User Tag List

Risultati da 1 a 2 di 2

Discussione: Antonio D'Alba

  1. #1
    Individualista aristocratico
    Data Registrazione
    05 Nov 2007
    Località
    "E la società cadrà. La patria cadrà. Tutto cadrà..."
    Messaggi
    76
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Antonio D'Alba

    Antonio D'Alba svolgeva la modesta occupazione del muratore e viveva in Italia, nei primi anni del Novecento. Egli lavorava duramente, dalla mattina alla sera, ma non erano la fatica o le continue privazioni che lo gettavano talvolta in crisi nere di profondo sconforto, di irremovibile malinconia: una tristezza cupa lo assaliva nel frequentare i suoi compagni di lavoro "forzato", poichè la loro passività, l'accettazione dell'Esistente che essi, con i loro atti, perpetuavano tradizionalmente nel rispetto dell'agire secolare delle plebi del passato, nonchè la loro volgarità, trivialità, bassezza morale, la loro brama di soddisfacimento delle semplici e brutali esigenze bestiali di natura sessuale e legate unicamente allo stomaco, in definitiva il loro "individualismo frivolo", lo conducevano in uno stato d'animo che si sarebbe potuto descrivere come il dibattersi affannoso di un moscerino perduto in una rete di ragno, confuso tra rabbia, rancore, odio profondo e anche rassegnazione, atarassia. Ma queste ultime due sensazioni cadevano presto, poichè D'Alba le sapeva contrastare, egli non permetteva che queste prendessero il possesso della sua tormentata Individualità.
    Egli si percepiva differente da quella massa che contemporaneamente amava e disprezzava, e che tanto dissomigliava da lui, che non ambiva, come lui, ad assurgere ad una elevazione essenzialmente spirituale, degna di un romantico sognatore schilleriano quale egli invece era.
    Viveva in anni di pace sociale; socialisti, giolittiani e cattolici mantenevano le redini del tessuto connettivo della società, quel mostro orrendo che D'Alba desiderava annientare, e di cui si pascevano persino gli stessi anarchici che aveva preso a frequentare.
    Società, società, sempre quella maledetta parola, pensava D'Alba; egli in ogni caso la respingeva da sè, sia che si fosse in sua difesa oppure che si operasse, da parte degli eversori legalitari, al fine di rovesciarla per edificarne una nuova, socialista anarchica.
    Per D'Alba viceversa la società, più subdolamente e più tartufescamente dello Stato, esigeva intransigentemente la formazione di gerarchie e la cristallizzazione di ruoli definiti che egli, volendo emanciparsi come Uomo Libero, al di là del Bene e del Male, non poteva che disdegnare asperrimamente. E dunque D'Alba sentiva, anche se non riusciva a spiegarselo razionalmente come pure tentava di fare, forse perchè si trattava di un'impossibile ed inaccessibile opera, soltanto di un pio desiderio, egli provava, dicevo, un sentimento aristocratico nella rappresentazione che dava di sè e della sua relazione con le cose: "io sono aristocratico, perchè irriducibilmente estraneo a tutto quello che è Altro da me", questo era il suo congetturare. Ma non era chiaro quel sommmovimento interiore, era una cosa giusta ma al contempo era inspiegabile, inesplicabile.

    Intanto nel 1911-12 scoppiava una guerra di conquista, la cosiddetta guerra di Libia, nient'altro che un attacco di predoni italici contro un Impero ma soprattutto contro le povere ed inermi tribù degli arabi libici che, era la considerazione di D'Alba, non gli avevano recato alcun male; una spedizione ammantata di aloni celestiali e di missioni civilizzatrici e religiose, di parole altisonanti, di revanscismo nazionale, di assurdi linguistici ed astratti quali "libertà" da imporre e "liberazione" da apportare, quando gli interessi materiali in gioco erano invece ben altri. E mentre intorno a sè D'Alba scorgeva la sciocca plebaglia gioire e festeggiare e inneggiare a quel massacro lontano, ed infime, irrilevanti, isolate ed impotenti minoranze organizzate lottare contro di esso attraverso il sabotaggio e il boicottaggio nell'indifferenza, nell'apatia e financo nell'astio generale, mentre alcuni sovversivi e rivoluzionari del giorno prima quali Arturo Labriola e Libero Tancredi invocavano quella violenza in quanto tale e la guerra come strumento di educazione rivoluzionaria del proletariato, in lui che non sapeva che farsene di concetti come proletariato, rivoluzione ed educazione e che anelava altresì alla sua Unica sconfinata Libertà, si ingigantiva sempre più la sete di distruzione di tutto questo raccapricciante orrore, il possente istinto e la irrefrenabile pulsione verso il Caos, così terribilmente dipinto dagli aedi della borghesia ma che in fronte alla Realtà così come essa si era rivelata non poteva che apparire quale un sollievo, un refolo di vento in una solatia ed insostenibile landa sahariana.
    D'Alba voleva concretizzare, sostanziare il suo odio creatore, e vi riuscì: chi se non il Re, il Capo della Nazione, era responsabile dell'aggressione imperialista, i cui frutti avrebbe raccolto solitariamente la classe dominante borghese del Paese? Chi se non costui aveva dato il là alla intera operazione, chi alla sua cieca ambizione era disposto a sacrificare ogni cosa? Era lui, il Re, Vittorio Emanuele III di Savoia, Re d'Italia, il nemico da abbattere, la belva da ingabbiare, l'avversario da annichilire, il mostro da eliminare, la Perfidia personificata da violentare e sodomizzare, da possedere sadicamente, determinandosi a un amplesso voluttuoso e congiungendo questo stesso impeto alla Signora Morte che lo avrebbe fatto cessare ed eternato nell'istante del suo massimo apogeo.
    La decisione fu presa: colpire, fu un attimo.
    E venne così il fatidico giorno dettato dal Destino:
    il 14 Marzo 1912 D'Alba impugnò un'arma e si appostò nei pressi del corteo regale. Egli fece partire un colpo in direzione del disgustoso sovrano, ma nell'istante appena precedente alla possibile conflagrazione giuliva, un fremito colse la mano dell'attentatore, quel fremito che ci coglie proprio un attimo prima di provare un piacere intenso ed inebriante, quello che antecede il possesso carnale della donna amata o l'esecuzione del nemico implacabile che tante volte aveva sbarrato il nostro rigido e stanco passo.

