User Tag List

Risultati da 1 a 9 di 9

Discussione: Gli accordi di Dayton.

  1. #1
    Registered User
    Data Registrazione
    28 Oct 2005
    Località
    Trieste
    Messaggi
    3,688
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Post Gli accordi di Dayton.

    20. GLI ACCORDI DI DAYTON

    Nel corso del 1993, dopo il fallimento dei piani di pace Vance-Owen e Owen-Stoltenberg, la situazione jugoslava si avvia verso una fase di stallo, nel senso del proseguimento della guerra e dell'arresto del processo di pace. L'anno successivo segna la decisa presa in carico del caso da parte degli Stati Uniti e del presidente Clinton. A differenza delle diplomazie europee, insieme inclini ad esercitare la loro influenza e a rispettare, o a mostrare di farlo, una logica di equidistanza, gli USA adottano criteri di giudizio molto più drastici e partigiani. L'intervento statunitense prevede la punizione della Serbia, considerato paese aggressore, comporta quindi l'assistenza alla Croazia e la fine della guerra fra Croazia e Bosnia. Nel marzo 1994, a Washington, croato-bosniaci e bosniaci si uniscono in federazione e la neocostituita federazione si confedera con la Croazia (confederazione che risente del retropensiero dei croato-bosniaci, desiderosi di un'annessione alla Croazia). I nuovi rapporti croato-bosniaci hanno il merito di chiudere un fronte bellico non certo secondario (si pensi a Mostar) e di archìviare (temporaneamente? definitivamente?) l'ipotesi serbo-croata di spartizione della Bosnia; gli USA, contrari alla sparizione dello stato bosniaco e anche al sud ridimensionamento, appaiono obiettivamente schierati sulle posizioni della presidenza bosniaco-musulmana. Semplificato il quadro complessivo, gli Stati Uniti assumono una posizione forte nel Gruppo di contatto (USA, Russia, Germania, Gran Bretagna, Francia), impongono un profilo più alto e deciso alla presenza ONU, interessano la NATO all'aspetto militare-dissuasivo della questione e premono, attraverso l'inasprimento delle sanzioni, sulla Serbia perchè abbandoni le posizioni oltranzistiche dei serbo-bosniaci. Nel luglio dello stesso anno il Gruppo di contatto propone una nuova mappa per la Bosnia che prevede il 51% del territorio affidato alla federazione e il 49% all'entità serba, nonchè un regime particolare per il Distretto di Sarajevo. La diplomazia americana ha tuttavia in mente una sistemazione dell'area ancora diversa, che deve comunque emergere solo dopo la sconfitta politico-militare dei Serbi di Pale. E' questa la sistemazione che gli USA impongono nel cosiddetto Accordo di Dayton sulle aree di controllo nel novembre 1995. Durante l'anno, consumato lo sganciamento della Serbia di Milosevic, si assiste alla sconfitta dei serbo-bosniaci, costretti ad abbandonare la Kraijna, che riescono tuttavia a liquidare le enclaves musulmane presenti nel loro territorio. La pax americana non è in ogni caso particolarmente punitiva nei confronti dei Serbi, penalizza piuttosto gli "alleati" musulmani: decise pressioni fanno sì che l'Accordo venga firmato dai presidenti croato, bosniaco e serbo. L'applicazione dell'Accordo è garantita da truppe internazionali, presenza che ha ottenuto recentemente il mandato per un altro anno. A fronte dell'obiettivo successo della mediazione statunitense gravi perplessità perdurano mentre resiste l'ilnmagine complessiva di evidente precarietà dell'area. La recente crisi serba (attualmente, aprile '97, non si sa quanto risolta) è destinata a mantenere ancora per qualche tempo una situazione fluida, mentre il rafforzamento e il miglioramento complessivo delle condizioni croate comporterà sicuramente il progressivo sbilanciamento della confederazione croato-bosniaca. A ben guardare tutto dipende dalla salute della suddetta confederazione: i recenti fatti di Mostar e le resistenze alla prevista visita del Papa a Sarajevo dimostrano chiaramente che l'alleanza croato-bosniaca è probabilmente destinata ad entrare in crisi. La scelta federativa croata è, presumibilmente, una scelta tattica che sta esaurendo la sua utilità; se sarà così la crisi jugoslava è destinata a riesplodere e a durare finchè la questione bosniaca non venga definitivamente risolta da un abbraccio serbo-croato.

