
Originariamente Scritto da
FalcoConservatore
Il grande assente alla manifestazione di ieri è senza dubbio Gianfranco Fini, sostituito in corsa dal leader leghista Bossi, unico esponente non pidiellino a parlare dal palco, su espresso invito del Cavaliere, più zuccheroso che mai con l' "amico" Umberto. E' una assenza che pesa anche nella piazza, dove prevalgono i "Meno male che Silvio c'è", i cori da stadio "C'è solo un Presidente", senza accenni o elogi verso il "cofondatore" del partito. Non viene espressa alcuna particolare ostilità verso Fini: prevale semmai l'indifferenza, la vacuità di una immagine sbiadita, che non trova più spazio nei cuori dei manifestanti. Anche i ministri provenienti dall'area di AN, con l'eccezione di Ronchi, fanno a gara per salire sul palco, per stare vicini al Cavaliere. La Russa non si distingue dai ministri berlusconiani, persino la Meloni è lì, tutta sorridente.
Non possiamo addebitare al Presidente della Camera una assenza fisica dipesa esclusivamente dal ruolo istituzionale, che sarebbe stato leso in caso di inopinata partecipazione ad una manifestazione di parte e di partito. Ma il dato squisitamente politico è evidente: Fini non fa più parte del "pantheon" di riferimento del popolo di centrodestra. E a restare fuori dai cuori e dai sentimenti degli elettori del PDL sono pure le idee e le proposte culturali uscite dalla bocca di Fini in questi ultimi anni. Il fragoroso "no!" rivolto al Premier nel momento della fatidica domanda retorica "volete voi aprire le frontiere agli immigrati clandestini?" conferma che sul tema dell'immigrazione e della cittadinanza l'opinione grandemente maggioritaria - come prevedibile - coincide con quella della Lega, accolta dal 90% dei deputati del PDL. Fini ha tutto il diritto di lavorare a soluzioni e programmi alternativi, ma resta il fatto che il sentimento comune resta distante dalle idee più avanzate. Gli applausi rivolti a Bossi (non del tutto scontato in una piazza romana!) ribadiscono che l'intesa con il Carroccio è salda anche a livello di "popolo". La linea finiana di rottura con i Lumbard, e di nuova alleanza con i centristi, ne esce francamente sconfitta.
Ora, al di là di questi segnali, che in fin dei conti possono anche essere valutati come piccoli, superficiali, non pertinenti (la "grande politica" si fa altrove), è ben vero che Fini, per poter proseguire il suo percorso entro il PDL, deve assolutamente riacquistare il legame affettivo perduto con la base del centrodestra. I giochetti di palazzo, le critiche eccessive all'esecutivo, le sponde polemiche offerte alla sinistra, i comportamenti spiccioli da bastian contrario, al limite da sabotatore, evidentemente hanno allontanato Fini dal popolo, dalla piazza, che si è confermata fedele al Cavaliere. Ciò non significa, ovviamente, che Fini è perduto, che l'unica prospettiva è una divisione, una rottura.
No: Fini si merita una possibilità, un nuovo inizio. Fini può e deve lavorare di comune accordo con Berlusconi per un patto di successione, basato innanzitutto su una ricalibrazione delle idee e del programma del centrodestra futuro. E' lampate che non si può fare a meno della Lega, è cristallino che la base non vuole sentir parlare di diritti di cittadinanza e di trattamenti di favore per gli immigrati. Certo, anche il Cavaliere deve essere in grado di favorire il dialogo e la discussione interna, per giungere infine ad un compromesso accettabile, un punto di sintesi. A Fini farebbe veramente bene un bagno nella folla, nel popolo del PDL, per ritrovare l'amore, la fiducia, il legame di un tempo, con coloro che ieri lo hanno dimenticato, ma che possono sempre trovare un nuovo rapporto di reciproco affetto.
L’assenza di Fini « Anduril