La S. Messa di San Pio V si celebra a Roma anche nella Basilica di Sant'Antonio in via Merulana (affianco all'Antonianum) con le seguenti modalità:
Lunedì, Martedì, Mercoledì e Venerdì alle ore 10,00
Giovedì, Sabato e Domenica alle ore 17,00.


La S. Messa di San Pio V si celebra a Roma anche nella Basilica di Sant'Antonio in via Merulana (affianco all'Antonianum) con le seguenti modalità:
Lunedì, Martedì, Mercoledì e Venerdì alle ore 10,00
Giovedì, Sabato e Domenica alle ore 17,00.


www.messatradizionale.com sito completo con tutte le messe celebrate con il rito tridentino![]()


Devono sistemare la grafica delle pagine del sito, alcuni elemnti si sovrappongono, e diventano illegibili.
io sinceramente tutto questo attaccamento al rito tridentino non lo capisco proprio. dovremmo forse imparare ad apprezzare la bellezza e la ricchezza del novus ordo.


Si tratta di due riti perfettamente validi, sposare la causa di uno piuttosto che dell'altro per farne scudo alle proprie propensioni politiche è del tutto errato e fa cadere le braccia, (non mi sto rivolgendo necessariamente a te Abelardus) chi accusa tout court il novus ordo di essere un concentrato di nefandezze moderniste è in totale errore come chi si strappa i capelli per la concessione di celebrare con il vecchio rito paventando chissà quali tradimenti del CVII, del dialogo ecumenico e chissà cosa altro.
Per quello che mi riguarda in futuro andrò a messa indifferentemente con l'uno e con l'altro ordo, a decidermi saranno solo cause contingenti, impegni, condizioni climatiche ed altre cose del genere.


Attenzione: nel Motu Proprio si parla di 'straordinarietà', il che vuol dire che a rigore il Novus Ordo è quello 'ordinario'... (questa è una delle cose un po' poco chiare nel Motu Proprio)
Ma come non ammettere che tra i due riti vi siano delle differenze importanti in termini ecclesiologici? Ecco, non mi pare che la scelta sia proprio così indifferente...!


Perfettamente d'accordo con Mappo sulle strumentalizzazioni politiche della diatriba, e sulla necessità di non strapparsi le vesti per una causa o l'altra. Ma credo abbia ragione anche Bilbo, quando afferma che
Dire il contrario è cercare invano di far quadrare il cerchio. Non vorrei peccare di presunzione, ma credo e spero che lo scopo del Papa sia, come pensa, se non erro, Informatore, quello di "pioquintizzare" il Messale di Paolo VI, ripristinando alcuni elementi dell'antico rito romano, senza per questo perdere i frutti del Concilio: partecipazione dell'assemblea, uso delle lingue nazionali assieme al latino, etc...per non parlare di nobili, anche se poco valorizzati, tentativi di ritorno alle prassi più antiche, come il recupero del canto gregoriano (auspicato dal Concilio ma rimasto lettera morta), e la Comunione sotto le 2 Specie, praticata poco e male (nella mia parrocchia solo il Giovedì Santo).come non ammettere che tra i due riti vi siano delle differenze importanti in termini ecclesiologici?


Con il mio intervento volevo sottolineare che intendo tirarmi fuori dalle beghe di chi vede alternativamente complotti modernisti e complotti antivaticanosecondisti (forse ho creato un neologismo)
Per me, detto nella maniera più trita, pigliare la Messa in latino o in italiano, pari sono, le differenze ecclesiologiche fra i due riti non mi pongono nessuna ansia, anzi dalla partecipazione all'uno cercherò di approfondire gli aspetti che finora magari mi erano sfuggiti dell'altro e viceversa, il risultato dovrebbe essere nei miei confronti del tutto positivo.
Ciò che conta è l'atteggiamento di domanda, cioè di preghiera con cui uno si avvicina alla S. Messa ed il Sacrificio che vi si rinnova avviene a prescindere dalla posizione dell'altare, dei paramenti indossati o di altri aspetti importanti ma non essenziali rispetto a ciò che avviene.


Scusa ma io continuo a non essere del tutto d'accordo. E' un po' lo stesso discorso per il dialogo ecumenico, specialmente quello con gli Ortodossi: non si può dire una cosa, ma approvare anche il suo esatto contrario. Non si può affermare che lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio, ma allo stesso tempo che procede dal Padre (cioè solo dal Padre). Similmente, non si può dire "che bello celebrare con le chitarrine, i tamburelli e i balletti: è giusto sminuire il Sacro per favorire la partecipazione" e poi dire "che bello celebrare con solennità, con il canto gregoriano, l'incenso, le candele". O ancora "che graziosa trovata, girare l'altare verso il popolo: in questo modo ognuno è, in un certo senso, al centro", e poi dire anche "che bello celebrare coram Deo, tutti rivolti verso un unico punto di riferimento". In tutti questi casi, non si può salvare capra e cavoli: bisogna prendere una posizione chiara. Se si dice che una vale l'altra, si finisce nel famigerato relativismo. Perché qui non sono in ballo solo fattori estetici. La Liturgia è fatta di segni (gestuali, artistico-architettonici, musicali), e se si cambiano o sminuiscono i segni, spesso si cambiano o sminuiscono anche i significati. E non tutti i significati sono compatibili tra loro, sicché diventa impossibile dire "uno o l'altro è lo stesso".
Questo, ripeto, non significa affatto che io sia per il Vetus Ordo.
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