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    Predefinito Il Principe Eugenio, esempio per l'Europa

    Eugenio di Savoia
    di Julius Evola

    È cosa singolare che la popolarità, di cui la figura del principe Eugenio di Savoia gode tuttora nell’Europa centrale e soprattutto in Austria non abbia quasi affatto riscontro in Italia, ove, se si prescinde da ambienti ristretti di storici e di tecnici dell’arte militare, ben poco si sa di lui. Eppure noi qui ci troviamo dinanzi non soltanto ad uno dei più nobili esponenti della stessa stirpe della nostra Casa regnante, ma altresì dinanzi ad un uomo che presenta in larga misura i caratteri di un simbolo: di un simbolo proprio oggi particolarmente significativo.

    Infatti in Eugenio di Savoia si è dimostrata la possibilità di un’integrazione dell’elemento italiano e latino con quello germanico, assumente senz’altro un valore europeo. Dopo il Medioevo dantesco e ghibellino, il principe Eugenio è una delle poche figure, nelle quali è apparso chiaro ciò che un tale incrocio può significare ai fini, appunto, di un’idea supernazionale occidentale, legata al simbolo dell'impero. Nato dal ramo dei Savoia Carignano, apparentato con la casa reale di Francia, il principe Eugenio, più che la Francia in cui era nato, va a sentire come patria adottiva sempre più l’Austria, la quale pertanto, in quel periodo, non si presentava come una particolare nazione, bensì come l’erede dell’idea supernazionale del Sacro Romano Impero e quindi come il custode della stessa tradizione europea di là dalla crisi rappresentata dalla Riforma. Più tardi, questa conversione compiuta dal principe Eugenio come individuo, in stretta relazione con l’azione sua, dove compierla la stessa Casa di Savoia, staccandosi, nella guerra della successione spagnola, dalla Francia e passando essa stessa dalla parte dell’Impero e della idea europea. Così, non è forse troppo azzardato dire, che in quel periodo proprio con riferimento alla figura del principe Eugenio, fu anticipato qualcosa del significato superiore contenuto nel simbolo dell’«Asse». Di là dalle fratellanze effimere legate al mito «latino», si affermò la forza di un'idea più alta e si dovette appunto al genio di un esponente della Casa dei Savoia che, per un momento, la precedente tradizione romano-germanica riprese vita e prestigio e sembrò costituire il principio di una nuova unità europea. E ciò sarebbe forse riuscito, senza l'egoismo e il tradimento dell’Inghilterra, nuova anticipazione, questa, di significati sin troppo attuali...

    La prima azione «europea» del principe Eugenio fu la guerra contro i Turchi, in un momento critico, nel quale egli apparve veramente agli occhi dei suoi contemporanei come un salvatore dell'Occidente. Ciò che prima avevano rappresentato gli Unni e che oggi può rappresentarci il pericolo bolscevico, ciò significò a quel tempo l’incalzare delle orde islamiche verso il cuore dell’Europa. E al genio militare del principe Eugenio si deve appunto la distruzione di un tale pericolo, in due campagne, aventi per centro la prima la battaglia di Zenta, la seconda la presa di Belgrado. Furono vittorie da lui conseguite, come tante altre che gli dovevano dare una fama di invincibilità, con forze assolutamente inferiori a quelle dell’avversario, per mezzo di una meditata audacia di stile tipicamente romano e di una strategia, stante almeno alla pari di quella napoleonica.

    Dopo l’azione difensiva realizzata dalla prima di queste due campagne, al principe Eugenio si deve il più importante contributo al tentativo di conseguire una concentrazione positiva e creativa di forze europee. Questo tentativo sembrò avere reali possibilità con la conclusione dell’alleanza fra l’Impero, l’Inghilterra e l’Olanda (settembre 1701), alleanza nella quale l’Impero tendeva a far da centro di gravitazione delle cose continentali, mentre le altre due nazioni avrebbero dovuto avere soprattutto per compito un corrispondente, necessario dominio sui mari. La quistione sollevata dalla successione al trono di Spagna alla morte di Carlo II doveva escludere la possibilità di ogni sviluppo pacifico in tale senso. La Francia, nella persona di Luigi XIV, raccoglie intorno a sé tutte le forze antagoniste e così scoppia la lunga e sanguinosa guerra della successione.

