Durante i cinque anni di governo Berlusconi, in questo paese si è verificato il più grosso attacco all'autonomia e all'indipendenza della magistratura, con continue minacce del premier pluri-inquisito all'indirizzo dei giudici che lo giudicavano. Con la vittoria del centro-sinistra alle precedenti elezioni si sperava che tale deriva potesse avere una conclusione. E invece la situazione oggi è più che mai critica sul fronte dei rapporti tra potere politico e giudiziario, con contiue ingerenze del primo nei confronti del secondo. Ormai sembra in atto una vera e propria "pulizia etnica" dei giudici indipendenti e coraggiosi che con le loro inchieste minano le certezze di taluni ambienti politici. Si è iniziato con De Magistris, contnuamente vessato dal Ministro indagato Clemente Mastella e con la richiesta di trasferimento da parte di quest'ultimo del Pm calabrese. Così, dopo l'iscrizione nel registro degli indagati di Mastella, il giorno dopo è arrivata l'avocazione dell'inchiesta "Why not" in mano a De Magistris, dov'era appunto indagato il ministro suddetto, da parte del procuratore facente funzione di reggente, Dolcino Favi, più che un reggente, un "auto-reggente, come lo definisce Marco Travaglio. Ora l'opera di pulizia nazista o Staliniana, fate un pò voi, continua con la decisione prossima ventura del Csm di trasferire il Gip Clementina Forleo, arrivando financo a renderla incompatibile con qualsiasi incarico monocratico. In poche parole, togliendola dai piedi in modo che no crei più problemi ai politici. Il pericolo di una magistratura assuefatta al potere politico è più che mai d'attualità perchè ogni qual volta un magistrato incappa in indagini che riguardano uno o più politici arrivano subito le minacce, le vessazinioni e gli insulti della casta timorosa che una magistratura troppo indipendente possa ledere i suoi diritti acquisiti. Accadde anche con le inchieste del Pm di potenza Woodchoch, che dovette subire gli strali della casta e in particolar modo di Fini a seguito del coinvolgimento del suo portavoce. Ma sarebbe fuorvainte pensare che qeusto sia un fenomeno esploso negli utlimi anni. Perchè quest'opera di intimidazione e delegittimazione della magistratura iniziò già dal dopo tangentopoli, nella quale venne "spazzata" via un'intera egemonia partitica dalle inchieste del pool di mani pulite in seguito allo scoperchiamento di un sistema strutturale di illeciti sul quale verteva la famigerata prima repubblca. Allora però i pm che indagavano sulle nefandenzze della così detta seconda repubblica non trovarono a frapporsi dinnanzi a loro se il muro invalicabile della casta in quanto buona parte di essa non aveva mai governato e quindi appoggiò e sostenne l'azione del pool sperando che esso avrebbe spianato loro la strada del potere. Ottenuto lo stesso, però, iniziò subito un opera certosina di revisionismo storico dei fatti di tangentopli che mirò a riabilitare la figura del pregiudicato Craxi e di tutti i corrotti al suo seguito, peraltro in gran parte rientrati in parlamente o approdati ad altri lidi altretanto confortevoli. Questo perchè la casta o quella che forse sarebbe più appriopriato definire cosca, volle cautelarsi dall'azione di contrasto del malaffare politico ad opera della magistratura, visto che ora una magistratura indipendente non serviva e anzi era dannosa. Così dalla parte dei cattivi è passato il pool di mani pulite e da quella dei buoni i sapienti politicanti del penta-partito, che tanto benessere avevano portato al paese con la loro opera. Nonostante al simbolo di quel pool, Di Pietro, venne proposto dal governo Berlusconi appena insidiatosi, di ricoprire il ruolo di ministro dell'interno. Ora però lo stesso Berlusconi definisce lo stesso Di Pietro una toga rossa. Così come toghe rosse sono i giudici che hanno processato il cavaliere per corruzione e reati vari. Poi però se i pm li candida il centro-destra questi non sono "toghe nere".....
TRATTO DA: http://VOCELIBERA.BLOG.EXCITE.IT




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