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Citazione:
Originariamente Scritto da
Z4rdoz
Capisci che con questa consapevolezza quella frase inquetante ....veniamo da un Non-Spazio e da un Non-tempo, assume il valore di un:- se questo è necessario per mangiar bene e per conoscere il cuoco...ben venga.
haaa..haaa! che parabola gustosa.
Pero' é un problema trovarlo, il non-cuoco, per ringraziarlo, perché sembrerebbe che sta in dei non-posti.
Un altro paradosso é che sembrerebbe che nella non-cucina si sta da dio, e malgrado l'assenza di ogni cosa non ci si annoia affatto - vista la fatica che si fa a 'sbarcarsi' ogni mattina.
Veglia, sogno, sonno profondo sono i tre stati - cosa li trascende ?
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Citazione:
Originariamente Scritto da
testadiprazzo
Solo il Brahman..allora ci attrarrà..come il Sole è attratto dal buco nero..al centro della galassia e ci gira attorno..e alla fine ci precipiterà dentro...quando avrà illuminato mondi e persone..
ma questa è un'altra storia...
cerchiamo di precipiare nel Sole...che l'attrazione di tanti pianeti ce lo impedisce..e la Terra..è una madre gelosa e possessiva e non ci lascia salire facilmente..
mooolto bella immagine.
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Un Ristorante Particolare
Ammettiamo che siamo una patata e digeriamo solo cibi fatti di patata.
Quando entriamo in un ristorante, dove fanno tutti i piatti a base di patata, credete che sentiremmo un qualche sapore? Mangeremmo delle cose che non sanno di nulla, ma che digeriamo benissimo.
Se in cucina ci fosse il cuoco-patata; come potrebbe fare in modo che le patate sentano che stanno facendo un bel pranzo ?
Cambia menù ! Niente più cibi a base di patata.
Tutte le patate sono entusiaste! Mangiano benissimo!
Nel fare questo, però, a tutte le patate gli viene un gran mal di pancia.
Questo mal di pancia è necessario per fare apprezzare, alle patate, il cibo che stavano mangiando prima di cambiare il menù.
Stranamente i cibi a base di patata, dopo il mal di pancia, incominciano ad avere un bel sapore...
Veglia, sogno, sonno a cosa servono.
Sono tutte e tre manifestazioni d'amore... per farci capire ...vedi sopra...
Z4rdoz
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Capire..
Ci sono dei bambini per i quali addormentarsi, alla sera, è una tragedia.
E' la stessa sensazione che morire. Vogliono la luce accesa, bisogna raccontargli delle storielle tranquillizzanti per attenuare questa paura.
Poi si accorgono che tutte le mattine si svegliano. E piano piano questa paura passa.
Beh, se c'è un Creatore che cerca in tutti i modi di dirci che la morte non esiste questo è il miglior metodo che abbia escogitato.
Questo è amore. Grazie
Z4rdoz
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un dialogo da "Io sono Quello" (Nisargadatta)
I.: Ogni giorno, al risveglio, il mondo si mostra a noi. Da dove ci viene quell'esperienza?
M.: Prima che qualcosa si mostri, dev'esserci qualcuno cui mostrarsi. Ogni apparizione e sparizione presuppongono un mutamento su uno sfondo immutabile.
I.: Prima di svegliarmi, non ero cosciente.
M.: In che senso? Perché non lo ricordi o perché non l'hai provato? Anche senza coscienza, non c'è forse esperienza? Puoi esistere se non lo sai? Un vuoto nella memoria è una prova di non-esistenza? Puoi parlare della tua non-esistenza come di un'esperienza vera e propria, o sostenere la non-esistenza della mente durante il sonno? Se ti chiamano, sei subito sveglio, e la tua prima percezione non è forse l'"io sono"? Perciò un qualche seme di coscienza deve pur annidarsi nel sonno o nel deliquio. L'esperienza del risveglio scorre così: "Io sono... un corpo... nel mondo". In realtà non sono tre percezioni distinte e susseguenti, ma una sola e complessiva, quella di avere un corpo nel mondo. Può esserci l'"io sono" senza qualcuno che lo riconosca?
I.: Si è sempre qualcuno, con i suoi ricordi e abitudini. Non conosco altri "io sono" al di fuori di me.
M.: Forse c'è qualcosa che t'impedisce di conoscere. Quando ignori una cosa nota ad altri, come procedi?
I.: Mi faccio guidare da loro, per risalire alla fonte di ciò che sanno.
M.: Non ci tieni a sapere se sei solo un corpo o qualcos'altro, o magari niente del tutto? Non vedi che i tuoi problemi sono tutti del corpo - cibo, vestiario, casa, famiglia, amicizie, posizione, fama, sicurezza, sopravvivenza - e che diventano subito irrilevanti appena ti rendi conto che non puoi essere solo il corpo?
I.: Che cosa ci guadagno a saperlo?
M.: Anche dire che non sei il corpo non è esatto. In un certo senso sei tutti i corpi, i cuori e le menti, e molto di più. Scava nell'"Io sono", e troverai. Come fai a ritrovare una cosa smarrita o dimenticata? La tieni in mente finché non riaffiora. Il primo a emergere è il senso di essere, l'"Io sono". Domandati da dove viene o osservalo quieto.
