Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    18 Jul 2009
    Messaggi
    234
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito "Com'è cambiato il cattolicesimo"

    http://www.effedieffe.com/interventi...etro=religione

    Com’è cambiato il cattolicesimo
    Maurizio Blondet
    27/11/2007



    «Dalla neo-scolastica al misticismo nuziale»: così suona il sottotitolo del saggio di un domenicano scozzese, Fergus Kerr, che piace molto agli ambienti protestanti.
    Il titolo è: «Twentieth century catholic theologians», ed è interessante conoscerlo, per vedere chi e come - all'insaputa dei fedeli - ha cambiato la dottrina della Chiesa, al punto che essa ormai tende a trovare dell'«antisemitismo» nei Vangeli.

    La tesi di Kerr, in breve: dopo Pio II, la teologia cattolica ha abbandonato il tentativo di dimostrare la fede con argomenti filosofici, per «mostrare» l'auto-rivelazione di Dio come Amore attraverso testi biblici, come il Cantico dei Cantici.
    L'enciclica di Benedetto XVI «Deus Caritas Est» sarebbe l'esempio compiuto di questo «misticismo nuziale», che deve più all'Antico testamento che al Nuovo.
    La filosofia greca e tomista è stata abbandonata per la Bibbia; abbandonata Atene per Gerusalemme.
    Va detto che, secondo Kerr, ciò che veniva insegnato nei seminari e nella facoltà cattoliche come neo-tomismo aveva poco a che vedere con il vero Tommaso d'Aquino.
    Era invece il tomismo insegnato da Francisco Suarez, gesuita del 16mo secolo.
    Il problema di padre Suarez era di contrastare il «sola fide» dei protestanti - che vuol dire non solo che «soltanto» la fede salva, ma che Dio è inconoscibile e va creduto per fede.
    Contro questo irrazionalismo, propagò una filosofia tomistico-raziocinante che, secondo i critici, ha fatto da terreno di cultura al razionalismo illuminista ed ateo di due secoli dopo.

    E' stato von Balthasar a criticare Suarez: il gesuita spagnolesco, dice, fa dell'Essere il principio univoco e neutro che sta oltre Dio e il mondo.
    Ma così, Dio diventa «soggetto all'Essere», alla stregua di ogni altra cosa, animale, vegetale o minerale.
    Da qui al meccanicismo scientista del 18mo secolo, il passo è breve.
    D'altra parte, se l'Essere è superiore a Dio, diventa ovvio per il filosofo investigare l'Essere anziché ascoltare la rivelazione divina.
    Ed infatti è proprio quello che fa o cerca di fare Heidegger, nato cattolico e allevato al «tomismo di segatura» (così definì von Balthasar la dottrina che Leone XIII rese filosofia ufficiale della Chiesa): dunque ecco lo sbocco in un altro irrazionalismo oscuro e un po' «nazista»….

    Dico subito che secondo me, c'è del vero in questa critica.
    San Tommaso d'Aquino non va letto come un raziocinante aristotelico, quasi un pre-illuminista: va letto «insieme» al Beato Angelico, nella luce dorata di questo pittore credente, che è la luce del Medio Evo, la luce d'oro dell'Annunciazione, della gloria, della grazia e dell'amore.
    Il protestante da cui traggo le notizie cita, come esempio della distorsione a cui ha condotto il tomismo ossificato, la definizione di «legge naturale» come appare nella Enciclopedia Cattolica del 1911: «Quegli istinti ed emozioni comuni all'uomo e all'animale, come l'istinto di auto-conservazione e l'amore per la prole».

