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  1. #1
    SIEMPRE COSTANTE PLVS OVTRE!
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    Romæ Urbis ResPublica - Descendit ex Patribus Romanorum - Roma non avrebbe potuto assurgere a tanta potenza se non avesse avuto, in qualche modo, origine divina, tale da offrire agli occhi degli uomini, qualcosa di grande e di inesplicabile.
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    Predefinito La Visione Romana Del Mondo Divino

    Trascrivo un testo che mi colpì per la sua chiarezza sul concetto che l'uomo Romano aveva e ha sul Mondo che lo circonda. Pultroppo non so da chi è stato scritto, perché una volta letto lo riportai a mano, ma spero ugualmente che questo testo possa aiutarvi meglio a comprendere cos'è il Divino agli occhi di un Romano, una visione arcaica e frugale, pura e semplice che plasmò la vita dei nostri Antenati, un rapporto autentico e naturale con i Numi che pultroppo è stato smarrito:

    I Romani venerano Dei che non vedono, ma di cui percepiscono la potenza misteriosa in luoghi della natura abitati e permeati dalla Loro presenza. Sono i boschi sacri, le grotte, le acque.
    L'uomo arcaico, preso da un timore reverenziale, sente la presenza Divina dinanzi agl'alberi d'un antico bosco sacro (lucus), così alti e fitti da nascondere la vista del Cielo. E' dunque nell'oscurità e nel mistero che si percepisce la presenza Divina, fidem tibi Numinis faciet; oppure le grotte così profonde da ispirare il Timor sacro, Religio.
    Le sorgenti dei grandi fiumi, la dove scaturisce il flusso sotteraneo, sono luoghi prescelti per erigere santuari; e sacri sono anche i laghi cupi e insondabili, le bolle d'acqua calda che guariscono le malattie.
    Foreste, ammassi rocciosi, sono luoghi propi della Religio che incutono lo spavento negli uomini: in quel bosco habitat Deus (quale non si sa).
    Questo presentimento della Divinità Ovidio lo traduce, parola per parola, quando evoca il bosco sacro dell'Aventino (dove apparirà Iuppiter Elicius), i lecci che vi diffondono un'ombra profonda, la sorgente inestinguibile che vi scorre: Numen inest, una potenza Divina vi dimora. La Divinità è Fons, la sorgente.
    Sul monte Algido si trovava un'enorme quercia sacra, garante del diritto e del giuramento che stendeva la sua ombra su tutto il terreno circostante.
    Sentimento arcaico del sacro destinato a durare quanto la Romanità: gli Dei sono presenti nella loro onnipotenza e ispirano il timore reverenziale; lo spavento è intrinseco alla religione. Gli Dei non hanno sembianze umane. I viventi ne percepiscono soltanto la presenza e il mistero.
    Riflettendo su di Loro, i filosofi parleranno di Divinità ineffabile. L'uomo arcaico si limita a pensare: è il Numen.
    Ricca di un mondo divino brullicante, in cui gli Dei, signori della terra, delle acque e del cielo, invisibili e presenti, temuti e benefici, si mescolano ovunque agli uomini, la vita culturale dei Romani più antichi, che va dalle primitive danze di guerra alla religione del giuramento, è immersa in un mondo di percezione dove gli Dei incarnano forze e misteri essenziali per la Vita.


    Valete Optime in Pax Deorum!

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  2. #2
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    beh.. apprezzabile e anche condivisibile in alcune cose.. ma la specificità della visione romana DEL MONDO va BEN OLTRE questa visione un po' naturistica,panteistica, immanentistica del divino.. penso sia evidente..

  3. #3
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    "Esiste un terzo possibile termine di riferimento di là sia da intellettualismo che da anti-intellettualismo, per un superamento della "cultura" d'intonazione borghese. Tale è la visione del mondo: in tedesco Weltanschauung. La visione del mondo non si basa sui libri, ma su una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato."

    Julius Evola

  4. #4
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    Direi che quel testo si rifà ad una teoria ormai superata, che in realtà mira a svilire le religioni tradizionali in confronto a quelle monoteistiche: dire che per i romani gli dei non hanno forma personale, ma rappresentano forze della natura, ecc... si ricollega all'ipotesi del numen = mana contrapposto al deus, ovvero all'osservazione che molte popolazioni primitive non adorino divinità personali, ma forze della natura che le terrorizzano o che cercano di propiziarsi (il mana è termine con cui alcuni aborigeni del pacifico chiamano tali forze).
    Tutto ciò non fa altro che considerare le religioni politeistiche essenzialmente frutto dell'infantilismo dei popoli "primitivi".

