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    Predefinito Domanda storica sul Regnum Longobardo

    Verrei fare una domanda a chi sa (Rotgaudo ?) a proposito del Regnum Longobardo. Mi sembra di aver letto anni fa che il suo territorio non comprendeva il Ducato di Benevento. Vale a dire che il Ducato era indipendente (e forse la stessa cosa vale anche per il Ducato di Spoleto ?). In altre parole il Re dei Longobardi era Re solo della Langobardia Maior o anche dei due Ducati della Minor ?
    Grazie in anticipo per le eventuali risposte.

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  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da el_felixian Visualizza Messaggio
    Verrei fare una domanda a chi sa (Rotgaudo ?) a proposito del Regnum Longobardo. Mi sembra di aver letto anni fa che il suo territorio non comprendeva il Ducato di Benevento. Vale a dire che il Ducato era indipendente (e forse la stessa cosa vale anche per il Ducato di Spoleto ?). In altre parole il Re dei Longobardi era Re solo della Langobardia Maior o anche dei due Ducati della Minor ?
    Grazie in anticipo per le eventuali risposte.
    I Ducati di Benevento e di Spoleto mantennero una sostanziale autonomia in molti periodi della loro storia, anche se rimasero sempre formalmente legati al Re. Uno dei principali problemi dei Longobardi furono le divisione interne, l'editto di Rotari tentava appunto di assoggettare i duchi all'autorità del Re.

    Le cose, per quanto riguarda l'autonomia dei Ducati della Langobardia Minor, cambiarono quando nel 662 Grimoaldo, Duca di Benevento, approfittando della contesa tra i due fratelli che si erano spartiti la Longobardia Major (Pertarito a Milano e Godeperto a Pavia), marciò a nord con le truppe del suo Ducato, di Spoleto e della Tuscia, e arrivato a Pavia uccise Godeperto, mentre Pertarito si rifugiò prima presso gli Avari, poi presso i Franchi. Vi fu dunque una spedizione dei Franchi di Neustria contro Grimoaldo, che riportò una schiacciante vittoria. Nello stesso anno sconfisse anche i Bizantini a sud.

    A quel punto, Grimoaldo, che aveva conservato il titolo di Duca di Benevento, aveva il pieno controllo dell'intero territorio della Langobardia Major e Minor, imponendo come duca di Spoleto il genero (conte di Capua) e creando ad hoc un gastaldato nell'attuale Molise ove insediò i Bulgari. Tuttavia nel suo testamento mantenne la separazione fra Pavia e Benevento, che crebbe nuovamente negli anni successivi. Fino all'ascesa al trono di Liutprando, che riuscì a riportare i due ducati sotto il suo controllo.

    Negli ultimi anni prima dell'invasione dei Franchi, il controllo sul territorio divenne effettivo, fino alla sospensione delle sedi ducali, e addirittura, all'amministrazione diretta del Ducato di Spoleto da parte del Re dei Longobardi.

    Dopo la caduta della Longobardia Major, il principe di Benevento Arechi assume di sua iniziativa il titolo di Princeps gentis Langobardorum; non ottiene ovviamente Pavia ma, da Desiderio, la promozione del Ducato a Principato.


    "Arechi fu il primo a voler essere chiamato principe, mentre fino a lui i signori di Benevento avevano titolo di duchi; si fece ungere dai vescovi, cinse la corona ed ordinò che in calce ai documenti si annotasse 'Scritto nel sacratissimo nostro palazzo' " "Tra la Lucania e Nocera, Arechi eresse una città munitissima con apposite costruzioni, elevata a guisa di piazzaforte, perchè avesse costituito per l'avvenire un presidio per i principi in caso d'incursione di un esercito a Benevento. E fu chiamata Salerno dal mare, che le è vicino e che detto anche sale, e dal fiume Lirino: due nomi in uno".
    (Erchemperto)

