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Risultati da 1 a 10 di 642
  1. #1
    legione muti
    Ospite

    Predefinito CS Franco Colombo: Sciopero della fame in solidarietà ai Fine Pena Mai detenuti

    La pena dell’ergastolo supera i limiti della ragione!

    ll sottoscritto Centro Studi "Franco Colombo" per solidarietà allo sciopero della fame organizzato da un gruppo di ergastolani dichiara che dal primo dicembre digiunerà per uno o più giorni a sostegno dell’abolizione dell’ergastolo.
    Ci sentiamo vicini in modo particolare ai Camerati Detenuti con fine pena mai ma comunque sosteniamo TUTTI i detenuti con decenni e decenni di pena accumulati (a parte quelli con reati di pedofilia e violenza carnale su donne e bambini), in particolare i c.d. POLITICI di qualsiasi colore (rosso, nero, anarchico, verde islamico....) salutiamo Tutti i detenuti d'Italia a prescindere dalle differenze di colore e di pelle e tutti coloro che stanno lottando su un lettino di un ospedale (psichiatrico e non)
    IN MODO PIU' FORTE E CALOROSO IL FRATELLO GIL E ENZO PRESTO CON NOI
    centro studi franco colombo "Enclave mediterranea"
    Per l'amicizia Italia-Palestina















    Noi da tutt'Italia, li: 06.12. 2007





    Si può aderire ufficialmente sottoscrivendo una breve dichiarazione:

    Il sottoscritto............................., semplice cittadino, per solidarietà allo sciopero della fame organizzato da un gruppo di ergastolani dichiara che dal primo dicembre digiunerà per uno o più giorni a sostegno dell’abolizione dell’ergastolo.



    li, ............2007



    e inviandola per posta alla Associazione Pantagruel, via Tavanti 20, 50134 Firenze (o per mail: [email protected]),
    http://francocolombo.ilcannocchiale....logdoc=1707959

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  2. #2
    legione muti
    Ospite

    Predefinito Appello per un'assemblea

    06/12/2007: APPELLO PER UN' ASSEMBLEA IL 16 DICEMBRE A MILANO, SULLA LOTTA CONTRO L'ERGASTOLO E IL CARCERE


    Il 1° dicembre è iniziato uno sciopero della fame per l'abolizione dell'ergastolo. Aderiscono, al momento, 737 prigionieri condannati all'ergastolo (sul totale di 1230 circa) assieme a più di 8.000 prigionieri non-ergastolani, ai familiari e ai simpatizzanti. Alcuni porteranno avanti lo sciopero a tempo indeterminato, fino alla morte se dovesse occorrere, altri a rotazione settimanale.

    A seguito di un'assemblea svoltasi a Napoli il 17 e 18 novembre a cui hanno preso parte diverse individualità e collettivi, fra i quali il nostro, le compagne e i compagni presenti hanno deciso di sostenere la lotta annunciata dai prigionieri. In primo luogo per il suo carattere auto-organizzato, in quanto nata direttamente all'interno delle galere; inoltre perché è riuscita a rompere, già nella sua gestazione, con la logica disgregante perseguita dal carcere, essendo infatti riuscita a mobilitare anche prigionieri non condannati all'ergastolo e diversi tra familiari e simpatizzanti.

    Una logica, quella della differenziazione, che tenta di annichilire ogni forma di resistenza e autodeterminazione attraverso l'uso di molteplici forme di ricatto e intimidazione che cercano di imporre rapporti individualizzati fra i prigionieri e le istituzioni e di spezzare ogni solidarietà tra chi è dentro il carcere e chi è fuori. E' lo stesso dispotismo che permea la società anche al di fuori delle mura carcerarie e che si manifesta ad esempio nella condizione di segregazione del proletariato immigrato e nelle numerose forme contrattuali sempre più individualizzanti.

    Siamo consapevoli del fatto che se questa battaglia non sarà capace di sviluppare, dentro e fuori, una propria autonomia, al più potrà essere recuperata dalla politica istituzionale che ne approfitterà per ripulire la propria facciata democratica. Esempio ne è la proposta di taluni ministri e parlamentari di sostituire l'ergastolo con la "certezza" di un fine pena stimato in 32 anni. Proposta che potrebbe benissimo venire a ricalcare il modello penale tedesco che ha una base massima di 15 anni, passati i quali la magistratura valuta se il prigioniero sia stato completamente "ri-educato" altrimenti gli viene prolungata la carcerazione. Dal "fine pena mai" al "fine pena forse"?

