BILANCIO 2008| Il Pd protesta: interventi tardivi. La Uil: dov’è la concertazione?
Vendola alla maggioranza
«aumento tasse inevitabile»
Vertice coi consiglieri regionali sul ripiano del disavanzo di 195 milioni nelle Asl. Pressing sul governo per ottenere la diluizione in 3 anni: si va verso Irpef, Irap e benzina più care
I CONTI DELLA PUGLIA
MANOVRA FISCALE PER IL DEFICIT SANITÀ
l BARI. Il presidente della Puglia Nichi Vendola chiama la maggioranza a fare quadrato sull’intervento fiscale necessario a far quadrare i conti della sanità. E, in vista dell’approvazione della bozza di Bilancio (oggi da parte della giunta regionale), ottiene dai gruppi consiliari l’assenso ad andare avanti sul percorso di rientro dal deficit sanitario previsto, coi ritocchi all’Irpef, all’Irap e all’addizionale sulla benzina. Una stangata, ha chiarito, inevitabile se il governo non si decide a concedere con un emendamento alla Finanziaria la diluizione del deficit in tre anni. Ma dal Pd sono anche arrivati i «paletti»: il governo - dicono - deve migliorare il controllo della spesa sanitaria e decidersi ad intervenire prima dell’inevitabile appuntamento di fine anno col Bilancio.
Ieri, cifre alla mano, l’assessore al Bilancio Francesco Saponaroha fatto capire a chiare lettere che non c’è via di scampo: da Palazzo Chigi non fanno ancora sapere nulla sulla diluizione del deficit - che consentirebbe alla Puglia di spalmarlo in tre anni e affrontare nel 2008 un «rosso» di 65 milioni - e il rischio è che, in assenza di misure, intervenga d’ufficio il governo, imponendo l’aumento del ticket.
Non solo, il barile delle casse della Regione è stato rastrellato a dovere (tagli a tutti gli assessorati per ridurre da 693 a 618 milioni le uscite per il 2008) e le maglie in cui muoversi (coi mutui da pagare) sono troppo strette per evitare l’aumento delle tasse. Vendola è andato giù pesante, forte anche del nuovo corso ingaggiato dalla sinistra nazionale col governo Prodi: daremo battaglia, avrebbe assicurato alla maggioranza, se non ci daranno ciò che ci spetta, ma nel frattempo non possiamo che andare avanti al netto dei possibili «aiuti». E l’Unione, che l’anno scorso convinse il governatore ad andare all’e s e rc i z i o provvisorio per evitare l’aumento Irpef, non ha potuto che constatare quanto sia vicino il rischio di presentarsi agli elettori di primavera con molte cartucce in meno. L’a s s e s s o re alla Salute Alberto Tedesco, dal canto suo, ha spiegato quanto la Puglia (regione «non canaglia») risulti penalizzata, proprio per non aver sforato il 7%, dalla ripartizione del fondo nazionale.
Le ipotesi in campo, per ora, restano «soft»: un ritocco dello 0,2% sul terzo scaglione Irpef (oltre i 28mila euro), uno dello 0,5% sull’Irap (da 4,25% al 4,75%) e un aumento di 2,5 centesimi sull’addizionale sulla benzina.
Ma quanto basta per fa riscaldare gli animi. «Avremmo preferito - dice senza mezzi termini Dario Stef à n o, capogruppo della Margherita - che ci fosse stata prima una verifica. Ci si sarebbe potuti impegnare per tempo sui meccanismi di controllo della spesa sanitaria». Di sicuro, dice Stefàno, «è impensabile fare leva solo sull’Irap e penalizzare le imprese», parando così i colpi che arriveranno dall’ala sinistra della maggioranza, che guarda di traverso ad un interventosull’Irpef. Inoltre, chiede alla giunta: perché «non si è andati avanti sulla rinegoziazione dei mutui? Adesso è tardi, ma c’erano le condizioni favorevoli di mercato per farlo». Dubbi su quanto sia stato davvero fatto per arginare la spesa sanitaria anche da Dino Marino (Ds), che sollecita «un miglioramento dei meccanismi di controllo». Dall’opposizione, intanto, cominciano le bordate: «Anche Vendola come Prodi si accinge a vessare i cittadini e le imprese con tasse e balzelli suppletivi. E la beffa sarebbe duplice - dice Angelo Cera, capogruppo dell’Udc - perché si aggiungerebbe alla già rilevante pressione fiscale che colpisce famiglie ed imprese senza che sia loro corrisposto il benché minimo miglioramento dei servizi, a cominciare dalla sanità».
Protesta per il mancato confronto, invece, il sindacato. «Almeno su questo tema la Regione Puglia ha il dovere di procedere con un minimo di concertazione. Non si può sempre e soltanto - attacca Aldo Pugliese, segretario regionale della Uil – imporre il conto ai cittadini senza che nessuno possa tutelarli in qualche modo. Quello che di buono si sta faticosamente ottenendo con la finanziaria, viene mortificato e annullato in Puglia». E anche per la Uil, far colmare il deficit sanità ai cittadini in coda per le liste d’attesa significa che «al danno si aggiunge la beffa».




