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    Predefinito domenica prossima incontro per un tavolo sardo contro il D 10 ad Oristano

    ate girare per favore..


    Seus Totus Disterraus!

    SEUS TOTUS DISTERRAUS!
    PROPOSTA DI INCONTRO PER TAVOLO DI MOBILITAZIONE CONTRO IL D10

    Dopo l’annuncio sullo svolgimento del G8 nel 2009 a La Maddalena è giunto a ruota l’annuncio che la Sardigna “ospiterà” nella prima o nella seconda settimana di dicembre un altro vertice internazionale, il cosiddetto “D10”. I ministri della difesa dell’Area Mediterranea (Algeria, Francia, Libia, Malta, Marocco, Mauritania, Spagna, Portogallo, Tunisia e Italia) discuteranno ufficialmente di “pace”, “sicurezza” e “cooperazione militare”. Ma è facilmente prevedibile che, vista la composizione degli stati partecipanti, l’argomento principale possa essere quello dell’emigrazione clandestina. In questo senso appare molto chiara l’opera di preparazione svolta in questi ultimi mesi dagli organi di stampa sardi che hanno creato ad hoc un clima di caccia all’untore verso gli immigrati. Ad ogni sbarco di qualche decina di “disperati” è seguito un tam tam di voci allarmistiche, di paventate ondate di “terroristi islamici”, di richieste di potenzionamento del già ingente apparato di occupazione militare e di polizia presente sul territorio sardo ed infine è stata proposta la costruzione di un Centro di Prima Accoglienza (CPA), ovvero di una di quelle strutture illegali dove gli immigrati vengono imprigionati senza avere commesso nessun reato e tristemente famosi per essere continuamente teatro della violazione dei più elementari diritti umani.
    Ma perché l’italia sceglie la Sardigna, il suo “cortile interno”, come sede di importanti vertici internazionali che è chiamata ad organizzare?
    Le risposte sono varie, ma tutte legate alla dimensione coloniale della nostra terra. Infatti sulla base di questa situazione oggettiva la Sardigna rappresenta per lo stato italiano la soluzione migliore. Dopo “Genova” non è più conveniente organizzare questo tipo di vertici nel proprio territorio “continentale”, troppo alto il rischio di manifestazioni di protesta e troppo pericolosa, in termini di gestione della reazione dell’opinione pubblica, la repressione del dissenso. In colonia invece esiste già un elevato e quotidiano controllo militare del territorio. La Sardigna vive quella che, agli occhi di un osservatore obbiettivo, non può che apparire come una vera e propria occupazione militare: 2/3 delle servitù militari italiane si trovano nella nostra isola, che “ospita” basi nato, italiane e i due più grandi poligoni d’addestramento d’europa; nella nostra terra vi è una presenza di forze di polizia spropositata con caserme dei vari corpi armati italiani in ogni paese. Infine la Sardigna è un isola, per cui l’ingresso nel nostro territorio nazionale è molto più facilmente controllabile.
    Queste poche considerazioni svelano l’ipocrisia che si cela dietro le dichiarazioni ufficiali sia di esponenti della locale classe politica compradora, impegnati quotidianamente nella gestione e nella mediazione degli interessi “italiani” in colonia, che degli alti vertici dello stato italiano, tutte tendenti a sottolineare la bontà e l’affetto paternalistico italiano nei confronti dei “poveri sardi”.
    Il nostro intento è quello di fare emergere un’altro punto di vista sull’emigrazione. Ci interessa innanzi tutto sottolineare l’origine di questo fenomeno e le reali motivazioni che spingono migliaia di persone a lasciare la propria terra, i propri affetti e ogni certezza per approdare nel cosiddetto mondo occidentale. Sono le stesse motivazioni (povertà, miseria, fame, disoccupazione, assenza di un futuro, repressione, persecuzione politica, sociale ed etnica, etc.) che hanno spinto in passato e spingono tuttora centinaia di migliaia di sardi ad emigrare in cerca di lavoro e a scontrarsi spesso con un razzismo violento mescolato ad uno sfruttamento sul lavoro altrettanto feroce.
    Ci rivolgiamo a tutte le organizzazioni politiche, ai movimenti, alle associazioni culturali e sociali e ai singoli che non condividono le scelte dello stato coloniale e della borghesia compradora di “ospitare” questo D10 e che non credono alle manipolazioni dei quotidiani locali sull’ “emergenza immigrazione” e alla campagna xenofoba e razzista che dilaga in questi giorni.
    Proponiamo un incontro pubblico che si terrà domenica 11 novembre alle ore 15.30 presso l’hotel Isa, in P.zza Mariano ad Oristano, per costruire insieme una mobilitazione popolare capace di dimostrare al mondo che la Sardigna è stata, è tuttora e continuerà ad essere terra di accoglienza e di ospitalità per i migranti.

