"Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels


DALLA CRISI DEI MUTUI SUBPRIME ALLA GRANDE CRISI FINANZIARIA



Francesco Macheda*


I. INTRODUZIONE

La crisi finanziaria iniziata nell’agosto 2007 scaturisce dall’interazione di tre forze: la liberalizzazione dei movimenti di capitale, la trasformazione bancaria seguita dall’innovazione finanziaria e le politiche monetarie perseguite nell’ultimo trentennio negli Stati Uniti ma non solo. L’abbondante liquidità convogliata nei mercati statunitensi in seguito alla liberalizzazione finanziaria all’indomani del crollo di Bretton Woods, da luogo a un lungo processo di deregolamentazione bancaria che sfocia nel 1999 nell’abrogazione dello Glass Steagall Act – la legislazione varata all’indomani della Grande Crisi del 1929. Il modello di banking che emerge – denominato ‘originate-to-distribuite’ – getta le basi per lo sviluppo di nuovi prodotti finanziari che, assieme alle politiche monetarie espansive adottate dalla Federal Reserve in seguito allo scoppio della bolla dei titoli tecnologici del 2000, accrescono ulteriormente la liquidità in circolazione.
Dal giugno 2004 la Federal Reserve cambia corso, imponendo una stretta creditizia in contrasto alle spinte inflattive. Come risposta, gli operatori finanziari s’immergerono in mercati sempre più rischiosi come quello dei mutui subprime – questi ultimi cartolarizzati in prodotti derivati e scambiati tra le istituzioni finanziarie di tutto il mondo. Ciò permette di protrarre l’aumento dei prezzi delle attività finanziarie in circolazione, basate a loro volta sulla continua rivalutazione degli immobili. Tuttavia, la deflazione dei prezzi immobiliari avviene in prossimità della scadenza dei ‘periodi ponte’ dei mutui ad alto rischio a metà 2006, causando il default di molte famiglie statunitensi – per lo più appartenenti alla classe lavoratrice immigrata – e determinando una serie di fallimenti degli istituti specializzati nell’elargizione di questa tipologia di mutui.

Il deprezzamento dei titoli cartolarizzati, all’interno dei quali questi prestiti sono commerciati tra le istituzioni finanziarie di tutto il mondo, si materializza nel luglio 2007 con il collasso di due hedge funds di Bearn Stearns. Da questo momento, si assisterà a una stretta creditizia tra le stesse istituzioni bancarie che detengono ingenti quantitativi di titoli derivati, divenuti improvvisamente illiquidi. Tutto ciò, oltre a causare gravi perdite azionarie e bancarie, mette in seria difficoltà le imprese produttive, le cui esigenze di credito non riescono più a essere soddisfatte in maniera adeguata.

Focalizzandoci sulla liberalizzazione finanziaria, l’innovazione bancaria e il gonfiamento e lo scoppio della bolla immobiliare, presenteremo un riepilogo ragionato degli eventi riconducibili alla crisi attuale, tentando di disporli come i pezzi di un puzzle con l’obiettivo di fornire un quadro d’insieme della crisi.

Nella prima sezione, indagheremo i fattori che hanno contribuito a dirottare una quantità considerevole di capitali esteri all’interno del mercato finanziario statunitense dalla fine degli anni settanta a oggi. Come vedremo, il processo di ri-regolamentazione bancaria, che tocca il suo apice con l’abrogazione dello Glass-Steagall Act, risponde all’esigenza di impiegare efficacemente questa enorme massa di liquidità. Inoltre, la nascita del nuovo modello bancario ‘originate-to-distribuite’ favorisce la nascita di nuovi strumenti finanziari che arriveranno ad assumere altrettanta importanza nel processo di sovra-espansione creditizia.

Nella seconda sezione approfondiamo le innovazioni finanziarie attraverso cui gli istituti bancari sintetizzano e diffondono la triade liquidità-credito-debito. Cercando di evidenziarne la logica, descriveremo quattro istituti: le società d’investimento strutturato, i derivati sul credito, le agenzie di rating e la leva finanziaria.

Dopo aver presentato il circuito dei mutui subprime, nella terza parte ci soffermiamo sul mercato immobiliare statunitense nel periodo 2000-2007, focalizzando l’attenzione sui mutui ad alto rischio.

Nella quarta sezione ripercorriamo gli avvenimenti dalla fine del 2006, in prossimità del raffreddamento del settore immobiliare che darà luogo alla crisi bancaria prima e finanziaria poi. L’esplosione di due hedge funds di Bearn Stearns segnerà ufficialmente l’inizio della Grande Crisi Finanziaria che, originata nel segmento subprime precipiterà fino a investire in rapida successione: le agenzie semi-governative Fannie Mac e Fannie Mae, il colosso assicurativo AIG e i conglomerati finanziari Lehman Brothers, Merrill Lynch, Washington Mutual, Wachovia e Citigroup.

Nella parte conclusiva passiamo in rassegna i provvedimenti adottati dalla banca federale, la Fed, e dal Tesoro statunitense nel tentativo di arginare la crisi. Particolare attenzione sarà rivolta a due aspetti: a) la trappola di liquidità, ossia la parziale inefficacia delle ripetute operazioni d’iniezione monetaria, a causa della crisi fiduciaria instauratasi tra gli istituti bancari e b) i provvedimenti di politica economica intrapresi dal settembre 2008 all’indomani del crollo di Lehman Brothers ideati dai segretari del Tesoro Henry Paulson e Tim Geithner – nello specifico il Troubled Asset Relief Program (TARP) dell’autunno 2008 e il Public-Private Partnership Investment Program (PPIP) della primavera 2009.

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