    Se la citazione è esatta, è un errore spaventoso.
    Che confonde le «leggi di natura» biologiche col «diritto naturale».
    Perché è di «diritto naturale» che parla San Tommaso, non di biologia.
    Egli non aveva l'idea moderna, scientistica, della «natura».
    Per lui, con diritto naturale non intende degli «istinti», ma leggi scritte nel cuore di ogni uomo perché consone alla sua «natura»: e la «natura umana» non è zoologica, essendo l'uomo la sola creatura chiamata a trascendersi, a vincere la propria animalità per approdare al Paradiso cui è destinato «naturalmente».
    Come disse Dante, l'uomo è una crisalide che deve diventare «angelica farfalla», e non per evoluzione biologico-meccanica, ma per atto di volontà, responsabilità e amore.
    Passando per «la porta stretta» e correndo, con la sua libertà, il rischio estremo, la perdita dell'anima.
    In questo senso, per San Tommaso, le leggi dello Stato devono adeguarsi al «diritto naturale»: non imposizioni arbitrarie, ma rispettose e ausiliarie della «natura» sopramondana dell'uomo, e agevolatrici della sua vocazione eterna.
    Se davvero nella Chiesa si è inteso per legge naturale gli istinti che ci fanno simili ad una tigre o ad una cavalla (l'amore della prole, l'istinto di conservazione) si capisce perché la Chiesa sia così debole di fronte allo scientismo, fino al punto di abbracciare fiocamente l'evoluzionismo darwiniano («L'evoluzione è un fatto», Giovanni Paolo II: in realtà, è un «fatto» che non riescono a dimostrare).

    Ma la «soluzione» trovata, e che padre Kerr esalta - ossia la reimmersione di Cristo nel giudaismo, nella fumosa «mistica nuziale» - che odore manda?
    Per padre Kerr, a promuovere il nuovo orientamento che ha spacciato la neo-scolastica sono stati Henry De Lubac e il già citato von Balthasar: a lungo «perseguitati», a cui «fu proibito l'insegnamento», ed oggi considerati «i più grandi teologi cattolici del ventesimo secolo».
    Confesso una parzialità e simpatia per De Lubac, in quanto grande e rigoroso studioso del buddhismo: in quanto tale, non so quanto davvero abbia portato la Chiesa all'attuale egemonia giudaizzante, essendo la Torah il contrario del Buddha.
    Ma non ho letto tutto.
    Quanto a von Balthasar, è un altro discorso.
    Egli stesso racconta come la nozione di «misticismo nuziale» gli fosse venuta dalle ventennali discussioni nelle birrerie di Basilea con il luterano Karl Barth.
    E Barth a sua volta deve la sua visione biblica all'influenza profondissima che ebbe su di lui il rabbino Franz Rosenzweig, per non parlare dell'ebreo Martin Buber, riscopritore del cosiddetto «misticismo ebraico» degli hassidici, i cui «maestri» erano stimati per atti sessuali orgiastici, tratti probabilmente meno dal Cantico dei Cantici che dalla setta contadina russa dei Khlisti, che si accoppiavano nei campi in culti di fecondità, e da cui discende Rasputin.
    Anche quello un misticismo nuziale, sui generis.

    Ma tra gli ispiratori di Von Balthasar, è impossibile tacere della sua «ispiratrice», la «mistica» e «veggente» Adrienne Von Speyr.
    Questa signora, due tentativi di suicidio e due mariti, malata e medico, in uno dei ricoveri conobbe «von Balthasar, presentatogli da un amico, che si prestò subito a stenografare i suoi 'dettati' dei suoi fenomeni mistici, convintosi dell'autenticità di essi, e che la Speyr, e lui stesso, la vide come una missione ecclesiale, al servizio della quale egli doveva porsi.
    Da allora, von Bathasar parlò sempre di Lei come sua maestra, tanto da scrivere che l'opera di lei 'mi appare molto più importante della mia'. Ebbe, così, inizio, tra loro, una collaborazione durata 27 anni, in cui fondarono un Istituto secolare: 'Comunità San Giovanni', un casa editrice e una teologia cattolica, nel senso più ampio del termine.
    Il suo secondo marito fu Werner Kaegi, professore, prima, di storia e filosofia, e poi Rettore dell'Università di Basilea. La Signora prendeva con lui il thé, mentre il caffè, Lei lo beveva solo con von Balthasar. A tavola, il pollo lo lasciava tagliare al marito, benché fosse un intellettuale proveniente da una famiglia che teneva rapporti d'amicizia e di studio con intellettuali di mezzo continente»…
    Sto citando, come capite, un articolo che appare sul sito Chiesa Viva.
    Da cui ricavo altre notizie curiose, ancorchè note agli addetti ai lavori.
    Il settimanale della diocesi di Pordenone, «Il Popolo» (16 agosto 1992), pubblicò una lunga intervista con i ricordi di due sorelle friulane, Anna e Lina Pignat, che erano state collaboratrici domestiche in casa della mistica Adrienne per ben 12 anni, dal 1949 al 1961.
    Ma anche l'«Avvenire», il giorno di ferragosto 1992, pubblicò un'intervista di Gabriella Sartori su Urs von Baltaasar nel ricordo delle due sorelle.