    Cagliari, 6 novembre 2007

    www.manca-indipendentzia.org

  2. #2
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    Predefinito Dai compagni di AMPsI una proposta di incontro per tavolo contro D10

    Dalla sardegna - PROPOSTA DI INCONTRO PER TAVOLO DI MOBILITAZIONE CONTRO D10

    SEUS TOTUS DISTERRAUS!
    Dopo l’annuncio sullo svolgimento del G8 nel 2009 a La Maddalena è giunto a ruota l’annuncio che la Sardigna “ospiterà” nella prima o nella seconda settimana di dicembre un altro vertice internazionale, il cosiddetto “D10”.
    I ministri della difesa dell’Area Mediterranea (Algeria, Francia, Libia, Malta, Marocco, Mauritania, Spagna, Portogallo, Tunisia e Italia) discuteranno ufficialmente di “pace”, “sicurezza” e “cooperazione militare”. Ma è facilmente prevedibile che, vista la composizione degli stati partecipanti, l’argomento principale possa essere quello dell’emigrazione clandestina. In questo senso appare molto chiara l’opera di preparazione svolta in questi ultimi mesi dagli organi di stampa sardi che hanno creato ad hoc un clima di caccia all’untore verso gli immigrati. Ad ogni sbarco di qualche decina di “disperati” è seguito un tam tam di voci allarmistiche, di paventate ondate di “terroristi islamici”, di richieste di potenzionamento del già ingente apparato di occupazione militare e di polizia presente sul territorio sardo ed infine è stata proposta la costruzione di un Centro di Prima Accoglienza (CPA), ovvero di una di quelle strutture illegali dove gli immigrati vengono imprigionati senza avere commesso nessun reato e tristemente famosi per essere continuamente teatro della violazione dei più elementari diritti umani.

    Ma perché l’italia sceglie la Sardigna, il suo “cortile interno”, come sede di importanti vertici internazionali che è chiamata ad organizzare?
    Le risposte sono varie, ma tutte legate alla dimensione coloniale della nostra terra. Infatti sulla base di questa situazione oggettiva la Sardigna rappresenta per lo stato italiano la soluzione migliore.
    Dopo “Genova” non è più conveniente organizzare questo tipo di vertici nel proprio territorio “continentale”, troppo alto il rischio di manifestazioni di protesta e troppo pericolosa, in termini di gestione della reazione dell’opinione pubblica, la repressione del dissenso.
    In colonia invece esiste già un elevato e quotidiano controllo militare del territorio. La Sardigna vive quella che, agli occhi di un osservatore obbiettivo, non può che apparire come una vera e propria occupazione militare: 2/3 delle servitù militari italiane si trovano nella nostra isola, che “ospita” basi nato, italiane e i due più grandi poligoni d’addestramento d’europa; nella nostra terra vi è una presenza di forze di polizia spropositata con caserme dei vari corpi armati italiani in ogni paese. Infine la Sardigna è un isola, per cui l’ingresso nel nostro territorio nazionale è molto più facilmente controllabile.
    Queste poche considerazioni svelano l’ipocrisia che si cela dietro le dichiarazioni ufficiali sia di esponenti della locale classe politica compradora, impegnati quotidianamente nella gestione e nella mediazione degli interessi “italiani” in colonia, che degli alti vertici dello stato italiano, tutte tendenti a sottolineare la bontà e l’affetto paternalistico italiano nei confronti dei “poveri sardi”.