    Fonte: www.liceoquadri.it (archivio storico)

    Commento: quindi effettivamente la Rs non e' una repubblica sovrana, bensi' un'entita' confederata alla federazione croato-musulmana.

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Forumista
    Data Registrazione
    09 Dec 2007
    Messaggi
    102
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    rafrad, il termine corretto e' "croato-bosgnacca", non vedo il perche' del tuo persistere nel volere ridurci a comunita' religiosa.

  3. #3
    Registered User
    Data Registrazione
    28 Oct 2005
    Località
    Trieste
    Messaggi
    3,688
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)
    Citazione Originariamente Scritto da Fazla Visualizza Messaggio
    rafrad, il termine corretto e' "croato-bosgnacca", non vedo il perche' del tuo persistere nel volere ridurci a comunita' religiosa.
    Chiamala come vuoi. L'importante che si sappia che esiste una federazione croato-bosnacca che a sua volta confederata alla srpska e che quindi abbiamo tre popoli costituenti, che essendo tali, possono decidere per il proprio futuro.

  4. #4
    Forumista
    Data Registrazione
    09 Dec 2007
    Messaggi
    102
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da rafrad6164 Visualizza Messaggio
    Chiamala come vuoi. L'importante che si sappia che esiste una federazione croato-bosnacca che a sua volta confederata alla srpska e che quindi abbiamo tre popoli costituenti, che essendo tali, possono decidere per il proprio futuro.
    si, e essendo in uno stato con gli altri due, a loro malgrado non possono deciderlo a scapito degli altri 2.

  5. #5
    Registered User
    Data Registrazione
    28 Oct 2005
    Località
    Trieste
    Messaggi
    3,688
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)
    Citazione Originariamente Scritto da Fazla Visualizza Messaggio
    si, e essendo in uno stato con gli altri due, a loro malgrado non possono deciderlo a scapito degli altri 2.
    Ma neanche viceversa. Sara' una situazione dura per tutti, soprattutto nel malaugurato caso di un Kosovo indipendente. Uno stato cosi' non puo' funzionare, i serbi guardano alla Serbia, i ccroati alla Croazia ed i bosnacchi, essendo maggioranza relativa, a dominare gli altri due. Ma ricordiamolo, che serbi e croati insieme fanno maggioranza e quindi e' falso ritenere la Bih un paese a maggioranza musulmana. Insomma serbi e croati insieme in Bih, un alleanza vincente.

  6. #6
    Forumista
    Data Registrazione
    09 Dec 2007
    Messaggi
    102
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da rafrad6164 Visualizza Messaggio
    Ma neanche viceversa. Sara' una situazione dura per tutti, soprattutto nel malaugurato caso di un Kosovo indipendente. Uno stato cosi' non puo' funzionare, i serbi guardano alla Serbia, i ccroati alla Croazia ed i bosnacchi, essendo maggioranza relativa, a dominare gli altri due. Ma ricordiamolo, che serbi e croati insieme fanno maggioranza e quindi e' falso ritenere la Bih un paese a maggioranza musulmana. Insomma serbi e croati insieme in Bih, un alleanza vincente.
    Un censimento ufficiale non c'e' mai stato dal 1991, quindi non ha senso quello che dici. Anzi, a dirtela tutta oramai si stima che i Bosgnacchi siano 51-52%, se non di piu, se si tiene conto che stime CIA del 2000 davano i Bosgnacchi al 48%. Poi se tu credi che la CIA sia una istituzione nazi-imperialista, non ci posso fare molto, ma il mondo la considera attendibile. Quindi la cosiddetta alleanza vincente, non esiste.

  7. #7
    Registered User
    Data Registrazione
    28 Oct 2005
    Località
    Trieste
    Messaggi
    3,688
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Post

    7.5 Gli accordi di Dayton e il dopoguerra

    Dopo numerosi e inutili tentativi di mediazione, e inefficaci dichiarazioni di cessate il fuoco, il conflitto ebbe fine solo grazie all’ingerenza militare dei paesi della NATO e in particolare degli Stati Uniti. Nel novembre del 1995, con gli accordi di Dayton (ratificati il mese successivo a Parigi), la Bosnia-Erzegovina fu divisa in due entità confederate di pressoché pari consistenza territoriale: la Federazione croato-musulmana e la Repubblica serba. Trasformato in una sorta di protettorato, il paese fu sottoposto all’autorità e al controllo delle Nazioni Unite attraverso un “alto rappresentante” e le truppe della UNMIBH (United Nations Mission in Bosnia and Herzegovina).