    Inoltre la scelta di alcuni prigionieri di proseguire, se necessario, lo sciopero della fame fino alla morte mette a nudo l'ipocrisia dello stato. Infatti questo se da una parte si auto-celebra paladino dei "diritti umani", promuovendo la mistificante moratoria internazionale contro la pena di morte, dall'altra fomenta campagne di criminalizzazione contro gli immigrati, conferma la recidiva la quale, di per sé, non è altro che un ergastolo bianco per l'aumento di condanne che determina, avalla l'ergastolo o la condanna che dovrebbe sostituirlo. Inoltre le carceri, al pari dei Centri di Permanenza Temporanea (dove vengono rinchiuse le persone immigrate senza permesso di soggiorno) e degli ospedali psichiatrici, sono sempre di più luoghi di tortura fisica e psicologica dove la tortura dell'isolamento viene imposta con regimi speciali quali l'articolo 41bis dell'ordinamento penitenziario e l'EIV (Elevato Indice di Vigilanza). Segregazione che spesso getta prigionieri e pazienti nella disperazione o addirittura li spinge al suicidio. Nelle carceri infatti si muore tutti i giorni, sia che si venga uccisi dalla malasanità, dalla disperazione o dalle guardie, come conferma il massacro mortale compiuto poche settimane fa dalle guardie del carcere di Perugia contro il prigioniero Aldo Bianzino.

    Ci prefiggiamo sin da subito di contribuire a far uscire dal silenzio questa lotta, di farla conoscere a lavoratrici e lavoratori, a studenti tutti e di dar voce ai prigionieri in sciopero della fame, allo scopo di estenderla e rafforzarla.
    La lotta naturalmente non sarà né semplice né breve, dovrà perciò essere sostenuta da iniziative per la cui scelta e riuscita il contributo di tutti e in particolare dei prigionieri e dei loro familiari è essenziale.

    Socializziamo i punti di vista sull'avvio di questa lotta al fine di estenderne la solidarietà e per ampliarne le forme d'espressione.

    ASSEMBLEA, DOMENICA 16 DICEMBRE
    c/o “LIBRERIA CALUSCA”, via Conchetta 18 – Milano
    dalle ore 16

    05/12/2007
    OLGa – Milano

    [email protected]


  3. #3
    legione muti
    Ospite

    Predefinito sOLIDARIETà

    SCIOPERO DELLA FAME PER L’ABOLIZIONE DELL’ERGASTOLO








    http://www.informacarcere.it/informacarcere.php


    Sciopero della fame ad oltranza, da oggi, in 50 carceri italiani, per chiedere l’abolizione dell’ergastolo. “Si tratta di una mobilitazione senza precedenti, in quanto vede coinvolti la maggior parte degli ergastolani attualmente detenuti in oltre 50 carceri”,
    Alla protesta hanno aderito oltre 400 ergastolani detenuti in una cinquantina di istituti penitenziari. “Lo sciopero della fame si pone l’obiettivo di riaprire la battaglia per l’abolizione dell’ergastolo, una campagna che rischia di finire stritolata nel clima securitario di questi ultimi mesi, e per questo motivo gli ergastolani hanno scelto di mobilitarsi in prima persona, senza aspettare o delegare i tempi della politica: non è un caso che proposte di legge sull’abolizione dell’ergastolo, che mirano a tramutare l’ergastolo in 30 anni di carcere, ancora non vengono calendarizzate in Parlamento e per questo motivo alcuni ergastolani hanno scelto di procedere allo sciopero ad oltranza fino alle estreme conseguenze per accedere i riflettori sulla loro condizione, dilazionata nel tempo, di “condannati a morte” “.


    LA ns SOLIDARIETA'


    affinchè la protesta degli ergastolani riesca ad avere visibilità e voce oltre le mura e le sbarre delle carceri nelle quali rischia di restare relegata, nell’indifferenza generale della società e della politica.

    Non è forse questa la società di cui anche noi facciamo parte ? Non siamo qui perchè desideriamo cambiare in meglio e per il bene del popolo, quindi: perchè non ripensare il tutto ?

    Già la prassi della pena è un'abdicazione manifesta rispetto all'idea di ricostruzione, recupero morale...la visione di pena è materialistica, quella di recupero è spirituale, noi preferiamo la seconda.

