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    NO all’estradizione di Marina Petrella

    Riceviamo da Oreste Scalzone e facciamo circolare



    « La rivolta che ha scosso l’Italia durante gli anni 70, e il cui eco è risuonato fino alla fine degli anni 80 è stata…l’impresa rivoluzionaria più significativa avvenuta in Europa occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale »

    Se le cifre attestano l’ampiezza di questa rivolta - più di 4 000 condanne, più di 20.000 persone indagate ; e più di 100.000 registrate come « popolazione socialmente sovversiva »
    i mezzi messi a disposizione dallo Stato italiano sono stati considerevoli, e gli effetti continuano ancora oggi a inquinare la vita di donne e di uomini che si sono battuti all’epoca.

    Oggi, col pretesto del Sistema di Informazione di Schengen (SIS), lo Stato francese estrada col contagocce i rifugiati italiani sul proprio suolo, a dispetto della parola data da François Mitterand quando era Presidente della Repubblica. « Qualsiasi cosa se ne dica, la scelta di aprire la porta all’estradizione dei fuoriusciti italiani degli ‘anni di piombo’ dopo vent’anni di ‘asilo di fatto’ ufficiale e ininterrotto non può attribuirsi né attributi giuridici né imperativi etici. Di fatto, non si tratta d’altro che d’una decisione di carattere strettamente politico.

    Riflettiamo insieme sulle azioni da mettere in pratica al fine di fermare questa macchina infernale delle estradizioni, per sostenere Marina Petrella attualmente minacciata di estradizione, e tutti coloro che sono stati estradati, Paolo Persichetti [ ‘prelevato’ dalla Repubblica italiana attraverso una vera e propria macchinazione il cui esecutore diretto è stato il Procuratore di Bologna Paolo Giovagnoli con i ROS dei Carabinieri; Paolo è oggetto da 5 anni di una vera e propria ‘macchina di persecuzione scientifica’, NOTA DEL BLOG] Cesare Battisti [ che si trova attualmente in arresto e in attesa di una decisione in Brasile, dove si era rifugiato dopo la decisione francese favorevole all’estradizione NOTA DEL BLOG) ma anche tutti i rifugiati le rifugiate italiane nel loro insieme. Il dibattito e l’informazione sono i primi atti di resistenza politica alla politica di estradizione di questo governo.

    ( NOTA del Black-Blog : ci pare che queste cifre siano per difetto, da verificare in La mappa perduta, ed. Sensibili alle Foglie : 5.000 persone contemporaneamente in prigione all’inizio degli anni 80, 20.000 condannati, 60.000 indagati, più di 100.000 sotto inchiesta. D’altronde un rapporto della CIA, ‘sezione’ di Roma, svelato due anni fa e pubblicato dal quotidiano La Stampa, riportava una valutazione secondo cui ‘il movimento’ poteva influenzare circa 600.000 persone. Forse gli autori avevano motivo di « gonfiare » le cifre (anche gli scienziati lo fanno, per orientare i finanziamenti o per competizione nella ‘autovalorizzazione’, per utilità ma anche per via dei benefici secondari…) ma in ogni caso vorrà pur dire qualcosa…si tratta di quel che viene riportato dalla Commissione parlamentare di inchiesta detta Commissione Pellegrino : « forte, consistente minoranza della popolazione, e in particolare della gioventù »,protagonista di quella che è stata definita « una guerra civile limitata, a bassissima intensità » e che noi da parte nostra abbiamo definito « un’onda d’urto di una latenza insurrezionale, uno stato di insurrezione sub-acuto, cronico, endemico)

    NO all’estradizione di Marina Petrella
    http://cpr.splinder.com/

  2. #2
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    LA DECISIONE DELLA CORTE DI APPELLO DI VERSAILLES DOPO LA RICHIESTA ITALIANA

    La Francia estrada l'ex br Petrella

    La donna condannata all'ergastolo per il caso Moro è stata catturata ad agosto a Parigi dopo anni di latitanza


    VERSAILLES - La Corte d'Appello di Versailles ha concesso questa mattina l'estradizione dell'ex brigatista rossa, Marina Petrella, richiesta dalle autorità italiane. Cinquantatre anni, ex membro della colonna romana delle Brigate rosse, era stata condannata all'ergastolo al processo Moro-ter nel 1988. Latitante in Francia da una quindicina d'anni, era stata arrestata nell'agosto scorso ad Argenteuil, nella banlieu di Parigi. La donna era nella lista dei 12 ex terroristi per i quali l'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli, aveva chiesto l'estradizione al suo collega francese. La richiesta era stata ripresentata dall'attuale Guardasigilli, Clemente Mastella. Nei giorni scorsi dopo che i giudici avevano respinto una sua richiesta di libertà provvisoria la donna, rinchiusa nel carcere di Fresnes, aveva cominciato uno sciopero della fame ad oltranza.



