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  1. #1
    Sionista
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    Per amore di Sion, non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi darò pace, finchè non sorga come il sole la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come una fiaccola ardente. Isaia 62.1
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    Predefinito La strategia dei Fratelli musulmani per conquistare l'Europa

    A Parigi un dossier dimostra la strategia dei Fratelli musulmani per conquistare l'Europa.
    Punto primo: allearsi con la sinistra no global e i cattolici terzomondisti.
    Punto secondo: dissimulare.


    C'è un islam che vuole convertirci - Panorama

    Silvia Grilli



    Un libro sensazionale è stato pubblicato in Francia. Citando fonti, documenti e trascrizioni da nastri registrati, descrive il progetto del gruppo fondamentalista dei Fratelli musulmani per islamizzare l'Europa. Il titolo è Frère Tariq (Fratello Tariq) e si riferisce a Tariq Ramadan, un professore di filosofia d'origine egiziana che vive a Ginevra, in Svizzera. Perché intitolargli un libro? Perché Ramadan non è solo il nipote di Hassan al-Banna, che nel 1928 fondò l'organizzazione integralista dei Fratelli musulmani. Non è solo il più carismatico predicatore dell'Islam assolutista del VII secolo fra i giovani musulmani immigrati in Europa. Non è stato soltanto consulente della Commissione europea durante la presidenza di Romano Prodi. Non è soltanto l'ospite applaudito delle tavole rotonde sui dialoghi tra religioni, dove è presentato come un «riformatore dell'Islam». Per la giornalista Caroline Fourest, che ha scritto il libro, è soprattutto l'uomo che tra il 1992 e il 1993 è stato designato in Egitto dall'ufficio politico della congregazione per una missione di grande importanza: la «dawa» in Occidente. Cioè convertire l'Europa all'Islam fondamentalista dei Fratelli musulmani e realizzare una società ideale basata sulla «sharia», la legge islamica.



    Il piano di penetrazione dei Fratelli musulmani in Europa avrebbe una strategia e un metodo. Secondo Fourest, la strategia è questa: i musulmani non si integrano nella società europea, non accettano le leggi in contrasto con la loro religione, approfittano della libertà di espressione, del senso di colpa e dell'ingenuità occidentali per cercare alleati nella sinistra, nei no global e nei cattolici terzomondisti europei. In pratica collaborano provvisoriamente con gli avversari della globalizzazione nell'attesa che venga «il gran giorno». Il giorno in cui, secondo le conclusioni dell'inchiesta di Fourest, i non musulmani non avranno più voce in capitolo e si realizzerà la società ideale della sharia. Un mondo dove «le donne saranno velate, le scuole saranno islamiche, la colonizzazione occidentale verrà considerata causa di tutti mali, si metterà fine al sistema monetario internazionale, le prigioni si riempiranno di femministe, omosessuali e musulmani democratici, giudicati "blasfemi" dalla polizia etica».



    Il metodo è invece quello del doppio registro: «Sviluppare un discorso che si adatti all'orecchio che ascolta» insegna Ramadan in una delle cassette vendute in decine di migliaia di copie dalle edizioni Tawhid, legate ai Fratelli musulmani. In un opuscolo pubblicato dallo stesso editore, Ramadan elabora per ogni concetto chiave come «diritto, razionalità, democrazia e comunità» una seconda definizione che può essere compresa soltanto dagli studenti che hanno seguito i suoi corsi. «Questo» afferma Fourest «gli permette di tenere discorsi apparentemente inoffensivi restando invece fedele a un messaggio islamista». Interpellato da Panorama, Ramadan non vuole commentare l'inchiesta di Fourest. Però avverte: «Invece d'indagare su di me, dovreste indagare su quella donna». Dunque chi è Caroline Fourest?

    È una giornalista francese e una militante del laicismo. È caporedattore di ProChoix, una rivista in difesa delle libertà individuali contro le ideologie totalitarie. Da 10 anni si occupa d'integralismo religioso: cristiano, ebraico, islamico. Nell'ultimo anno ha studiato i documenti lasciati dietro di sé dal rètore Ramadan: un centinaio di cassette, una quindicina di libri, 1.500 pagine d'interviste e di articoli apparsi su di lui nei giornali inglesi, francesi, italiani e spagnoli. Poi ha scritto Frère Tariq per l'editore Grasset. Fourest dice a Panorama: «Ci vuole più coraggio per combattere l'integralismo musulmano che quello cristiano, perché gli islamisti hanno nella sinistra europea molti più alleati di quanti ne abbia il fondamentalismo cristiano. Se il commissario europeo Rocco Buttiglione dice: "L'omossessualità è peccato", nessuno lo scambia per un cattolico liberale. Perché invece si considerano musulmani liberali degli estremisti islamici? Gli islamisti fanno leva sulla scusa di essere una minoranza perseguitata per annullare il nostro spirito critico. Ma bisogna superare la paura di essere accusati di razzismo».