    La Bosnia-Erzegovina uscì duramente provata dalla guerra e percorsa da profonde fratture etniche: Mostar, divisa rigidamente in un settore croato e in uno musulmano, rappresentò l’esempio della difficoltà di ripristinare la convivenza civile nel paese.

    Nel 1996 il Tribunale penale internazionale per la ex Iugoslavia comminò la prima condanna per le violazioni dei diritti umani commesse nella Bosnia-Erzegovina durante il conflitto civile. I maggiori responsabili sfuggirono tuttavia alla giustizia e tra essi, in particolare, la dirigenza politica e militare serbo-bosniaca rappresentata dal presidente Karadžić e dal generale Ratko Mladić, responsabili dell’assedio di Sarajevo e dell’eccidio di Srebrenica.

    7.6 Difficile ripresa del dialogo

    Le prime elezioni, svoltesi nel 1996 sotto la supervisione dell’OSCE, confermarono la divisione del paese per linee etniche. I partiti nazionalisti conservarono infatti sulle rispettive comunità una forte egemonia, ostacolando la ripresa del dialogo e il funzionamento delle istituzioni comuni, che minacciarono più volte di abbandonare per dar vita a stati autonomi. Le forze nazionaliste ostacolarono la stessa applicazione degli accordi di Dayton, ritardando il rientro dei profughi.

    Nel 1998 Alija Izetbegović venne rieletto alla presidenza del paese, che lasciò nel 2000 con due anni di anticipo sulla scadenza del mandato. Nel 1999 fu istituita una nuova moneta, la marka (che oggi convive accanto all’euro e alla kuna croata, utilizzata nella regione di Mostar). Nelle elezioni legislative del 2000 le forze nazionaliste persero il controllo della maggioranza del Parlamento federale, riconquistandola tuttavia nel 2002, nelle prime elezioni svoltesi sotto il controllo delle autorità locali.

    Nel 2001 il leader della Comunità democratica croata (HDZ) e membro della presidenza collegiale Ante Jelavić fondò un’autorità autonoma dei territori croati, fomentando al contempo la fuoriuscita di migliaia di croati dalla polizia federale. Jelavić fu destituito dalle sue funzioni dall’alto rappresentante dell’ONU in Bosnia, che pose sotto amministrazione controllata l’Herzegovcka Banka, accusata di finanziare la secessione. Nel 2002 Biljana Plavšić, già presidentessa della Repubblica serba, fu riconosciuta colpevole di crimini contro l’umanità e condannata a undici anni di prigione dal Tribunale penale internazionale per la ex Iugoslavia.

    Il paese rimase afflitto anche da una grave crisi economica e dalla disoccupazione, mentre la corruzione dilagante, che coinvolgeva gli stessi membri della presidenza collegiale, scoraggiava gli investimenti esteri.

    7.7 Sviluppi recenti

    Nel 2004 si completa la ricostruzione del ponte di Mostar; edificato alla fine del XVI secolo dall’architetto turco Hajrudin, il ponte era stato abbattuto dall’artiglieria croata nel novembre 1993. Nel novembre 2005 hanno inizio le trattative per un Accordo di stabilizzazione e associazione con l’Unione Europea.

    Le elezioni dell’ottobre 2006 riflettono nuovamente le divisioni etniche del paese, premiando i partiti nazionalisti. A dicembre la Bosnia-Erzegovina è accolta nel programma di Partnership for Peace (Partenariato per la pace) della NATO; la partecipazione del paese al programma era stata più volte rinviata a causa della scarsa collaborazione fornita dalle autorità bosniache alla ricerca dei due leader serbo-bosniaci Radovan Karadžić e Ratko Mladić, ritenuti i principali responsabili dei crimini compiuti durante la guerra civile.

    Nel febbraio 2007 la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite emette una sentenza in cui definisce “genocidio” il massacro compiuto nel 1995 a Srebrenica dalle truppe serbo-bosniache del generale Ratko Mladić; la Corte non accoglie la richiesta bosniaca di condannare la Serbia, che tuttavia è ritenuta responsabile di omissione per non aver impedito il compimento del crimine.