    Ebbene, le due governanti descrivono lo strano ménage a tre che la mistica aveva organizzato attorno a sé.
    «In quella casa viveva anche l'ex gesuita Urs von Balthaasar, assieme al secondo marito della Adrienne. La 'Signora' dormiva in una camera, mentre il marito (professore e Rettore d'Università) dormiva in un'altra. Ed era con von Balthasar che Adrienne andava in vacanza, mentre il marito, il secondo, doveva andarsene altrove».
    Il giudizio delle due sorelle sulla von Speyr fu, in generale questo: «non che fosse cattiva, questo no!..», ma la sorella Anna, invece, dissentiva «rumorosamente»!
    Da entrambe, comunque, risultava che la Adrienne era tutt'altro che una «mistica», e che anche von Balthasar era tutt'altro che quello che veniva presentato sulla stampa!
    Sempre intervistando sui «fenomeni mistici» di Adrienne, Lina sorrideva con compatimento.
    «Ma cosa dice mai!... Ho letto anch'io, sì, su libri e lettere che continuo a ricevere dalla Svizzera, questa storia della 'mistica'... e non mi piace niente! Perché scrivere tante stupidaggini?...
    La 'Signora' non era affatto di chiesa!... Ma lo sa che andava a Messa solo due volte l'anno, a Natale e Pasqua?... Sì, era intelligentissima, non dico di no, e bravissima, non lo metto in dubbio; sapeva far di tutto, in ambulatorio, in ospedale, dove la chiamavano a consulto per i casi più difficili…; sapeva scrivere, leggere, ricamare, far la maglia…, ma religione, niente, creda a me!... Sa come l'ho sempre definita? La 'SIGNORA IO!' che voleva sempre star sopra, e comandare sempre a tutti!».

    Sì, aveva anche una bontà naturale, che le faceva scrivere bigliettini, ad uno per uno, anche al personale di servizio che aveva; bigliettini in cui emergeva l'amicizia e la riconoscenza.
    Invitava a casa anche i suoi studenti d'università, facendo preparare per loro tartine e vino bianco, tenendoli lì a trascorrere serate allegre.
    C'erano anche ospiti frequenti, gente di fama!
    A parte i suoi due figliastri, figli di Durr, il primo marito, (il loro nonno, Adolf Baumagteber, era amico di Nietsche!), Karl Barth, il fratello teologo Henry; Hugo Tahner, Henri de Lubac, Gabriel Marcel, e tanti altri, come Romano Guardini, un prete di origine veneta, professore d'Università di Munchen, che diceva Messa solo una volta la settimana.
    Un giorno, la signorina Lina si sentì dire da monsingor Guardini: «Lina, lo sa che sono un prete?...».
    Allora, Lina, che non s'era mai accorta, prima, disse: «Davvero?... ma allora, come mai non dice Messa tutti i giorni?».
    E Lui: «Noi preti siamo obbligati a dirla solo una volta la settimana... a me, basta!».

    Continuando l'intervista, Lina disse: «La 'SIGNORA IO', poi, ogni giorno, come dessert, a tavola, voleva che le si preparasse 'creme-caramelle', budini, gelato, a chili, ma senza zucchero (perché Lei aveva il diabete) e pani di burro con le acciughe sott'olio. Come si vede, era tutta roba a Lei proibita, appunto perché diabetica, per cui, dopo i pasti, si doveva correre per farle iniezioni e così rimetterla in sesto!... ma intanto ingrassava a dismisura, sì da stentare assai a fare le scale, e dovette lasciare, poi, per questo, anche di praticare l'ambulatorio».
    E continuò: «La 'SIGNORA IO' si abbandonava spesso all'ira; se non trovava tutto in ordine, erano dolori... roba da far tremare le vene e i polsi!... E via via!...
    In casa, von Balthasar appariva come un "cavalier servente", a tempo pieno, della Speyr, quasi un plagiato o stregato […] durante una vacanza al mare, si fece fotografare mente guardava Lei in un modo che... è bene non dire!
    La signorina Lina, narrandomi di questa vacanza al mare e dei loro "rapporti" in spiaggia, alzando gli occhi in alto, disse: "Povero Herr Doctor, dove s'è perso! E aggiunse: Io credo che la 'SIGNORA' lo ha come 'insingannà' "»! (E' un termine dialettale veneto che significa: plagiato, soggiogato!) .