    La galera come è concepita non è luogo di dolore e purificazione. E' solo un luogo di umiliazione e sopraffazione...

    L'elite del male è il problema: quella non finirà mai in galera, quella propone quando lo ritiene opportuno lo stato di polizia, la galera, la repressione, la caccia alla strega ecc ecc ...


    http://francocolombo.ilcannocchiale.it/


  4. #4
    legione muti
    Ospite

    Predefinito Scritto Da Un Evaso

    autore:
    evaso

    Ergastolani in lotta
    Ci siamo! La data del 1° dicembre dell’inizio dello sciopero della fame per l’abolizione dell’ergastolo è vicina.
    Digiuniamo, e alcuni di noi lo faranno a oltranza, perchè l’ergastolo non funziona, non è un deterrente, alimenta il male ed è ingiusto. Se in un paese c’è troppo crimine spesso non è colpa del criminale ma nella maggioranza dei casi è colpa dello Stato. Il momento non è dei più propizi: cresce la richiesta di lotta alla criminalità confusa con migranti e poveri ma che abbiamo da perdere? È ovvio che non otterremo un granchè ma gli uomini e donne che combattono e lotano vincono sempre anche quando perdono. L’ergastolano può perdere la speranza, molti l’hanno già persa, ma alcuni non perderanno mai la forza di lotare. Fra gli ergastolani in questo periodo tira un’aria diversa, non siamo più complici silenziosi e supini dei nostri guardiani. Molti di noi sono dentro, senza mai uscire, da 20/30 anni: il tempo passa, i primi anni di carcere non ci fai molto caso, continui a pensare che tanto c’è sempre tempo, ma ora ci siamo svegliati perchè abbiamo visto che di tempo non nè abbiamo più. Vogliamo realizzare da soli, con le nostre forze, le nostre speranze e per questo alcuni di noi sono disposti a morire di fame. La lotta mantiene giovani e vivi, siamo stanchi di invecchiare senza fare nulla, vogliamo semplicemente sapere quando finiremo la nostra pena. Anche noi siamo per la certezza della pena ma non ci fermiamo solo qui siamo anche per la certezza della fine pena. Anche noi ergastolani vogliamo un calendario nella cella per segnare con una crocetta i giorni, i mesi, gli anni che passano. Non si può essere responsabili per sempre: qualsiasi cosa dovrebbe avere un inizio e una fine. La legge viene dal greco nomos: distribuire, ordinare e misurare, ma come si fa a misurare l’ergastolo? L’ergastolo non ha nessuna funzione, è la vendetta dei forti, dei vincitori, della moltitudine. Probabilmente la maggioranza politica e quella del paese è contraria all’abolizione dell’ergastolo ma la storia è piena di maggioranze che sbagliano. Essere in molti non significa di per se che si abbia ragione. Gli ergastolani hanno pensato: che se continuano a non fare nulla, se continuano solo a mangiare non avranno mai un domani. Gli ergastolani hanno penato: che non sanno più chi sono, dove sono nè dove vanno, non hanno nessun domani, hanno solo un passato che non passa e corrono con la morte per la morte. Gli ergastolani hanno scritto:
    -adesso davanti a noi abbiamo la prova più difficile, voglia il diavolo che l’impegno e le soffeenze che ci aspettano vengano in qualche modo ripagate. Ti immagini se tutti gli ergastolani sciopereranno insieme a noi a oltranza che casino scoppierebbe in questo sporco paese! Maledette zucche vuote, questa è un’occasione più unica che rara per ottenere qualcosa di concreto e molti invece pensano alla loro inutile integrità fisica. Eppure, visti i tempi che corrono è facile prevedere che con questo sistema le probabilità maggiori che abbiamo sono quelle di uscire da un loculo di ferro e cemento per entrare subito dopo in uno di legno.