  8. #8
    Registered User
    Data Registrazione
    28 Oct 2005
    Località
    Trieste
    Messaggi
    3,688
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Post

    LA BOSNIA ERZEGOVINA DI DAYTON
    L'accordo di Dayton (novembre-dicembre 1995) ha messo fine a tre anni e mezzo di guerra in Bosnia creando una struttura statale molto particolare che non trova corrispondenti in nessun altro sistema nel mondo. La Bosnia Erzegovina è costituita da due entità: la Federazione BH (croato bosniacca), 51% del territorio, e la 'Republika Srpska' (Rs,serba), 49% del territorio. Inoltre, dal 1998 la città di Brcko, nel nord-est del paese, è stata dichiarata da un arbitrato internazionale distretto autonomo ed ha un supervisore internazionale, pur essendo abitata in maggioranza da serbi. Alla presidenza collegiale del Paese siedono un serbo, un croato ed un bosniacco, che a turno, ogni otto mesi, si alternano nella carica di primus inter pares. La camera dei rappresentanti del parlamento, eletto ogni quattro anni, è formato da 42 deputati, 28 eletti nella Federazione BH e 14 nella Rs; della camera dei popoli fanno parte 5 serbi, 5 croati e 5 bosniacchi. Il Consiglio dei ministri ha la responsabilita' di nove dicasteri, quattro in più rispetto a quelli previsti da Dayton: esteri, tesoro, commercio estero, sicurezza, difesa, giustizia, affari civili, comunicazioni, diritti umani e profughi. La Federazione BH (a maggioranza croato bosniacca) ha un parlamento bicamerale. La camera dei rappresentanti ha 98 deputati eletti nel territorio della Federazione. I 17 deputati bosniacchi, 17 croati, 17 serbi e 5 di altra etnia della camera dei popoli vengono eletti dai consiglieri dei dieci cantoni in cui è suddivisa la Federazione. Il presidente e il vicepresidente della Federazione BH sono eletti dal parlamento, devono essere rappresentanti delle due etnie e ogni anno si scambiano l'incarico. Il primo ministro viene incaricato dal presidente. La Republika Srpska (Rs, a maggioranza serba) ha un parlamento unicamerale di 83 deputati eletti nel territorio della Rs; secondo gli emendamenti alla costituzione del 2002, una camera costituita da 28 deputati (8 serbi, 8croati, 8 bosniacchi e 4 di altra etnia) funge da seconda camera che approva gli atti della camera dei rappresentanti che riguardano ''vitali interessi nazionali''. Il presidente e il vicepresidente sono eletti a suffragio universale. Il primo ministro viene designato dal presidente. L'applicazione della parte militare dell'accordo di Dayton era stata affidata alla Nato, sostituita il 2 dicembre 2004 da una missione militare dell'Ue (Eufor), attualmente forte di circa 7.000 uomini, che mantengono il controllo sugli eserciti delle due entità. L'applicazione della parte civile-politica dell'accordo, e le riforme richieste dall'Ue per avviare i negoziati di stabilizzazione ed associazione all'Unione, e' coordinata da un Alto rappresentante per gli affari civili, attualmente il britannico Paddy Ashdown. L'Alto rappresentante può destituire e interdire i funzionari pubblici che ostacolano l'accordo di pace e negli ultimi cinque anni ha acquistato sempre più poteri sino ad assumere anche quelli legislativi. Nella Corte costituzionale siedono 3 giudici della Corte Europea per i Diritti umani, oltre a 4 della Federazione e 2 della Rs. La ristrutturazione e la supervisione delle forze di polizia delle due entità è affidata dal 1 gennaio 2003, dopo la scadenza del mandato dell'Onu, alla Missione di polizia europea.
    QUADRO GENERALE