    Khaled Fouad Allam è professore di sociologia del mondo musulmano all'Università di Trieste. Di origine algerina, ha scritto il libro Lettera a un kamikaze (Rizzoli editore). È editorialista del quotidiano La Repubblica. Conosce il progetto fondamentalista dei Fratelli musulmani. Dice a Panorama: «La rivoluzione iraniana, con la conseguente nascita dello stato islamico, ha ampliato gli obiettivi della fratellanza. Non si limita più alla conversione spirituale. Vuole dare un apparato politico all'islamizzazione. Oggi, con la diaspora dei giovani musulmani in Europa, ha trasferito i suoi obiettivi in Occidente». Il piano dei Fratelli musulmani è una minaccia mondiale. «È soprattutto un pericolo per i musulmani che credono sia possibile unire Islam e libertà, Islam e democrazia».

    Non si pensi che la strategia si fermi ai paesi dove gli immigrati musulmani sono più numerosi, come la Francia o la Gran Bretagna. «La fratellanza musulmana» spiega Fouad Allam «non ragiona per stati, ma a livello transnazionale. Lo scopo è atrofizzare le democrazie occidentali. La strategia di penetrazione utilizza il principio della "taqiyya", la dissimulazione, che ha origine nella tradizione di misticismo dell'Islam. Uno degli emblemi di una confraternita di mistici musulmani, la Naqsbandiyya, è la frase "Solo nella folla", nel senso che nessuno deve riconoscerti nella folla. La taqiyya è stata ripresa dal fondatore dei Fratelli musulmani al-Banna per mantenere la segretezza delle strutture. Prevede un doppio linguaggio: uno per l'interno della congregazione, un altro per l'esterno».

    Avanzare mascherati permette ai Fratelli di crescere e fare nuovi proseliti. Nulla si deve sapere della confraternita. Nessuno deve rivendicare pubblicamente d'appartenere alla congregazione. Nemmeno Tariq Ramadan, che ha sempre negato. Per Caroline Fourest l'evidenza è che nel cuore dell'Europa, nella svizzera Ginevra, il Centro islamico di cui Ramadan è amministratore diffonde un Islam radicale di resistenza all'Occidente. L'evidenza è che in Francia l'ideologia della fratellanza ispira l'Union des organizations islamiques de France, che riunisce oltre 200 associazioni. In Italia influenza l'Unione delle comunità e organizzazioni islamiche, che controlla il 70 per cento delle moschee. A Londra, l'Associazione dei musulmani di Gran Bretagna, vicina ai Fratelli musulmani, ha lanciato in luglio una grande campagna in favore del velo islamico. L'hanno presentata Youssef al-Qaradhawi, il teologo che presiede il Consiglio europeo della fatwa, e Ramadan. Se la dawa fosse soltanto una missione religiosa, sarebbe una faccenda di fondamentalismo retrogrado. Ma i Fratelli musulmani sono un movimento politico, prima che religioso. Fourest scrive che nel 2004 Ramadan ha partecipato alla preparazione di una lista di candidati musulmani per le elezioni europee.

    Nell'Epistola ai giovani, il fondatore della Fratellanza al-Banna scrisse:
    «Noi vogliamo che la bandiera dell'Islam sventoli di nuovo, al vento e bene in alto, in tutte le contrade che hanno avuto la fortuna di accogliere l'Islam per un certo periodo di tempo, e dove la voce dei muezzin (chi chiama alla preghiera, ndr) è risuonata tra i takbirs e i tahlils (orazioni coraniche, ndr). Poi la mala sorte ha voluto che le luci dell'Islam si ritirassero da queste contrade, cadute nella miscredenza. Dunque l'Andalusia, la Sicilia, i Balcani, le coste italiane e le isole mediterranee sono tutte colonie musulmane e bisogna che ritornino in seno all'Islam.