    LA MILITANZA - Marina Petrella, già sposata al brigatista Luigi Novelli e successivamente legatasi a un algerino dal quale ha avuto una figlia, all'epoca della condanna inflittale dalla corte d'appello di Roma era contumace in quanto scarcerata per decorrenza dei termini e aveva trovato da anni rifugio a Parigi. Prima di confluire nel 1976 nella colonna romana delle Brigate Rosse, la Petrella, sorella del brigatista Stefano Petrella, era impiegata come segretaria presso l'istituto scolastico «Bruno Buozzi». Appartenente alle «Brigate Rosse-Partito Guerriglia» e da anni rifugiatasi in Francia all'ombra della Torre Eiffel, Marina Petrella aveva subito una condanna all'ergastolo al termine del cosiddetto processo Moro Ter. Il dibattimento si era concluso con 153 condanne (26 ergastoli e 1.800 anni complessivi di detenzione) e 20 assoluzioni e riguardava le azioni delle Brigate Rosse a Roma compiute tra il 1977 e il 1982.

    14 dicembre 2007
    http://www.corriere.it/cronache/07_d...ba99c53b.shtml

  3. #3
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    Non c’è il tempo (Stamane verdetto favorevole all'estradizione di Marina Petrella)


    Non c’è il tempo (né quello, per così tentar di dire, convenzionale, esterno, contestuale, d’ordinario dato come – come se, <als ob> – “oggettivo”, esogeno, ‘trovato’ come la forza di gravità, e simili ; né quello detto soggettivo, o anche <autistico> quello di durate così diverse e variabili, “quant’è ‘eterno’ un minuto seduti su un radiatore bollente, quanto su una sdraio in riva al mare”, quanto un pomeriggio febbrile di sommossa e quanto uno degli innumerevoli ‘lunghi pomeriggi che non finiscono mai evocati da tristi canti d’ergastolo… Dalla, De Andrè… – e si potrebbe dire, quanto un ergastolo ti allunga la vita in tempo reale, mentre ne vai morendo a rilento, e quanto quest’agonia di vita ferma sembra un soffio se la riguardi al passato, la retroguardia… Il tempo dunque manca, fugit, banalmente mi si precipita incontro l’ora del treno che mi riporta con la stessa valigia ancora non disfatta a Milano per andare a Vicenza, e tornar qui, prima di partire di nuovo, in una sequenza di andate oppure se si vuole tutte ritorni, ma senza più un da dove, una “dialettica dell’andata e del ritorno”, che nella circolarità nomade non si dà)…

    Non c’è dunque il tempo, e ancor meno la capacità di brevità e rapidità necessarie a scrivere una sorta di ‘radiocronaca ragionata’. Mi limito dunque ad una sorta di “scaletta”, in cui dispongo elementi affastellati, che a chi voglia possono eventualmente servire.

    Venerdì mattina ore nove in punto, la corte entra e quasi in contemporanea Marina viene condotta nel box degli imputati. Senza accordo, tutti si resta seduti all’entrata della corte. Si resta seduti la frazione di tempo evidentemente necessaria a far scattare il riflesso quasi atavico della richiesta/ingiunzione ad alzarsi in piedi, quando entra la corte. E’ quando entra Marina che tutti si levano in piedi.
    Il presidente legge un arret puntiglioso, burocratico, pignolo e senz’anima. La cura inusitata ad esplicitare le ragioni accampate per respingere ogni singolo punto dell’argomentazione dell’arringa finale di difesa pronunciata M° Irene Terrel, venerdì 30 novembre, lascia affiorare un’inquietudine e una certa coda di paglia, un disagio. Brilla un passaggio. L’arringa reclamava l’applicazione di una “clausola umanitaria” a suo tempo inserita su richiesta della Francia, nella Convenzione di Dublino (1957), in vigore al momento dei fatti e per ciò in diritto norma di riferimento per le decisioni della chambre. La clausola prevede il riconoscimento fra stati della legittimità che un paese ‘richiesto’
    neghi un’estradizione se questa comporta – soprattutto quando la distanza temporale rispetto ad una condanna è grande – dei costi umani gravi. L’arringa fa notare che Marina Petrella ha compiuto un atto di speranza mettendo al mondo una figlia, quando la Republique Francaise la includeva nella ‘popolazione’ a cui concedeva asilo. Una carta, o un permesso di dieci anni sanciva questa relazione, autorizzando una ragionevole serenità sul futuro. La retroattività forzosa di un rovesciamento di politica significa da un lato considerare implicitamente questa garanzia una sorta di reato di favoreggiamento - un favoreggiamento di stato, dall’altro far pagare i costi a una persona che certamente è estranea a qualsivoglia responsabilità ed anche decisione. Con ridondanza gratuita, senza lume e senza cuore, la corte ha sentito il bisogno di ritorcere in modo rivelatore di tutta una logica e mentalità, addossando a Marina, l’irresponsabilità della sua scelta.