    -la speranza per gli ergastolani non esiste, la speranza per noi è la lotta.
    -pensa, se ci va bene e muoriamo di fame, t’immagini come si incazzano gli altri detenuti che ci vedono uscire prima di loro. In bocca al lupo a tutti.
    -chi ha commesso un reato non deve soffocare troppo tempo nel fango di una prigione dove con il passare del tempo non ha più la forza di alzarsi in piedi.
    Gabriel Pombo da Silva scrive: -...Bisogna fare quello che si deve fare: con coraggio, sentimenti, con la testa... se oggi non iniziamo a vivere quello che la nostra coscienza ed i nostri cuori ci dicono, quando lo faremo? Se oggi non cominciamo a essere liberi, di quale libertà potremmo parlare?... se oggi non lottiamo per noi stessi e per quelli che sono nella stessa o simile condizione, non potremmo mai parlare di amore o vita o libertà senza sentirci dentro cinici e miserabili come chi ci opprime...
    Carcere di Spoleto, Carmelo Musumeci novembre 2007





    http://francocolombo.ilcannocchiale.it/

  5. #5
    legione muti
    Ospite

    Predefinito Chi è Carmelo Musumeci

    Chi è Carmelo Musumeci

    Vedi i suoi scritti

    Chi è Carmelo: Carmelo Musumeci è nato il 27 luglio 1955 ad Aci S. Antonio, provincia di Catania. Condannato all’ergastolo si trova nel carcere di Spoleto.
    Quando era all’Asinara in regime di 41 bis riprese i suoi studi e in cinque anni ha terminato le scuole superiori e nei successivi tre anni si è laureato in giurisprudenza con una tesi in sociologia del diritto dal titolo “Vivere l’ergastolo” discussa con il prof. Emilio Santoro. La sua famiglia vive in Toscana.
    Per vari anni ha coordinato insieme a Giuliano Capecchi, il periodico “Liberarsi dalla necessità del carcere” e partecipa al progetto Informacarcere dell’Associazione Pantagruel.
    Di seguito riportiamo una descrizione di Carmelo, dal libro “Patrie Galere” di Stefano Anastasia e Patrizio Gonnella:
    “…Lui ha girato come una trottola per le carceri italiane. Nonostante il suo cognome evocasse cosche mafiose, lui si comportava diversamente, molto diversamente da come si sarebbe comportato un uomo d’onore. Un uomo d’onore in carcere accetta le regole interne, si muove in silenzio, prova a fare il boss, è rispettato, è omertoso, saluta con il voi. C.M. non ha mai fatto nulla di tutto questo. Ha rivendicato i suoi diritti. Ha presentato esposti e reclami alle autorità costituite. Ha scritto a giudici, parlamentari, associazioni. Ha denunciato vessazioni agli organismi internazionali. Ha fatto da portavoce alle proteste di gruppi di detenuti contro l’ozio forzato, contro i trattamenti inumani, contro regole non sempre ragionevoli. Ha scritto poesie, ha realizzato calendari, censurati perché ironici nei confronti del premier Berlusconi. Le sue proteste si sono sempre mosse nei limiti rigorosi della legge, mai offendendo o calunniando. Ogni qualvolta C.M. alzava il tono delle sue proteste veniva trasferito in un altro istituto. Un interminabile, forzato, turismo penitenziario. Il gruppo di osservazione e trattamento, riunitosi in conclave, lo ha definito uno che non partecipa alle attività trattamentali. L’osservazione ha dato esito negativo. Lui non è stato definito dall’equipe un rieducato, non è stato ritenuto pronto per l’esterno, per la via libera. Ecco le ipocrisie del trattamento. Si esigono scelte esistenziali indimostrabili, si esige un ravvedimento intimo impossibile da provare, si esige che si cammini con la testa bassa, che ci si presenti in modo formale ed educato, meglio ancora se rincoglionito. Si pretende che si diventi come gli altri vogliono che tu sia. Lo Stato carcerario non ammette e non riconosce le diversità. Lo Stato carcerario ti vuole pacificato, normale, mansueto, acritico. C.M. non si è invece ammansito. Ha continuato negli anni e rivendicare i suoi diritti. Lo ha fatto rivolgendosi a un magistrato e non a un collega della malavita. L’atteggiamento di C.M. ha sempre evidenziato un rispetto naturale, non ipocrita e doppiogiochista, verso le istituzioni. Se alle istituzioni ti rivolgi per far valere un tuo diritto ritenuto violato, vuol dire che credi in quelle istituzioni, credi nella legge, credi nello Stato. Legge che invece era stata infranta al momento della commissione del reato. In questo senso puoi essere ritenuto definitivamente sulla via della risocializzazione. Il percorso dalla illegalità alla legalità può dirsi compiuto, o quanto meno in fase di compimento, proprio nel momento in cui ti rivolgi allo Stato per vedere tutelati i tuoi diritti. Chi disconosce lo Stato mai si rivolgerebbe ad esso per vedere un proprio diritto garantito. Solo per questa ragione C.M. avrebbe dovuto essere ritenuto rieducato e avrebbe meritato un premio. Invece da lui si vuole un atto di prostazione, o che partecipi con entusiasmo al corso di origami organizzato da qualche benemerita associazione e cooperativa sociale. Sono queste le ipocrisie del trattamento”.