    In essa il principe Eugenio sta nuovamente in prima linea come un genio della guerra e come uno strenuo difensore dell’idea imperiale. Qui è inutile ricordare la serie delle vittorie da lui conseguite nei vari teatri delle operazioni, in Italia, sul Reno e nella Germania meridionale. È piuttosto importante rilevare che, in tutte queste imprese, tanto era forte nel principe Eugenio il sentimento lealistico verso il suo sovrano, quanto la sua persuasione, che il centro di una simile lotta era meno il possesso della Spagna, quanto la difesa dell’idea dell’Impero quale idea europea. Al sogno egemonistico della Francia, già sviluppatasi nel senso di un centralismo assolutistico, il principe Eugenio opponeva un’idea gerarchico-federale avente ancora, in larga misura, dei caratteri tradizionali in senso superiore.

    Dopo alterne vicende di combattimenti e di tregue, la vittoria definitiva sembrò esser vicina quando, nel maggio 1712, dinanzi a Cambrai, quasi per la prima volta in tutta la sua vita, il principe Eugenio si trovò a disporre di truppe notevolmente superiori a quelle francesi, che egli avrebbe potuto facilmente travolgere tanto da aprirsi la via fino a Parigi. Ma qui si manifestò il tradimento dell’Inghilterra. Le truppe britanniche, connesse al principe Eugenio, ricevettero l’Ordine di non combattere e, prima ancora che questi lo sapesse, i Francesi furono avvertiti dell’intenzione dell’Inghilterra di stipulare un’inaspettata pace separata. L’Inghilterra era divenuta gelosa del prestigio dell’Impero e si era curata a perseguire solo il proprio interesse egoistico, staccandosi da ogni idea superiore. Proprio a Winston Churchill, autore di una biografia del suo antenato, il duca di Malborough, che aveva combattuto al fianco del principe Eugenio, si deve la stigmatizzazione di un simile atto con le parole: «Nella storia dei popoli civili nulla ha mai superato un simile oscuro tradimento». Quanto al principe Eugenio, in una sua lettera al duca di Ormond, disse che l’Inghilterra con una tale condotta non aveva esitato a compromettere l’intera Europa, esponendosi essa stessa ad un grave pericolo. E la storia doveva dargli ragione.

    Dopo la pace di Utrecht, alla quale l’Impero restò come estraneo, le forze di interna disgregazione si affermarono sempre di più nella compagine delle nazioni europee. Lo sforzo di difendere l’Europa e di riportarla all’unità che essa aveva già goduto nel Medioevo ecumenico fu di nuovo spezzato, dopo la breve culminazione, la quale è essenzialmente legata alla figura simbolica di Eugenio di Savoia.

    «Il vero imperatore - doveva dire Federico il Grande - fu lui». Anche nella sua umanità si palesarono i frutti fecondi dello spirito italico con quello germanico. Germanico fu il suo senso rigoroso dell'onore e della fedeltà, una severità e una serietà che, come qualcuno ha detto di lui, in altri tempi, avrebbero fatto il creatore di un Ordine ascetico-guerriero come quello dei Templari, dei Giovanniti o dei Cavalieri teutonici. Ma italica e latina fu parimenti la sua audacia illuminata, il suo senso di equilibrio, la sua rapidità di visione che gli faceva subito scorgere i limiti del possibile e dell’impossibile - e poi una humanitas traducentesi in uno stile di signorilità, in un amore per le arti, in un interesse per la speculazione (si possono ricordare, fra l’altro, gli stretti rapporti che esistettero fra il principe e Leibnitz). Debole originariamente di costituzione, egli seppe imporsi a sé stesso con l’energia di un Ignazio di Loiola fino a rendersi completamente padrone di un organismo, che non risparmiò nelle imprese di guerra, ove sempre figurò primo fra i primi. Morì silenziosamente, nella pienezza delle sue facoltà, il 21 aprile 1736 - fu trovato presso il suo tavolino di lavoro con le mani sul volto, la sera prima avendo continuato a trattare problemi dell’Impero. La sua salma riposa nel Duomo di Santo Stefano a Vienna. Il suo soprannome fu «il nobile Cavaliere», der Edle Ritter. Come abbiamo detto, forse oggi quanto mai la sua figura presenta un valore simbolico di simbolo europeo italico-germanico, dimostrando tutto ciò che possono le forze delle due razze quando esse trovano le vie per un incontro creativo.