    "Carlo fu fatto così re di tutta l'Italia. Solo Arechi, duca di Benevento, non tenendo conto dei suoi ordini, cinse il suo capo di una corona preziosa [si proclamò Princeps gentis Langobardorum]. Quando re Carlo lo seppe gridò con giuramento: Non voglio vivere, se non pianterò nel petto di Arechi questo scettro che ho in mano!" (Chronicon Salernitanum)

    "Mentre il legato si avvicinava a Salerno, Arechi fece radunare parte delle truppe nelle diverse divise e rivestiti da varie armature. All'uno e all'altro lato della scalinata del palazzo, alcuni giovani reggevano sparvieri ed altri uccelli [...]. Entrati in città, si avviarono verso il palazzo: giunti alla scalinata trovarono i giovani e pensarono che sarebbe giunto il principe..fu loro risposto: 'Andate avanti'. Entrarono nella sala, ove erano i paggi: la risposta fu: 'Proseguite'. Trovarono gli anziani vestiti di splendidi abiti: 'Andate avanti'. Finalmente nella sala ove era il principe, videro i vecchi dal nobile portamento e lo stesso Arechi in mezzo a loro, seduto in un trono d'oro".
    Carlo Magno pose l'assedio a Salerno, obbligando Benevento a fare atto di sottomissione. Tuttavia preferì non scontrarsi definitivamente con il Principato, nel timore di un'alleanza coi Bizantini; Arechi non accettò mai legami vassallatici. La capitale del Principato fu enormemente ampliata da Arechi e denominata "Pavia Gemella". Morì nel 787. Paolo Diacono compose un epitaffio per la sua morte e successivamente, a Montecassino, la Historia Langobardorum.

    Nello stesso anno il principe Grimoaldo III, appena subentrato al padre Arechi, respinse e uccise in battaglia il figlio di Desiderio, Adelchi, che era sbarcato in Calabria con l'obiettivo di riconquistare il regno perduto.
    Fra alterne vicende, il Principato (poi divisosi in due) sopravvisse per vari secoli fino all'arrivo dei Normanni.

    Nell'anno 866, il principe longobardo di Benevento Adelchi (853-878) emanava alcuni capitoli di legge che si aggiungevano a quelli di un suo predecessore beneventano, Arechi II (758-787), nello stesso codice che conteneva tutto l'antico patrimonio normativo della stirpe longobarda, messo per iscritto dal re Rotari nel 643 e incrementato poi dai suoi successori. Il breve prologo che introduceva le suddette norme di Adelchi offriva in poche righe, ma dense di significato, non solo una rilettura complessiva della storia del regno longobardo in Italia e della sua caduta per mano del franco Carlo, avvenuta circa ottant'anni prima, ma anche l'orgogliosa affermazione della continuità del principato di Benevento con la tradizione dell'antico regno che aveva avuto il proprio centro a Pavia.

    "...mentre perdurava allora la gloria di questa famosa stirpe [dei longobardi], improvvisamente la stirpe dei galli invase la sovranità e il vertice del regno. In quel tempo teneva lo scettro dei longobardi Desiderio, il cui genero era allora Carlo, re dei franchi, il quale, invidiando il suo trono e mirando [ad esso], non rifuggì dall'agire in modo subdolo e con astuzia contro di lui. Catturatolo e gettatolo in carcere, sottomise al suo comando il regno d'Italia e la stirpe dei longobardi. Mentre così, sminuita per disposizione del Creatore, la suddetta stirpe cadeva tanto in basso, governava allora il ducato di Benevento il duca Arechi, in tutto cattolico e magnifico, il quale, ponendosi come imitatore degli avi, resse con nobiltà e onore i resti della sua stirpe e, seguendo le orme dei re, ebbe cura di emendare o di istituire con solerzia alcuni capitoli nei suoi decreti, per quanto attiene alla salvezza e alla giustizia della sua patria...".

