Il mio "no" al partito unico
di Claudio Grassi *
su Aprile online del 11/12/2007
Una sinistra unita così come sembra confromarsi non può essere il punto di approdo della formazione "Essere comunisti", perché questa necessità oggettiva di unità non deve comportare automaticamente la necessità di rinunciare al patrimonio culturale, politico ed organizzativo delle diverse forze impegnate nel processo
Sono settimane importanti per il futuro del Partito della Rifondazione Comunista e dell'intera sinistra italiana, incamminata in un percorso di unità e coordinamento. A tale riguardo, la posizione della nostra componente, Essere Comunisti, è chiara e può essere riassunta in una formula molto semplice: siamo favorevoli ad un processo di confederazione delle diverse forze della sinistra ma siamo contrari alla costruzione di un partito unico che sciogliesse, all'atto della sua costituzione, i soggetti organizzati oggi esistenti (e in primo luogo il nostro partito).
Perché questo? In tutti questi anni abbiamo sostenuto ogni iniziativa che si proponesse l'obiettivo di unire, sulla base di una condivisione programmatica, le varie forze della sinistra alternativa, dal Forum promosso da Lavoro e Società sino alla più recente Camera di Consultazione. Infatti, senza l'unità dei partiti della sinistra e dei diversi attori del conflitto sociale (a partire, ovviamente, dai movimenti), ogni speranza di riuscire a dare risposte ai bisogni delle classi subalterne è illusoria.
Tuttavia questa necessità oggettiva di unità - una unità tesa proprio al rafforzamento delle ragioni della pace e del lavoro - non comporta, in sé, automaticamente la necessità di rinunciare al patrimonio culturale, politico ed organizzativo delle diverse forze impegnate nel processo. Non sta scritto da nessuna parte che l'unità della sinistra debba prendere la forma di un unico partito. È quello che vorrebbe una parte del gruppo dirigente di Rifondazione Comunista e, apertamente, la parte più rilevante di Sinistra Democratica, a cominciare dal suo coordinatore nazionale Fabio Mussi.
Siamo contrari alla costruzione di un partito genericamente di sinistra per due ordini di ragioni.
Il primo: la nascita di un nuovo partito non più comunista, imperniato sulla logica della internità strategica al governo e alle alleanze di centro-sinistra, equivarrebbe ad uno spostamento a destra del quadro politico nazionale. Azzererebbe, infatti, l'eccezione rappresentata da Rifondazione Comunista: un partito fuori dalla "compatibilità di sistema", antagonista, impegnato culturalmente e strategicamente in un percorso di superamento del capitalismo.
Il secondo motivo attiene alla cultura politica. La nascita del nuovo partito, a nostro avviso, normalizzerebbe il quadro politico e vanificherebbe gli sforzi di quelle centinaia di migliaia di donne e uomini che, dal 1991 ad oggi, hanno - non senza grandi sacrifici - tentato di affermare, contro la Bolognina, che anche in Italia poteva vivere una forza comunista.
Dichiarate queste premesse, è chiaro che la nostra componente non potrebbe che essere contraria ad un processo che, in un colpo solo, sciogliesse d'imperio da un lato Rifondazione Comunista e quindi la nostra identità e, dall'altro lato, segnasse uno spostamento a destra dell'asse politico italiano.
Nelle prossime settimane il Prc sarà impegnato in una consultazione tra gli iscritti sul tema del governo. Noi porteremo nei circoli una posizione chiara: la verifica di gennaio con Prodi dovrà essere una verifica vera, alla quale il partito dovrà presentare punti programmatici chiari e vincolanti. Con onestà e limpidezza reciproca. In caso non venissero accettati da Prodi e dalla componente moderata del governo, ciascuno dovrà trarne le debite conseguenze. A tale proposito, vorrei sottolineare come non ci aiutino le ultime esternazioni di Bertinotti che, dopo aver dichiarato fallita l'esperienza dell'Unione (proprio quell'esperienza che lui ha contribuito, in maniera decisiva, a costruire senza fissare due anni fa - come noi chiedevamo - alcuna discriminante programmatica), ha assicurato che il governo durerà tutta la legislatura.
Il tema del governo, come è ovvio, è legato indissolubilmente a quello dell'identità. Dentro una sinistra unita (resa ricca proprio dal contributo di ciascuna storia individuale e collettiva), serve un partito comunista forte ed autonomo: autonomo dalle altre forze politiche e sociali e, non ultimo, dal governo.
*coordinatore naz. Essere Comunisti
http://www.esserecomunisti.it/index....Articolo=20268




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