    http://www.informacarcere.it/posta.p...=76&goal=lista

  6. #6
    legione muti
    Ospite

    Predefinito La Vita Al Carcere

    Di Sara (da Casa)

    La lettera

    Caro Carmelo, vorrei sapere da te, se in questi anni di carcere hai notato un trattamento di differenza tra gli uomini e le donne. Ogni altra cosa che mi farari sapere su come trascorre la vita "dentro" sarà per me molto interessante! Aspetto con fiducia grazie per il tuo tempo Sara.
    La risposta

    Ciao Sara,
    rispondo e ti ringrazio della domanda, innanzi tutto perché è la prima che ricevo della rubrica che sto curando e secondo perché ero indeciso se andare all’aria o rimanere in stanza. Tu hai “deciso” per me, ora preferisco rimanere in cella a risponderti.
    Il carcere è il posto più maschilista che ci sia e quindi il trattamento per le donne è molto peggiore e umiliante che per noi uomini.
    Già è difficile immaginare un uomo in gabbia ma per un bambino (le madri detenute possono tenere con sé i loro bambini fino a tre anni) e per una donna è molto ma molto più brutto. Giusto per farti un esempio, immaginare una donna in carcere è come vedere al fronte in una zona di guerra la propria nonna, la propria madre, figlia, sorella, amica, ecc.
    Sfoglio il mio diario giornaliero e ti riporto quello che ho scritto in due occasioni che ho incontrato due donne detenute, trai tu le conclusioni: 30/06/04 – carcere di Sollicciano – “verso le ore 16:00, per sbaglio, mi hanno chiamato in matricola ed ho avuto l’occasione di vedere una madre detenuta con una bambina, era bellissima. Nonostante che in carcere ne ho viste tante, mi ha fatto molto effetto vedere un angelo dietro le sbarre. Mentre andavo via non ho resistito dalla voglia di farle una carezza e lei mi ha sorriso come solo i bambini sanno fare. Aveva nel visino molte punture di zanzare ed anche per questo mi ha fatto molta pena”; 11/10/05 – “sono rientrato da Firenze a Nuoro oggi. Ho viaggiato con una donna diretta al carcere di Cagliari che non la smetteva mai di parlare…mi sono accorto che ho perso l’abitudine di chiacchierare con le donne. A parte che viaggiava senza manette, le guardie della scorta la trattavano come se fosse un uomo e questo mi dava noia…”
    L’altra domanda “su come trascorre la vita dentro” è molto complessa. Innanzi tutto quello che si vive dentro non si può certo chiamare vita, poi dipende dal carcere e dal detenuto. Molti vivano come pezzi di legno accatastati in cantina. Alcuni vegetano. Altri si tagliano nel corpo e nell’anima e si piangono addosso. Si vive come cani ciechi in un canile, spazi ridotti, una non vita, assenza costante d’intimità, di intrattenimento, di cultura, d’affetto. La verità è che questo tipo di società più che recuperare il detenuto lo vuole eliminare, distruggere e coprirlo vivo di sbarre e cemento.
    Riguardo a me, io tento di sopravvivere immaginando di vivere.
    Ciao Sara, un abbraccio.
    Carmelo

    Carmelo Musumeci
    [Vedi le lettere]



  7. #7
    legione muti
    Ospite

    Predefinito la tragedia dell'OPG

    Dalla finestra dell'OPG

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    Dalla finestra dell'OPG di Montelupo vedo la neve che cade sopra Capraia e sotto scorre l'acqua dell'Arno. Fuori, tutto è così naturale. Io sono chiuso da undici anni; ora sono vecchio e guardo le cose naturali come la neve, la pioggia e il sole. Spero di uscire presto e cambiare la mia vita. Farei qualche vacanza e fuori tornerei ad essere più contento. Perché fuori la vita è bella e dentro c'è solo tristezza.

