Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    Amico di Oniria..wooff...
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    coop di tutto di più...resa dei conti o ancora..."sconti"

    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...ero&area=box05
    La Commissione europea intende chiedere al Governo italiano l'abolizione delle agevolazioni fiscali di cui beneficiano le cooperative di grandi dimensioni, che non rientrino nelle categoria delle Pmi.
    È questo l'orientamento che è stato espresso dal commissario europeo alla Concorrenza, Neelie Kroes, giovedì scorso durante una riunione a porte chiuse con i più stretti collaboratori che si occupano di aiuti di Stato.
    Neelie Kroes ha deciso di inviare una lettera al Governo italiano per mettere sotto accusa il regime fiscale delle cooperative; una missiva che è ora in corso di preparazione e partirà in gennaio. La linea è stata, però, già decisa in modo preciso. La Kroes ritiene che le agevolazioni offerte al sistema cooperativo italiano dalle leggi 904/77, 449/1997 e 601/173 per l'abbattimento del reddito imponibile si configurino come aiuti di Stato.
    Tuttavia, la first lady dell'Antitrust europeo ammette che le agevolazioni possono essere giustificate per cooperative di dimensioni contenute. Pertanto intende fare riferimento alla definizione europea di Pmi e considerare legittima l'applicazione degli sgravi solo per imprese che impiegano meno di 250 persone e che abbiano un fatturato annuale non oltre i 50 milioni di euro o attività di bilancio non eccedenti i 43 milioni di euro. La Kroes vuole chiedere, pertanto, al Governo italiano di rendere applicabili le agevolazioni solo alle imprese che restino al di sotto di queste soglie.
    La procedura che la Kroes intende aprire riguarda aiuti esistenti (e non nuove misure). Pertanto non comporterà la richiesta di recupero di alcuna somma pregressa, ma una sollecitazione al Governo italiano a modificare la legislazione esistente, con la richiesta di una risposta, con tutta probabilità entro due mesi.
    La nuova mossa in arrivo riguarda un dossier aperto da tempo. Avviato sull'onda di una denuncia contro i benefici fiscali alle cooperative di consumo presentato nel maggio dell'anno scorso da Federdistribuzione, l'associazione delle grandi catene commerciali. Un esposto che ha preso di mira in particolare le nove cooperative di consumo appartenti al consorzio CoopItalia.
    Secondo i ricorrenti, le cooperative in questione sarebbero leader di mercato della grande distribuzione e avrebbero perso la natura mutualistica e la funzione sociale che, in passato, giustificava le agevolazioni. Dal mondo cooperativo si è ribattuto che l'assenza di distorsioni di mercato sarebbe dimostrata, invece, dal fatto che CoopItalia ha mantenuto una quota costante di mercato della grande distribuzione negli ultimi anni, a fronte della bruciante ascesa di gruppi come Auchan e Carrefour.
    Bruxelles aveva poi inviato nell'agosto scorso un dettagliato questionario sul sistema cooperativo, seguito da una richiesta di supplementi di informazioni sui bilanci delle cooperative interessate. Ricevuti i dati richiesti, si è giunti ora al momento della verità.
    La posizione della Kroes fonda, però, l'illegalità dell'aiuto su un inedito parametro di dimensione dell'impresa, che potrebbe prestarsi a una contestazione sul piano giuridico dal Governo italiano. Tanto più che, in questo stesso periodo, la Direzione generale agricoltura della Commissione si appresta a esprimersi nuovamente a favore, dopo una sentenza negativa del Tribunale Ue, di un'aliquota agevolata sui redditi concessa alle cooperative agricole spagnole.
    In questo campo l'Italia sembra però diventata per la Kroes il terreno principale per un test sulla compatibilità degli aiuti alle cooperative. Anche se, per ragioni di equità, Bruxelles dovrebbe poi scandagliare, con lo stesso metro, le agevolazioni concesse alle grandi cooperative di altri Paesi, come Francia e Spagna.

