risposta di Pietro Adamo e, nei numeri successivi, il dibattito si ampliò, contribuendo a fare venire alla luce molte idee e tradizioni culturali che fino a quel momento non avevano avuto alcuna cittadinanza all'interno della nostra cultura.

    Carlo Lottieri

    http://www.liberidiscegliere.org/2.html

  2. #2
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    il vero liberalismo non crede nella democrazia, o quantomeno la vede molto dubbiosamente...
    il vero liberalismo se ne frega della democrazia (essendo dottrina della libertà e non della decisione), certo non è vero che non la preferisca alla dittatura

    quanto detto nel senso che la democrazia è invariante rispetto al liberalismo, ma non si può dire che la dittatura sia invariante rispetto al liberalismo. Quando meno si può dire che non molte dittature aumentano il tasso di libertà, è piuttosto raro che lo facciano, anche se è astrattamente possibile e concretamente si è anche verificato.

    è poi sicuramente vero che la libertà dei libertari sia in assenza di Stato, ma dobbiamo chiederci se sia preferibile una nazione per consenso (repubblica non statale, dunque) democratica o una dittatoriale

    io preferirei una nazione per consenso monarchico costituzionale piuttosto che una nazione per consenso democratica concertativa o una monarchica tout court, ma c'è chi invece in una nazione per consenso apprezzerebbe solo la repubblica, dunque ai liberali non va opposta la democrazia, piuttosto essa non va guardata come un Dio, cosa che è molto saggia
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  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da il bombarolo Visualizza Messaggio
    il vero liberalismo non crede nella democrazia, o quantomeno la vede molto dubbiosamente...
    Vede dubbiosamente l'istituzione che gli sta dietro (lo Stato) e indirettamente la democrazia parlamentare. In America liberalismo e democrazia sono in sintonia. Anche al livello comunitario si decide (prima o poi lo si deve fare) democraticamente.

    Comunque non si può parlare di veri liberali dato che ci sono varie correnti e non si capisce chi avrebbe il diritto di stilare classifiche.

    L'anarcocapitalismo è un'ideologia nuova e distinta dal liberalismo il quale esiste dai tempi di Locke ampliando col tempo il proprio significato nelle specifiche accezioni e inglobando nuove teorie di libertà.

  4. #4
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    Caro il bombarolo, tu e gli anarcocapitalisti sminuite il grande patrimonio culturale e filosofico racchiuso nel termine "Liberalismo". Affermare che un liberale è un libertarian incoerente significa sostenere che il liberalismo è l'aborto del libertarianismo.

  5. #5
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    liberalismo e libertarismo sono la stessa idea perseguita con differente intensità sulla base del rapporto con altre idee, non sono nè incompatibili nè opposte, come non è incompatibile chi nega l'esistenza dello stato con chi sostiene lo stato minimo, perchè per il 90% del cammino tra lo stato attuale e quella situazione i due saranno indistinguibili
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  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Ronnie Visualizza Messaggio
    liberalismo e libertarismo sono la stessa idea perseguita con differente intensità sulla base del rapporto con altre idee, non sono nè incompatibili nè opposte, come non è incompatibile chi nega l'esistenza dello stato con chi sostiene lo stato minimo, perchè per il 90% del cammino tra lo stato attuale e quella situazione i due saranno indistinguibili
    Quoto. Leggendo il libro di Antonio Martino, "Semplicemente Liberale" si nota come Martino sia un grande estimatore di Nozick, un Libertarian Minarchico. Ne derviva quello che tutti i Liebertarian americani sanno già: ovvero che Libertarian è negli USA cià che Liberale è in Europa. Antoni Martino, Liberale Minarchico sostiene Robert Nozick, Liberale Minarchico. O Libertarian Minarchico. Semplicemente i Liberal americani sono Liberal solo di nome essendo invece dei supidissimi SocialDemocratici ladri di nomi.
    Libertarian=Liberale. Si può essere Libertarian/Liberali, Minarchici o Anarchici. E' solo una differenza di ordine istituzionale e giuridico che separa le cose tra Anarchici e Minarchici. Di certo, sono sicurissimo che un Liberale/Libertarian coerente è Anarchico. Hoppe chiarisce bene questo concetto nel capitolo suggli errori del Liberalismo Classico.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Ronnie Visualizza Messaggio
    il vero liberalismo se ne frega della democrazia (essendo dottrina della libertà e non della decisione), certo non è vero che non la preferisca alla dittatura

    quanto detto nel senso che la democrazia è invariante rispetto al liberalismo, ma non si può dire che la dittatura sia invariante rispetto al liberalismo. Quando meno si può dire che non molte dittature aumentano il tasso di libertà, è piuttosto raro che lo facciano, anche se è astrattamente possibile e concretamente si è anche verificato.

    è poi sicuramente vero che la libertà dei libertari sia in assenza di Stato, ma dobbiamo chiederci se sia preferibile una nazione per consenso (repubblica non statale, dunque) democratica o una dittatoriale

    io preferirei una nazione per consenso monarchico costituzionale piuttosto che una nazione per consenso democratica concertativa o una monarchica tout court, ma c'è chi invece in una nazione per consenso apprezzerebbe solo la repubblica, dunque ai liberali non va opposta la democrazia, piuttosto essa non va guardata come un Dio, cosa che è molto saggia

    Il mio parere è che il liberale per essere tale non ha bisogno del contesto auspicato dai voi anarco-capitalisti, ovvero l' anarchia antistatalista e l' assenza della forma di governo democratica.