    Alfredo Sartori

    (da: Spiragli – rivista dell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino – dicembre/gennaio 2006 n° 31 anno 6°)

  8. #8
    legione muti
    Ospite

    Predefinito La finestra dell'anima

    La finestra dell’anima

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    Chi guarda stando fuori da una finestra aperta non vede mai tante cose quanto chi guarda stando davanti a una finestra chiusa.
    Non c’è oggetto più profondo, più misterioso, più fecondo, più tenebroso, più abbagliante d’una finestra rischiarata da un filo di luce, che passa perforando le fitte sbarre appese.
    Quanto si può vedere al sole è sempre meno interessante di quanto avviene dietro un plexiglass opaco, raschiato e ingiallito dal tempo.
    In quel buco nero o luminoso vive la vita, sogna la vita, soffre la vita.
    Al di là delle onde dei tetti, vedo una donna matura, già rugosa, povera, sempre china e che non và mai fuori.
    Col suo volto, con la sua veste, con il suo gesto, con quasi nulla, ho rifatto la storia di questa donna, o meglio la sua leggenda.
    Fosse stato un povero vecchio, avrei rifatto con altrettanta facilità la sua storia.
    E vado a letto, orgoglioso di aver vissuto e sofferto in altri che in me stesso.
    Forse vi domanderete: ma sei sicuro che questa leggenda sia vera? Cosa conta mai, quella che è la realtà fuori di me, se m’ha aiutato a vivere, sentire che sono, quello che sono finalmente l’anima mi scoppia e mi grida: dove che sia!
    Purchè sia fuori da questo mondo.
    Bergamo 02/03/05
    Marco Lumina
    dal carcere di Opera MI -- trasferito a Voghera, attualmente detenuto nel carcere di Busto Arsizio

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    http://www.informacarcere.it/modulo.php?livello=4&IDT=225

  9. #9
    legione muti
    Ospite

    Predefinito L'irreale realtà

    L’irreale realtà

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    Come sempre, alle scoccare delle sei in punto, apro gli occhi.
    Mi è sempre piaciuto vedere nascere l’alba, sentire quell’aria fresca che ti tocca il viso l’ho sempre preferita all’acqua gelata, già è proprio l’alba. Mi affaccio alla finestra e lascio che i miei occhi carpiscano, in lungo e in largo, i movimenti di ogni cosa che la natura offre.
    Gli uccelli, a volte soavi a volte nel loro cinguettio, a volte chiassosi perché è la vita che pulsa nel loro cuore manifestando nell’aria tutta la loro libertà.
    Continuo a scrutare con i miei occhi pieni di voglia l’immenso che ho dinanzi a me, livide colline mi scolpiscono un panorama meraviglioso; tra i campi di grano e alberi verdi si perdono meravigliosamente i miei pensieri. Un leggero vento fresco si abbraccia alla mia pelle ma non riesce a frenare la mia memoria che corre alle scampagnate fatte con la famiglia, bambini felici che rincorrono un pallone disteso su un prato a fissare il cielo, aspettando invano che passi una nuvola.
    Quante cose alla finestra della mia stanza e non volgo lo sguardo dietro di me; conosco a memoria la realtà di ciò che mi circonda, continuo a guardare avanti e lascio che i miei occhi la mia mente si impadroniscano ancora di quello spazio immenso che ogni mattina presto cerco di scoprire.
    Mi perdo in quella irreale realtà lasciando che la mia anima viva ciò che il mio corpo non può e non importa se ciò durerà quanto un solo respiro.
    L’alba muore, ma rinasce e con essa anch’io rinasco, è il gioco della vita e io ci sono dentro.
    Una rondine vola davanti a me, tra il suo battere d’ali corre la mia libertà, ed anch’io volo lontano, fuori da uno spazio opprimente senza colore né calore, via, via, lontano…
    L’alba sta svanendo, i raggi del sole fanno capolino, ma le mie mani sono ancora fredde.
    Conosco la causa: non c’è nulla che possa scaldare le fredde sbarre di ferro che ornano la mia finestra.
    Già la finestra di una cella.
    Salvatore Sottile
    (dal giornale:“Idee libere” periodico d’informazione e cultura della Casa di reclusione “Ranza “di San Gimignano – Siena, anno III n° 13 ottobre 2004)

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  10. #10
    CON LA RESISTENZA!
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    Predefinito

    Dal "fine pena mai" al "fine pena forse"?
    non saprei sinceramente...
    d'accordo riguardo ad un'ingiusta disparità di trattamento, ma non saprei cosa pensare a proposito sulla totale abolizione dell'eragastolo...

 

 
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