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    Predefinito Giovanni Sartori, "No al federalismo".

    Riporto un articolo pubblicato sul Corriere del 3 dicembre.

    Il noto politologo Giovanni Sartori ha spiegato, in un suo articolo comparso oggi sul Corriere, le ragioni della sua contrarietà al federalismo. Sembra infatti che, alla Camera, si stia silenziosamente lavorando per elaborare un “progettino” riguardante l’Italia federale. Riporto volentieri qui l’intero articolo.

    Ora dico basta al federalismo

    Il governo Prodi regge l’anima con i denti e l’opposizione (Berlusconi) lo vuole morto e basta: nessun accordo su niente. Ma ecco—sorpresa, sorpresa— che dai meandri oscuri di Montecitorio sbuca un progetto di riforma costituzionale: un disegno di legge già stilato e già sottoposto alla Commissione Affari costituzionali presieduta dall’onorevole Violante. È sorpresa perché finora sapevamo che Prodi e la sua striminzitissima maggioranza erano mobilitati come un sol uomo (o donna, la bravissima Anna Finocchiaro) nel far passare la Finanziaria.

    Ma ora sappiamo che alla Camera c’è chi lavora 48 ore su 24, e con altrettanta urgenza, per varare un «progettino» costituzionale. Sì, progettino; perché è monumentalmente lacunoso. Le riforme costituzionali davvero necessarie e urgenti sono due: l’introduzione della sfiducia costruttiva (il premier non può essere dismesso senza la contemporanea indicazione del suo successore), e la preminenza del capo del governo stabilita dal fatto che solo lui si presenta al Parlamento per la fiducia (il che implica che i suoi ministri possono essere cambiati a sua discrezione).

    Ma di queste due riforme nel progettino in questione non c’è traccia. L’intento è soltanto di stabilire alla chetichella che il nostro Paese è oramai «federale». Dopo divagazioni varie, nell’articolo 7 del progettino si legge: «L’articolo 70 della Costituzione è sostituito dal seguente: la funzione legislativa dello Stato è esercitata collettivamente (sic!) dalla Camera dei Deputati e dal Senato federale della Repubblica…». Federale? Se così, si dovrebbe cominciare dal modificare l’articolo 1 che sinora dice così: «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro». Ma, appunto, siamo al cospetto di un progettino (ino, ino). Quale ne è il senso? Per parafrasare Andreotti, pensare male è peccato, ma è anche, spesso, pensare il vero. E il vero è, sospetto, che il Palazzo di sinistra si vuole ingraziare Bossi per aiutare il governo Prodi a sopravvivere.

    Come già in passato, si svende il Paese per trenta denari. E su questa premessa dico la birbonata che covo in seno. Ho sempre chiesto: quanto costerà il federalismo? Costerà non solo in denaro (in sprechi di denaro) ma anche in inefficienze e appesantimenti burocratici aggiuntivi? Come forse qualcuno ha notato, sul punto è calata una cappa di silenzio. Mistero. Ma ora il mistero è svelato da una fotografia concreta, visibile, dell’Italia così come effettivamente è, e cioè da La Casta di Rizzo e Stella. Il volume ha già venduto un milione di copie, e spero che ne continuerà a vendere. Vorrà dire che c’è un largo e crescente pubblico in grado di capire come sarà (Dio non voglia) un’Italia federale. S’intende che l’Italia non è tutta come descritta da Rizzo e Stella.

    Ma l’Italia che descrivono è già sufficiente, più che sufficiente, per mandare tutto il Paese a picco. Rinvio a un’altra occasione l’illustrazione del nostro record di non-governo e di malgoverno romano. Resta il fatto che strade e ferrovie, rigassificatori, centrali elettriche, inceneritori di rifiuti, eccetera, sono sempre più bloccati, ovunque, da amministrazioni locali «ricatto» che chiedono soldi e benefici per concedere permessi. Se non vogliamo che il Paese precipiti sempre più nel caos, nella paralisi burocratica e nelle distorsioni clientelari, il federalismo non va attuato ma disattivato. Non sono il solo a pensarlo; resterò il solo a dirlo?
    Giovanni Sartori.