    D'accordo, è la testimonianza di due governanti.
    Ma in una causa di beatificazione, avrebbero un peso schiacciante.
    Vivace il racconto, pieno di buon senso, di queste due donne del popolo: quella veggente obesa per ghiottoneria, la irascibile «Signora-Io» che a Messa ci andava a Pasqua e Natale, quel Romano Guardini prete, a cui bastava dire Messa una volta la settimana: grande intellettuale, ma un tantino poco eucaristico.
    Non proprio figure di santità.

    Tutto ciò ricorda - anche se in modo meno malefico - la «mistica unione» che il cattolicissimo Lèon Bloy ebbe con la bella prostituta dai capelli rossi, Anne Marie Roulè, che egli tolse dalla strada per riscattarla e con cui (naturalmente) finì a letto, in infocate «nuzialità» erotico-mistiche. Durante le quali la bella, abitata da «voci» e «visioni», annunciava a Bloy il prossimo avvento del Paraclito, del Liberatore: e la figura di tale Liberatore tendeva a confondersi con il Liberatore primo da ogni legge, quello che annunciò ai disobbedienti «Voi sarete come Dèi».
    Difatti, Bloy elaborò da quelle mistiche sedute la teologia che appare poi ne «Dagli Ebrei la salvezza»: come i giudei rifiutarono Cristo, la seconda Persona, così la Chiesa cattolica - profetava Bloy in Roulè - rigetterà e odierà la Terza Persona quando essa si manifesterà nel mondo, perché il Paraclito altri non sarà che Lucifer…
    La veggente finì poi in manicomio.
    Ho raccontato questo episodio nel mio «Adelphi della dissoluzione», perché naturalmente è stata la Adelphi a pubblicare in Italia il libro luciferino di Bloy.
    Aggiungo solo che Lèon Bloy ha ispirato Maritain, un altro «pensatore cattolico» che ha parecchio influenzato la Chiesa clericale e pontificale.
    Che dire?

    Bellissima la riscoperta di Dio non già come «Essere» ma come «Amore», il che implica l'abbandono del Dio dei filosofi greci per il Dio del Cantico dei Cantici.
    Ma se la scoperta della «nuzialità mistica» avvenne in casa di Adrienne e nelle birrerie con Karl Barth, c'è da porsi qualche domanda sulla qualità igienica di quelle fonti di sapienza.
    D'altronde il rabbino Rosenzweig già citato, che tanto influì sul teologo protestante sullodato, studiò a fondo e commentò «l'esperienza umana dell'amore come descritta nella Torah», e specialmente nel Cantico dei Cantici: e qui va sottolineato «amore umano».
    Le opere di Rosenzweig non sono altro che una glossa e una parafrasi in prosa del testo poetico testamentario.
    Da cui il rabbino ricava questa lezione: Dio rivela la sua distinzione dalla creazione «compiendo un atto d'amore che è continuamente rinnovato e perennemente momentaneo, sicchè non può essere compreso come un fatto».
    Il che può far dire al savio anziano di Sion che «l'amore [di Dio] non è un attributo, ma un evento».
    Se ben capisco - posso sbagliare - Rosenzweig pone così l'assoluta inconoscibilità di Dio.
    Il quale si manifesterebbe solo in una «performance amorosa» continuamente rinnovata, che è «un evento».
    Tutto ciò che possiamo intravvedere di Dio è l'evento, che spero Rosenzweig non abbia voluto concepire come un coito «umano» continuamente rinnovato, ma temo di sì: ricorda alquanto certe vie tantriche della Mano Sinistra, e certe predilezioni hassidiche.
    Dopotutto, anche i seguaci di Sabbatai Zevi proclamavano che dal momento che il Messia era venuto nel mondo, ogni legge era abolita, soprattutto i divieti sessuali: «Non c'è più divieto d'incesto».
    (Di questo ho parlato nel mio «Cronache dell'Anticristo»).

