



il duca Amedeo ci è andato gù durissimo![]()


Cyprien, vecchio marpione Aostano(ed indiscusso detentore dei diritti dinastici che diverse malelingue si ostinano a non riconoscerti), aspettavo con ansia questo intervento.![]()


Dato che penso ci sia troppa confusione in giro dupo la richiesta di risarcimenti fatta da due discendenti (senza diritti dinastici) dei Savoia bisogna capire queste cose:
1.La Casa Reale di Savoia non ha come membri Vittorio-Emanuele di Savoia e Emanuele-Filiberto di Savoia
2.La Casa reale di Savoia non e' d'accordo con le richieste dei due ex-esiliati( fatto chiarito dal Comunicato di SAR Principe Amedeo, Capo della Dinastia e dalla lettera aperta firmata dalle due figlie del Re Umberto II)
3.Quando si parla di questo argomento non bisogna confondere le cose e pensare che la Dinastia reale di Savoia e' coinvolta in questo caso


Viva Il Principe Amedeo Di Savoia !
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P R I M O_M I N I S T R O_D I _P O L
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Presidente di Progetto Liberale


Ok, ma un bell'esame del DNA a tutti quanti?
Magari si ha paura di scoprire che ad unire l'Italia fu il figlio di un macellaio?
Per i fatti accaduti e di come si salvò dall'incendio il futuro re d'Italia, non penso che sia calunnioso a riguardo della dinastia chiedere l'esame del DNA, specialmente ora che sono state fatte queste richieste di risarcimenti e anche per i beni.
Normalmente, un'assicurazione valuderebbe ogni via, prima di pagare: e con un incedio accaduto, altro che aprire inchieste...


I monarchici devono lottare per i loro ideali, rispettare le regole di Successione della Real Casa di Savoia e respingere la campagna strana di qesti due discendenti della Real Casa che sostengono di avere titoli o diritti non riconosciuti dai dalla Real Casa.


I membri collaterali della real casa sono più avveduti del ramo principale della casata: avete presente quanto costerebbe loro solo la manutenzione ordinaria della Palazzina di caccia di Stupinigi?


Nella responsabilità che mi deriva dal rappresentare per legge dinastica la Casa reale di Savoia, tengo a precisare che le richieste di indennizzo nei confronti dello Stato italiano sono il frutto di una iniziativa specifica di due persone, Vittorio Emanuele di Savoia e del figlio, che secondo le leggi della Casa non fanno più parte della Casa reale, dal momento che l’ex Principe Ereditario è decaduto più volte: per un tentativo di estromettere il padre, il Re Umberto II, di venerata memoria, con un atto in cui inopinatamente e con poco senso del ridicolo si autoproclamava “Vittorio Emanuele IV”, re virtuale del Regno d’Italia sin dal 1946, data in cui il re aveva firmato il decreto che indiceva il referendum per la forma istituzionale dello Stato, com’è noto vinto in modo non chiaro e lineare dalla Repubblica; successivamente per avere violato volontariamente la prerogativa di suo padre il re di dare o meno il consenso alle sue nozze. Il matrimonio di un principe di Casa reale non è un affare privato ma un atto che impegna la Dinastia, e che è sanzionato quando manchi il consenso del re e del Capo della Casa con l’estromissione dalla Famiglia reale. È una regola antica e sempre osservata in Casa Savoia e in tutte le Case reali, come ha rammentato in alcune sue lettere il Re Umberto II, e la cui violazione ha comportato la sostituzione, senza necessità di ulteriori procedure, di Vittorio Emanuele con la mia persona. È una grave responsabilità rappresentare una Dinastia che ha più di mille anni di storia e che ha avuto una gran parte nel processo di formazione dello Stato italiano unitario. È anzi essa stessa una parte della storia d’Italia, così che una cattiva immagine della Dinastia si riverbera sulla nazione stessa. Nella mia qualità di rappresentante e di tutore dell’immagine della Famiglia, ho il dovere di chiarire che nessuna delle iniziative ispirate non al bene della famiglia ma al lucro materiale in favore di alcuni soggetti definiti, non c’entrano con Casa Savoia e con l’eredità morale lasciata dall’ultimo re d’Italia, Umberto II di Savoia. Da ultimo devo prendere le distanze, come Capo della Casa, dalla richiesta di danni nei confronti dell’Italia per l’ingiusto esilio. Io non entro nella questione della giustezza o meno di quella pena oggettivamente antistorica, ma mi ricollego all’esempio e al messaggio lasciatoci dal Re Umberto II, che mai pensò o parlò di chiedere risarcimenti dalla sua amata Patria. E dire che per Umberto II l’Esilio non fu un’occasione di una vacanza dorata all’estero, ma un periodo senza fine, particolarmente duro e sconfortante. Lontano dalla Patria, e seguito solo da pochi dei suoi familiari. L’unico che avrebbe avuto titolo a rivendicare danni morali e materiali ma che ritenne che non era neppure il caso di porre un problema di questo tipo. È questo il punto di riferimento di Casa Savoia, che sempre ha saputo dare tutto alla Patria. Che mai ha potuto essere accusata, neanche dagli storici o dai politici più animosamente contrari, di anteporre il proprio interesse personale al bene comune degli italiani. Italia innanzi tutto. È un’affermazione orgogliosa ma vera, che pochi si poterono e si possono consentire. Sempre per amore di verità, dopo avere sconfessato l’iniziativa dei due Savoia, che della Famiglia portano il cognome ma non il ruolo morale, devo purtroppo dire che gli organi della Presidenza del Consiglio che hanno fatto da sponda al contenuto polemico dell’inopportuna richiesta di danni, rispondendo con l’ipotesi di un’altra richiesta di danni, mi sembra che non giovino all’immagine dell’Italia, che rispolvera acriticamente vecchie e chiuse questioni. L’Italia deve misurarsi con il linguaggio della storia e non con quello dei politicanti. Il referendum era stato indetto dal re per chiedere agli italiani quale formula istituzionale preferissero e non per irrorare sanzioni storiche alla Monarchia. Quale poteva essere la colpa della Monarchia come istituzione, quale la colpa del Re Umberto II, con ragione definito primo gentiluomo d’Italia? Nella fase di transizione e a ridosso di una guerra immane è logico che abbiano trovato spazio tesi estreme e che la lista degli smemorati si sia allargata, una volta che sono confluiti tra i vincitori, ma ora, dopo tanti decenni e il consolidamento istituzionale della Repubblica, riesumare sul piano politico o giudiziario le vecchie polemiche mi appare, sia consentita l’affermazione, sbagliato. Piuttosto questo è uno di quei momenti in cui sembra opportuno un invito a coordinare gli sforzi di noi tutti per contribuire all’elevazione materiale e morale dell’Italia.
San Rocco, 24 novembre 2007
Amedeo, Duca di Savoia
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P R I M O_M I N I S T R O_D I _P O L
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Presidente di Progetto Liberale


Oggi essiste un'unico ramo della Dinastia con a capo SAR Principe Amedeo, Duca di Savoia:
www.realcasadisavoia.org