    Ciò è del tutto errato: la religione romanana, fin dalle origni conosce divinità personali: la triade arcaica Juppiter, Mars, Quirinus è composta da entità, anche se non rappresentate da statue, comunque dotate di caratteri personali e non mere "forze della antura" (Giove ocme dio del fulmine è secondaria), inoltre tali divinità non hanno a che fare con forze della natura o luoghi, ecc..., bensì con la struttura sociale indoeuropea: quindi nelle più antiche divinità si possono al limite ritrovare primariamente caratteri legati alla socialità e solo secondariamente naturali e legate ad un luogo.
    Se guardiamo per esempio all'India vedica, addirittura lo spazio adibito al sacrificio non è uno spazio fisso e definito, cioè un luogo preciso, ma uno spazio che viene scelto di volta in volta e ogni volta sacralizzato, questo proobabilmente a memoria di quando gl'indoeuropei compirono le loro migrazioni.

    Ritengo che sarebbe utile smettere con la riproposizione di tali idee ormai confutate ampiamente e che di fatto sono strumento per svilire la grandezza delle religioni tradizionali e coloro che le praticavano.

  5. #5
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    Parlo da ignorante, ma non so quanto sia "positivo" il fatto che le divinità siano concepite come umanizzate (se ho ben capito quanto intendeva Arjuna), a me non è mai piaciuta, per esempio, la raffigurazione cristiana che vorrebbe attribuire a Dio sentimenti e categorie umane, quando ovviamente noi non potremmo comprendere Dio ma al limite solo "comunicare" con Esso. Inoltre se non sbaglio Evola in "Rivolta contro il mondo moderno" affermava che in tempi antichissimi i riti religiosi fossero eseguiti solo per ottenere qualcosa dagli Dei che erano considerati come "forze superiori", invocando il loro intervento nel caso di spiriti "buoni" o cercando di placare la loro ira nel caso di spiriti "malvagi".

    Valete

  6. #6
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    Romæ Urbis ResPublica - Descendit ex Patribus Romanorum - Roma non avrebbe potuto assurgere a tanta potenza se non avesse avuto, in qualche modo, origine divina, tale da offrire agli occhi degli uomini, qualcosa di grande e di inesplicabile.
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    Io non ho trovato questo testo superato e derisorio nei confronti della visione Divina dell'uomo arcaico. E' stato scritto da un non-gentile e quindi con un'analisi distante, senza alcun coinvolgimento.
    Ho trovato esatte quelle parole, e coicidono con il mio pensiero e con la visione Romana: non dimentichiamo che per il Romano antico il Dio non aveva affatto sembianze umane, all'incontrario di quelli elleni, e i Numi non venivano raffigurati da alcuna scultura, ma solo "rappresentati" da secerdoti che svolgevano quel preciso incarico, i flamini.

    Nume non è affatto un termine riduttivo, gli Dei sono Numi, poiché il Numen è un'energia, una forza onnipresente, viva e pulsante. E tutte queste forze, fin dal principio, hanno avuto un nome.

    Concepire un Dio con sembianze umane non so se sia o no "positivo", perché sinceramente non m'interessa. Gli Dei del mio Popolo non hanno sembianze umane, nè sentimenti, nè paure o debolezze. Sono Numi, energie che influenzano le nostre esistenze e la Vita.

    I nostri Antenati non creddero mai alle favole elleniche, anche se i filosofi e gli artisti amavano certe raffigurazioni unicamente per scopi artistici, il Popolo ha sempre percepito il Dio come Numen, come forza, come spirito invisibile e presente, essenza onnipotente Universale, e noi ne facciamo parte.


    Valete.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Fiorillus Magno Visualizza Messaggio
    Io non ho trovato questo testo superato e derisorio nei confronti della visione Divina dell'uomo arcaico. E' stato scritto da un non-gentile e quindi con un'analisi distante, senza alcun coinvolgimento.
    Ho trovato esatte quelle parole, e coicidono con il mio pensiero e con la visione Romana: non dimentichiamo che per il Romano antico il Dio non aveva affatto sembianze umane, all'incontrario di quelli elleni, e i Numi non venivano raffigurati da alcuna scultura, ma solo "rappresentati" da secerdoti che svolgevano quel preciso incarico, i flamini.

    Nume non è affatto un termine riduttivo, gli Dei sono Numi, poiché il Numen è un'energia, una forza onnipresente, viva e pulsante. E tutte queste forze, fin dal principio, hanno avuto un nome.

    Concepire un Dio con sembianze umane non so se sia o no "positivo", perché sinceramente non m'interessa. Gli Dei del mio Popolo non hanno sembianze umane, nè sentimenti, nè paure o debolezze. Sono Numi, energie che influenzano le nostre esistenze e la Vita.

