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Discussione: Il caso Carlo Parlanti

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    Predefinito Il caso Carlo Parlanti

    CARLO PARLANTI
    La sofferenza, l’isolamento, i diritti negati

    Valentina Cervelli

    (www.mirorenzaglia.com)

    Carlo Parlanti ha 43 anni. Da tre è uno di tremila italiani detenuti all'estero. Attualmente è uno dei 5mila "inmate" dell'Avenal State Prison, in California.Gli ultimi mesi, per il manager project originario di Montecatini, sono stati un inferno culminati, lo scorso 10 dicembre, nella conferma dei 9 anni di detenzione acui era stato già condannato. Una sentenza resa incredibile dalle motivazioni della stessa che, alla lettura, risultano opposte a quelle rilasciate nel 2005.



    Una storia di diritti negati, calpestati, di speranze disattese, di silenzi e dolore. Carlo Parlanti in questi anni di detenzione ha contratto l'epatite C, e solo qualche mese fa, attraverso una lastra effettuata mentre si trovava rinchiuso nella Main Jail di Ventura, in seguito alla prima udienza di "risentenza" (viene chiamata così la revisione della sentenza di primo grado causata da illeciti tecnici,ndr) gli è stata diagnosticata una massa al polmone di origine al momento ancora sconosciuta. Parlanti è stato condannato a nove anni per una presunta violenza sessuale avvenuta nel 2002 nei confronti della sua convivente dell'epoca, Rebecca McKay White. Si utilizza la parola “presunta” perché un’attenta analisi delle trascrizioni processuali evidenziano indagini condotte con estrema leggerezza dalla contea competente. Una battaglia difficile da portare avanti, nella quale Katia Anedda, compagna di Carlo Parlanti, è affiancata dall'impegno dell'on. Marco Zacchera, dell'associazione per in diritti umani “Secondo Protocollo” e da un gruppo di persone riunite spontaneamente per chiedere giustizia in un “giusto” processo. E' dimostrabile, infatti, attraverso un rapporto redatto da un famoso ed accreditato esperto statunitense e consegnato anche alle autorità italiane, che le prove principali del passato grado di giudizio, ovvero delle foto che ritraggono la presunta vittima nel bagno dell'appartamento del Parlanti siano un falso. Un falso costruito appositamente per il processo, e che insieme alle dichiarazioni incostanti, confuse, e contraddittorie di Rebecca McKay White, sono state la causa dell'incubo dell'informatico italiano: basti pensare che di testimonianze dei presunti danni occorsi alla vittima non si è mai avuta prova fisica, e che per dichiarazioni riguardanti la “presunta” violenza non è mai stato trovato nessun riscontro ambientale. Senza contare, infine, che il mandato di cattura internazionale, mai notificato ufficialmente, ha colto il Parlanti, ignaro di tutto a Dusseldorf in Germania, mentre, dopo un viaggio di lavoro, si apprestava a tornare in Italia. Storia nota a chi segue il caso.

    L'attenzione dell'opinione pubblica sul project manager italiano è salita negli ultimi due mesi nella rete, in concomitanza con un pessimo periodo da lui vissuto. Nonostante la consegna di un documento che lo avrebbe dovuto "esentare" dal presenziare alla sua risentenza, a fine settembre Carlo Parlanti è stato arbitrariamente trasferito presso la Main Jail della contea di Ventura. Il 1° ottobre, ha avuto luogo la prima udienza della risentenza, rinviata immediatamente per consentire all'avvocato Charles Kelly Kilgore, assunto grazie all'intercessione dell'ambasciata ed in via di conferma per i prossimi gradi di giudizio del nostro connazionale, di acquisire informazioni sul caso. Nonostante un’ordinanza del giudice che lo avrebbe voluto immediatamente trasportato presso l'Avenal State Prison, suo precedente luogo di residenza, Parlanti è stato trattenuto a Ventura a lungo. In concomitanza con un'iniziativa massiccia da parte dei blogger suoi sostenitori, lo stesso è stato posto in stato di totale isolamento, prima presso l'infermeria della struttura nella quale era momentaneamente detenuto, in seguito presso il "Mercy Hospital" di Bakersfield, cittadina californiana posta a diverse decine di chilometri da Los Angeles. Una massa è stata evidenziata nell'apice del suo polmone destro: diverse analisi invasive, due biopsie non sono state in grado di stabilire se si trattasse di tumore o di "Valley fever" una malattia endemica tipica di alcune zone desertiche e dell'ovest americano. Sono trascorsi, così, due mesi di isolamento totale, nei quali per i familiari del Parlanti è stato impossibile comunicare con il proprio congiunto e la stessa ambasciata italiana ha avuto problemi nello stabilire contatti. Due mesi tristi e di dolore completo per Carlo Parlanti, incatenato al letto nelle speciali celle costruite nell'ospedale di Bakersfield, senza conforto e nella totale e completa umiliazione. Nei quali la famiglia ed i suoi sostenitori hanno tentato tutte le strade possibili per renderlo partecipe, senza successo, delle iniziative in atto. Due mesi, nei quali la data della risentenza è stata spostata più volte.