  2. #2
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    Red face Questo thread andrebbe messo in rilievo

    Chi paga il prezzo dei privilegi delle Coop rosse in Italia?


    http://www.loccidentale.it/node/7038

    E il bello è che questi signori hanno avuto il coraggio (ma si dovrebbe dire faccia di tolla) di additare a Berlusconi un conflitto di interessi

    [e ci raccolsero pure le firme per tre o quattro idiotissimi referendum anti-Finivest che andarono giù per le scale di cantina perché gli elettori italiani capirono che razza di cacate erano...]

  3. #3
    Amico di Oniria..wooff...
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    Predefinito raccogliamo le testimonianze per la beatificazione.....

    Citazione Originariamente Scritto da Dr.Hans Visualizza Messaggio
    Chi paga il prezzo dei privilegi delle Coop rosse in Italia?


    http://www.loccidentale.it/node/7038

    E il bello è che questi signori hanno avuto il coraggio (ma si dovrebbe dire faccia di tolla) di additare a Berlusconi un conflitto di interessi

    [e ci raccolsero pure le firme per tre o quattro idiotissimi referendum anti-Finivest che andarono giù per le scale di cantina perché gli elettori italiani capirono che razza di cacate erano...]
    manca qualcosa......

    la colpa è sempre di BERLUSCONI......( )prima o poi da martire lo faranno santo

    ....................

  4. #4
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    Predefinito

    Niente male il santino di Silvio

    ma il problema, caro kanekorso (a proposito, non ci dispensi più le solite belle foto? io sono un amante dei cani - davvero eh! ne ho avuto uno, incrocio tra Labrador e Maremmano, dopo 13 anni mi è morto ), è che la questione è SERISSIMA e infatti quello che ci ha scritto un libro raccontando la sua storia, è stato osteggiato in tutti i modi. Si tratta di Bernardo Caprotti, fondatore di Esselunga:

    Non lasciamo solo Caprotti contro le coop rosse

    Scritto da Milton per l'Occidentale martedì 25 settembre 2007

    Questo vegliardo (così si è autodefinito) signore di quasi 82 anni non va lasciato solo. Bernado Caprotti ha coraggiosamente e finalmente aperto uno squarcio profondo in quel vergognoso mondo di privilegi, commistioni e favoritismi rappresentato dal mondo delle cooperative “rosse”. Il suo libro, da pochi giorni in edicola, “Falce e carrello” non è solo un atto d’accusa, ma è il decantato rabbioso di una storia di soprusi, dove l’intraprendere è anestetizzato ogni giorno da un conflitto di interessi gigantesco che coinvolge a pieno titolo la sinistra italiana.
    Essa ha infatti creato un sistema di capitalismo di Stato ben localizzato e radicato, un vero e proprio regime capital-comunista, un apparato dove si intrecciano gli interessi, gli affari e l'egemonia politica, ed in cui gli stessi uomini hanno ruoli dirigenti nei Ds e nelle Coop, con fatturati plurimiliardari.

