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    Predefinito L'appello dal sito di Zitara all'Unità...

    Abbiamo notato negli ultimi mesi, soprattutto su yotube, ma anche in alcuni forum che l’orientamento di diversi giovani e non giovani del Sud è sempre più a favore dell’indipendentismo. In altre parole la linea separatista di Nicola Zitara, indipendentista della prima ora, si fa strada, il che è dovuto principalmente allo scetticismo diffuso sulle possibilità di risolvere i problemi del popolo meridionale all’interno dello Stato italiano.
    Confessiamo che lo stesso scetticismo colpisce spesso anche chi vi scrive. Lo scempio della monnezza campana è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Da un lato ci si domanda che ci stiamo a fare in uno stato che ha permesso di ridurre una delle regioni più belle del pianeta in una immensa pattumiera, dall’altro si constata un aumento di atteggiamenti di razzismo e di incomprensione delle popolazioni ‘padane’ nei confronti del ‘napoletano’ in particolare e del ‘meridionale’ in generale.
    La migliore obiezione che ci viene fatta – tralasciando le offese di gente che non meritano manco una risposta – è “Che c’azzecca la monnezza con l’unità d’Italia? Rimboccatevi le maniche!”. Come replicare a tale invito?
    Non è semplice far capire a chi fin da piccolo ha respirato un’aria che conteneva degli assunti dati per verità di fede:
    • Il Nord è ricco perché i padani sono intraprendenti e, quindi, sono superiori.
    • Il Sud è povero perché i meridionali difettano di spirito di intrapresa e, quindi, sono inferiori.
    Il tutto condito storicamente dalla visione di un Sud palla al piede dello sviluppo, in quanto arretrato e borbonico al momento della unificazione della penisola, unificazione avvenuta grazie ai benefattori venuti dal settentrione.
    Come si scardinano certi luoghi comuni – diffusi ancora oggi soprattutto fra i meridionali, al nord la Lega Nord ha distrutto da tempo il tabù del risorgimento – se il 99% degli italiani non sa nulla della spietata guerra civile combattuta fra il 1860 e il 1870 nei territori dell’ex-Regno delle due Sicilie, non sa nulla dei lager in cui furono rinchiusi gli oppositori al nuovo stato, non sa nulla di tutte le scelte economiche che misero in ginocchio industria e banche meridionali?
    Noi riteniamo, da oltre un trentennio, che la guerriglia contadina antiunitaria fu per noi meridionali una vera iattura, inutile qui ripetere quanto abbiamo già scritto altrove.
    Un dato è certo: l’aver perso la guerra civile ci ha messo in una condizione di oggettiva inferiorità.
    Chi decise di stare dalla parte degli unificatori dovette farlo senza condizioni, in quanto non appena si provava a difendere le ragioni del Sud si veniva attaccati come “nemici della Patria”.
    Il caso emblematico del duca di Maddaloni rimane la testimonianza più alta di un tentativo di opposizione parlamentare al nuovo regime: Proto era un unitarista convinto ma quando vide che nelle regioni meridionali le cose andavano male presentò una interpellanza parlamentare che venne messa agli atti e mai portata alla discussione in aula – ve ne consigliamo la lettura.
    Fu tratta dall’oblio nel 1969 nel bel libro edito dalla ESI: LE RAGIONI DEL SUD Giuseppe F. de Tiberiis ESI Napoli, 1969.
    Agli amici che si orientano verso l’indipendentismo noi, dal nostro osservatorio padano, rivolgiamo due obiezioni:
    • Al centro-nord fra meridionali di prima, seconda e terza generazione si stima che vivano circa 15 milioni di persone originarie del Sud Italia. Vogliamo tenerne conto?
    • Ci ritroviamo in condizioni disastrate perché abbiamo perso una guerra civile combattuta all’indomani dell’unità. Per quale motivo dovremmo fare il favore di togliere il disturbo, senza contropartite?
    Noi riteniamo che sarebbe ora di mandare a casa la classe politica meridionale asservita al potere centrale, eleggere una nuova classe dirigente slegata dai partiti nazionali che hanno collaborato a perpetuare il dominio e contrattare con la classe dirigente del centro nord una nuova forma di stato. All’interno del quale iniziare a risolvere i nostri problemi, con investimenti seri, fiscalità di vantaggio e quant’altro possa servire a far rimanere i nostri giovani a casa loro e a utilizzare le loro energie per far ricca la terra in cui sono nati e in cui vorrebbero vivere se solo glielo si permettesse.
    Per far questo la ricetta sarebbe semplice: abbandonare le ideologie di destra di centro e di sinistra, abbandonare i culturalismi inutili (convegni e commemorazioni sono utili ma non risolvono i problemi dei nostri giovani senza lavoro), abbandonare i propri miserabili orticelli e unirsi.
    Per entrare in Parlamento e iniziare la grande battaglia di riconquista delle nostre ragioni e di tutela dei nostri interessi. Il tutto sintetizzabile in una semplice affermazione: lavoro per i giovani. Col lavoro girano soldi e si instaura quel circolo virtuoso che permetterebbe a tutte le famiglie meridionali una esistenza migliore e più dignitosa.