    Proviamo a ricordare cosa dice (o diceva) la dottrina cattolica.
    Che l'Amore di Dio non è un evento, ma un attributo di Dio - anzi il suo massimo attributo, la sua «natura» stessa - lo ha recentemente riconfermato santa Faustina Kovalska.
    Che poi tale Amore abbia nulla in comune con le performances sessuali hassidiche, lo disse Gesù: «Non c'è amore più grande di colui che dà la vita per gli amici».
    Insegnò anche che arrivato il Messia, della legge (morale) non cambia «uno iota», mentre tutte le supposte leggi rabbiniche (il sabato, i cibi proibiti) sono precetti di uomini.
    Disse che nel Regno dei Cieli «non si sposa né si è sposati».
    Mi sembra anche di ricordare che la Chiesa non riduceva la fede alla biblicità - essendo comprensiva della grecità e della romanità - né la Bibbia al Cantico dei Cantici.
    Questo poema erotico - anzi - veniva trattato con le molle dai buoni parroci, che mai si stancavano di additarne (con molti sforzi acrobatici) il senso metaforico e spirituale.
    Ma tutto ciò è superato a von Balthazar, ad Adrienne la mistica sovrappeso, e a Romano Guardini a cui bastava e avanzava evocare la presenza reale di Cristo la domenica.
    Von Balthasar era gesuita.
    Deve aver dimenticato le lezioni gesuitiche sulla «discriminazione degli spiriti», e l'asciutta critica delle «voci» e «rivelazioni» che ne nasce; del resto abbandonò l'ordine a 45 anni.

    Certo, il tomismo ossificato e razionalista dell'onesto padre Suarez - così poco utilizzabile, lo ammetto - avrebbe potuto essergli di qualche utilità.
    Con questo non voglio insinuare che si tratti qui del giorno predetto da San Paolo: «Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire cose nuove gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla Verità per volgersi alle favole» (confronta 2Tim 4,3-4).
    Non conosco abbastanza la profondissima sapienza di von Balthazar, a cui la Chiesa tanto deve, per giudicare.
    Né sulla «nuzialità mistica» posso farmi teologo.
    Sono solo un giornalista.
    Terra terra, come le simpatiche governanti di Adrienne von Speyr.
    Uno, a dirla tutta, che di un teologo si fida in proporzione alla santità, e magari castità, che manifesta nella sua vita di cristiano comune.
    Tendo a credere, ad esempio, che Padre Pio fosse un ottimo teologo, meglio di von Balthazar: sicuramente per il mio semplicismo.

    Per questo, aspetto che proceda la causa di beatificazione di von Balthazar, di Adrienne, di Romano Guardini.
    Fino ad allora, mi astengo dall'abbracciare in toto la teologia nuova della «nuzialità mistica». Attendiamo chiarimenti.

    Maurizio Blondet


    Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    18 Jul 2009
    Messaggi
    234
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Risposta a padre Kerr

    Risposta a padre Kerr
    Luigi Copertino
    28/11/2007
    Statua di San Tommaso d'Aquino

    L'articolo di Maurizio Blondet «Com'é cambiato il cattolicesimo» merita un'attenta riflessione a beneficio di tutti gli utenti del sito.
    Si tratta certamente di un importante articolo, in particolare per quanto riguarda la smitizzazione di certi mostri sacri della cosiddetta Nouvelle Theologie, come von Balthasar.

    In effetti von Balthassar, De Lubac, Rahner e soci hanno subito l'influsso di quella che Ennio Innocenti chiama magistralmente «gnosi spuria» e, per tale tramite, del cabalismo e del talmudismo (si veda in proposito l'opera di Julio Meinvielle «Influsso dello gnosticismo ebraico in ambiente cristiano», Sacra Fraternitas Aurigarum in Urbe, Roma, 1995).
    Questo spiega anche i rapporti tra von Balthasar ed il rabbino Franz Rosenzweig, mediatore Karl Barth.
    Certo, con questo non si vuol assolutamente negare quanto di cattolico sussista nel pensiero di tali neo-teologi: e non è poco.
    Tuttavia l'inquinamento gnostico vi è stato.