    Caprotti, dati e fatti alla mano, snocciola anni di ritorsioni e sopprusi, puntando il dito sullo scandaloso sistema di protezione di cui le Coop godono, privilegi fiscali e, non ultimo, il polmone finanziario inesauribile del prestito sociale, una fonte di finanziamento gigantesca che rappresenta un vero e proprio abuso nei confronti del cittadino-contribuente. Infatti, nonostante la legge vieti, l’esercizio attivo del credito, di fatto le Coop funzionano come fossero sportelli bancari, raccolgono i risparmi dei soci, li usano a loro piacimento e distribuiscono interessi che nessun istituto di credito si può permettere. Ciò perché l’imposta sugli interessi non è al 27% (come per i comuni mortali) bensì al 12.5%. Questa modalità per lo meno peculiare di finanziamneto, permette alle Coop di gestire una mole enorme di danaro senza essere soggette ai controlli delle autorità creditizie. Da questo sistema di privilegi arrivavano i soldi che sarebbero serviti ad Unipol per comprarsi BNL, con la benedizione e il supporto telefonico dei vertici DS (“abbiamo una banca”). Di questo sistema sono figli alcuni sottoprodotti della famosa lenzuolata di Bersani, i farmaci da banco e le pompe di benzina alla grande distribuzione, per non parlare del ritiro di alcune concessioni TAV, guarda caso quasi solo esclusivamenti per quegli appalti (pochi) nei quali le Coop non sono coinvolte.
    L’intreccio è presto scritto: Coop, partito (ho difficoltà a scriverne il nome, cangiante ormai a ritmi triennali) amministrazioni locali, con le risorse che in periodo pre-elettorale vanno dalle coop al partito per poi invertire la rotta,una volta che le amministrazioni si sono insediate. E’ così che in Emilia Romagna le Coop controllano quasi il 70% della grande distribuzione alimentare (in Lombardia nessuna catena arriva al 10%), nella provincia di Modena si supera il 70%, mentre in Liguria hanno il monopolio assoluto degli ipermercati. Ma uscendo dalla distribuzione alimentare, le cose non cambiano. Si scopre che anche nell’aggiudicazione degli appalti e nelle assicurazioni, le coop hanno osizioni dominanti nelle regioni amministrate ormai da oltre mezzo secolo da giunte di sinistra.
    Il legame tra le Coop rosse e la sinistra ha dato vita ad un impero politico-finanziario-aziendale. I numeri parlano chiaro: la Legacoop, che ha un giro d'affari di 45,7 miliardi di euro l'anno, costituisce poco più del 3 per cento del Pil, conta 401 mila dipendenti, 7 milioni e 350 mila soci e 15.200 Coop aderenti. Una vera potenza economica. Tanto per fare un paragone non capzioso, Mediaset ha un fatturato annuo pari a 3 miliardi di euro, paga le tasse come qualunque altra azienda e accede a linee di finanziamento non privilegiate.
    E non mi si venga a parlare del ruolo sociale della cooperazione, rigurgiti sociologici che non incantano più nessuno. Questi intrecci d'affari, non sono cooperazione. La cooperazione, quella vera, è tutt’altro. Ha come sua finalità originaria l'aggregazione dei lavoratori su progetti d'impresa, lontani da spericolate operazioni finanziarie e speculative, con l’obiettivo di recuperare il principio dell'etica mutualistica, tipico del riformismo liberale, e mettersi al servizio dei cittadini, dei consumatori e dei produttori. Insomma, un bagliore di sussidiarietà ante-litteram.
    Questo è il regime, questo è l’abuso di potere, l’intreccio e la cooptazione di interessi che reggono da decenni le amministrazioni rosse, basate su un’economia delle clientele che non ha eguali e che nel caso Unipol ha tentato anche di scalare il potere economico nazionale. Nelle Coop rosse infatti il management ha margine di manovra pressochè illimitati: può fare alleanze fino ad identificarsi col potere politico-partitico, con tutto quel che ne consegue in termini di mancanza di trasparenza e responsabilità. Il danno viene arrecato anche ai soci delle Coop, che, rispetto agli azionisti delle società di capitali, non hanno veri poteri di controllo sul management
    Attenzione perché, il virus di questo regime è sempre più pericoloso e si stà espandendo anche a regioni che solo più recentemente hanno conosciuto questo genere di approccio, come la Campania di Bassolino, due volte sindaco di Napoli e rieletto con più del 60% dei voti presidente della Regione, nonostante la diossina da rifiuti urbani infesti l’aria e la criminalità sia ormai padrona del territorio.
    Per tutto questo, e per tutto ciò che questo comporta, la battaglia di Caprotti va sostenuta con forza, è una battaglia di civiltà contro il più grande e devastante conflitto di interessi che il nostro Paese conosca.



    http://www.abruzzoliberale.it/index....tent&task=view

 

 

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