Riforme, i piccoli dell'Unione: «Il Pd ci sta tagliando fuori»
Parisi: buttati via vent'anni di Ulivo
«Tra me e Veltroni c'è coincidenza di obiettivi: vogliamo un bipolarismo di sostanza, libero da veti e ricatti». Silvio Berlusconi, dopo l’incontro con il segretario del Pd della scorsa settimana, torna a parlare del suo feeling con Veltroni. E rischia di mandare in escandescenza il resto dell’Unione, che si sente tagliato fuori dal dialogo sulle riforme. Un dialogo che, dicono, si è ridotto a due sole voci. E il vertice di domenica sera del Pd non ha fatto altro che aumentare le preoccupazione dei partiti della maggioranza, che chiedono subito un incontro con tutta l’Unione.
Il primo a tuonare è il capogruppo dell'Udeur alla Camera, Mauro Fabris: «Dai vertici notturni del Pd è uscito un fatto sconcertante dal punto di vista istituzionale e politico – ha denunciato – Il segretario del Pd sembra abbia consegnato ai presidenti delle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, Violante e Bianco, il testo della riforma elettorale condiviso con il capo dell'opposizione». Senza confrontarsi con nessun altro, insomma: «Di tutto questo – si chiede Fabris – il Parlamento e le altre forze di maggioranza dovranno solo prendere atto?». Macchè, la minaccia c’è tutta: «O in giornata si decide la data di convocazione di un vertice di maggioranza sulla legge elettorale – afferma Fabris – o abbandoniamo i lavori sulla finanziaria. Io, Bonelli dei verdi e tutti gli altri fuori del pd siamo d'accordo – continua – non possiamo essere tagliati fuori da quanto sta accadendo: non siamo su second life».
Meno rabbioso, ma la giornata è ancora lunga, il ministro della Giustizia e leader dell'Udeur Clemente Mastella che dice di non essere intimorito dalle ipotesi di inciucio tra Veltroni e Berlusconi, perché il dialogo è un «fatto positivo». Ma, precisa, «se il dialogo si spinge fino a esplorare territori propri di una convenienza di un bipartitismo che brucia i ponti con gli altri tentando di recuperarli solo perché sono in acqua i naufraghi – conclude – non mi va bene».
È parecchio arrabbiato anche il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio: ricorda che nel programma dell’Unione c’era una riforma condivisa della legge elettorale, «Veltroni – spiega – si è invece mosso in modo diverso». In particolare, prosegue Pecoraro Scanio, è «andato a parlare con Berlusconi senza verificare qual è l’intesa nel centrosinistra: quello di Veltroni – conclude – sarà stato un giro di consultazioni, ma se si continua in questi termini è chiaro che salta la coalizione». A Pecoraro Scanio non va giù «che si vuole con una legge elettorale, in pratica con alcuni trucchi, garantire che restino pochi partiti: solo due».
Mette in guardia Veltroni anche il sottosegretario all’Economia Paolo Cento: «Speriamo – dice – che Veltroni si accorga in tempo prima di digerire la polpetta avvelenata di Berlusconi». E ribadisce il suo no a «una legge elettorale che metta fuori gioco la rappresentanza di milioni di cittadini».
È nero il ministro della Difesa Arturo Parisi che accusa Veltroni di aver «in pochi giorni distrutto il linguaggio e i riferimenti concettuali cumulati in 20 anni di Ulivo». Parisi, da sempre critico nei confronti del segretario del Pd, lo chiama proprio un «voltafaccia». «Quello che non mi piace – ha detto in un’intervista – è il bipolarismo “alla carta”, le alleanze decise alle spalle degli elettori».
Pubblicato il: 03.12.07
Modificato il: 03.12.07 alle ore 15.02
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