    Il testo, che costituisce un raro esempio di storia scritta dagli sconfitti, rileggeva quindi la deposizione di Desiderio ad opera di Carlo Magno quale atto proditorio, che aveva stroncato una dominazione legittima, voluta da Dio e la cui fine era ascritta agli imperscrutabili disegni della Provvidenza. Si trattava di una lettura della vicenda longobarda antitetica rispetto a quella diffusa dalla cultura carolingia e dominante nel IX secolo, e anche estranea, per i suoi contenuti cattolici, all'interpretazione fornita dalla saga tradizionale della stirpe longobarda, messa per iscritto circa duecento anni prima nel testo noto come Origo gentis Langobardorum.
    Ma oltre a tutto questo, il prologo di Adelchi si preoccupava di ribadire pure come il predecessore Arechi si fosse fatto "imitatore degli avi", "seguendo le orme dei re", nel raccogliere la guida dell'unica entità politica autonoma longobarda rimasta in Italia dopo l'arrivo dei franchi. Caduto Desiderio, nel 774, il duca di Benevento Arechi aveva assunto il titolo di princeps gentis Langobardorum, connotando così il proprio governo come una potestas di natura regia. Gli stilemi, di forte pregnanza ideologica e di ascendenza culturale diversa, riscontrabili nelle iniziative di Arechi e riecheggianti un preciso modello della sovranità, che si voleva emulare, appaiono molteplici. Si è già visto come il princeps provvedesse a codificare norme di legge nel solco di quanto fatto in passato dai re longobardi, aggiungendo i suoi nuovi capitoli al corpus edittale avviato da Rotari. Le non molte leggi di Arechi, e poi quelle del suo successore Adelchi, pur tese a disciplinare una società inevitabilmente differente da quella che aveva prodotto il primo editto, affondavano le proprie radici, sul piano ideologico, nel medesimo patrimonio tradizionale della stirpe longobarda dal quale Rotari - e dopo di lui Grimoaldo, Liutprando, Ratchis e Astolfo - avevano tratto, rievocandole nella memoria, le norme raccolte nel codice scritto; e questo, per quanto riguarda i principes beneventani, proprio mentre nell'Italia carolingia si applicavano i nuovi capitolari dei sovrani franchi, peraltro integrativi, e non sostitutivi, del codice rotariano.
    http://worldlibrary.net/eBooks/Wordtheque/it/aaajcv.txt

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da el_felixian Visualizza Messaggio
    Verrei fare una domanda a chi sa (Rotgaudo ?) a proposito del Regnum Longobardo. Mi sembra di aver letto anni fa che il suo territorio non comprendeva il Ducato di Benevento. Vale a dire che il Ducato era indipendente (e forse la stessa cosa vale anche per il Ducato di Spoleto ?). In altre parole il Re dei Longobardi era Re solo della Langobardia Maior o anche dei due Ducati della Minor ?
    Grazie in anticipo per le eventuali risposte.
    Per un ulteriore approfondimento ti suggerisco di iniziare
    da: Conti P.M.,Il ducato di Spoleto e la storia istituzionale
    dei Longobardi, Spoleto, 1982;
    S.Gasparri, I duchi longobardi, Studi Storici 109, 1978;
    S.Gasparri, Il regno longobardo in Italia. Struttura
    e funzionamento di uno stato altomedievale, in
    P.Cammarosano, S.Gasparri, LANGOBARDIA, Udine 1990.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Rotgaudo Visualizza Messaggio
    Per un ulteriore approfondimento ti suggerisco di iniziare
    da: Conti P.M.,Il ducato di Spoleto e la storia istituzionale
    dei Longobardi, Spoleto, 1982;
    S.Gasparri, I duchi longobardi, Studi Storici 109, 1978;
    S.Gasparri, Il regno longobardo in Italia. Struttura
    e funzionamento di uno stato altomedievale, in
    P.Cammarosano, S.Gasparri, LANGOBARDIA, Udine 1990.
    Consiglio pure gli Atti del XVI Congresso Internazionale di Studi sull'Alto
    Medioevo ( Ottobre 2002 ) " I Longobardi di Spoleto e Benevento "
    In particolare i saggi di Azzara, Brogiolo, Cammarosano, Collavini e Pohl.
    Maggiori info sul sito: www.cisam.org

 

 

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