    Ci pare di capire che Blondet condivida, almeno in parte, la critica del domenicano Fergus Kerr al tomismo (e pensare che San Tommaso era domenicano!).
    Da quanto Blondet ne riferisce, qualcosa non quadra nella critica dell'opera di padre Kerr.
    Va osservato innanzitutto che se è vero che il neo-tomismo inaugurato da Leone XIII è in parte scivolato verso chiusure razionaliste, in quanto ha risentito per opposizione del positivismo ottocentesco, non credo si possa imputare né all'Aquinate né al Suarez la responsabilità di tale scivolamento, che è invece tutta da attribuire a quella epocale «perdita del Centro» o, se si vuole, «dell'Alto» che ha finito per contagiare anche i teologi neo-tomisti.
    Non a caso, il maggior tomista del XX secolo, padre Cornelio Fabro, ha reagito proprio contro questa perdita dell'originaria metafisica della Trascendenza che aveva contaminato anche la
    neo-scolastica.

    Del tutto giustamente Blondet ha ricordato che il pensiero di San Tommaso d'Aquino è assolutamente aperto all'orizzonte trascendente della Metafisica tradizionale.
    Infatti l'Aquinate non è un aristotelico sic et simpliciter, avendo tra le sue fonti non solo lo stagirita ma anche Sant'Agostino e lo Pseudo-Dionigi Aeropagita.
    E' un pensiero, quello dell'Aquinate, che, come ha ben sottolineato Blondet, trova il suo corrispondente pittorico nel Beato Angelico, con i suoi colori «metafisici», dall'oro all'azzurro, ad evidenziare la Grazia che scende dall'Alto.

    Non è possibile, però, a nostro giudizio, dire (e Blondet giustamente non l'ha detto) che Suarez e la seconda scolastica del XVI secolo siano in rottura con il pensiero dell'Aquinate.
    Come ha, del tutto correttamente, osservato Blondet, Suarez, stretto dalla necessità epocale di chiarificare il senso cattolico della dottrina della giustificazione, scossa dall'eresia luterana, ha certamente accentuato alcuni aspetti del pensiero tomista a scapito di altri.
    Così facendo Suarez ha senza dubbio rischiato uno «sbilanciamento» rispetto all'equilibrio teologico dell'Aquinate ma non si può affermare che sia finito fuori strada.
    Suarez, nell'opporre con fermezza all'irrazionalismo luterano del «sola fides» il realismo tomista del «Gratia naturam supponit, non tollit sed perficit», ha forse calcato un po' troppo la mano sulla natura a discapito della Grazia, impelagandosi eccessivamente, come i successivi neo-scolastici del XIX secolo, nella sfera del «razionale» e perdendo un po' di vista, ma mai del tutto, il Mistero che, per l'Aquinate, pur essendo al di là della ragione, deputata quest'ultima in primo luogo ai «preambula Fidei», non è però ad essa contrario ed è da essa in parte conoscibile.

    Alla teologia dell'Aquinate si ispirò Dante: la sua guida Virgilio, che rappresenta la ragione, esaltata dalla filosofia greca e dal diritto di Roma, deve fermarsi all'ingresso del Paradiso, non potendo andare oltre perché per oltrepassare la soglia del Mistero necessita l'intervento della Grazia divina rappresentata dalla Donna ossia Beatrice.
    Non si dica che Virgilio non poteva, per Dante, accedere al Paradiso perché pagano non battezzato, in quanto è di fede cattolica che Cristo scendendo agli inferi liberò tutti i giusti, anche quelli pagani, vissuti prima di Lui: Virgilio rappresenta la Ragione che giunge alla conoscenza naturale di Dio ma che abbisogna della Grazia soprannaturale per accedere, oltre se stessa (attenzione: non contro sé stessa), al Mistero.

