E' un articolo di due anni fa (2005) , e non tiene quindi conto degli eventi successivi (Psr , aste etc etc) , però offre degli spunti interessanti (non l'avrei postato altrimenti)

Agricoltura sarda? Sì, ma nella sfida
con la globalizzazione dei mercati

di Ersilia Di Tullio

Grandi cambiamenti all’orizzonte con riduzione di investimenti da parte di Bruxelles


Nel corso degli ultimi anni lo scenario competitivo nel quale le imprese agroalimentari si trovano a operare è radicalmente mutato. La progressiva liberalizzazione degli scambi commerciali ha, infatti, dilatato il mercato di riferimento, spostandone il baricentro dal livello locale/nazionale a quello internazionale. A livello mondiale il settore agroalimentare ha fatto registrare solo negli anni novanta un incremento degli scambi commerciali internazionali pari a circa il 50 per cento. La quota maggiore di questi scambi è riferibile all’Europa occidentale, seguita da Nord America, Asia, Oceania e America Latina; mentre ancora marginale è il ruolo di Africa e Medio Oriente.
L’integrazione commerciale fra diverse economie è un processo fisiologico destinato a consolidarsi nei prossimi decenni per effetto sia di dinamiche economiche che della spinta alla liberalizzazione imposta dall’Organizzazione comune per il commercio. Ma la globalizzazione dei mercati porta con sé una maggiore pressione competitiva, con la quale anche il sistema agro-alimentare della Sardegna deve confrontarsi, individuando una strategia che consenta alla proprie produzioni di rivestire un ruolo attivo nell’arena nazionale e internazionale.
Questo percorso deve essere costruito con rapidità in quanto stanno progressivamente modificandosi o venendo meno i sistemi di incentivo e sostegno che hanno sorretto il sistema nel corso degli ultimi decenni.
La Sardegna non sarà più dalla prossima programmazione per i Fondi strutturali tra le aree in ritardo di sviluppo e perderà così una quota rilevante di risorse a favore dell’ammodernamento e del rafforzamento del suo tessuto produttivo agro-industriale, che sarà solo in parte compensata dai finanziamenti resi disponibili dallo sviluppo rurale.
Parallelamente, a seguito della Riforma Fischler della Politica Agricola Comunitaria, sono stati ridisegnati i meccanismi di sostegno del settore agricolo. Il nuovo sistema resterà in vigore fino al 2013, ma sarà ridiscusso già nel 2008. E dopo tali scadenze non è detto che l’attuale livello spesa – oltre 53 miliardi di euro per l’Europa a 25 – sarà garantito.