    Da parte mia ho risposto così sul blog.ilgiornale.it

    Sartori, intelligente politologo, non può cadere nella trappola del federalismo presentato dalla partitocrazia. Nessuna delle riforme definite “federali” finora presentate in parlamento, oppure tentate da chi ne può avere interesse personali ha quanche punto di riferimento con “vero” federalismo; compresa quella indicata da Sartori nell'articolo contro il federalismo. Il federalismo, infatti, nasce dalle “persone” (è un "personalismo”), non dai progetti di architettura istituzionali che sono, sì, necessari, ma solo in quanto tengono in considerazione il fatto che il "ruolo di garanzia" (costituzione) e le leggi dello stato, devono essere legittimate dalla maggioranza delle persone responsabili che hanno diritto al voto, non dai loro rappresentanti. Quanto alla maggior spesa che il federalismo comporterebbe è vera se riferita al federalsimo “partitico”; è gravemente falsa se riferita al federalsimo “integrale” di cui nel nostro paese sciagurato, nessuno ormai mai parla dalla morte del compianto prof. Gianfranco Miglio.
    Per far capire meglio le mie osservazioni riporto la seguente citazione di Luttwak:

    “Il popolo non è un qualsiasi agglomerato di uomini riuniti in un modo qualsiasi, ma una riunione di gente associata per accordo nell’osservare la giustizia e per comunanza di interessi.” Questa concezione romana è all’origine del contrattualismo per il quale lo stato è il risultato di un patto, di un “contratto” tra gli individui. La sua unità ed i suoi poteri derivano quindi da un accordo stipulato tra gli uomini, non lo precedono. Lo stato come “contratto” è la giustificazione teorica dello stato moderno; essa è strettamente legata al concetto di sovranità e più precisamente di sovranità popolare, l’emanazione umana del potere.

    Senza affermare nella costituzione dello stato che la sovranità non solo “appartiene” al popolo, ma che il popolo stesso deve anche poterla “esercitare” sui fatti limitati e certi, senza i “limiti” imposti dall’art. 1 comma due della costituzione fatta dai partiti per i partiti, NESSUNA riforma “federale” o di “federalismo fiscale” è possibile. Si tratta solo di menzogne giornalistiche o televisive per conservare lo statu quo accentrato e la democrazia solo rappresentativa.

    •   Alt 

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  2. #2
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    ho sempre considerato sartori un vecchio rincoglionito, ignorante come pochi in tema di federalismo... non può che scrivere sul corriere.

  3. #3
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    Sartori è un parolaio e come tanti altri non fa altro che costruire teoremi in aria.

  4. #4
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    Visto il debito pubblico che hanno creato lui e gli altri giovani della sua classe (Montalcini, Colombo, Cossiga, Scalfaro, Pininfarina, Andreotti) farebbero bene tutti quanti a tacere e a levarsi dai coglioni

  5. #5
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    Secondo me non si può dargli del tutto torto. Qui siamo al dilettantismo, peggio: al federalismo all'italiano fatto con cuciture strampalate e pezze sul sedere. Se si vuole varare una riforma federale della costituzione non c'è altra strada se non quella di eleggere un'assemblea costituente sulla base delle comunità federate. La quale assemblea dovrà decidere quali poteri assegnare allo Stato essendo implicito che tutto ciò che non viene citato diventa automaticamente competenza regionale.

    L'altra strada è quella di un federalismo amministrativo, ossia di un decentramento esplicito di funzioni dal governo (e non dal Parlamento) agli enti locali che goda di adeguata copertura fiscale.

    Ad oggi il regionalismo italiano è un ibrido senza capo né coda che non migliora in alcun modo la vita dei cittadini e anzi si presta ad alimentare burocrazie inutili e costose.

  6. #6
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    Non bisogna federalizzare l'italia perchè una federazione esiste già ed è l'Unione Europea. Piuttosto bisogna fare in modo che all'interno dell'UE non vi sia uno Stato italiano, ma vari Stati tenendo conto delle diverse Nazionalità.

    Ecco perchè l'ideale leghista di federalismo nell'ambito dello Stato italiano (sotto Roma o sotto Milano è la stessa cosa), che poi è quello che critica Sartori, è già vecchio e decrepito.

    Il problema è lo Stato italiano carcere di Popoli, non il federalismo.