    Non so come von Balthasar abbia preso un tale granchio, ma Suarez non ha mai proclamato gnosticamente un «Essere» superiore a Dio.
    Come nell'Aquinate, anche in Suarez Dio non è un predicato o un oggetto che deriva da un
    «Sovra-Essere» ma è l'Essere per essenza ed è per questo che Egli è al tempo stesso Amore (Deus Caritas est).
    L'idea, di matrice gnostica, dell'essere come «preceduto» da un «sovra-essere», dal quale deriva per «decadimento» dall'originaria indistinzione, è invece - guardacaso - propria di Heidegger.
    Per il filosofo tedesco, infatti, l'Essere, lungi dal rivelarsi come Dio personale, è soltanto Vuoto abissale che produce, per emanazione o frammentazione («gettità» egli diceva), l'esistenza del mondo, il quale ultimo, pertanto, è di per sé negativo.

    Il mondo è in Heidegger, come negli antichi gnostici, una prigione nella quale l'uomo, per l'appunto «gettato» in esso, conduce la sua dolorosa esistenza (non è un caso che i neocon, allievi di Leo Struass, che fu influenzato anche da Heidegger, sono i sostenitori del non senso della vita da riempire illusoriamente con i miti della religione civile e di un messianismo «ateo» per governare e mobilitare le masse che di quei miti hanno bisogno come i bambini delle favole: è l'ateismo devoto che tanto piace anche a molta destra cattolica di oggi).
    Per Heidegger, in fondo, l'esistenza è, nichilisticamente, da sopprimere per ritrovare, nella negazione dell'«essere», il Sovra-Essente ovvero l'Abisso Originario.

    Nella critica di padre Kerr c'è, a ben vedere, un subdolo trucco: si esalta, contro l'Aquinate ed il tomismo, la radice gnostica, di tipo cabalista, dalla quale dipende molta della Nouvelle Theologie, additando tale radice come la soluzione per superare il presunto razionalismo tomista responsabile della «ellenizzazione» della fede ebraico-cristiana (proprio quella ellenizzazione che Benedetto XVI, a Ratisbona, ha al contrario ritenuto provvidenziale perché in Cristo si sono incontrate definitivamente, secondo un preciso disegno divino, Gerusalemme ed Atene/Roma).

    Non solo, ma - se è così - padre Kerr è costretto a rovesciare anche l'imputazione delle responsabilità delle tragedie del XX secolo, addebitando al cattolicesimo ciò che invece è essenzialmente e storicamente da addebitarsi al nocciolo «gnostico-esoterico» della modernità.
    Infatti, come Blondet non ha mancato di notare, padre Kerr, prendendo a pretesto il giovanile e passeggero tomismo di Heidegger (senza però spiegare che egli non solo fraintese la filosofia dell'Aquinate ma abbandonò ben presto il realismo tomista per l'idealismo kantiano-hegeliano prima di approdare al suo esistenzialismo nichilista), imputa in sostanza a Suarez ed, in ultima analisi, all'Aquinate la genesi dell'irrazionalismo neopagano del nazismo, in modo da accollare alla Chiesa «reazionaria», controriformista e «medioevale» la barbarie del cosiddetto olocausto, supremo sacrificio dell'Israele talmudico: vero Messia Collettivo che (e si suppone il Kerr ne gioisca) ha definitivamente sostituito, anche nella teologia neo-cattolica, l'«inutile illusione» del Sacrificio della Croce.