    La dimissione dall'ospedale non è coincisa, per il nostro connazionale, con la fine della sofferenza. Schernito perchè "diventato famoso" in seguito alle diverse iniziative internazionali intraprese (tra le quali l'apertura di numerosi blog in lingua inglese, francese, tedesca) e trasportato alla Wasco State Prison per un periodo detentivo che non avrebbe dovuto superare le tre settimane ma che si è rivelato essere almeno il doppio, vestito di una tuta di carta e scalzo, il Parlanti è stato tenuto in condizioni non compatibili con la vita carceraria per diversi giorni, nonostante le sue precarie condizioni di salute. L'unico flebile conforto è stato rappresentato dalla ricezione di alcune lettere dall'Italia. Un numero esiguo rispetto a quello realmente spedito, ma che hanno contribuito ad alimentare la forza di volontà mai sopita di Carlo Parlanti, di uscire da questa situazione. Ora, dopo la risentenza a lui di nuovo sfavorevole, Carlo Parlanti continua a gridare la sua innocenza, supportato dall'auto della sua famiglia e di un numero sempre crescente di persone che, sospeso il pregiudizio e informatesi a fondo, si stanno impegnando affinché i diritti del Parlanti non continuino ad essere calpestati . La strada da percorrere è, se possibile, ancora più impervia di prima, accompagnata come sempre dal silenzio delle istituzioni e dei grandi media. A gennaio la Corte Europea per i diritti umani affronterà il caso del Parlanti: la speranza è che l'ora della giustizia sia finalmente vicina.


    Valentina Cervelli


    per aggiornamenti sul caso Parlanti (quasi in tempo reale
    www.carloparlanti.it & http://blog.libero.it/carlofree

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    Citazione Originariamente Scritto da miro renzaglia Visualizza Messaggio
    CARLO PARLANTI
    La sofferenza, l’isolamento, i diritti negati

    Valentina Cervelli
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    Carlo Parlanti ha 43 anni. Da tre è uno di tremila italiani detenuti all'estero. Attualmente è uno dei 5mila "inmate" dell'Avenal State Prison, in California.Gli ultimi mesi, per il manager project originario di Montecatini, sono stati un inferno culminati, lo scorso 10 dicembre, nella conferma dei 9 anni di detenzione acui era stato già condannato. Una sentenza resa incredibile dalle motivazioni della stessa che, alla lettura, risultano opposte a quelle rilasciate nel 2005.



    Una storia di diritti negati, calpestati, di speranze disattese, di silenzi e dolore. Carlo Parlanti in questi anni di detenzione ha contratto l'epatite C, e solo qualche mese fa, attraverso una lastra effettuata mentre si trovava rinchiuso nella Main Jail di Ventura, in seguito alla prima udienza di "risentenza" (viene chiamata così la revisione della sentenza di primo grado causata da illeciti tecnici,ndr) gli è stata diagnosticata una massa al polmone di origine al momento ancora sconosciuta. Parlanti è stato condannato a nove anni per una presunta violenza sessuale avvenuta nel 2002 nei confronti della sua convivente dell'epoca, Rebecca McKay White. Si utilizza la parola “presunta” perché un’attenta analisi delle trascrizioni processuali evidenziano indagini condotte con estrema leggerezza dalla contea competente. Una battaglia difficile da portare avanti, nella quale Katia Anedda, compagna di Carlo Parlanti, è affiancata dall'impegno dell'on. Marco Zacchera, dell'associazione per in diritti umani “Secondo Protocollo” e da un gruppo di persone riunite spontaneamente per chiedere giustizia in un “giusto” processo. E' dimostrabile, infatti, attraverso un rapporto redatto da un famoso ed accreditato esperto statunitense e consegnato anche alle autorità italiane, che le prove principali del passato grado di giudizio, ovvero delle foto che ritraggono la presunta vittima nel bagno dell'appartamento del Parlanti siano un falso. Un falso costruito appositamente per il processo, e che insieme alle dichiarazioni incostanti, confuse, e contraddittorie di Rebecca McKay White, sono state la causa dell'incubo dell'informatico italiano: basti pensare che di testimonianze dei presunti danni occorsi alla vittima non si è mai avuta prova fisica, e che per dichiarazioni riguardanti la “presunta” violenza non è mai stato trovato nessun riscontro ambientale. Senza contare, infine, che il mandato di cattura internazionale, mai notificato ufficialmente, ha colto il Parlanti, ignaro di tutto a Dusseldorf in Germania, mentre, dopo un viaggio di lavoro, si apprestava a tornare in Italia. Storia nota a chi segue il caso.