    La frase finale sull’avviso favorevole è implicita in ogni riga e passaggio di questo testo, alla fine della burocratica lettura Marina alza il dito e chiede di parlare: “voglio solo dirvi signori e signore della corte, che io ed il mio congiunto siamo dal 6 dicembre scorso in sciopero della fame, questo è un grido di rivolta innanzitutto contro il reiterato rifiuto ad accettare una richiesta di libertà provvisoria ampiamente argomentata rispetto alle mie responsabilità di madre ed al tentativo di salvare il salvabile tentando di ridurre il costo psicologico che mia figlia di dieci anni deve pagare. Avevamo offerto garanzie speciali di scrupolosa osservanza degli obblighi che mi fossero stati imposti. Avevo spiegato le ragioni di una scelta autonoma e irreversibile circa l’assumermi il mio destino. Non avete inteso. Oggi qui, mentre accusate il vostro paese di ‘delitto d’asilo’ e rifiutate di considerare contesti e dimensioni che appartengono ormai ad una storia sociale, qui non c’è giustizia, aggiungo solo buon natale signori giudici e felice anno nuovo.”

    Mentre la corte si stringeva la toga nell’atto di alzarsi col solito sguardo atono e obliquo che viene sfoderato in simili occasioni, il sottoscritto chiesto e preso la parola. Il gesto e la vociferazione di diniego del presidente sono stati inusualmente arrendevoli: segno – credo si possa dire, non di sicurezza ma quantomeno di imbarazzo – sono rimasti immobili loro ed i loro gendarmi per tutta la dichiarazione:”Signori giudici, avevate l’occasione di interporvi per ostacolare, anzi vanificare, un’attitudine vendicativa, crudele, iniqua, vigliacca e miope Ragion d’Etat, che punta a fare oggi di questa donna davanti a voi, Marina Petrella, un quarto di secolo più tardi dei fatti ai quali essa ha partecipato, il paradigma dell’impunito da punire in modo esemplare, in un mondo in cui l’impunità, implicita od anche esplicita è premiata per sovrastanti e loro servi.

    Avreste potuto farlo semplicemente applicando la vostra legge, semplicemente attraverso quella clausola umanitaria sui costi umani eccessivi che legittimano un rifiuto d’estradizioni agli occhi dei propri pari, semplicemente mettendo in luce che la durata del tempo passato tra condanna ed esecuzione della pena non avrebbe certo quel requisito di “ragionevolezza” che la vostra legge richiederebbe. Cosi facendo non avreste fatto un regalo a noi altri nemici vostri, anzi “individui” a cui si nega la qualità di persone; così facendo avreste anche evitato alla vostra RF la macchia di iniquità che viene dalla trasformazione in voltafaccia retroattivo di un rovesciamento di politica e che vorrebbe trasformare la vita di una “figlia dell’asilo” in quella di un essere votato al destino di mero “cout collaterale” [costo collaterale].
    Giudici avevate una chance: non l’avete colta. Avete fallito. Adesso dovremmo vedercela con chi ha in mano la decisione, già da ora non certo aspettando l’epilogo del ricorso in cassazione. Vedercela con una “società politica” italiana, responsabile di un diniego di amnistia per altro anomalo rispetto alla norma alla dottrina e a tutti i precedenti di regolazione di una consimile materia, e che su questo terreno scadendo ben più in basso della stessa giustizia dell’Emergenza, si produce ormai in una sinistra e disgustosa pornografia. In ogni caso, daremo filo da torcere a qualsiasi eventuale Piccolo Cesare che dovesse sperare di vederci restare a guardare qualsivoglia compagno o compagna di destino discendere nel gorgo, muto.

    http://orestescalzone.over-blog.com/...-14615859.html

    Lanci Ansa sul nulla osta all'estradizione di Marina Petrella

    radiondadurto: Oreste spiega cosa comporti il nulla osta all'estradizione




 

 

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