Consulta on-line GroundZERO n.1 – 9 novembre 2007 http://www.antiimperialista.org
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Sulla scia della grande eco ottenuta dall’Appello «Gaza Vivrà» una nutrita delegazione composta da parlamentari, intellettuali, giornalisti e militanti, si recherà a Gaza in occasione del Natale su invito di numerosi organismi della società civile palestinese. Per saperne di più http://www.gazavive.com
DISTRUZIONE DI MASSA
L’obbiettivo vero è quello nascosto.
Solo pochi mesi fa eravamo soli a ritenere altamente probabile un attacco israelo-americano su grande scala all’Iran.
Ora la gran parte degli stregoni che si dilettano a interpretare i fondi di caffé che escono dalla stanza ovale convengono che la guerra è pressoché inevitabile. Non è necessario saper leggere carte da chiromante, basta leggere attentamente i giornali occidentali per rendersene conto. La guerra vera e propria è sempre preceduta da quella a mezzo stampa, tesa a fare il lavaggio del cervello all’opinione pubblica per prepararla al fatto compiuto. Non c’è giorno che non si additi al pubblico ludibrio l’Iran come il capofila degli «Stati canaglia». La giustificazione per mettere in ginocchio l’Iran è la stessa con cui venne annientato l’Iraq: le armi di distruzione di massa. Con due decisive aggravanti: Tehran si starebbe dotando della più terrificante delle armi di distruzione di massa, quella nucleare, e ciò che aggrava la cosa è che essa verrebbe utilizzata contro Israele, ormai diventato una specie di Santo Sepolcro del blocco imperialista mondiale. Come allora non servirono le inchieste della commissione delle Nazioni Unite (che smentirono le accuse americane sulle reali capacità militari di Saddam), così oggi Bush se ne frega che l’AIEA confuti le sue accuse contro Tehran. Bush esige un «regime change», punto e basta. Se l’Iran non si sbarazzerà per tempo di Ahmadinejad, ci penseranno le sue armate. L’esportazione della democrazia ha i suoi costi.
Ad Annapolis hanno fatto la pace.
Una pace fra di loro ma per fare la guerra. Quella all’Iran appunto. Ogni persona mediamente intelligente e criticamente informata sa infatti che l’incontro di Annapolis non ha fatto fare un solo passo avanti al negoziato israelo-palestinese. Il vero risultato politico è che Bush sembra aver ottenuto ciò che chiedeva. L’imperatore, che come Bin Laden crede di combattere in nome di Dio, ha chiamato a corte tutti i suoi satrapi mediorientali affinché gli concedessero il mandato ad attaccare l’IRAN. Una autentica danza di guerra, solo che al posto dei tamburi c’era una pletora di giornalisti con l’elmetto pronti a strombazzare ai quattro venti le menzogne, a chiamare pace la guerra.
L’iran è solo il bersaglio grosso. Colpendo Tehran si vogliono spazzare via le Resistenze che in questi anni, infliggendo colpi durissimi agli eserciti imperiali e ai loro ascari, dall’Afghanistan alla Palestina, dall’Iraq al Libano, hanno letteralmente fatto fallire i sogni di grandezza di Bush. Con un colpo solo egli vorrebbe risollevare, con le sue sorti, quelle della geopolitica americana. L’intento è sfidare le Resistenze a scendere a patti, a disarmare, pena l’annientamento. Israele non attende altro per rioccupare Gaza, schiacciare la Resistenza palestinese e prendersi una rivincita su Hezbollah.
La Resistenza e l’imperialismo. C’è chi ancora farfuglia su vie di mezzo. Noi non possiamo credere che vi sia ancora che non capisca che questa è la posta in gioco, che siamo ad un tornante decisivo. Chi non capisce fa finta di non capire. Non parliamo di chi sta dalla parte delll’imperialismo, parliamo dei «pacifinti», parliamo della sinistra cosiddetta «radicale» che sta aggrappata a questo governo moribondo con il patetico pretesto della «riduzione del danno». Sostengono un governo che oltre a schierare soldati in Afghanistan ne ha spediti altri in Libano, che si schiera con Israele affinché sia portata a termine la sola DISTRUZIONE DI MASSA realmente in atto, quella a Gaza, che riconosce il diritto del regime turco a soffocare la rivolta curda, che con la Finanziaria ha incrementato enormemente le spese militari per armamenti offensivi (un miliardo e mezzo di euro in più rispetto all’anno precedente), che in nome della lotta al terrorismo sta strangolando lo Stato di diritto. Dove sta la «riduzione del danno»? Dove sta questa riduzione se voi stessi ammettete che anche sul piano delle cosiddette politiche sociali non avete portato a casa alcun risultato?
«Vergogna!...Rimango esterrefatto che la Sinistra Radicale (la cosiddetta Cosa Rossa) abbia votato, il 12 novembre, con il Pd e tutta la destra, per finanziare i CPT, le missioni militari e il riarmo del nostro paese. Questo nel silenzio generale di tutta la stampa e i media. Ma anche nel quasi totale silenzio del “mondo della pace!». Se anche Zanotelli (alex.zanotelli@libero.it) si è visto costretto a fare un appello (http://www.nigrizia.it/doc.asp?id=10187) per dire basta! vuol dire forse che la misura non è colma solo per noi, ma lo è oramai per settori sempre più vasti di cittadini. La patetica risposta fornita da Lidia Menapace su Il Manifesto del 22 novembre indica fino a che punto certi pacifisti abbiano barattato la loro coscienza, tradito (si! si! proprio tradito) il principio del no alla guerra chiunque sia a promuoverla: «La questione non è di volta in volta rimanere esterrefatti (...) ma se ci si debba considerare legati al patto di sostenere questo governo o se invece si viene formalmente sollecitati a farlo cadere». Parigi val bene una messa. La sopravvivenza del governo Prodi vale molto di più della vita dei civili che muoiono ogni giorno sotto le bombe NATO in Afghanistan. I pelosi appelli romani alla governabilità sono ben più degni di ascolto delle urla di disperazione dei palestinesi di Gaza.
Saremo tutti a VICENZA, il prossimo 15 dicembre. Non più solo a dire No alla base americana, a dire No ad un governo che nella sostanza tiene fede al patto di sudditanza verso gli USA sottoscritto da Berlusconi. A VICENZA, ne siamo sicuri, avrete il pudore di non presentarvi. Attenetevi anche questa volta al principio della «riduzione del danno». Non ci sarà anfratto in cui potrete nascondervi, non ci sarà angolo in cui potrete evitare di essere sommersi da una valanga di fischi.




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