    I nostri Antenati non creddero mai alle favole elleniche, anche se i filosofi e gli artisti amavano certe raffigurazioni unicamente per scopi artistici, il Popolo ha sempre percepito il Dio come Numen, come forza, come spirito invisibile e presente, essenza onnipotente Universale, e noi ne facciamo parte.


    Valete.
    Io parlo di divinità personale non di rappresentazione antropomorfa, la cosa è ben diversa.
    Che non esistessero statue degli dei poi non è vero: innanzitutto le divinità arcaiche furono rappresentate da "totem" come gli ancilla o la lancia (o le lance) che "materializzavano" la presenza della divinità, non solo dai sacerdoti (per inciso non solo flamini, ma anche salii ed arvali), successivamente furono create statue, probabilmente di stile etrusco.
    Che gli dei non abbiano sembianze umane non è corretto, vogliamo parlare di Janus? o Romolo che viene divinizzato ed associato a Quirinus?
    Comunque che la presenza del divino sia rappresentata da una lancia, un albero o una statua, non cambia nulla sull'idea di divinità personale o no.
    Inoltre non è neanche corretto che gli dei non abbiano caratteristiche umane: nei testi latini si dice che Numa dialogò con Juppitter e che riuscì ad "ingannarlo", nei documenti più antichi è sempre presente l'idea di divinità dotate di volontà che potevano essere "ingraziate" o con cui si poteva stabilire un patto (vedi le devotio dei generali, le dedicatio dei templi, ecc...) o addirittura che si poteva "convincere" a passare da una città nemica a Roma (vedi il caso della Giunone di Veio).
    Se un Numen non ha volontà perchè fare un voto? perchè dedicare un tempio? perchè trarre gli auspici? Se invece ha una volontà, allora è una "persona", non una forza impersonale.
    Tutto ciò indica l'idea che le divinità fossero ben più che semplici forze della natura, ma che si manifestassero ANCHE nella natura. La cosa è ben diversa!
    Anche la questione delle favole dei greci, in realtà è una lettura molto superficiale: la mitologia greca propone rappresentazioni simboliche dai significati molteplici e spesso molto complessi di archetipi psicologici e sociali. Inoltre anche Roma possiede diversi miti, solo che in epoca tarda essi furono trasposti dal piano mitico a quello storico, vedi il mito del sinecismo.

  8. #8
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    Predefinito Sarebbe un bel passo avanti

    Ho letto le critiche sul testo riportato da Fiorillus Magno,non voglio entrare nella discussione, forse per la troppa raffinatezza. Mi limito a sottolineare che sarebbe un grandioso passo avanti se l'uomo odierno ponderasse queste parole. Potete criticare,o la concezione dei romani andrà ben oltre, ma una semplice purezza è ritrovabile in queste frasi. Dobbiamo ricondurci a due cose per salvare il mondo:la bellezza e il bambino che è in noi.

  9. #9
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    Predefinito

    Voto ARJUNA senza alcun dubbio. Senza offesa per gli altri, è evidente abbia una enormemente maggiore conoscenza di ciò di cui si sta parlando.

  10. #10
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    Predefinito

    Vabbè, pare che la faziosità, (del resto questo forum è primariamente 'politicaonline') faccia da padrone. Se si arriva a 'votare' per le opinioni.. cosa è una specie di ballottaggio ?

    Intanto però dico la mia (da supponente e sicumero aristocratico non mi preoccupo del 'voto' ) : entrambe le concezioni potevano coesistere (e lo possono tutt'ora), più o meno sfumate,a seconda del soggetto, della sua condizione, della sua cultura.

    Mi rendo conto che sia difficile da considerare, quanto scrivo, perchè siamo tutti impregnati di una mentalità che ci deve appunto fare 'scegliere o bianco o nero', e 'votare' o 'tifare'.. che per mio conto deriva inequivocabilmente da una certa 'pseudomatrice'..

    Eppure Epicurei, Cinici, Stoici, Platonici e Peripatetici, per fare un esempio, convivevano ed erano tutti espressioni del medesimo ambito antico e pagano, non si può certo dire che avessero tutti le medesime opinioni o lo stesso sentire... e lo stesso si può dire tra i Romani.

    Come del resto, è nota la 'dialettica' tra Shivaiti e Visnuiti o tra 'personalisti' e 'impersonalisti' nell'Ambito dello STESSO Induismo.

    La Weltanshauung pagana accetta la 'complessità', e per forza di cose, è essa stessa COMPLESSA.

    Saluti,
    Frumentarivs
    Frumentarius
    "Punctim et Caesim ferire"

 

 
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