  7. #7
    Ridendo castigo mores
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    sartori critica giustamente il "federalimo all' italiana "che alla fine sara' solo una " regionalizzazione all' italiana" piu grande .. cioe con un maggiore potere di spesa dato a rappresentati irresponsabili " locali" della stessa casta che comanda a roma..
    Ma si copre di ridicolo e dimostra il servizio strumentale che egli fa ai suoi " editori" ( i padroni " liberali " italiani .. ) perche' evita come tutti i massoni di trarre le giuste conclusioni che se l' italia "ha bisogno" di un centralismo sempre piu inefficente e dirigista e' perche in questa italia italia non potra' mai funzionare bene un cacchio ...
    ovviamente qualunque riforma si faccia ...comprese le " grandi idee" di sartori ..

    e non lo dicono perche' poi dovrebbero ammettere che sono loro " i liberali " ad aver fallito nel costuire la loro ingestibile italietta.
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

  8. #8
    Ridendo castigo mores
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    Citazione Originariamente Scritto da Kornus Visualizza Messaggio
    Non bisogna federalizzare l'italia perchè una federazione esiste già ed è l'Unione Europea. Piuttosto bisogna fare in modo che all'interno dell'UE non vi sia uno Stato italiano, ma vari Stati tenendo conto delle diverse Nazionalità.

    Ecco perchè l'ideale leghista di federalismo nell'ambito dello Stato italiano (sotto Roma o sotto Milano è la stessa cosa), che poi è quello che critica Sartori, è già vecchio e decrepito.

    Il problema è lo Stato italiano carcere di Popoli, non il federalismo.
    una EU di cento piccoli " stati" ( 4 franciette , 3 italiette ,6 germaniette ect..) , sarebbe ben piu in mano di adesso alle lobbies oscure che comandano a bruxelles senza mai rendere conto ai loro " sudditi" ...

    UN reale " federalismo" puo' esistere solo all' interno di una sovrastruttura imperiale unificante che tragga la sua autorita' superiore da un comune valore culturale primario .. pure facilmente individualble in un simbolo di tipo "monachico" anazionale .
    Noi ce lo avevamo, e si chiamava sacro romano impero ma e' franato perche' anche i suoi " valori comuni" pur essendo allora piu semplici e profondi ( religione e lingua colta ) non furono sufficienti .. Analoga sorte e'toccata rapidamente al commonwealth britannico che cercava di scimmiottare questa soluzione in base ad una comune " cuktura britannica " .
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da larth Visualizza Messaggio
    una EU di cento piccoli " stati" ( 4 franciette , 3 italiette ,6 germaniette ect..) , sarebbe ben piu in mano di adesso alle lobbies oscure che comandano a bruxelles senza mai rendere conto ai loro " sudditi" ...

    UN reale " federalismo" puo' esistere solo all' interno di una sovrastruttura imperiale unificante che tragga la sua autorita' superiore da un comune valore culturale primario .. pure facilmente individualble in un simbolo di tipo "monachico" anazionale .
    Noi ce lo avevamo, e si chiamava sacro romano impero ma e' franato perche' anche i suoi " valori comuni" pur essendo allora piu semplici e profondi ( religione e lingua colta ) non furono sufficienti .. Analoga sorte e'toccata rapidamente al commonwealth britannico che cercava di scimmiottare questa soluzione in base ad una comune " cuktura britannica " .
    Indovina indovinello.... Al prossimo post Larth proporrà Putin come zar di tutte le Europe.


  10. #10
    la ricerca della bellezza nascosta
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    Citazione Originariamente Scritto da ZENA Visualizza Messaggio
    Indovina indovinello.... Al prossimo post Larth proporrà Putin come zar di tutte le Europe.

    E anche se fosse, cosa ci vedresti di male rispetto alla situazione attuale in cui i padroni sono i banchieri e i cittadini europei sono tutti servi inconsapevoli ?

    A Larth invece voglio contestare il suo assunto secondo cui la struttura del Sacro Romano Impero sarebbe stato insufficiente. Invece era alquanto esauriente in quanto quel tipo di impero è durato per diversi secoli.

    Poi vennero i furbeschi e maledetti Stati Nazionali : cioè il trionfo della menzogna.

 

 
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