    Allo stesso modo occorre anche che il Mediterraneo e il Mar Rosso ridiventino mari musulmani, come lo erano prima.
    Noi vogliamo esporre il nostro messaggio islamico al mondo intero, raggiungere le genti nella loro totalità, sottomettere tutti i tiranni finché non ci sia più disordine e la religione sia interamente votata a Dio».

  2. #2
    Sionista
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    Predefinito Califfato mondiale



    Una mappa del mondo a colori stampata in Pakistan. Al centro una grande area verde - dal cuore dell’Africa al Kazakhstan - con sopra una bandiera dello stesso colore. Il verde dell’Islam. In basso un riquadro intitolato: "Dopo cento anni", e sotto il planisfero completamente verde per significare la conquista del mondo. è un progetto a lungo termine, dove non si bada troppo al calendario o all’agenda. Ma è un disegno concreto elaborato dal movimento dei Fratelli musulmani. A scanso di equivoci diciamo subito: qui non c’entrano terrorismo o cellule in sonno. è una missione di propaganda sottile e discreta condotta da un movimento perfettamente legale, la Federazione delle organizzazioni islamiche in Europa. L’obiettivo è quello di assumere il controllo di tutte le comunità musulmane del Vecchio Continente, creare un fronte unico e influenzare, un giorno, le politiche dei Paesi ospiti [...]
    La federazione, guidata da Ahmad Al Rawi, Ahmad Jaballah e Imad Al Bani, si è riorganizzata e ha assunto il ruolo di ombrello, sotto il quale far convergere gruppi minori. è stato quindi elaborato un manifesto, "il programma dottrinale". Secondo il progetto le comunità musulmane devono integrarsi politicamente, socialmente ed economicamente in quelle europee conservando però la loro identità islamica e gli strumenti per svilupparla. In sostanza si tratta di una integrazione "superficiale" senza alcuna assimilazione [...]
    La Fratellanza, consapevole di non poter rimpiazzare nel breve termine i regimi secolari, vuole creare "uno Stato dentro lo Stato" con moschee, predicatori e scuole. L’islamizzazione della società deve precedere quella dello Stato [...] Per non destare allarme, i vertici della Fratellanza hanno cercato di mimetizzare la loro presenza all’interno della Federazione. E soprattutto hanno provveduto a far sparire i riferimenti più estremi [...]


    (Olimpio - Corriere della Sera)

  3. #3
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    marx aveva davvero ragione. maledizione......
    le religioni sono proprio l'oppio dei popoli. tutte.

  4. #4
    SubZero
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    pura propaganda sionista.

    avete paura che qualcuno spazzi via il dominio sionista dall'Europa?

    siete ripugnanti.

  5. #5
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    Tu sei completamente fuori di testa!

    Quando esci dal tuo mondo fallo sapere please.

  6. #6
    Sionista
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    Citazione Originariamente Scritto da SubZero Visualizza Messaggio
    pura propaganda sionista.

    avete paura che qualcuno spazzi via il dominio sionista dall'Europa?

    siete ripugnanti.
    Certo , abbiamo paura del loro Jihad assassino contro gli ebrei .

  7. #7
    Sionista
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    Comunque chi aiuta l'ISLAM è un traditore dell'OCCIDENTE .

  8. #8
    Sionista
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    Per amore di Sion, non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi darò pace, finchè non sorga come il sole la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come una fiaccola ardente. Isaia 62.1
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    Nazismo/Islam: le affinità elettive