    http://www.centrostudilaruna.it/eugeniodisavoia.html

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  2. #2
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    il grande e valorosissimo Principe Eugenio di Savoia resta per me il migliore stratega e militare della storia.
    Ancora adesso credo che l'Austria lo ritenga eroe nazionale, anche se il principe fu un eroe a livello europeo, un vero paladino della cristianità e dell'impero oltre che della stessa Torino Sabauda.
    Sempre in prima linea, contro francesi e contro turchi, una figura eccezionale!
    NOI SIAMO LA VERA ITALIA !
    RICOSTRUIAMO LA NOSTRA PATRIA !

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    Eugenio di Savoia



    L'ULTIMO CONDOTTIERO








    Gli stretti legami che Vittorio Amedeo II ha ancora con Luigi XIV (Re Sole), padrone di Pinerolo e Casale (1681), padrone di fatto del Piemonte, non lasciano presagire nulla di buono. Vitttorio Amedeo II era rimasto orfano molto presto. Chiuso di carattere, ma curioso del mondo che lo circonda, frequentava gente di basso rango o passava il tempo in cantina o nel suo letto. La madre Maria Giovanna Battista, nominata reggente, a malapena lo saluta. Lo vede come un avversario al suo potere, alle sue relazioni scandalose. Nel 1682 la madre tratta il matrimonio del figlio con la figlia del Re del Portogallo Alfonso VI. Vittorio Amedeo ha 16 anni (da due è maggiorenne) e dovrà succedere al trono alla morte di Alfonso, allontanandosi così dal Piemonte e lasciando mano libera alla madre, alle sue trame. Il Regista di questa macchinazione è il Re Sole. Ma Vittorio finge di essere ammalato e rinvia la partenza. I malumori antifrancesi e antireggente della corte, fanno svanire il progetto di matrimonio con la portoghese, ma lo obbligano a sposare una francese Anna d'Orleans. A diciotto anni Vittorio "solitario, imperioso e violento" ha conquistato il potere nonostante la madre e il Re Sole. Questi sfida i principi protestanti e dichiara di ergersi a paladino della chiesa, funzione questa già assolta dagli Asburgo con evidenti mire espansionistiche. Nel 1685 il Re Sole revoca l'editto di Nantes che per cent'anni aveva garantito libertà di culto agli Ugonotti. La revoca dell'editto di Nantes ha come primo risultato la persecuzione dei valdesi, che hanno anche la sfortuna di trovarsi sulle rotabili da e per la Francia. Vittorio deve suo malgrado uniformarsi e nel 1686 revoca tutte le misure di tolleranza in vigore (si fa risalire a questo periodo una forte emigrazione verso il nuovo mondo che alcune fonti collocano anche prima The first relatively large immigration of Italians to the American colonies was in 1657 when an estimated 300 Protestants from Piedmont landed in New York and went on to Delaware, where they organized the first government of the colony of New Amstel, now New Castle, Delaware). Le sue forze e quelle francesi che stanziano in Piemonte sbaragliano le esigue bande valdesi. I morti e i trucidati saranno oltre 10.000 e i superstiti che non riescono a fuggire verso la Germania dovranno convertirsi. A mente fredda Vittorio ha modo di riflettere: ha combattuto contro i propri sudditi per interesse di uno straniero e del risultato non v'è certo da vantarsi. Tre anni dopo i Valdesi rientrano in un Piemonte che ha ripreso le distanze dalla Francia allacciando contatti con l'Austria. Lo scontro è inevitabile. Dal 1690 al 1695 i Piemontesi (senza l'aiuto di alcun alleato) subiscono sconfitte, ma non la capitolazione dai pochi francesi presenti. Il fronte italiano per i francesi è dispersivo e l'offerta di una pace separata viene accettata in cambio della neutralità. I francesi lasciano il Piemonte e Casale passa al Duca di Mantova. Gli spagnoli restano padroni di Milano. Passano pochi anni e si apre la guerra per la successione al Trono di Spagna (padrona anche dell'Olanda) ad ingarbugliare ulteriormente la matassa. Nell'aprile del 1701 Vittorio firma un trattato di Alleanza con Parigi. La firma di un Savoia su un trattato ormai è vista più come un puro esercizio di grafia che una reale intenzione. Il palazzo è percorso da spie che cercano di sondare le reali intenzione del Duca. Due anni dopo è la volta del trattato con l'altra parte. Il Piemonte viene messo a ferro e fuoco dai francesi e Torino assediata (1706). Prima che il cerchio si stringa Vittorio lascia la città e va incontro al cugino Eugenio, Comandante delle armate Austriache. Il famoso episodio di Pietro Micca che si fa saltare con la polveriera per salvare la città è di quest'anno. Eugenio è nato a Parigi il 18 ottobre 1663 dal ramo Carignano / Soissons. Eugenio era figlio di Olimpia Mancini, e nipote di Geronima Mazzarino sorella del Cardinale Giulio, famiglia originaria della Sicilia. Geronima Mazzarino era nata nel 