    Un liberale e sopratutto un vero governante liberale, coerente con le proprie convinzioni liberali, può plasmare in tale direzione senza difficoltà ciò che lo circonda.

    Non si fa certo scoraggiare.

    Non ha bisogno di trovare una situazione favorevole, sarà lui ad essere flessibile, agile di mente quanto di spirito, pratico, conciliante, illuminato, accorto e premuroso fino al raggiungimento del risultato senza andare troppo più in la dei suoi valori.

    Valori, che non sono le frasi virgolettate prese alle lettera su questo o quel libro polveroso e recitate a memoria come le poesie delle elementari.

    Il pensiero liberale non si fa certo rinchiudere fra due virgolette.

    Non deve seguire dogmi o regole scritte.

    Il pensiero liberale non ha ne padroni ne padri, per questo dall' altro della sua malleabilità e duttibilità può benissimo adattarsi anche a forme come lo stato e la democrazia e quindi portarvici giovamento.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da SuperMario Visualizza Messaggio
    Il mio parere è che il liberale per essere tale non ha bisogno del contesto auspicato dai voi anarco-capitalisti, ovvero l' anarchia antistatalista e l' assenza della forma di governo democratica.

    Un liberale e sopratutto un vero governante liberale, coerente con le proprie convinzioni liberali, può plasmare in tale direzione senza difficoltà ciò che lo circonda.

    Non si fa certo scoraggiare.

    Non ha bisogno di trovare una situazione favorevole, sarà lui ad essere flessibile, agile di mente quanto di spirito, pratico, conciliante, illuminato, accorto e premuroso fino al raggiungimento del risultato senza andare troppo più in la dei suoi valori.

    Valori, che non sono le frasi virgolettate prese alle lettera su questo o quel libro polveroso e recitate a memoria come le poesie delle elementari.

    Il pensiero liberale non si fa certo rinchiudere fra due virgolette.

    Non deve seguire dogmi o regole scritte.

    Il pensiero liberale non ha ne padroni ne padri, per questo dall' altro della sua malleabilità e duttibilità può benissimo adattarsi anche a forme come lo stato e la democrazia e quindi portarvici giovamento.

    Tu confondi il Liberalismo con l'elasticità mentale, la moderazione, la diplomazia, la larghezza di vedute.....scusami ma sbagli....il Liberalismo è una conseguenza del Giusnaturalismo. Il Liberalismo è il metodo che mette i diritti naturali dell'uomo, ovvero la vita, la libertà e la proprietà al di sopra di qualsiasi cosa, stato del cazzo compreso.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da JohnPollock Visualizza Messaggio
    Tu confondi il Liberalismo con l'elasticità mentale, la moderazione, la diplomazia, la larghezza di vedute.....scusami ma sbagli....il Liberalismo è una conseguenza del Giusnaturalismo. Il Liberalismo è il metodo che mette i diritti naturali dell'uomo, ovvero la vita, la libertà e la proprietà al di sopra di qualsiasi cosa, stato del cazzo compreso.
    Mettere al di sopra non vuol dire che tutto quello che stà al di sotto non serva, prima viene l' uomo e quindi la stato plasmato intorno alla libertà dell' uomo.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da SuperMario Visualizza Messaggio
    Mettere al di sopra non vuol dire che tutto quello che stà al di sotto non serva, prima viene l' uomo e quindi la stato plasmato intorno alla libertà dell' uomo.
    Metterli al di sopra vuol dire incentrare i propri sforzi nella loro tutela perché ogni ideale comporta un impegno concreto altrimenti si è solo amanti della retorica.

    Un liberale può dubitare dell'efficacia anarcocapitalista di elevare al grado massimo i tre diritti naturali: vita, libertà e proprietà?

    Io direi di si. Anzi vi dirò che da quando osservo gli anarcocapitalisti mi sono accorto che dei tre diritti naturali sembra che solo la proprietà venga effettivamente rafforzata; ma la libertà dipende dalla proprietà in possesso, mentre la vita bè dipende dal mercato...

    Se questo libertarismo è in realtà una nuova metodologia come comincio a credere a cui potremmo dare il nome di "propertarismo", saremmo dinnanzi ad una evidente spaccatura con il liberalismo che è principalmente una teoria di libertà.

    Tra le correnti liberali volgarmente definite di "sinistra" ma questo vale anche per i liberali classici - anche se con metodi diversi - c'è poi chi si preoccupa non solo di rendere costituzionale la difesa dei tre diritti naturali, ma anche di attuare politiche affinché questi diritti siano effettivi per il maggior numero possibile di individui.

    Allora, tanto per fare un esempio: quelli di "sinistra" faranno leggi che tutelino tutti i soggetti del mercato contro i monopoli, quelli di "destra" investiranno il denaro pubblico nella costruzione e potenziamento di infrastrutture per lo sviluppo commerciale e turistico.

    In breve, il liberalismo è si teoria di libertà e metodo della riduzione dell'interventismo statale, ma quando l'intervento statale danneggia in larga scala i tre diritti naturali, non quando li rafforza o li rende alla portata di quasi tutti.

 

 
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