    Il nostro intento è quello di fare emergere un’altro punto di vista sull’emigrazione. Ci interessa innanzi tutto sottolineare l’origine di questo fenomeno e le reali motivazioni che spingono migliaia di persone a lasciare la propria terra, i propri affetti e ogni certezza per approdare nel cosiddetto mondo occidentale. Sono le stesse motivazioni (povertà, miseria, fame, disoccupazione, assenza di un futuro, repressione, persecuzione politica, sociale ed etnica, etc.) che hanno spinto in passato e spingono tuttora centinaia di migliaia di sardi ad emigrare in cerca di lavoro e a scontrarsi spesso con un razzismo violento mescolato ad uno sfruttamento sul lavoro altrettanto feroce.
    Ci rivolgiamo a tutte le organizzazioni politiche, ai movimenti, alle associazioni culturali e sociali e ai singoli che non condividono le scelte dello stato coloniale e della borghesia compradora di “ospitare” questo D10 e che non credono alle manipolazioni dei quotidiani locali sull’ “emergenza immigrazione” e alla campagna xenofoba e razzista che dilaga in questi giorni.
    Proponiamo un incontro pubblico che si terrà domenica 11 novembre alle ore 15.30 presso l’hotel Isa, in P.zza Mariano ad Oristano, per costruire insieme una mobilitazione popolare capace di dimostrare al mondo che la Sardigna è stata, è tuttora e continuerà ad essere terra di accoglienza e di ospitalità per i migranti.

    Cagliari, 6 novembre 2007

    A' manca pro s'indipendentzia
    Adesioni: A Foras - Atòbiu Casteddayu Contras a s'Ocupadura Militari de sa Sardinnya

    http://www.autprol.org/


    A luta continua

  3. #3
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    Predefinito

    Contro il D10

    “...c’è gente che dice di voler lottare e poi confonde il fischio d’inizio della partita con quello dell’ultimo minuto, e va a casa” (Baruch, partigiano)

    In Sardegna, l’offensiva che il capitale conduce contro chi non si rassegna a subire l’abuso e il disfacimento di una società malata fino all’ultimo fondamento, ha svuotato le piazze, i circoli, il contenuto della proposta.
    Negli ultimi anni, lo Stato ha battuto colpo facendo tabula rasa di ogni diritto, garanzia, libertà... di pensiero, parola, movimento. I porci che inquisiscono e incatenano, tarpano le ali a chi – più di ogni altro – alla libertà consacra i propri sogni... Sono loro gli estremisti. Violenti e autoritari custodi del’ideologia più longeva della storia. Homo homini lupus.
    Il Capitalismo e tutto ciò che esso comporta. Imperalismo, guerra, oppressione coloniale, corruzione, ipocrisia, negazione dell’emancipazione di popoli e individui. Più sacra di una fede, più spietata di un esercito, l’orgia del potere fa manbassa della ricchezza collettiva, distrugge il territorio, punisce chi non si accontenta di marciare col capo chino...
    Eppure la voglia di guadare l’altra riva, ha segnato anche recentemente la volontà di costruire qualcosa per cambiare. Certo, in questo clima da caccia alle streghe, molti hanno preferito ritornare a casa. I più, non si sono mai svegliati, seguendo unicamente il ritmo del produci-consuma-crepa.
    Ma, qualcuno che resiste, ancora... esiste! E allora, non resta che contarsi e ragionare, sull’opportunità di muoversi a fianco attraverso i sentieri impervi dell’opposizione sociale.
    La necessità di unire gli intenti partendo dalla condivisione di un percorso di pratica militante, non si traduce necessariamente nello sciogliersi/unirsi in questo o quello, ma nel trovarsi pronti di fronte alle sfide dell’esistente.
    Questo è l’invito che facciamo a coloro che pensano che il “benvenuto” non si nega nemmeno al proprio aguzzino.