    E' il più plateale rovesciamento della realtà spirituale e storica: i sinedriti, mediante l'«olocausto», salgono sulla Croce spodestandovi Cristo che, nella Chiesa posta sul banco degli imputati del tribunale della storia, inscenato a Norimberga, diventa il «deicida».
    Sappiamo, tuttavia, chi è il «padre della menzogna, omicida sin dall'inizio».
    Tutto questo è, del resto, in perfetta linea con il progressismo reazionario della scuola di Francoforte (Adorno, Horkheimer, Habermas, Marcuse).
    In tal modo, inchiodata la «cattiva» Chiesa preconciliare alle sue connivenze con la follia nazista (magari con tanto di cagnara sui presunti silenzi di Pio XII, il «Papa di Hitler»), la strada rimane aperta, apertissima, all'ingresso trionfale della gnosi spuria, nella sua forma cabalista, nell'ambito della teologia cattolica (si veda, ad esempio, quanto sostiene alle pagine 58-60 del suo libro «Inquietudini della Trascendenza», Morcellania, Brescia, 2005, Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, di formazione rahneriana, nel tentativo, alquanto maldestro, di accreditare in termini tomisti la dottrina cabalista dello «zim zum», ossia della contrazione-espansione della divinità, sorvolando con superficialità sul fatto che tale dottrina è emanazionista e sostiene che il mondo non è il frutto di un Atto di Amore creativo di Dio, che partecipa l'Essere alle sue creature traendole dal nulla, ma sarebbe il risultato della contrazione-esilio, dallo spazio cosmico, di Dio, che rende possibile l'apparire della creatura; con la conseguenza, pur vista dal Forte, egli infatti non nega la eterodossia di tale dottrina persino per il giudaismo talmudico, che laddove c'è Dio non può esserci la creatura, e viceversa, essendo Dio, in tale prospettiva, l'anticreatura, e dunque anche l'anti-uomo, e la creatura, dunque anche l'uomo, l'anti-Dio).

    Per quanto riguarda, poi, il Cantico dei Cantici, un libro veterotestamentario già molto ellenistico e poco «giudaico», la lettura che padre Kerr, con tutta la Nouvelle Theologie, tende a darvi non è affatto, ci sembra, quella di una «mistica nuziale», perché se così fosse sarebbe invece conforme alla Tradizione cattolica, ma è di tipo erotico-androgino, rivelando anche qui l'origine gnostico-spuria di tale esegesi.
    Il Cantico dei Cantici esalta l'amore, ad un tempo «verticale» e paritario, tra l'uomo e la donna come immagine archetipica dell'Amore mistico, sempre «verticale» e non paritario, tra Dio e l'uomo.
    Per comprendere qualcosa dell'Amore tra Dio e l'uomo, secondo la mistica cattolica, si leggano le opere, in particolare «Il Castello interiore», di Santa Teresa d'Avila, dottore della Chiesa.
    La neo-teologia, esaltata da padre Kerr, invece legge quel libro dell'Antico Testamento in modo analogo al «mito dell'androgino».
    Mito che, si badi bene, Platone, per spiegare l'attrazione erotica, aveva desunto dall'antica religiosità panteista imperniata sul tema del «doppio contrario», maschio-femmina, arcaicamente rappresentato nelle figure mitologiche delle «deità copulanti», dalla coppia «Purusha-Prakriti» a quella «Yin-Yang», dalla coppia egizia «Iside-Osiride» alle varie coppie divine nei pantheon pagani presso le popolazioni più disparate.

    Il tema mitologico del «doppio contrario» spiega la «manifestazione» nei termini di una dinamica emanazionista tra opposte polarità, dialetticamente complementari, scaturenti, per una «caduca cosmica primordiale» o per l'intervento di un «malvagio demiurgo» inteso come «dio minore», dalla comune, originaria, unità divina impersonale e senza distinzioni.
    La lettura «androgina» che la neo-teologia fa, silenziosamente, del Cantico dei Cantici non è un, comunque impossibile, ritorno, in polemica con il presunto razionalismo cattolico preconciliare, all'Antico Testamento, ossia a Gerusalemme con l'abbandono di Atene e Roma, quanto piuttosto è un attingere alla equivoca ed ambigua «mistica» gnostica.
    ci sembra, in conclusione, che, stando all' articolo di Blondet, tutta l'operazione di padre Kerr consista nel falsificare, per squalificarla, la tradizionale teologia cattolica, agostiniana, tomista, suareziana, allo scopo di accreditare, come soluzione della crisi ecclesiale in atto, la gnosi spuria che della crisi di fede della Chiesa è, invece, la causa prima.

    Luigi Copertino




    Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 32
    Ultimo Messaggio: 20-02-19, 07:00
  2. Risposte: 42
    Ultimo Messaggio: 18-03-06, 21:48
  3. Il cattolicesimo antico è diverso da quello "presunto" tradizionalista o modernista
    Di Ichthys nel forum La Filosofia e il Pensiero Occidentale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 08-01-04, 12:38
  4. Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 02-07-03, 14:04
  5. Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 02-03-03, 03:32

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito