
Originariamente Scritto da
Enrico1987
Che pacchia nel Nord-Est: per 7.000 km di autostrade 68 consiglieri d'amministrazione, una media di 10 km a testa!
di Giorgio Frasca Polara
Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere, anzi: da indignarsi. Si indigna il "Gazzettino del Nord Est", si indigna Mauro Fabris. Non si indigna invece Di Pietro...
da dsonline.it (ma interessante dai..)
26 Novembre 2007
Che pacchia nel Nord-Est: per 7.000 km di autostrade 68 consiglieri d'amministrazione, una media di 10 km a testa!
di Giorgio Frasca Polara
Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere, anzi: da indignarsi. Si indigna il “Gazzettino del Nord Est”, si indigna Mauro Fabris (capogruppo dell’Udeur alla Camera) nel riprendere una inchiesta giornalistica per rivolgere una stupefatta interrogazione al ministro delle Infrastrutture. Non si indigna invece il destinatario, Antonio Di Pietro, che, nel rispondere (atto parlamentare 223, allegato B), di tutto parla, tranne che degli scandalosi casi citati dall’interrogante. Immaginiamoci il nuovo stupore di Fabris, che è anche il nostro e, certamente, anche dei nostri lettori.
Ma il caso va descritto con qualche illuminante dettaglio. L’inchiesta giornalistica originaria aveva preso in esame la struttura di quattro società (partecipate per la quasi totalità da enti pubblici: regioni, province, comuni, camere di commercio, autorità portuali…) che gestiscono altrettante autostrade tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia: la Venezia-Padova, le Autovie Venete, l’Autobrennero e infine la Brescia-Padova. Totale: 6.987 chilometri. E quanti consiglieri amministrano le quattro società? Esattamente 68, quindi una media di poco, pochissimo più di 10 chilometri a testa.
Certo, non c’è uniformità: qualche primato non si nega, qualche bulimia è bellamente consentita senza che alcuno se ne stupisca, qualche indecoroso trucchetto fiscale è realizzato nella complicità generale. Così il record di affollamento di consiglieri-chilometro è saldamente in mano al consiglio di amministrazione della Spa Venezia-Padova: in 15 (quindici) per gestire 23 (ventitre) km di autostrada. Come dire: poco più di un chilometro e mezzo a testa. Insomma, meno c’è da amministrare e più sono i consiglieri delegati a gestire il quasi niente.
Ma c’è di più e di peggio. Ci sono almeno un paio di consigli che hanno deciso di allargarsi ancora. Nella società della Brescia-Padova si è passati da 13 a 15 consiglieri, in coincidenza con l’arrivo della nuova presidente, la leghista Manuela Dal Lago, ex presidente della provincia di Vicenza. E nella società che gestisce l’Autobrennero si è passati (anche qui in coincidenza con il cambio di presidente) da 25 a 29 consiglieri, ed il neopresidente ha ottenuto la nomina di ben quattro vicepresidenti, una pacchia.
Ancora una perla, forse la più inquietante? L’aveva rivelata sempre “Il Gazzettino”: la società della Brescia-Padova, che – attenzione! – ha come soci solo enti pubblici, vanta partecipazioni in società estere costituite in paesi che fanno parte del firmamento dei cosiddetti paradisi fiscali. E, aveva sottolineato l’on. Fabris, “il ricorso a società estere mal si concilia con il principio di trasparenza” ed è “in contrasto con la natura di concessionario di un servizio pubblico come quello autostradale che peraltro si svolge unicamente sul territorio nazionale”.
E già che c’era, Fabris s’è passato un altro sfizio: ricordare che quasi un anno fa aveva rivolto allo stesso Di Pietro una interrogazione sull’allegra gestione della Serenissima SpA (che a sua volta gestisce la società per la Brescia-Padova) “con particolare riguardo agli emolumenti assegnati agli amministratori che ha nominato nelle molteplici società da essa gestite”. Perché a quella interrogazione non è mai stata data risposta? La vorrei ora, insieme alle nuove questioni che ho posto, aveva concluso Fabris.
E Di Pietro che ha fatto? Non ha risposto ad alcuna delle questioni poste dall’interrogazione. Non ha espresso alcun giudizio di merito o una qualche valutazione politica sulla gestione-greppia delle quattro autostrade. Non ha chiarito, neppure citandolo, il caso delle partecipazioni estere della società di natura pubblica per la Brescia-Padova. Ha continuato ad ignorare la precedente interrogazione sugli emolumenti erogati dalla Serenissima. Insomma, silenzio assoluto, letterale. Dove vai? Porto pesci. E allora che cosa ha scritto o fatto scrivere il ministro nelle 135 righe della (è proprio il caso di dirlo) chilometrica risposta? Ha spiegato che lo stesso giorno, oh coincidenza, della denuncia giornalistica l’Anas e la società Brescia-Padova hanno siglato lo schema (solo sigla, solo schema) di convenzione unica che “prevede” misure idonee atte a prevenire conflitti d’interesse, impone “nuovi obblighi in capo al concessionario”, non si possono “conservare o acquisire partecipazioni in società, tranne che…”. Con tutto questo e con altro ancora il ministero ritiene che ci siano realizzate le condizioni per “monitorare l’attività” delle (naturalmente innominate) “società concessionarie”. Tutto qui, cioè niente qui.