    A dicembre, Cagliari ospiterà i boia dell’Occidente. Ministri degli interni di questo e quel governo, si ritroveranno per parlare esclusivamente di clandestini e sovversione... in sintesi Sicurezza... Quale più rassicurante termine, per mascherare lo sfregio ai più elementari diritti di libertà e giustizia sociale.
    La proposta è semplice: incontrarsi per togliere la polvere dalle parole spesso lasciate alla deriva delle correnti. Unità, condivisione, solidarietà, confronto... E partire proprio dall’organizzazione di una protesta che - auspichiamo - si rovesci per le vie di Cagliari.
    Attendiamo risposta.
    p.s. sarebbe auspicabile vedersi entro il 18/11/07….

    e sigo semper gai e non mi rendo
    e cando bat bisonzu mi difendo

    Il Comitato Permanente Contro la Repressione-Nuoro

    Sottoscrizioni: Conto Corrente 000079251989 ABI 07601 CAB 17300 intestato a MANUELA LAI
    Appuntamenti: ogni martedì dalle ore 20.00 Vicolo Giusti n° 17 Nuoro

    lasolidarietaeunarma@libero.it

    http://www.autprol.org/


    A luta continua

  4. #4
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio

    E' la terza volta in un mese....dateme una badante...possibilmente giovane e con le tette grosse.

  6. #6
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    Predefinito [AMPsI] comunicato sulle iniziative contro il D 10

    Sabato 24 L'ASSEMBLEA SARDA CONTRO IL D10 si è riunita e ha indetto il seguente programma di iniziative in risposta al vertice D10 del 9 e 10 dicembre prossimi che a Casteddu vedrà riuniti i ministri della difesa di 10 (5+5) paesi del Mediterraneo discutere ufficialmente di "pace", "sicurezza", "cooperazione militare", "peace keeping" e "immigrazione clandestina".
    L'assemblea si riunisce ancora sabato 1 dicembre alle ore 15 e 30 in via San Giacomo 117, Biddanoa - Casteddu.
    Segue programma, adesioni, documento dell'assemblea, ed infine i referenti per i gruppi di lavoro che si stanno riunendo.
    Facciamo appello a tutti i gruppi, associazioni, individui, organizzazioni che condividono la piattaforma ad aderire alle iniziative e a dare una mano fattiva nell'organizzazione, diffusione delle iniziative, e per ogni altro contributo.

    L'ASSEMBLEA SARDA CONTRO IL D10

    ***

    PROGRAMMA DELLE INIZIATIVE:
    - SABATO 8 DICEMBRE PER TUTTA LA GIORNATA CONTROVERTICE INTERNAZIONALE (luogo da definire)
    - DOMENICA 9 DICEMBRE MANIFESTAZIONE INTERNATZIONALE SEUS TOTUS DISTERRAUS:
    ORE 15 E 30 PIAZZA YENNE, poi CORTEO PER LE VIE MANNO, GARIBALDI, PAOLI, SAN BENEDETTO, CAVARO, TODDE, DANTE, ARRIVO IN PIAZZA GIOVANNI
    - LUNEDI' 10 DICEMBRE CENA POPOLARE IN PIAZZA IN RISPOSTA ALLA CENA DI GALA DEGLI OSPITI INDESIDERATI

    le adesioni sino a questo momento sono:
    A FORAS Atòbiu casteddayu contra a s'ocupadura militari de sa Sardigna, A MANCA PRO S'INDIPENDETNZIA, Associaz. 100 FIORI, Associaz. DON CHISCIOTTE, Associaz. SARDEGNA PALESTINA, Associaz. SINISTRA CRITICA, CAGLIARI SOCIAL FORUM, Circolo ARCI La Tana del Luppolo, CIRCULU 28 ABRILI, COBAS SCUOLA, CONFEDERAZIONE COBAS, ENTULA ARRUBIA, SARDIGNA NATZIONE, SOTZIU DE IS DISTERRAUS SARDUS CONTRAS A SU G8 E A SU COLONIALISMU

    SEUS TOTUS DISTERRAUS!!!!!!! A FORAS SU D10!
    NOUS SOMMES TOUS ÉMIGRÉS ! NON AU D10!
    SOMOS TODOS MIGRANTES! PARE EL D10!
    WE'RE ALLA EMIGRATED! STOP THE D10!
    SIAMO TUTTI EMIGRATI! VIA IL D10!