    George W. Bush ha sicuramente sbagliato nel definire “islamo fascisti” i terroristi e i fondamentalisti musulmani. A rigor di storia avrebbe dovuto infatti definirli “islamo nazisti”, ma è solo un errore veniale. E’ indubbio infatti che non tra l’Islam in genere, ma che tra l’Islam fondamentalista nelle sue varie componenti (khomeinista, wahabita e fondamentalista palestinese) e il nazismo, vi sono stati e vi sono soprattutto oggi molti punti di contatto proprio sul terreno dell’ideologia; sovrapposizioni fondamentali che naturalmente non permettono una identificazione meccanica, ma che legittimano in pieno la similitudine che peraltro spiega perfettamente come la reazione di Israele oggi e nel recente passato sia stata perfettamente “proporzionata” al pericolo incombente. Naturalmente questa, come tutte le similitudini, soprattutto quando vengono usate in politica, non deve essere intesa in modo meccanico e assoluto. Sono evidenti a occhio nudo le diversità tra la vita in una società come quella iraniana di oggi e la vita a Berlino alla fine degli anni trenta. Meno evidenti sono le differenze con la vita nella società governata dai Talebani e da Osama Bin Laden in Afghanistan prima di Enduring Freedom, resa con straordinaria efficacia letteraria dall’ottimo romanzo“Il cacciatore di aquiloni”. Questo perché, l’islamo nazismo contemporaneo, è caratterizzato da una flessibilità, da una modernità, che ne fanno un sistema di riferimento duttile, non ingessato da schemi rigidi, capace non solo di basarsi sul consenso di massa, ma anche di recepire le tensioni sociali di società moderne, di assorbirle, di sterilizzarle, di governarle, come ben dimostra la successione tra la fase realpolitiker di Rafsanjani, seguita da quella riformista di Khatami e infine da quella post-nazista di Ahmadinejad..
    Sul piano generale, delle dottrine politiche perché di questo si parla, i due sistemi ideologici sono accomunati innanzitutto da una visione similare dello Stato Etico, il cui fine è forgiare, indirizzare e guidare l’affermazione di un “uomo nuovo”, di un progetto di società e di umanità finalizzato. La Legge islamica fondamentalista, la norma, la sharia non sono dunque finalizzati a regolare i rapporti tra cittadini e tra questi e lo Stato, ma tendeno innanzitutto a sviluppare un progetto finalistico e salvifico, da imporre armi alla mano a tutta l’umanità, che cambi il senso della Storia. Vi è qui, una differenza fondamentale, che però non cambia il segno di un percorso parallelo e che semmai aggrava ancora di più la presa del fondamentalismo islamista. Là dove infatti il nazismo e il fascismo svilupparono una concezione pienamente laica dello Stato e della sua religione e etica (con evidenti, fortissime connotazioni anticristiane di cui solo l’ottimo direttore di Liberazione Sansonetti pare oggi non rendersi conto), l’islamismo fondamentalista e terrorista a cui si rifanno tra gli altri gli Hezbollah rappresenta l’unica ideologia rivoluzionaria, con ampio seguito di massa nata nell’alveo di una religione storica. Solo Gilles Kepel, che da anni incredibilmente predice il fallimento già maturato del jihadismo per motivi che solo lui conosce, può definirlo “dalle poche centinaia di aderenti”. Nella realtà, la connotazione religiosa del totalitarismo islamico, la sua filiazione da una delle “Religioni del Libro”, il riferimento a una liturgia e a una Tradizione più che millenarie, sono la base delle incredibili simpatia e empatia che esso riscuote in tutto il mondo musulmano, ben al di là dell’avversione comune allo Stato degli ebrei.
    Il “sistema di valori” dell’islamismo fondamentalista, inoltre, presenta un’altra differenza –ma non di essenza, di forza- rispetto al nazifascismo: non si è imposto grazie all’azione violenta di settori marginali della società, come fecero il nazismo e il fascismo (che seppero costruire consenso alla propria dittatura solo dopo la presa del potere), ma ha saputo imporsi con una rivoluzione popolare, la più popolare tra le rivoluzioni del ventesimo secolo che trionfò in Iran nel 1979. Questa essenza rivoluzionaria, di massa, del fondamentalismo, contraddistingue anche i suoi dirigenti, che alla testa di enormi mobilitazioni di popolo hanno saputo conquistare e poi difendere il potere. Ma questa dinamica rivoluzionaria e non di regime, non giacobina, è tanto potente quanto assolutamente ignorata da un Occidente che ha perso le