Il modello agricolo della Sardegna
Uno dei punti di forza del sistema produttivo agricolo sardo è rappresentato dal fatto che è prevalentemente orientato su produzioni ad elevato valore aggiunto: zootecnia, produzioni orticole, viti-vinicolo sono, infatti, tra i comparti di maggiore remuneratività in agricoltura. Il principale comparto è rappresentato dalle produzioni ovi-caprine: su una produzione agricola che nel 2005 si è attestata su poco meno di 1,6 miliardi di euro, questo comparto contribuisce per poco meno di un quarto – il 23% - con un 16% del latte destinato alla trasformazione in formaggi ovi-caprini ed un 7% relativo alla carne. Seguono il comparto bovino (latte e carne congiuntamente rappresentano il 13% della PA) e le carni suine (5%). Tra le produzioni vegetali di grande rilievo è il ruolo di carciofo e pomodoro (rispettivamente il 7% ed il 6% della PA), oltre alle altre produzioni ortive (patate, lattuga, melone, ecc.), di vino ed olio e del frumento duro.
Le dinamiche che caratterizzano i differenti comparti sono però differenti: se nel breve periodo (2005/2004) si registra una generalizzata flessione del valore delle produzioni con la sola eccezione di carciofi e olio e la stabilità del pomodoro, nel lungo periodo (2005/2000) il settore nel complesso sembra tenere a parte la crisi strutturale delle carni ovine e suine.
Resta l’interrogativo di come stia effettivamente procedendo l’annata 2006, periodo in cui saranno più evidenti gli effetti della riforma della PAC che potrebbe ridisegnare anche in maniera drastica il sistema produttivo sardo. Sembra, infatti, affermarsi un progressivo abbandono della attività a minore valore aggiunto come ad esempio la coltura del grano che ha fatto registrare già un -50% nel 2005/2004, a favore di comparti più forti come quello ovi-caprino tanto che aree tradizionalmente vocate alle produzioni vegetali come la pianura, sono progressivamente occupate dalle greggi provenienti dalla aree declivi più marginali.
A valle l’industria alimentare mantiene un carattere prevalentemente artigiano: tra le poco meno di 2.500 imprese censite dall’Istat nel 2001 solo 83 (poco più del 3%) hanno più di 15 addetti. Sono, inoltre, concentrate in pochi settori: il lattiero caseario (24 unità locali), la fabbricazione di prodotti di panetteria e di pasticceria fresca (16 unità locali), la produzione, lavorazione e conservazione di carne e di prodotti a base di carne e pesce (13) e la produzione di vino (7 unità locali).
I diversi settori produttivi scontano però un deficit organizzativo e di competitività che non consente loro di presidiare con forza il mercato locale e di affermarsi su quello nazionale ed internazionale. Non sono esclusi anche i principali comparti generatori di ricchezza che, con alcune eccezioni, mostrano in maniera amplificata le principali debolezze del tessuto produttivo sardo.
Fra queste ultime, la criticità di maggiore rilevanza è senz’altro costituita dalla difficoltà di individuare e costruire percorsi di aggregazione all’interno delle singole filiere produttive, che consentano di sviluppare un’adeguata “massa critica”.
Si tratta di riuscire a raggiungere in primis dei volumi di concentrazione dell’offerta delle materie prime agricole, nonostante la presenza di una struttura produttiva frammentata per le modeste dimensioni aziendali. Il percorso è la costituzione ed il rafforzamento del ruolo delle organizzazioni di produttori (OP); senza adeguati volumi di produzione, infatti, non sono possibili economie di scala nella fase di trasformazione e non si possono acquisire dimensioni che consentono di gestire efficacemente la fase commerciale.
Ma aggregazione significa anche investimenti sulle risorse umane e miglioramento degli assetti organizzativi: un’organizzazione di produttori efficiente deve essere, infatti, in grado di guidare il mondo produttivo verso il mercato. Perciò deve individuare i prodotti richiesti dal mercato, programmare la produzione, curare l’attività commerciale. Compiti che spettano a figure dotate di professionalità, che debbono essere formate e continuamente aggiornate.
Infine elemento nevralgico per l’affermazione sul mercato è la sicurezza e la qualità dei prodotti, così come viene richiesta dal consumatore e conseguentemente riconosciuta con premio di prezzo. Non è sufficiente che un prodotto sia genericamente “buono”, ma occorre sensibilità nell’individuare le richieste dei differenti segmenti di mercato e azioni per rendere riconoscibili ed apprezzabili i caratteri di qualità di un prodotto. I percorsi sono diversi: dalla tracciabilità, all’uso dei marchi (privati, collettivi, denominazioni di origine), fino al packaging ed all’incorporazione di servizi, accompagnati da adeguate strategie di comunicazione e promozione.



Il presidio dei diversi mercati


Strategie di differenziazione dei prodotti e azioni di promozione devono essere calibrati in funzione dei mercati finali di riferimento. Per le produzioni della Sardegna se ne possono individuare quattro con caratteristiche differenti:
1. Il mercato locale, costituito dai consumatori sardi, che sfrutta i differenti canali del retail (distribuzione organizzata e dettaglio specializzato), ma anche la ristorazione commerciale e soprattutto collettiva (ospedali, scuole, mense, ecc.) e che su alcune produzioni utilizza anche circuiti più brevi come la vendita diretta o l’autoconsumo;
2. Il mercato stagionale alimentato dai turisti che visitano l’isola durante la stagione estiva, che può essere utilizzato come uno straordinario volano per far conoscere e promuovere i prodotti sardi. In questo caso il retail localizzato nelle aree a maggiore densità turistica, il canale Horeca (Hotel, ristoranti e catering), ma anche forme di vendita diretta e l’agriturismo sono canali da presidiare;
3. Il mercato nazionale, al quale possono giungere prevalentemente tramite da GDO produzioni per le quali esistono volumi adeguati e un’idonea organizzazione commerciale e logistica o, nei circuiti dei negozi specializzati (ad esempio enoteche), produzioni di nicchia caratterizzate da una forte distintività e efficacemente valorizzate;
4. Infine i mercati esteri, nei quali alle complessità caratteristiche del mercato interno nazionale si aggiungono quelle di lavorare con standard differenti, di maggiore complessità nella logistica e nella fase commerciale.