    Il D10 è un vertice internazionale che vede riuniti i Ministri della Difesa di Italia, Francia, Spagna, Marocco, Mauritania, Portogallo, Tunisia, Libia, Malta ed Algeria, e che discute ufficialmente di "pace", "sicurezza", "cooperazione militare", "peace keeping" e "immigrazione clandestina".
    Il prossimo D10 si terrà a Cagliari, nelle giornate di domenica 9 e lunedì 10 dicembre prossimi; i "lavori" si svolgeranno presso il T-hotel, zona piazza Giovanni, e avranno termine con una cena di gala il lunedì sera al Palazzo Viceregio nel quartiere di Castello. Per l'occasione il quartiere che circonda l'hotel diventerà una vera e propria "zona rossa".
    È indicativo che un fenomeno sociale come quello dell'immigrazione sia affrontato dai responsabili delle forze armate; questo dato di fatto non può che preannunciare imminenti progetti di contenimento militare degli spostamenti di individui nell'area mediterranea, progetti che avranno, come inevitabile conseguenza, una forte limitazione della libertà di movimento.
    È necessario far passare un messaggio diverso da quello propagandato dai media isolani ed italiani. Sentiamo spesso il termine "clandestino"; è facile essere considerati clandestini se non si è nati in un paese "occidentale" e si ha la necessità, o la semplice voglia, di varcare i confini del proprio stato. Se un "occidentale" può, con relativa facilità, ottenere un passaporto ed un visto d'ingresso per qualunque paese del mondo voglia visitare, per la maggior parte degli abitanti della terra non è così, e questo a prescindere dalla loro condizione economica.
    Ma quali sono le motivazioni che hanno spinto ed ancora spingono i migranti a fuggire dalle loro terre, ad abbandonare le proprie radici storiche e culturali ed i propri affetti in cerca di un lavoro o di un rifugio politico?
    Quanta parte di responsabilità ha l'imperialismo (nella sua nuova efficientissima forma di economia globalizzata) nel saccheggiare i territori delle loro ricchezze naturali?
    Qual'è il ruolo del cosiddetto "Occidente" nella distruzione di intere economie autoctone e chi concretamente guadagna nell'immettere nel mercato del lavoro nero migliaia di profughi senza diritti e disposti ad accettare qualsiasi salario pur di sopravvivere?
    È giunto il momento di denunciare in maniera chiara il subdolo agire degli stati occidentali i quali, attraverso l'attività criminale delle grandi multinazionali del petrolio, dei diamanti, delle tecnologie, dell'abbigliamento, ecc., prima conducono interi paesi al collasso e poi si lamentano sfacciatamente di essere invasi dai nativi delle loro conquiste.
    Va smascherato il meccanismo secondo cui l'immigrazione viene sbandierata come un "problema" o come una "emergenza" col solo fine di intaccare i diritti sindacali, di trovare scusanti al ribasso dei salari e di giustificare una ancora più oppressiva presenza di militari e polizia nei nostri quartieri, nelle nostre strade, nei nostri paesi sempre meno popolati di civili ma sempre più ricchi di caserme di carabinieri e polizia.
    Lanciare una campagna di odio e di repressione militare contro i fenomeni migratori proprio in Sardigna non può che essere considerata come una ennesima provocazione. Quello sardo, infatti, è un popolo di emigrati; non solo in passato ma anche oggi centinaia di migliaia di sardi abbandonano le proprie case, lasciano la loro terra per cercare lavoro in Italia o nel mondo. I lavoratori sardi sanno bene cosa significhi lavorare per due soldi, lontano da casa, circondati da un clima di diffidenza e sanno come ci si possa sentire a dover per questo motivo accettare ogni tipo di compromesso per sopravvivere.
    I nostri paesi si spopolano ed alla classica emigrazione coatta della forza lavoro si aggiunge oggi un'emorragia non meno dannosa per la nostra terra: la "fuga di cervelli". Il risultato è che la Sardigna sta subendo un processo di sradicamento e deculturazione, soprattutto nelle zone interne (guarda caso proprio quelle non immediatamente colmabili dalle cementificazioni turistiche). In questo contesto qualche decina di sbarchi di immigrati clandestini sulle nostre coste ha permesso alla stampa ed alla classe politica compradora di lanciare una vergognosa campagna di odio e di caccia alle streghe contro un soggetto sociale oggettivamente debole. Abbiamo