    L'attenzione dell'opinione pubblica sul project manager italiano è salita negli ultimi due mesi nella rete, in concomitanza con un pessimo periodo da lui vissuto. Nonostante la consegna di un documento che lo avrebbe dovuto "esentare" dal presenziare alla sua risentenza, a fine settembre Carlo Parlanti è stato arbitrariamente trasferito presso la Main Jail della contea di Ventura. Il 1° ottobre, ha avuto luogo la prima udienza della risentenza, rinviata immediatamente per consentire all'avvocato Charles Kelly Kilgore, assunto grazie all'intercessione dell'ambasciata ed in via di conferma per i prossimi gradi di giudizio del nostro connazionale, di acquisire informazioni sul caso. Nonostante un’ordinanza del giudice che lo avrebbe voluto immediatamente trasportato presso l'Avenal State Prison, suo precedente luogo di residenza, Parlanti è stato trattenuto a Ventura a lungo. In concomitanza con un'iniziativa massiccia da parte dei blogger suoi sostenitori, lo stesso è stato posto in stato di totale isolamento, prima presso l'infermeria della struttura nella quale era momentaneamente detenuto, in seguito presso il "Mercy Hospital" di Bakersfield, cittadina californiana posta a diverse decine di chilometri da Los Angeles. Una massa è stata evidenziata nell'apice del suo polmone destro: diverse analisi invasive, due biopsie non sono state in grado di stabilire se si trattasse di tumore o di "Valley fever" una malattia endemica tipica di alcune zone desertiche e dell'ovest americano. Sono trascorsi, così, due mesi di isolamento totale, nei quali per i familiari del Parlanti è stato impossibile comunicare con il proprio congiunto e la stessa ambasciata italiana ha avuto problemi nello stabilire contatti. Due mesi tristi e di dolore completo per Carlo Parlanti, incatenato al letto nelle speciali celle costruite nell'ospedale di Bakersfield, senza conforto e nella totale e completa umiliazione. Nei quali la famiglia ed i suoi sostenitori hanno tentato tutte le strade possibili per renderlo partecipe, senza successo, delle iniziative in atto. Due mesi, nei quali la data della risentenza è stata spostata più volte.

    La dimissione dall'ospedale non è coincisa, per il nostro connazionale, con la fine della sofferenza. Schernito perchè "diventato famoso" in seguito alle diverse iniziative internazionali intraprese (tra le quali l'apertura di numerosi blog in lingua inglese, francese, tedesca) e trasportato alla Wasco State Prison per un periodo detentivo che non avrebbe dovuto superare le tre settimane ma che si è rivelato essere almeno il doppio, vestito di una tuta di carta e scalzo, il Parlanti è stato tenuto in condizioni non compatibili con la vita carceraria per diversi giorni, nonostante le sue precarie condizioni di salute. L'unico flebile conforto è stato rappresentato dalla ricezione di alcune lettere dall'Italia. Un numero esiguo rispetto a quello realmente spedito, ma che hanno contribuito ad alimentare la forza di volontà mai sopita di Carlo Parlanti, di uscire da questa situazione. Ora, dopo la risentenza a lui di nuovo sfavorevole, Carlo Parlanti continua a gridare la sua innocenza, supportato dall'auto della sua famiglia e di un numero sempre crescente di persone che, sospeso il pregiudizio e informatesi a fondo, si stanno impegnando affinché i diritti del Parlanti non continuino ad essere calpestati . La strada da percorrere è, se possibile, ancora più impervia di prima, accompagnata come sempre dal silenzio delle istituzioni e dei grandi media. A gennaio la Corte Europea per i diritti umani affronterà il caso del Parlanti: la speranza è che l'ora della giustizia sia finalmente vicina.

    Valentina Cervelli


    per aggiornamenti sul caso Parlanti (quasi in tempo reale
    www.carloparlanti.it & http://blog.libero.it/carlofree
    Prima di commentare questo articolo ho cercato di documentarmi, ho fatto delle ricerche in rete, ed ho letto la ricostruzione del caso fatta dagli amici del Parlanti.
    Su queste ricostruzioni ho qualche perplessità; ma non intendo emettere giudizi o esprimere opinioni sulla colpevolezza o l ' innocenza del Parlanti, pertanto non entrerò nel merito dei reati a lui ascritti dalla giustizia americana.
    Il punto è un altro: se quanto dichiarano i suoi amici, sulle condizioni di salute del recluso, sul trattamento sanitario ricevuto, su i suoi diritti umani sistematicamente calpestati, ebbene, se queste dichiarazioni corrispondono alla realtà, allora non si può e non si deve rimanere inerti dinnanzi alla violazione di questi diritti.
    Lo Stato Italiano deve rivendicare presso il governo americano , il rispetto dei diritti di questo cittadino italiano, li deve rivendicare a quella Nazione che, spesso, in modo strumentale, di questi diritti si fa portabandiera.
    Non dimentichiamo altresì, che l’America di “ fatto “, non permette alle altre Nazioni di giudicare i suoi cittadini responsabili di reati.
    Per fare qualche esempio : basta ricordarsi del velivolo pilotato da soldati americani che in Italia tranciò le funi di una funivia, causando una tragedia; oppure il caso Calipari; o il caso di quel soldato americano accusato di violenza sessuale ( se non ricordo male il fatto avvenne a Napoli ).
    E quei militari americani, torturatori nelle prigioni Irachene ? Ebbene, nessuno di questi cittadini degli USA, è mai stato processato nella Nazione dove ha perpetrato questi reati.

 

 

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