1614 e aveva messo al mondo (coniugata dal 1634 al nobile Michele Lorenzo Mancini, fratello di un cardinale) una nidiata di figli, come tradizione del tempo, fra cui molte femmine e tutte molto belle. Olimpia nata nel 1639 aveva una gemella Maria e per fratelli un’altra coppia di gemelli (Paolo e Laura) ed altri 6 comprendenti Ortensia (1646) e Maria Anna (1649). Olimpia Mancini sposerà il conte di Soissons della casata dei Savoia Carignano che saliranno al trono nell'800 con Carlo Alberto. Lei e le sorelle avranno però fama di essere a turno le amanti del Re Sole, lo stesso Eugenio si mormorava ne fosse figlio. In qualità di figlio di Re si prese anche la libertà, non ancora ventenne, di chiedere al "padre" un comando militare di cui si riteneva all’altezza. Il rifiuto di corte lo mise in astio, come la madre già scaricata, col Re Sole. La sua vita successiva sarà spesa nel combattere i francesi, tanto che il suo appellattivo comune era Eugen Von Savoye. Piccolo e brutto si sente comunque portato per la carriera militare ma viene addirittura indirizzato al convento. L'appellativo di "Abatino" lo seguirà per sempre nella sua vita. Eugenio nonostante la cultura e le parentele matura la decisione di passare al "nemico austriaco" in gravi difficoltà contro i Turchi. Nel 1701 è comandante supremo in Italia e nel 1706 dalla collina di Superga realizza una delle sue migliori battaglie sbaragliando i francesi superiori di numero e difese. Ma ritorniamo al 1683. Il suo secondo cugino Eugenio ha già lasciato la corte di Versailles per mettersi al servizio di Vienna. Ai primi di Luglio il fratello maggiore Luigi Giulio viene ferito a morte alle porte di Vienna in uno scontro fra cavalleria imperiale ed ottomana. La sorte di Vienna sembra ormai segnata. Attraverso l'ultimo maglia dell'accerchiamento, il 7 luglio l'imperatore lascia la città. Al campo dove si era rifugiato si presenta Eugenio. La città non viene comunque lasciata in balia del nemico, ma affidata ad un abile generale Ruggero di Starhemberg. Gli eserciti sostenitori della causa antimussulmana stanno arrivando dalla Germania (Sassonia, Franconia, Lorena) e dalla Polonia. Se in città si vive male (le lepri dei tetti o gatti diventano presto il pasto alternativo), fuori si scavano trincee e gallerie per far saltare le fortificazioni. La consulenza degli ingegneri francesi risultò molto preziosa agli ottomani che arrivarono fino alla conquista della porta degli scozzesi. Il 12 settembre, pur inferiori di numero, le truppe cristiane comandate dal Re di Polonia sbaragliano i Turchi troppo impegnati nell'assedio. Eugenio di Savoia, appena ventenne, come suo aiutante di campo ha così l'occasione di mettersi in evidenza. Diciannove anni prima un altro grande condottiero italiano aveva sconfitto i Turchi e salvato la cristianità sul fiume Raab, Raimondo Montecuccoli. Gli incarichi per Eugenio non mancheranno. Nel 1701 è in Italia a Cremona dove batte i Francesi e l'anno dopo a Milano. Le sue forze sono sempre inferiori a quelle nemiche, ma il suo stratagemma di dividere gli avversari e batterli ad uno ad uno funziona a meraviglia. A Hochstadt con gli Inglesi poi a Torino con Amedeo le sue vittorie lasciano il segno. La massima carica militare, Presidente dell'Imperial Consiglio Aulico, gli spetta di diritto. Il re Sole ha modo di esternare " Di nuovo l'abatino". Il potente Eugenio ora si fa costruire sulla collina da dove partì la liberazione di Vienna una sontuosa residenza che richiami alla memoria della gente quella che era la tenda del Gran Visir: "La tenda è grande come Varsavia, arredata e con stanze da bagno ovunque. Fontane e giardini zampillano acque profumate. Lampade, divani e tappeti ricamati d'oro completano gli interni" Tutto questo cadde bottino di guerra nelle mani del Re di Polonia. Il palazzo viene costruito fra il 1713 e il 1723, mentre assume la carica di Governatore dei Paesi Bassi e sconfigge nuovamente i Turchi a Belgrado nel 1717. Belgrado al margine dell'Enclave Ungherese in Serbia, faceva parte del Impero Austriaco (ex Ungheria). Ripersa venne conquistata nuovamente nel 1739 e definitivamente nel 1789, l'anno della rivoluzione francese. Il potere di Vienna non è mai stato tanto vasto. Tutti riconoscono in lui un uomo di inflessibile audacia, di rapide decisioni e di abilità diplomatica. Napoleone lo considererà uno dei sette grandi dopo, Annibale, Alessandro Magno, Cesare, Gustavo di Svezia, Federico II e il Maresciallo francese Turenne. Dai cugini italiani le attestazioni di riconoscenza sono scarse ed in alcuni casi date e riprese. La sera del 23 aprile 1736 il principe parla poco, è giù di voce. Rifiuta il decotto e si accomiata dagli ospiti che non lo rivedranno più vivo. La sua salma riposa nel Duomo di Santo Stefano e il suo cuore a Superga. [url]


