Giuda? Era un demonio!

ERA SBAGLIATA LA TRADUZIONE DEL "VANGELO DI GIUDA". SMENTITA LA VERSIONE "BUONISTA" DELL'APOSTOLO TRADITORE


Vi ricordate tutto lo scalpore creato l’anno scorso intorno al vangelo di Giuda? Il National Geographic annunciò la clamorosa scoperta di un testo del III secolo dopo Cristo, in cui si annunciava una notizia scioccante: Giuda non aveva tradito Gesù, come raccontano i Vangeli. Invece sarebbe stato Gesù stesso a chiedere a Giuda, il suo discepolo più fidato e amato (fra l’altro, era quello che teneva la “cassa” del gruppo) a consegnarlo ai suoi nemici per essere ucciso il "traditore” così si sarebbe guadagnato il Cielo. Una storia bellissima; peccato che una studiosa americana, April D. DeConick, esperta di lingua copta, abbia ritradotto il testo e abbia scoperto che Giuda, ben lungi dall’essere un eroe, era un demonio. Infatti dove la traduzione del National Geographic parla di “spirito”, riferendosi al discepolo traditore, in realtà la traduzione corretta è “demonio”. E nello stesso modo Giuda non è conservato per la “generazione santa”, ma è “separato” da essa. E mentre la versione dello scorso anno affermava che Giuda sarebbe asceso alla “generazione sanata”, DeConick ha scoperto che i traduttori avevano omesso una particella negativa. Giuda non sarebbe ascesso alla “generazione santa”. In realtà, secondo il testo copto, Giuda era un demonio, dal nome di “Tredici”, che in alcune tradizioni gnostiche corrisponde al Re dei demoni, Iadalbaoth, che vive nel tredicesimo regno al di sopra della terra. Giuda sarebbe il suo “avatar” umano, il suo agente nel mondo. Errori voluti o no? DeConick, autrice di “Il tredicesimo apostolo: che cosa dice realmente il Vangelo di Giuda”, non ha una risposta definitiva. Ma una domanda ce l’ha: come mai così tanti scrittori e studiosi sono stati ispirati dalla versione del National Geographic? La sua risposta: il desiderio di correggere le relazioni fra ebrei e cristiani. E, in effetti, il Giuda dei Vangeli è imbarazzante per entrambi.

Fonte: Blog di Marco Tosatti, S. Pietro e dintorni, 8.12.2007