Quando la mente s'installa nell'"Io sono" senza muoversi, entri in uno stato di cui puoi solo dire che ci sei dentro. L'unica è allenarsi continuamente. Dopotutto l'"io sono" è sempre con te; non lo cogli perché gli hai sovrapposto una quantità di cose: corpo, sentimenti, pensieri, idee, proprietà interne ed esterne, e così via. Sono tutte auto-identificazioni infedeli. Per causa loro, ti prendi per quello che non sei.
I.: Ma allora, chi sono?
M.: Non ti serve sapere chi sei, ma che cosa non sei. Infatti, se per conoscenza s'intende una descrizione a partire da ciò che è già noto, sia in senso fisico che concettuale, non può esserci la cosiddetta autoconoscenza, visto che ciò che sei è descrivibile solo come totale negazione: "Non sono questo, non sono quello".
Affermare "Questo è ciò che sono" non ha senso, perché se lo indichi, non puoi essere tu. Niente di percepibile o immaginabile coincide con te e tuttavia, se non ci sei, non può esserci né percezione, né immaginazione. Il cuore sente, la mente pensa, il corpo agisce, e tu li osservi; l'atto stesso di osservare mostra che non sei le tue percezioni, benché non ci sia percezione o esperienza senza di te.
Un'esperienza deve "appartenere". Qualcuno dovrà venire a rivendicarla come sua. Senza lo sperimentatore, un'esperienza non è reale, è lui che le dà realtà. Un'esperienza preclusa, a che vale?
I.: La coscienza di essere l'"Io sono", lo sperimentatore, non è a sua volta un'esperienza?
M.: Certo, ogni cosa sperimentata è un'esperienza, e in ogni esperienza è presente chi la fa. La memoria crea l'illusione della continuità. Di fatto, per ogni esperienza c'è uno sperimentatore, e il senso dell'identità è implicito in tutte le relazioni sperimentatore-sperimentato, come il fattore costante che le accomuna. Sia l'identità che la continuità variano. Come ogni fiore ha il suo colore, ma tutti i colori dipendono dall'unica luce, così molti sperimentatori trapelano nella consapevolezza, che è una e indivisa. La memoria li fa diversi; l'essenza, identici. Questa essenza è la radice e il fondamento di ogni esperienza, la sua perenne "possibilità" fuori dello spazio e del tempo.
I.: Come la ottengo?
M.: Non ti occorre ottenerla perché sei già essa. Si manifesterà non appena gliene darai l'occasione. Smetti di dipendere dall'irreale, e il reale rientrerà sofficemente in sé; smetti di immaginare che sei o che fai questo o quello, e scoprirai che la fonte e il fulcro di tutto è dentro di te.
A quel punto amerai, e sarà un grande afflato, senza scelta, predilezione o attaccamento, la forza che rende tutte le cose care, e degne d'amore.
(Rizzoli Editore - Milano 1981, 82)
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Citazione:
Originariamente Scritto da Nisargadatta
I.: Come la ottengo?
M.: Non ti occorre ottenerla perché sei già essa. Si manifesterà non appena gliene darai l'occasione.
Se ognuno di noi sapesse che la Verità è la cosa più preziosa per un essere umano.
Che la verità è quella cosa che lo può rendere: libero, salvo, felice.
Dove mettereste questa Verità ?
Certamente nel posto più accessibile; quello più facile da trovare.
La metteremmo dentro ogni essere umano.
Perchè allora questa creatura fa così fatica a trovare questo tesoro ?
Perchè, come dice questo passo di Nisargadatta, si è dimenticata di essere quella Verità.
Questa frase dice anche una cosa di difficile comprensione.
Come facciamo a dargli l'occasione per manifestarsi se siamo già essa ?
Siamo talmente inconsapevoli che, a nostra insaputa, già si manifesta!
Lo fà ogni momento.
Dovremmo essere presenti a quella Vita che si sta manifestando dentro di noi in questo momento.
L'inconsapevolezza è ( oltre a dare per scontato che uno sia vivo) , sentire anche che quella Vita, che ci sostiene, sia muta.
Questa Vita è l'unica Verità che esiste per noi.
Tutto quello che siamo, tutto quello che facciamo, è una conseguenza di questa Verità.
Sebbene siamo un tutt'uno con la Verità diventiamo come dei cani da tartufo , cerchiamo libri e persone che ci diano un prontuario per arrivare dentro di noi alla fonte di questa Verità.
Leggiamo tante testimonianze di uomini che cercavano questa pace interiore.
Vogliamo avere questo contatto con la Verità, perchè sentiamo che il nostro essere potrà fare la pace col mondo.
E quella pace è già dentro di noi.
Z4rdoz
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Citazione:
Originariamente Scritto da
Z4rdoz
Dovremmo essere presenti a quella Vita che si sta manifestando dentro di noi in questo momento.
Buon Natale e Felice 2008 !
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:-:-01#19 Contraccambio, con tutto il Cuore yy#07
Z4