    Dopo i due anni di governo dell 'Alleanza per il cambiamento', una coalizione di partiti moderati e multietnici, alle politiche del 5 ottobre 2002 sono tornati al potere i partiti nazionalisti tradizionali, il Partito democratico serbo (Sds, serbo-bosniaco) fondato da Radovan Karadzic, la Comunita' democratica croata (Hdz, croato-bosniaco) dell'ex presidente croato Franjo Tudjman e il Partito d'azione democratica (Sda) dell'ex capo di Stato bosniaco Alija Izetbegovic. Più moderati del passato i dirigenti bosniaci hanno continuato sulla strada delle riforme avviate e fortemente volute dalla comunità internazionale per rafforzare le istituzioni dello stato e l'integrazione del paese, alla quale contribuisce anche il rientro di poco meno di un milione di profughi, su 2,5 milioni, e di cui quasi la metà sono tornati in aree dove la loro etnia è minoritaria. L'istituzione di una magistratura al livello dello stato e le modifiche costituzionali nel 2002 hanno eliminato le fondamentali discriminazioni su base etnica nelle entità. Si procede nella riforma del sistema giudiziario e di quello della difesa e dei servizi di sicurezza per assicurare un comando e un controllo civile unico al livello dello stato, condizione posta dalla Nato per l'entrata della Bosnia nel Partenariato per la pace, anche se l'ostacolo principale resta l'arresto dei ricercati per crimini di guerra da parte delle autorità della Rs. Istituiti i servizi di sicurezza e l'agenzia per le investigazioni al livello dello Stato, è stata avviata la riforma delle forze di polizia, nell'ambito della riforma fiscale sono state unificate le dogane e approvata la legge sull'introduzione dell'Iva, mentre sono in corso di introduzione altre nuove norme economiche indispensabili per accedere all'Accordo di associazione e stabilizzazione all'Unione Europea. Resta la difficoltà di creare un paese normale riformando il complesso assetto costituzionale del dopoguerra. Gli accordi di pace di Dayton, nel novembre del 1995, hanno messo fine a tre anni e mezzo di guerra, la più sanguinosa in Europa dal 1945, ma la struttura statale creata è un labirinto inestricabile di poteri paralleli e contrapposti che, oltretutto, pesano enormemente sulle magre risorse economiche del paese. La Bosnia Erzegovina è formata da due entità, con cinque presidenti, tre parlamenti, tre governi, due eserciti, due alfabeti, tre religioni, una legione di ministri e sottosegretari. Persino la sua denominazione è vaga: l'appellativo ufficiale è semplicemente 'Bosnia-Erzegovina' perché Dayton, per l'opposizione dei serbo-bosniaci, non le permette l'appellativo di Repubblica. Ancora oggi il Paese è di fatto un protettorato con un Alto rappresentante della comunità internazionale, attualmente lo slovacco Miroslav Lajcak, che col tempo ha ottenuto poteri di governatore e recentemente ha destituito numerosi funzionari pubblici. E a protezione dell'equilibrio precario del post Dayton ci sono ancora i soldati internazionali: nel 1995 i militari della Nato erano 60.000, oggi quelli dell'Ue sono scesi a 7.000, ma sono considerati indispensabili perché le difficoltà politiche ed economiche non sfocino in un nuovo conflitto.

  9. #9
    Registered User
    Data Registrazione
    28 Oct 2005
    Località
    Trieste
    Messaggi
    3,688
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Post

    La Bosnia-Erzegovina dieci anni dopo Dayton

    Fernando Termentini, 14 marzo 2005
    Fonte: www.paginedidifesa.it

    Il 21 novembre 1995 furono sottoscritti gli accordi di Dayton che segnavano la fine della guerra civile nei Balcani e anche la fine di quella che era stata la Federazione di Jugoslavia. Con Dayton si è dato vita a un nuovo Stato federale bosniaco.Una Confederazione croato-bosniacca, comprendente il 51% del territorio, e una Repubblica serba, sul restante 49%. La prima abitata da maggioranza bosniacca, la seconda da maggioranza serba, di religione cristiana ortodossa. Una struttura repubblicana con una presidenza collegiale multietnica a rotazione (tre membri: un bosniacco, un serbo, un croato), un primo ministro, una Camera dei rappresentanti di 42 membri eletti (2/3 croato-bosniacchi, 1/3 serbi) e una Camera del popolo: cinque croati, cinque bosniacchi, cinque serbi.
    Dayton ha segnato la pace dopo un conflitto che ha influito pesantemente sulla politica internazionale nella prima metà degli anni '90, che ha provocato circa 100.000 morti, costringendo più del 50% della popolazione di quel paese a lasciare la propria casa. Il paese è ora in pace. La maggior parte di quanto è andato distrutto è stato ricostruito. E la maggior parte della gente che è fuggita vi ha fatto ritorno.