    Link:

    http://digilander.libero.it/fiammecremisi/savoiacond.htm






    Tomba del Principe Eugenio di Savoia


    Sobiesky di Polonia con lo scettro ed alla sua sinistra il giovane Eugenio di Savoia


    Vienna 1683


    Pietro Micca da fuoco alle polveri durante la difesa disperata di Torino




    Il Belvedere oggi
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    Citazione Originariamente Scritto da W. Von Braun Visualizza Messaggio
    Eugenio di Savoia
    di Julius Evola



    La prima azione «europea» del principe Eugenio fu la guerra contro i Turchi, in un momento critico, nel quale egli apparve veramente agli occhi dei suoi contemporanei come un salvatore dell'Occidente. Ciò che prima avevano rappresentato gli Unni e che oggi può rappresentarci il pericolo bolscevico, ciò significò a quel tempo l’incalzare delle orde islamiche verso il cuore dell’Europa. E al genio militare del principe Eugenio si deve appunto la distruzione di un tale pericolo, in due campagne, aventi per centro la prima la battaglia di Zenta, la seconda la presa di Belgrado. Furono vittorie da lui conseguite, come tante altre che gli dovevano dare una fama di invincibilità, con forze assolutamente inferiori a quelle dell’avversario, per mezzo di una meditata audacia di stile tipicamente romano e di una strategia, stante almeno alla pari di quella napoleonica.
    [/URL][/IMG]

    Provo a postare la foto del monumento al Principe Eugenio che campeggia a Budapest, davanti alla facciata del palazzo reale, dedicato dagli ungheresi a chi li liberò dopo 140 anni di dominio ottomano.

  6. #6
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    Una figura eccezionale! Un gigante della storia!

 

 

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