sue ideologie e che non sa neanche più riconoscere e allarmarsi per le ideologie degli altri, anche quelle che lo minacciano di morte. I velleitarismi delle cancellerie europee e le fumisterie della sinistra planetaria –in primis quella italiana- a fronte dell’Iran, come di Hezbollah e di Hamas, nascono proprio da questa incapacità di “leggere” un movimento rivoluzionario in movimento che viene esorcizzato sino a pensare che possa essere imbrigliato in normali “accordi politici”, come si trattasse di imbrigliare movimenti nazionalisti come tanti altri. Thimothy Garton Ash, proprio sulla base di questo errore, arriva oggi a paragonare Hezbollah all’Ira irlandese e a ipotizzare quindi una sua evoluzione positiva grazie a un graduale patteggiamento sulle sue istanze nazionaliste. Ma Hezbollah, come Hamas, come Ahmadinejad e Khamenei, non ha nessun problema nazionale, ma subordina gli stessi interessi delle nazioni in cui vive, semplicemente, al Giudizio Universale. Quando i Soloni politicamente corretti –tutti antiamericani quanto antisraeliani- saranno in grado di spiegare come si possa patteggiare e trattare su diverse concezioni del Giudizio Universale, il problema sarà risolto. Ma, a oggi, l’impresa ci pare difficilina.
    Pure, sia Ahamadinejad, che Hezbollah, che Hamas, che Ahmadinejad (e peraltro anche Osama Bin Laden e Ayman al Zuwahiri), con straordinaria chiarezza –inascoltati- ci dicono da un trentennio che il punto focale che li porta “a combattere l’Occidente e i cristiani e i crociati e i falsi musulmani” è proprio il Giudizio Universale. Khomeini lo spiegò già con estrema chiarezza nelle prime righe della sua Costituzione della Repubblica Islamica dell’Iran, documento fondamentale per tracciare le infinite similitudini (e le poche differenze) tra nazismo e fondamentalismo islamico (inutilmente avversato dagli ayatollah moderati, spazzati via dall’Imam):
    “La Repubblica Islamica è un sistema che si basa sulla fede in:
    1 – Un Dio Unico (La Ilaha Ilallah), nella sua sovranità esclusiva, nei suoi comandamenti e nella
    necessità di sottomettersi al suo ordine.
    2 – La Rivelazione Divina e il suo ruolo fondamentale nella formazione delle leggi.
    3 – Il Giorno del Giudizio Finale e nel suo ruolo costruttivo nell’evoluzione perfettibile degli
    uomini verso Dio.
    4 – La Giustizia di Dio nella Creazione e nei comandamenti.
    5 - L’imamato, la sua direzione permanente e il suo ruolo fondamentale nello sviluppo continuo
    della Rivoluzione Islamica.
    6 – La dignità e il valore supremo dell’uomo e della sua libertà, così come della sua responsabilità
    verso Dio.”
    Come si vede, il combinato disposto della sovranità esclusiva di Allah e dell’Imamato del suo esercizio vicario ad opera di un Giureconsulto, segnano una affinità straordinaria, dal punto di vista concettuale, con l’elemento cardine del nazismo: il Fürherprinzip. Il potere, tutto il potere, in Iran è concentrato nelle mani del Rahbar, della guida della Rivoluzione, vicario di Dio, incarnazione dello Stato Etico, che dispone di tutto il potere monocratico nella di politica estera, nella politica giudiziaria, nella politica militare e che ha pieni e totali poteri sovraordinati a un esecutivo apparentemente elettivo, in realtà espressione solo e unicamente della umma musulmana. Hezbollah libanese, è ugualmente e volontariamente sottoposto a questo Fürherprinzip e si propone come proiezione internazionale della rivoluzione islamica iraniana, agli ordini dell’ayatollah Khamenei, di cui Sayyed Nasrallah è solo il “rappresentante in Libano”
    Umberto Eco, ci aiuta poi a focalizzare un altro fondamentale punto di contatto tra islamismo fondamentalista e nazismo: “C’è una componente dalla quale è possibile riconoscere il fascismo allo stato puro, dovunque si manifesti, sapendo con assoluta certezza che da quelle premesse non potrà venire che “il fascismo”, ed è il culto della morte”. Questo culto naturalmente si presentava in forma laico-nihilista nel nazifascismo, mentre vive come riproposizione gnostica nello scisma martirologio khomeinista. L’ideologia dello shahid esalta infatti la “bella morte”, non come esaltazione del delirio di onnipotenza dell’individuo superiore e quindi eroico, ma all’interno di un perfetto schema neoplatonico: uccidendo e negando la propria materia umana con la dinamite, il martire, compie un completo percorso di conoscenza del divino e diventa pura luce, proprio perché distrugge la polarità diabolica della materia di sé stesso e contemporaneamente delle sue vittime infedeli, siano essi cattivi musulmani, cristiani e –soprattutto- ebrei.