    La struttura statale della Bosnia prevede dieci Cantoni federali, la Repubblica Srpska e il Distretto di Brcko istituito nel 1999 a seguito di un arbitrato internazionale. Solo nel marzo del 2002, con la sottoscrizione dell'accordo "Mrakovica Sarajevo", è stato attribuito lo stesso status alle tre etnie ed è stata garantita la protezione degli interessi di ogni comunità, ma in effetti esistono ancora delle discriminazioni a vantaggio della componente bosniacca.

    A dieci anni da Dayton sempre più spesso ci si chiede se i contenuti dell'accordo siano stati tutti raggiunti e se quanto previsto sia coerente con l'attuale assetto politico ed economico della nazione. Molte le iniziative che giorno dopo giorno vengono sviluppate per dare seguito a questa verifica con il coinvolgimento di tutta la comunità internazionale. Fra le tante, quella di un gruppo di funzionari e ricercatori appartenenti alla "Associazione Bosnia ed Erzegovina 2005" che sono impegnati a risolvere e superare le contraddizioni delle iniziative internazionali che dal lontano dicembre 1995 sono state intraprese a favore della Bosnia-Herzegovina. Primo fra tutti il problema degli aiuti e del sostegno per la bonifica del territorio della Federazione dove ancora avvengono moltissimi incidenti per l'esplosione di mine e ordigni bellici non esplosi (Unexploded Ordnance, Uxo). In questo contesto si sta organizzando una conferenza internazionale che dovrebbe essere svolta a ottobre di questo anno, proprio a ridosso della ricorrenza del decennale di Dayton.

    Gli accordi, fra l'altro, hanno evidenziato nel tempo alcune carenze politiche, in particolare per quanto attiene al consolidamento di uno Stato moderno che, come la Bosnia, è destinato a far parte rapidamente e concretamente dell'Unione Europea. In particolare, l'attuale assetto costituzionale fa sorgere qualche perplessità sulla efficacia concreta dei contenuti verso i quali è anche insoddisfatta una larga fascia della popolazione. L'integrazione delle tre etnie ancora non si è compiuta concretamente: la generazione emergente non rifugge dal richiamare i vecchi ricordi di guerra e rivendica la propria appartenenza etnica. Peraltro, giorno dopo giorno l'approccio religioso della componente mussulmana è sempre meno laico. Dopo anni, infatti, in Sarajevo è frequente risentire la "chiamata del muezzin" e mai tanti giovani, per lo più donne, girano per le strade indossando abiti di foggia islamica. Tutto questo sta avvenendo a ridosso del decennale di Dayton.

    Si ripresenta qualcosa di analogo a quanto avveniva nei primi giorni del gennaio del 1996, quando ci fu un flusso consistente di aiuti economici a favore della popolazione e della struttura del nascente Stato. Spesso ricorrendo a forme di contenuto religioso come il prevedere un "salario" alle famiglie le cui donne avessero indossato il velo islamico. Un approccio sicuramente non laico ad aspetti di contenuto religioso, ma che si era rapidamente attenuato fino quasi a scomparire. Nel corso del 2004 il capo coperto delle donne è cominciato a diventare più ricorrente per culminare il 9 marzo 2005, in occasione della visita di un'alta personalità politica iraniana a Sarajevo. La città improvvisamente si è popolata di una moltitudine di persone, in particolare giovani ragazze e ragazzi, che sfoggiavano abiti e manifestavano, sicuramente atteggiamenti più propri a realtà come l'Arabia Saudita o lo stesso Iran.

    Appare evidente, quindi, l'emergere da parte bosniacco - mussulmana di un'interpretazione della politica in chiave religiosa in un paese dove la popolazione, invece, ha un approccio assolutamente laico agli obblighi del proprio credo religioso. In Bosnia vengono consumati alcolici, le strutture del tempo libero sono di puro stile occidentale e le donne vivono una realtà assolutamente diversa del più laico dei paesi di religione islamica.

    Una realtà che trova riscontro nelle decine di moschee realizzate nel corso degli ultimi anni, in particolare nel Cantone di Sarajevo e nella enclave di Goradze. Una ostentazione di opulenza che buona parte della popolazione con un reddito medio di 250 euro al mese, non condivide.

    Nella parte bosniacca, quasi dieci anni dopo Dayton, si vive una realtà assolutamente diversa rispetto a quanto avviene a Pale nella Repubblica Srpska e alla stessa Mostar a sud, a maggioranza croata. Nei cantoni bosniacco -musulmani è evidente una economia emergente, in cui l'aiuto economico esterno assume un'importanza fondamentale, che acuisce le differenziazioni in particolare con quella della Repubblica Srpska.

