Poteri sinistri
Lo sbandamento di Rifondazione e le prove di esistenza in vita del prodismo reale (vedi Telecom)
Il disordine creativo berlusconiano è utile? Non è insensato sostenerlo.
L’Italia ha bisogno di essere governata ma deve anche essere “liberata”: da apparati, clientele, conventicole di partiti senza più ragione storica, da cosche dell’Iri che fu, da crescite cancerogene di poteri bancari, da piccoli establishment truffaldini.
Il disordine creativo, però, oltre a liberare energie (e lato sensu l’Italia), produce entropia, forze antisistema che poi provocheranno a loro volta guai incontrollabili.
Bene il disordine, dunque, “ma anche” (come direbbe Crozza-Veltroni) si lavori per dare senso, non solo per il caos.
Sarebbe bene dunque che Silvio Berlusconi ogni tanto si legasse la lingua e comunque lavorasse con uno staff che tenesse sotto controllo – sia pure disordinatamente – la situazione.
Comunque oggi la notizia principale è lo sbandamento di Rifondazione: tra i neocomunisti si assomma il panico da sondaggi al ridicolo dei penultimatum (con tanto di “verifiche” tanassian-folliniane) alla fronda antibertinottiana.
Quest’ultima fa circolare una maligna battuta:
“Passi il cretinismo parlamentare ma quello presidenzial-parlamentare è veramente troppo”.
Dietro il caos di Prc, non ci sono solo gli interessi della sua nomenklatura, concentrata sul sistema elettorale: il principale terremoto nasce dai sommovimenti in Cgil.
Quando prima dell’estate Fausto Bertinotti lanciò l’idea della Cosa rossa, scavalcando un malmostoso Franco Giordano, preoccupato di dovere lasciare posti a Fabio Mussi & Co, dietro alle sue mosse c’era l’ipotesi della costituzione di un asse tra Paolo Nerozzi (segreterio Cgil e punto di riferimento del pubblico impiego) e Gianni Rinaldini, capo della Fiom: questo asse avrebbe relegato in un angolo i riformisti Cgil (chimici, tessili e altri) e l’estremista per antonomasia Giorgio Cremaschi, svuotando il potere del già vuoto Guglielmo Epifani, e preparando un futuro di sinistra (ma non disattento al governo) per la maggior confederazione sindacale italiana.
Questo era il contesto del cicip ciciap bertinottian-mussiano.
Il protocollo su welfare e pensioni di luglio ha mandato all’aria tutto.
Nerozzi, abbondantemente blandito da Romano Prodi con costose concessioni sul pubblico impiego, ha fatto da scudo a Epifani che nelle note forme schizofreniche ha firmato “il protocollo di luglio”.
Rinaldini ha serrato le file con Cremaschi, ponendo la Fiom all’opposizione di tutto: Epifani, Prodi, Bertinotti.
Ma Rinaldini e Cremaschi, pur essendo ideologicamente estremisti, sono anche ottimi sindacalisti (al contrario di Epifani) e approfittando degli spazi lasciati loro dallo sventato Luca Cordero di Montezemolo, hanno assunto la guida della lotta di una categoria che se non pesa più come una volta, è ancora in grado di intimorire.
Soprattutto la Fiat.
Come si è visto dal nervosismo di Sergio Marchionne che per placare i dipendenti con un anticipo sul contratto ha fatto fare una figuraccia al presidente di Fiat & Confindustria.
Ora, rilanciati dai fallimenti di Montezemolo ed Epifani, Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria, e il grande vincitore di questa tornata, senza dubbio il più capace protagonista della scena economico sociale attuale, Raffaele Bonanni, hanno ripreso a tessere le loro assai benefiche trame per rilanciare una contrattazione sindacale più moderna.
Ma “le benefiche trame” non avranno certo tempi brevi: e nei prossimi mesi crescerà invece il peso di Rinaldini & Cremaschi.
Da qui le campane a morto per Bertinotti, Giordano, Cosa rossa & Co.
Mussi, per esempio, senza dote Nerozzi-Cgil sarà considerato da Rifondazione solo una bocca in più da sfamare. I processi di espansione e allargamento sognati da Bertinotti diventeranno chimere. Condurre in queste condizioni il congresso di marzo di Prc contro Fiom (centro sociali, pacifisti, femministe-separatiste) costituirà più o meno un suicidio per i bertinottiani.
Chi ragiona sugli assestamenti del quadro politico, in cui Rifondazione gioca un ruolo non secondario, deve partire da questo scenario.
Agguato regolamentar-giudiziario a Geronzi?
Per capire invece il prodismo reale oggi in corso, suggerisco di riflettere ancora sull’operazione Telecom Italia.
In particolare sulla spietatezza con cui Giovanni Bazoli ha imposto non solo l’amministratore delegato che voleva ma anche un presidente gradito e l’immediata scomparsa dei vice.
Il banchiere bresciano ha mostrato così di potere ottenere quel che vuole.
E anche di avere costituito una “nuova alleanza” non solo con Carlo De Benedetti ma pure con la Fiat (le nomine Telecom hanno un intenso sapore lingottiano) che peserà non poco anche in Rcs. Basta leggere le dichiarazioni trionfanti, in qualità di socio Rcs, di Francesco Merloni.
Intanto si moltiplicano le voci di un agguato regolamentar-giudiziario a Cesare Geronzi, a dicembre, e previsioni sul fatto che in Generali arriverà come presidente Claudio Costamagna (le ultime imprecazioni di Antoine Bernheim sono rivolte su questo fronte e non più contro Mediobanca).
In questa situazione perché è stato frenato il geronziano Lamberto Dini che colpendo il quadro politico toglieva potere più in generale a Bazoli?
Ha pesato solo la mossa prodiana di sfilare parzialmente all’ex banchiere Natale D’Amico?
O c’è anche una qualche incertezza su Alessandro Profumo?
Senza dubbio quest’ultimo disturba non poco tutto il geronzismo nazionale: blocca gli Angelucci sull’Unità, vuole vendere la partecipazione nel gruppo Class e persino quella in Rcs.
Abbastanza per far inquietare il banchiere romano.
Che dovrebbe sapere però che, mentre Profumo disturba, il duo Prodi & Bazoli uccide.
Lodovico Festa www.ilfoglio.it del 30 11 07
saluti




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