    Naturalmente, questa “religione della morte” è, nel nazismo come nel fondamentalismo, strettamente intrecciata con la “religione della guerra”, la considerazione ideologica del conflitto armato come bene in sé, la scelta di purificare la società e l’individuo non nella vita civile, ma impegnandolo, con tutta la società, in una guerra permanente con gli “infedeli”, in una dimensione che il nazismo esaltava col “ruolo salvifico della guerra” e che il fondamentalismo esalta col suo crescente jihadismo. Nell’uno e nell’altro caso si ha la fine della politica –sia sul piano interno che siu quello estero- e il predominio dei rapporti di forza violenti e di deflagrazioni belliche devastanti, intervallate mai dalla pace, ma solo da tregue. Una mistica della guerra come “bene supremo” che enfatizza –altro punto in comune tra le due ideologia- il miraggio dell’”arma finale”. Il senso della politica atomica iraniana, ben più e ben prima del possesso effettivo della bomba A, è tutto nell’”effetto annuncio” dell’arma finale. E’ l’anticipazione dello strumento per scatenare il Giudizio Universale, la molla che fa scattare un jihad che –come si è visto in Libano- non è tanto ingenuo –come stranamente pensa Bernard Lewis- da puntare le sue carte su una banale deterrenza o su un impiego effettivo della bomba. L’effetto annuncio serve a motivare lo scatenamento di una serie di azioni militari del tutto tradizionali (esattamente come fece l’Urss negli anni settanta e ottanta in Africa e Asia, sotto copertura atomica), in una logica non più di guerra tradizionale nasseriana ma di guerriglia da bunker e di attentati, magistralmente messa in atto dagli iraniani nel Libano del Sud, con lo scopo non di ottenere lo Stato dei Palestinesi (che i fondamentalisti dall’epoca del Gran Muftì rifiutano) ma di distruggere lo Stato degli ebrei..
    L’antisemitismo nel fondamentalismo islamico è infatti strutturale, portante, esattamente come lo era nel nazismo. Identica è la concezione dell’ebreo nelle due ideologie, perché il giudeo è nemico della umma come della Deutsche Gemeinschaft in quanto portatore di complotto, secondo una interpretazione dell’archetipo politico maomettano che ha le sue radici nei presupposti complotti ebraici che il Profeta combattè alla Medina e che lo spinsero a ordinare la strage degli ebrei Banu Quraizah, sgozzati in 650 nel 627 D.C. con una liturgia che i terroristi iracheni ci hanno riproposto via al Jazeera, tagliando la gola ad un giovane ebreo americano. Vi sono mille e mille prove storiche della radicalità di un radicato antisemitismo musulmano, ma tra queste la più importante –ma la più trascurata da quanti si aspettano una evoluzione positiva di Hamas- è il definitivo legame tra Giudizio Universale e sterminio di tutti gli ebrei. Pure, questo rapporto salvifico tra l’Avvento del Regno di Allah, vittoria universale dell’Islam e sterminio hitleriano di tutti gli ebrei, questa invocazione di una nuova Shoa apocalittica è riportato con chiarezza e con enfasi nello Statuto di Hamas, a dimostrazione di come il problema sia ben più radicale che non il mancato riconoscimento dello Stato di Israele: “L’Ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra e l’albero diranno: “O musulmano, o servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me- vieni e uccidilo ; ma l’albero di Gharqad non lo dirà, perché è l’albero degli ebrei.(Hadith riferito da al-Bukhari e da Muslim).”
    Là dove l’indiscutibile antisemitismo storico cristiano è sempre stato vincolato a San Paolo e Sant’Agostino che legavano l’Ultimo Giorno alla conversione dell’ultimo ebreo, Hamas e i Fratelli Musulmani disegnano invece un finalismo, un senso teologico della Storia che ha nell’uccisione dell’ultimo ebreo il suo estremo sigillo.
    Che ci si spieghi come sia possibile una trattativa politica con chi ha questa visione del mondo e dell’umanità e ci accoderemo alle critiche al governo di Gerusalemme per la “sproporzione” delle sue risposte..