    In questi mesi che precedono il decennale di Dayton è palpabile una progressiva ma costante accelerazione di realizzazione di vere e proprie "scuole islamiche". Vere e proprie cittadelle come sta avvenendo, ad esempio, a Vogosca, antico quartiere di Sarajevo e fino a Dayton ad assoluta maggioranza serba. Non risulta, invece, che analoga accelerazione si abbia per la cultura cristiana dei cantoni croati e della Repubblica Srpska.

    Oltre a questi "campus" di studio islamico, giorno dopo giorno è incrementato anche il coinvolgimento di strutture economiche mussulmane (banche, organizzazioni commerciali, ecc.) nel settore dell'edilizia, per il recupero di infrastrutture industriali e nel mondo del terziario. Nascono centri commerciali di pura matrice orientale con strutture architettoniche più coerenti con città come Dubai o Kuwait City, piuttosto che immerse fra la neve di Sarajevo. Compravendita di aree edificabili, una volta destinate all'insediamento di industrie occidentali, che vedono protagoniste cordate del mondo arabo, piuttosto che di gruppi di investitori della vicina Unione Europea e dei paesi tradizionalmente partner dei Balcani come è sempre stata l'Italia.

    Anche altri investimenti sono presenti nel paese, in particolare nel mondo delle grandi catene commerciali alimentari e commerciali. Iniziative originate dall'investimento sloveno che però, nella maggior parte dei casi, è reso possibile solo dal rispetto del vincolo di impiegare una larga maggioranza di maestranze di etnia bosniacca. Dopo dieci anni, dunque, si ripresentano delle differenziazioni importanti con il rischio che potrebbero riproporsi condizioni estreme come quelle del 1992 e che potrebbero risultare dannosissime per la sicurezza dell'Unione Europea aperta a est e destinata nel breve termine a inglobare tutta la penisola Balcanica.

    In questo contesto è improponibile la latitanza europea, come purtroppo avvenne negli anni '90 nei confronti della ex Federazione di Yugoslavia del dopo Tito. Un disinteresse che portò nei Balcani a lunghi anni di guerra civile, condotta nel totale dispregio dei diritti umani e delle minoranze etniche. Un' Europa che oggi dovrebbe con estrema urgenza colmare il gap che altri interessi internazionali stanno creando con un flusso unidirezionale degli aiuti economici e facendo riferimenti a vincoli religiosi che ormai dovrebbero far parte della storia del passato.

    Non in ultimo, anche il problema delle presenza delle mine che ancora minaccia in modo massiccio gran parte del territorio destinato ai cantoni croati e alla Repubblica Srpska. Infatti in molte aree, dieci anni dopo Dayton, sono esistenti molte zone minate, alcune delle quali individuate nel lontano dicembre del 1995 e all'inizio del 1996, subito dopo gli accordi. Una situazione assolutamente vincolativa per lo sviluppo di un'economia come quella di quelle aree, principalmente fondata sull'allevamento del bestiame e il taglio dei boschi.

    In questo momento, però, l'auspicato interesse dell'Europa non è molto palese. E' invece necessario che in qualche modo si acceleri la crescita anche delle minoranze croate e serbe, per diminuire la forbice del gap della differenziazione economica con la maggior parte della struttura musulmana. Solo così una guerra civile terminata da ormai dieci anni potrebbe entrare a far parte della storia, annullando le diversità di condizione sociale ed economica che non fa che richiamare gli odi della guerra e porta a "far ricadere sui figli le colpe dei padri". Una condizione improponibile in una democrazia moderna ed estremamente pericolosa per la sicurezza europea e mondiale.

 

 

Discussioni Simili

  1. Accordi DL / AF
    Di SQpps nel forum Aviazione Civile
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 13-12-07, 19:37
  2. Accordi AS-AN?
    Di Fiamma Nettuno nel forum Destra Radicale
    Risposte: 34
    Ultimo Messaggio: 12-06-04, 00:33
  3. Mai Ad Accordi Con La Cdl
    Di Willy nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 02-02-03, 22:43
  4. mai accordi con la cdl (per ora)
    Di Willy nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 18
    Ultimo Messaggio: 17-01-03, 15:21

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225