l'impressione che, come al solito, si voglia sviare l'opinione pubblica sarda dai veri problemi di una Sardigna al collasso economico in tutti i settori, con un indice di emigrazione elevatissimo, e con un popolo negato, la cui lingua e cultura vengono sottoposte ad un attacco massiccio tacciabile, senza timore di smentita, di "genocidio culturale". Noi crediamo fermamente che il vero problema per il popolo lavoratore sardo non sia qualche decina di immigrati nordafricani che vogliono semplicemente trovare un lavoro e costruirsi una vita serena; il vero problema del popolo lavoratore sardo è la colonizzazione italiana che dall'Ottocento ad oggi ha lavorato instancabilmente per eliminare ogni prospettiva di economia autonoma sarda. Il vero problema del popolo sardo è che lo stato italiano, (protetto dall'alleanza dei paesi imperialisti di cui fa parte), ha utilizzato la Sardigna come terra da depredare e come serbatoio di forza lavoro a basso costo disposta alla mobilità (emigrazione) o ancora come riserva (praticamente inesauribile) per le fila delle forze militari e di polizia italiane che ancora occupano la nostra terra.
    I D10 discuteranno inoltre di "cooperazione militare" e "peace keeping". Anche questa ci sembra una provocazione in una terra la cui superficie terrestre, marittima ed aerea è quasi integralmente occupata da basi militari, poligoni di tiro, aree adibite a servitù. In una Sardigna inaridita dalla disoccupazione, spopolata, e piena di filo spinato, quasi ogni mese hanno luogo i giochi di guerra delle potenze militari imperialiste. Qualunque stato si accinga ad operazioni militari di vasta portata e abbia bisogno di sperimentare nuove tecnologie e nuovi armamenti può tranquillamente rivolgersi allo stato italiano il quale affitta la sua colonia d'oltremare corredata di vasti poligoni di tiro all'avanguardia, i più vasti ed i più avanzati d' Europa, non dimentichiamolo. Ciò vale naturalmente anche per le aziende private di armi che affittano i poligoni sardi prima di lanciare i loro prodotti sul mercato.
    È dunque una vera provocazione che, proprio in una terra dove la gente muore di leucemie e melanomi causati da tali sperimentazioni, i diretti responsabili di questa situazione decidano di riunirsi e festeggiare con tanto di cena di gala alla faccia dei sardi!
    Rifiutiamo di considerare i migranti come nemici, rifiutiamo la loro segregazione nei nuovo lager chiamati Centri di Permanenza Temporanea, rifiutiamo il loro sfruttamento sul lavoro e la funzionale condizione di clandestinità alla quale sono condannati. Rifiutiamo di essere costretti ad emigrare, rifiutiamo la privazione della nostra lingua e della nostra cultura, rifiutiamo l'occupazione militare della nostra terra, e rifiutiamo la tendenza dei governi italiani ad adibire la Sardigna a cortile interno per gli ospiti internazionali, oggi il D 10, domani il G 8.
    Vogliamo libertà di movimento, diritti sociali e sindacali, diritto all'autodeterminazione, diritto alla lingua ed alla cultura per tutti i popoli oppressi.
    Vorremmo coinvolgere in momenti di discussione e di lotta popolare emigrati sardi, palestinesi, marocchini, senegalesi, algerini, albanesi, ecc... per riflettere su possibili forme di cooperazione mediterranea alternative a quelle dei padroni e delle borghesie degli stati rappresentati dai D 10.

    L'assemblea si riunisce sabato prossimo ma nei giorni precedenti ci sono dei gruppi di lavoro che operano sulle indicazioni dell'assemblea. Ecco i riferimenti:
    Un gruppo si occupa dei problemi logistici (sale x convegni, comunicazioni questura, altro) e per contattarlo fate riferimento a adriano.sollai@tiscali.it; un gruppo si occupa di organizzare la diffusione e la comunicazione verso l'esterno e si contatta Consuelo stellarrubia@email.it; un gruppo si occupa di organizzare contatti con comunità straniere e di emigrati, e di redigere un documento condiviso e si contatta erikmadau@libero.it; infine io mi occupo di coinvolgere persone e gruppi per l'iniziativa del lunedì 11 e potete contattarmi alla mia email.
    I gruppi e l'assemblea sono naturalmente aperti alla partecipazione e al contributo di tutti.

    mancaindipendentzia@libero.it

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    A luta continua

 

 

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