  2. #2
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da brigante65 Visualizza Messaggio
    Abbiamo notato negli ultimi mesi, soprattutto su yotube, ma anche in alcuni forum che l’orientamento di diversi giovani e non giovani del Sud è sempre più a favore dell’indipendentismo. In altre parole la linea separatista di Nicola Zitara, indipendentista della prima ora, si fa strada, il che è dovuto principalmente allo scetticismo diffuso sulle possibilità di risolvere i problemi del popolo meridionale all’interno dello Stato italiano.
    Confessiamo che lo stesso scetticismo colpisce spesso anche chi vi scrive. Lo scempio della monnezza campana è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Da un lato ci si domanda che ci stiamo a fare in uno stato che ha permesso di ridurre una delle regioni più belle del pianeta in una immensa pattumiera, dall’altro si constata un aumento di atteggiamenti di razzismo e di incomprensione delle popolazioni ‘padane’ nei confronti del ‘napoletano’ in particolare e del ‘meridionale’ in generale.
    La migliore obiezione che ci viene fatta – tralasciando le offese di gente che non meritano manco una risposta – è “Che c’azzecca la monnezza con l’unità d’Italia? Rimboccatevi le maniche!”. Come replicare a tale invito?
    Non è semplice far capire a chi fin da piccolo ha respirato un’aria che conteneva degli assunti dati per verità di fede:
    • Il Nord è ricco perché i padani sono intraprendenti e, quindi, sono superiori.
    • Il Sud è povero perché i meridionali difettano di spirito di intrapresa e, quindi, sono inferiori.
    Il tutto condito storicamente dalla visione di un Sud palla al piede dello sviluppo, in quanto arretrato e borbonico al momento della unificazione della penisola, unificazione avvenuta grazie ai benefattori venuti dal settentrione.
    Come si scardinano certi luoghi comuni – diffusi ancora oggi soprattutto fra i meridionali, al nord la Lega Nord ha distrutto da tempo il tabù del risorgimento – se il 99% degli italiani non sa nulla della spietata guerra civile combattuta fra il 1860 e il 1870 nei territori dell’ex-Regno delle due Sicilie, non sa nulla dei lager in cui furono rinchiusi gli oppositori al nuovo stato, non sa nulla di tutte le scelte economiche che misero in ginocchio industria e banche meridionali?
    Noi riteniamo, da oltre un trentennio, che la guerriglia contadina antiunitaria fu per noi meridionali una vera iattura, inutile qui ripetere quanto abbiamo già scritto altrove.
    Un dato è certo: l’aver perso la guerra civile ci ha messo in una condizione di oggettiva inferiorità.
    Chi decise di stare dalla parte degli unificatori dovette farlo senza condizioni, in quanto non appena si provava a difendere le ragioni del Sud si veniva attaccati come “nemici della Patria”.
    Il caso emblematico del duca di Maddaloni rimane la testimonianza più alta di un tentativo di opposizione parlamentare al nuovo regime: Proto era un unitarista convinto ma quando vide che nelle regioni meridionali le cose andavano male presentò una interpellanza parlamentare che venne messa agli atti e mai portata alla discussione in aula – ve ne consigliamo la lettura.
    Fu tratta dall’oblio nel 1969 nel bel libro edito dalla ESI: LE RAGIONI DEL SUD Giuseppe F. de Tiberiis ESI Napoli, 1969.
    Agli amici che si orientano verso l’indipendentismo noi, dal nostro osservatorio padano, rivolgiamo due obiezioni:
    • Al centro-nord fra meridionali di prima, seconda e terza generazione si stima che vivano circa 15 milioni di persone originarie del Sud Italia. Vogliamo tenerne conto?
    • Ci ritroviamo in condizioni disastrate perché abbiamo perso una guerra civile combattuta all’indomani dell’unità. Per quale motivo dovremmo fare il favore di togliere il disturbo, senza contropartite?
    Noi riteniamo che sarebbe ora di mandare a casa la classe politica meridionale asservita al potere centrale, eleggere una nuova classe dirigente slegata dai partiti nazionali che hanno collaborato a perpetuare il dominio e contrattare con la classe dirigente del centro nord una nuova forma di stato. All’interno del quale iniziare a risolvere i nostri problemi, con investimenti seri, fiscalità di vantaggio e quant’altro possa servire a far rimanere i nostri giovani a casa loro e a utilizzare le loro energie per far ricca la terra in cui sono nati e in cui vorrebbero vivere se solo glielo si permettesse.
    Per far questo la ricetta sarebbe semplice: abbandonare le ideologie di destra di centro e di sinistra, abbandonare i culturalismi inutili (convegni e commemorazioni sono utili ma non risolvono i problemi dei nostri giovani senza lavoro), abbandonare i propri miserabili orticelli e unirsi.
    Per entrare in Parlamento e iniziare la grande battaglia di riconquista delle nostre ragioni e di tutela dei nostri interessi. Il tutto sintetizzabile in una semplice affermazione: lavoro per i giovani. Col lavoro girano soldi e si instaura quel circolo virtuoso che permetterebbe a tutte le famiglie meridionali una esistenza migliore e più dignitosa.

    Caro brigante65, come non quotare tutto quello da te postato, e Dio solo sa' se non sarei l'uomo piu' felice del mondo se i tempi fossero maturi per una conquista del parlamento, e mi spingo altre, per la conquista della nostra indipendenza, ma mi chedo e ti chedo, abbiamo gia' una classe dirigente politica ed imprenditoriale all'altezza? Ed infine e non meno importante ilpopolo e' preparato per seguirci? Perche' come tu ben sai senza la nostra gente non c'e' insorgenza che regga. Quindi, e me ne dispiaccio, in questo momento non e' possibile ancora una forza politica che possa avere un peso, quello che piu' conta e' creare nella nostra gente lo spirito di Nazione e la comunione di intenti che la lobotomia post-"risorgimentale" hanno annientato, dopo aver fatto questo la strada sara' in discesa.

    Con stima
    Nicola

 

 

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