    Incominciò la sagra della vergogna: i socialisti riformisti Leonida Bissolati, Ivanoe Bonomi e Angiolo Cabrini salirono il Quirinale per felicitarsi con il re per lo scampato pericolo, e più tardi, il 18 Aprile 1912, la Marina Militare Italiana, insensibile e anch'essa incolume, avviò le operazioni militari che estendevano la guerra al Mar Egeo.

    Antonio D'Alba venne catturato ed imprigionato sull'isola di Santo Stefano; rinchiuso in una cella di punizione, sepolto vivo in quella tomba nella quale mancavano perfino l'acqua e la luce che filtravano appena attraverso la finestra tagliata a bocca di lupo e difesa da una robusta inferriata, egli, così sensibile e già scosso da tante emozioni, non resse.
    Quando ricevette la grazia nel 1921, i nove anni di segregazione cellulare lo avevano ormai restituito al mondo pazzo.


    Ma veramente era egli pazzo? O piuttosto, pazzi furono e sono invece coloro che non si ribellano, oppressi e vessati dallo Stato e dalla società, che come qualunque società, passata, presente e futura, ottenebra le loro coscienze, soffoca le loro aspirazioni, scardina i loro intelletti? O pazzo non fu l'uman genere che in quei nove anni aveva dato sufficiente prova di sè con l'indicibile barbarie di cui è avidamente capace e che negli anni succedanei sarebbe ascesa a livello esponenziale e in forme che non hanno bisogno di ulteriore precisazione? Antonio D'Alba, il mancato regicida, l'aristocratico rivoltoso, l'anarchico individualista, aveva mancato il colpo ma il suo fallire è e rimane egualmente esemplare, per i secoli venturi. Come la più ricercata delle nostre gioie, come la più languida ed intensa stilla delle nostre malinconie, noi riterremo il suo modus operandi nelle nostre memorie, che sanno peraltro essere così labili e vane.
    Colpire il ribaldo, il prevaricatore, il potente, scavare un solco incolmabile tra noi e il mondo, con la contenuta ed inflessibile solennità che si sprigiona dall'Andante doloroso della Suite numero 1 opera 46 del "Peer Gynt" di Edvard Grieg: è questo l'agire dignitoso dell'individualista novatoriano. Orsù, insorgiamo, e con un wagneriano ed eroico minuto di tetra e mesta rivolta cancelliamo le tracce di una vita rassegnata, pavida ed imbelle!
    "I legami della società generano l'esigenza di sciogliersi; ma, sciolti, gli individui debbono spremere la loro personalità, e strarne tutta la potenza, per arginare lo straripamento delle altre personalità che cercano soverchiare. E allora l'una arresta l'altra ma, a tutte, rimane un vasto campo per affermarsi e gioire. Chi non sa diventare forte, muore; ma cade eroicamente, cade nel tentativo di conquistare l'intera vita. E quelli che rimangono possono finalmente inebriarsi con l'ambrosia del Superuomo ed il nepente dell'Unico".
    (Enzo Martucci, "La Setta Rossa", 1953)


    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Individualista aristocratico
    Data Registrazione
    05 Nov 2007
    Località
    "E la società cadrà. La patria cadrà. Tutto cadrà..."
    Messaggi
    76
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    .

 

 

Discussioni Simili

  1. L'alba
    Di diego76 nel forum Fondoscala
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 21-10-13, 19:35
  2. Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 02-03-11, 05:02
  3. -15 all'alba
    Di Vir! nel forum Fondoscala
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 24-12-08, 00:07
  4. Un'ora all'Alba.
    Di brunik nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 159
    Ultimo Messaggio: 02-05-06, 19:20
  5. mih... l'alba!!!
    Di Jaki nel forum Fondoscala
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 18-04-03, 12:04

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225