Una strategia di rilancio per l’agroalimentare sardo
La produzione sarda presenta una spiccata specializzazione: formaggi ovini, carciofo e pomodoro, carni trasformate, vino e pasticceria sono i prodotti più noti del nostro paniere, per alcune dei quali sono già presenti sbocchi commerciali all’estero e nel continente. Ma accanto a queste esistono anche produzioni come il latte, le carni fresche ovina e bovina, l’ortofrutta, l’olio che soprattutto nel mercato locale possono trovare un ottimo apprezzamento.

Non esiste, infatti, una ricetta unica per la valorizzazione commerciale di queste produzioni regionali, ma diverse vie in relazione al mix prodotto/mercato. Per ciascuna di esse sono richieste modalità specifiche di indirizzo e programmazione della produzione, l’individuazione dei corretti canali di penetrazione dei mercati e, conseguentemente, l’implementazione di adeguate strategie di sviluppo e promozione. Per fare questo occorre fare uno sforzo di conoscenza delle differenti realtà produttive; ancora oggi, infatti, non esistono informazioni e dati univoci e condivisi sulle reali potenzialità in termini di crescita e di possibilità di aggregazione delle diverse filiere produttive, sulla struttura e sulle caratteristiche dei diversi mercati di sbocco, sul posizionamento dei competitor e sulla percezione e la notorietà del prodotto sardo nell’isola e fuori dall’isola.
Un passaggio obbligato è, inoltre, rappresentato dalla costruzione di un proficuo dialogo con la grande distribuzione, che gioca un ruolo di rilievo trasversale a tutti i mercati finali del prodotto, sia livello locale, che nazionale ed internazionale. La mancanza di interlocutori adeguati nel mondo produttivo oggi squilibra il rapporto di forza a favore della GDO. Le maggiori criticità sono legate al fatto che le produzioni sarde ancora stentano a raggiungere quei livelli di garanzia dei volumi di offerta, della tempistica degli approvvigionamenti, della qualità e del livello di servizio che le possono rendere competitive rispetto ad altri prodotti nazionali ed esteri.
Queste sono alcune delle tappe di un percorso che dovrebbe portare alla definizione di una strategia di rilancio coordinata e condivisa per il sistema agroalimentare sardo. E’ un passaggio obbligatorio in uno scenario di forte accelerazione delle dinamiche competitive e che sconta anche strutturali debolezze legate al sistema – Sardegna (difficoltà di accesso al credito, trasporti, infrastrutture, costi dell’energia, ecc.).
Per farlo in maniera efficace è necessario uno sforzo congiunto di tutti gli attori, sia del mondo economico-produttivo che delle istituzioni.


GoWine si legge Oliena e si brinda con Tonino Arcadu
Sono stati pubblicati gli atti del convegno “Go Wine” svoltosi a Oliena il 9 ottobre del 2005 per inziativa della cantina Gostolai, della Provincia e della Camera di commercio di Nuoro. In una pubblicazione di 64 pagine (Grafiche editoriali Solinas di Nuoro) sono presenti gli interventi svolti da Tonino Arcadu (Gostolai), Romolo Pisanu (presidente Camera di commercio), Roberto Cadeddu (assessore provinciale allo sviluppo economico), Gianni Lovicu (del Cras), Onofrio Graviano (Consorzio per la frutticoltura di Cagliari, Oristano e Nuoro), Antonio Farris (dipartimento di Scienze ambientali agrarie dell’università di Sassari), Paolo Cardu (enologo, direttore del Censar di Villasor) e Marco Rossi, giornalista de “Il corriere vinicolo”. Nella sua introduzione Arcadu aveva auspicato “maggiori attenzioni e risorse al recupero e a una maggiore valorizzazione dei nostri vitigni tradizionali migliorando le condizioni operative dei produttori e dando loro la giusta assistenza tecnologica alla produzione”. La prima giornata nazionale del Go Wine si è svolta proprio a Oliena.
http://www.sardinews.it/9_06/Scenari01.html