Bolivia - 05.12.2007 Rivolta contro Morales L'oligarchia di Santa Cruz in sciopero della fame contro la nuova costituzione voluta da Morales. Anche gli indios della provincia di Santa Cruz contro il presidente cocalero

Blocchi stradali, manifestazioni popolari e scioperi della fame. E ancora: scontri fra polizia e sostenitori dei partiti d'opposizione al governo di Evo Morales, auto e cassonetti incendiati così come copie della nuova Costituzione. In più uno sciopero della fame collettivo.


I fatti. La situazione all'ombra dell'Illimani sembra non essere tornata ancora alla normalità. Manifestazioni e incidenti, costati la vita già a tre persone, hanno movimentato le passate settimane. La nuova Costituzione boliviana sembra proprio non piacere alle oligarchie delle provincie più ricche: Beni, Pando, Santa Cruz, Tarija. Tanto che almeno 170 persone hanno scelto lo sciopero della fame come forma di protesta. Non ci sarebbe nulla di strano in questo, i boliviani ci hanno abituato a forme di protesta bizzarre, se non che alla protesta hanno aderito gli indigeni del Consejo Indegena Autonomista. Del Cosejo fanno parte nativi delle etnie ayorea, guaraya, chiquitana e guaranì in gran parte residenti nella provincia di Santa Cruz, la più ricca del Paese. Ci si chiede come mai proprio adesso che in Bolivia un indio (aymara) è salito al potere i suoi “fratelli” manifestino contro di lui. E' presto detto: gli indios di questa regione si sentono traditi da Evo Morales e dal suo partito per via dell'approvazione della nuova costituzione senza aver raggiunto un accordo nazionale. E l'attacco è stato durissimo: “Evo Morales, come indigeno e come contadino, dovrebbe dare l'esempio e aprire al dialogo. Così non si rispetta la democrazia”. Anche Marcial Fabricano, leader indigena, ha fatto sapere che molte popolazioni native non sono d'accordo soprattutto con il modo illegittimo con cui è stato approvato il testo della Costituzione.


Da Santa Cruz. “Abbiamo preso la decisione di fare lo sciopero della fame, una misura estrema, davanti all'imposizione di una dittatura nel nostro Paese” racconta da Santa Cruz Roberto Gutierrez, vice presidente del Comitato Civico Pro Sucre. “Inoltre, la decisione è stata presa davanti all'imposizione di un progetto politico che non rispetta la volontà popolare e le minoranze. La decisione di attuare lo sciopero della fame è stata presa di fronte all'attacco alla democrazia e anche della vita umana da parte del governo. In venti mesi l'esecutivo di Evo Morales si è reso colpevole della morte di quasi trenta campesinos e questo ci preoccupa moltissimo. Ecco, queste sono le motivazioni che ci hanno spinto a fare lo sciopero della fame: protestare per tutte le cose sbagliate che sta facendo Morales contro lo stato di diritto, la libertà d'espressione, la vita umana, le garanzie costituzionali. Tutto questo lo facciamo in difesa di una democrazia che nel nostro Paese ha solo 25 anni di vita e che è ancora molto fragile. Siamo anche convinti che è un processo di trasformazione dello Stato molto lungo da ottenere e lo vogliamo ottenere in pace. Perchè la società boliviana è pacifica”.

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