P. CHIGI: BERTINOTTI SENZA SENSO DELLO STATO, PRC: "PRODI SMENTISCA"
di Giovanni Innamorati
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ROMA - Fausto Bertinotti "conferma" la sua intervista di martedì in cui dichiarava "fallita" l'esperienza dell'Unione e definiva "morente" il governo Prodi. Una replica durissima arriva dal sottosegretario alla presidenza Enrico Micheli, che accusa Bertinotti di "affievolimento del senso dello Stato". Uno scontro al limite della crisi istituzionale tra potere esecutivo e legislativo. A fianco del Professore si schiera il segretario del Pd, Valter Veltroni, che esprime "solidarietà" al governo e sgombra il campo dalle tentazioni di un governo istituzionale. Ma la maggioranza risente delle tensioni, come dimostrano i pericolosi sbandamenti in Senato sul decreto sicurezza.
L'intervista di Bertinotti a "Repubblica" è stata oggetto di un'interrogazione di Fabio Evangelisti (Idv) che ha chiesto in merito l'opinione del governo. Al "question time" alla Camera, il ministro Giulio Santagata ha risposto indirettamente a Bertinotti ricordando quanto fatto dall'esecutivo in questi 18 mesi per i precari e le fasce deboli, i temi cioé su cui il Prc ha chiesto la verifica a gennaio. Il tutto davanti a Bertinotti che presiedeva i lavori, che ha ricevuto le reprimende di Evangelisti. Bertinotti ha poi "confermato" la sua intervista, alla quale si sono aggiunte le parole degli altri esponenti del Prc, a partire dal segretario Franco Giordano. "Ormai anche i ciechi vedono che c'é un profondo malessere nella società italiana" e riguarda temi precisi: salari e precarietà, su cui Rifondazione incentrerà la verifica di gennaio. Verifica, avverte Giordano, "il cui esito non è affatto scontato". "Questo governo e questa maggioranza - ha detto il ministro Paolo Ferrero - rispetto alle aspettative che aveva creato, ha deluso moltissimo" e lo dimostrerebbe la minaccia di sciopero generale delle confederazioni sindacali. Insomma, Rifondazione non arretra, nonostante l'irritazione degli alleati della "Cosa Rossa".
Alleati con cui il Prc è in contrapposizione anche sulla legge elettorale. Il Pd ha fatto quadrato attorno a Prodi, con Veltroni che gli ha espresso la "massima solidarietà", sottolineando che, "se venisse messo in discussione il governo", salterebbe anche la riforma elettorale, che sta a cuore al Prc. Un modo per dire che non ci si deve illudere sulla possibilità di arrivare ad una nuova legge elettorale con un governo istituzionale. Le critiche più dure contro Bertinotti si levano dal governo, con Cesare Damiano, Emma Bonino e poi con una nota del sottosegretario alla presidenza Enrico Micheli. "A me il presidente della Camera - ha detto Bonino - sembra un esempio evidente dell'impazzimento istituzionale, il presidente della Camera fa il capopopolo". Per Damiano le parole di Bertinotti su Prodi sono "sbagliate e ingenerose" E poi nel tardo pomeriggio Micheli, braccio destro di Prodi e personaggio proverbiale per la sua riservatezza, detta una nota durissima: "Non ricordo precedenti nel mondo politico, quanto meno occidentale, in cui lo speaker di un ramo del Parlamento entri a piedi uniti sulla situazione politica attuale colpendo direttamente e senza il minimo di umorismo, il presidente del Consiglio in carica. Purtroppo anche questo è il segno di un ricorrente, diffuso affievolimento del senso dello Stato".
Immediata la replica del capogruppo Prc alla Camera, Gennaro Migliore: "A Micheli chiedo se non sia il caso di scusarsi per l'enormità dell'accusa e a Prodi se non sia il caso di prendere pubblicamente le distanze" In questo clima la maggioranza è sbandata in Senato sul decreto sicurezza, tanto da richiedere l'interruzione della seduta e un vertice di chiarimento. "Come potete pensare che dopo quello che ha detto Bertinotti non ci siano problemi. Non possiamo fare finta di niente", ha detto il ministro Mastella. "Se Rifondazione comunista pensa di tenere in piedi il governo come riserva aurea per la legge elettorale, se pensano di ricattare Prodi, allora - ha sentenziato Mastella - siamo noi che non ci stiamo perché questo non è il bene del Paese ma lo é di questo o di quel partito".




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