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Fica è un termine volgare di lingua italiana e di uso comune impiegato in alcune regioni per indicare l'apparato genitale femminile esterno. Nelle regioni settentrionali dell'Italia e in Svizzera nel Canton Ticino è diffusa la dizione "figa".
Il corrispettivo usato nel mondo anglosassone è quello di Cunt mentre in lingua francese è restituito con il lemma Chatte: letteralmente, gatta.
Il termine viene dal tardo latino fica come femminile di ficus, l'albero del fico (ficus carica), che in latino è declinato al femminile. Il significato osceno era già presente nella parola greca (συκον) sykon che appunto significa fico. Si tratterebbe quindi di un calco che dal greco è passato alla lingua italiana tramite il tardo latino.
Fra le centinaia di definizioni locali, dialettali e regionali è probabilmente l'unica ad essere entrata di diritto nell'italiano corrente, anche nella variante figa.
Il corrispondente termine maschile è cazzo, esito di un'analoga selezione fra le definizioni locali, dialettali e regionali.
Come gli altri sinonimi, il suo significato è traslato da un termine di uso corrente (solitamente un nome di animale - mammifero, uccello o pesce - o vegetale). Il termine fica (o figa) deriva da una pianta e da un frutto, noto in italiano come fico e, nei diversi dialetti, come fica, figar, ecc.
Il termine fa parte di uno dei filoni principali della letteratura - a volte anche alta - e dello scrivere tipico della goliardia.
Numerose sono le opere letterarie parodiate: la più famosa di tutte rimane Ifigonia in Culide. Conosciute anche - nella costruzione di acronimi di pura invenzione - le sigle Federazione Italiana Giovani Atleti; Federazione Italiana Giovani Artisti, Federazione Italiana Ginnastica Artistica e Federazione Italiana Giovani Agricoltori
L'acronimo FICA è usato in inglese con significati plurimi, tra i quali si ricorda: Federal Insurance Contributions Act[1]; un tipo di antenna per cellulari chiamata Folded Inverted Conformal Antenna[2].
La letteratura [modifica]
Il termine appare in letteratura sin dal Medioevo, sia nella forma fica sia in quella figa. Franco Sacchetti, scrittore e mercante fiorentino anche se nato nella Repubblica di Ragusa usò il termine nella raccolta Trecentonovelle scritta in Toscana intorno al 1390.
Nella forma più diffusa, il primo uso è dovuto probabilmente a Pietro Aretino che lo adottò nella commedia Il Marescalco del 1533. Il termine fu usato da Pedante alla fine del terzo atto.
Dante apre il venticinquesimo canto della Divina commedia (Inferno, versi 1-3) con i seguenti versi:
« Al fine de le sue parole il ladro / le mani alzò con amendue le fiche, /gridando: "Togli, Dio, ch'a te le squadro!". »
(riferendosi ad un gesto di scherno ancora utilizzato in alcune culture che prevede la chiusura del pugno con il pollice frapposto tra indice e medio, ad imitare appunto l'aspetto di una vulva).
Un grande utilizzatore del termine fu il poeta e scrittore vernacolare Giuseppe Gioachino Belli, dove la terzina più nota è la finale del sonetto Er Lavore:
« Va' in paradiso si cce so mminchioni!' / Le sante sce se gratteno la fica, /E li santi l'uscello e li cojjoni. »http://it.wikipedia.org/wiki/Fica


Io dico sempre fica, però anche figa mi garba


Io dico piu spesso figa, qualche volta fica, pero' fregna trovo sia la piu piccante
Carino anche gnocca, la meno volgare![]()