    Di nuovo, nozze piene tra nazismo e fondamentalismo –ma qui anche col cosiddetto “Islam moderato”- quanto a diritti delle donne. Solo i “dialogatori cattolici postconciliari” sono riusciti a non accorgersene, ma in tutto l’Islam contemporaneo, salvo fazioni minoritarie, la donna gode di pieni diritti solo quanto ad anima. Per il resto, quanto al suo corpo, nella pòlis, quale cittadina, essa è sottoposta a un dimidiamento dei diritti che è insanabile, perché discende da un principio indiscutibile: l’autorità tutoria dell’uomo. Concetto così sviluppato dal fondamentalista italiano Hamza Piccardo nel suo commento al Corano a cura dell’Ucoii (130,000 copie vendute): “Oltre alla complementarietà tra uomo e donna, c’è un problema di guida, nella famiglia e nella società, che non significa predominio, oppressione o disconoscimento della prevalenza femminile in una quantità di settori e circostanze. Allah affida questo ruolo dirigente al maschio. E’ un compito gravoso e difficile, di cui l’uomo farebbe volentieri a meno e di cui è tenuto a rispondere davanti ad Allah”.
    E’ qui, in questo “ruolo dirigente del maschio”, il nodo teologico-giuridico, da cui discende tutta la legislazione repressiva nei confronti della donna. Sempre Hamza Piccardo, che ha fama –immeritata, di essere un “moderato”- da prova del paradosso del suo riformismo fondamentalista là dove indica che la donna non è solo esposta al ripudio dell’uomo, ma che, in fondo, anche essa può scegliere il divorzio. Naturalmente, però, a differenza dell’’uomo, essa deve “pagare” questa sua scelta, essendo una mezza cittadina, “offrendo una compensazione economica”. Poligamia, divieto di nozze con ebrei o cristiani, valore dimezzato delle testimonianze in tribunale, necessità del permesso del tutore maschio per le nozze, quote ereditarie dimidiate rispetto ai coeredi, e la stessa imposizione del velo, derivano da questa “autorità tutoria” dell’uomo (la femmina deve coprire le sue zone erogene perché, a differenza del maschio, non è capace di gestirne l’impatto sociale).
    Infine, ma non per ultimo, l’ossessione dell’apostasia costituisce un ulteriore legame tra il “progetto di Stato” islamico e quello nazista. In quasi tutto l’Islam contemporaneo, infatti, il divieto di proselitismo da parte dei cristiani, consegue alla proibizione assoluta per il musulmano di abbandonare la umma. Un divieto che deriva dalla inscindibile unità tra patto sociale e patto con Allah: il cittadino che abbandona la fede, viola per ciò stesso il patto di cittadinanza della pòlis e quindi va punito. Divergono solo le pene per questo reato che ovviamente nega qualsiasi liceità della pratica del libero pensiero: in Iran, Pakistan, Yemen, Sudan e negli Stati islamici della Nigeria la pena è la morte, nella “laica” Algeria una legge del 2006 punisce con 2 anni di carcere e 10.000 euro di multa ogni atto di proselitismo, altrove le pene variano (l’Ucoii italiana, al riguardo, pare essere moderata, anche se permane il divieto di pratica del libero pensiero). E’ questa, dunque, la riproposizione di uno Stato governato da una Santa Inquisizione, in cui il tradimento dell’ideologia del regime equivale al tradimento della Patria, con conseguente punizione del reo.
    E’ la riproposizione di uno Stato concentrazionario.
    Tanto basta, più che a dare piena ragione a George W. Bush, a definire una “chiave interpretativa” del fenomeno fondamentalista e terrorista islamico che spiega come e qualmente le strade della politica, della trattativa, del compromesso, non riescano mai ad imporsi nei conflitti tra Islam e occidente e illustra anche le ragioni per cui –come urlò Jibril Rajub a Yasser Arafat nel 2003- quello palestinese è assolutamente l’unico movimento di liberazione nazionale del ‘900 che non sia riuscito a conseguire il suo obbiettivo.


    www.carlopanella.it

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da IloveISRAEL Visualizza Messaggio
    Comunque chi aiuta l'ISLAM è un traditore dell'OCCIDENTE .
    ma almeno leggi quelli che posti! per essere " dannati" basta essere contro la globalizzazione ...

    non avremo altro d-o che " il mercato" ..
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da IloveISRAEL Visualizza Messaggio
    Comunque chi aiuta l'ISLAM è un traditore dell'OCCIDENTE .

    Evita queste uscite perchè danno la misura della tua pochezza.

    L'Italia è l'Occidente.

    Israele non s'è ancora capito e tu, se fossi davvero ebreo, dovresti arruolarti nell'IDF per combattere con la tua gente e non stare a rompere a noi Italiani con la tua visione distorta del mondo.

 

 
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