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    Predefinito Il governo taglia i tagli ai maxi stipendi della casta

    http://www.corriere.it/politica/07_d...ba99c53b.shtml

    LA RIFORMA AVEVA GIÀ AVUTO L'OK DI PALAZZO MADAMA
    E alla fine la Camera tagliò i tagli
    I deputati sopprimono il tetto agli «stipendi d'oro» dei manager pubblici

    Taglia, taglia, scusate il bisticcio, stanno tagliando i tagli. L'ultimo a essere soppresso è stato il tetto agli «stipendi d'oro». Passato al Senato, è stato cancellato alla Camera. Anzi, d'ora in avanti i «grand commis» pubblici potranno guadagnare anche di più. Alla faccia di tutte le promesse intorno al bisogno di sobrietà. E di tutti gli italiani che faticano ad arrivare a fine mese. Eppure, dopo tante retromarce nella sbandierata moralizzazione avviata solo per placare l'indignazione popolare, pareva che almeno questo principio fosse acquisito: chi lavora per la sfera pubblica (dai ministeri alle Regioni, dalle aziende di Stato alle municipalizzate) non deve avere buste paga, liquidazioni e pensioni troppo alte. Per mille motivi. Perché le nomine sono spesso dovute non alle capacità professionali ma alle amicizie giuste. Perché in cambio di certi appannaggi non viene chiesta talora efficienza ma piuttosto «gentilezze» al partito di riferimento. Perché nel mondo privato, tirato in ballo a sproposito, chi guadagna molti soldi deve anche render conto agli azionisti del proprio operato (nei Paesi seri) e non mangia contemporaneamente a due greppie: i contratti deluxe del libero mercato e le sicurezze del sistema pubblico.

    Ed ecco che Palazzo Madama aveva approvato, all'articolo 144 della Finanziaria, le seguenti regole: «Il trattamento economico onnicomprensivo di chiunque riceva a carico delle pubbliche finanze emolumenti o retribuzioni nell'ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con pubbliche amministrazioni statali (...) agenzie, enti pubblici anche economici, enti di ricerca, università, società non quotate a totale o prevalente partecipazione pubblica nonché le loro controllate, ovvero sia titolare di incarichi o mandati di qualsiasi natura nel territorio metropolitano, non può superare quello del primo presidente della Corte di cassazione». Cioè 275 mila euro l'anno. Chiaro? Chiarissimo: il limite valeva per tutti (tutti) gli stipendi pagati con soldi pubblici. Compresi «i magistrati ordinari, amministrativi e contabili, i presidenti e componenti di collegi e organi di governo e di controllo di società non quotate, i dirigenti». E se per trattenere Fiorello o strappare Gerry Scotti a Mediaset la Rai fosse costretta a offrire più della concorrenza? Previsto anche questo: «Il limite non si applica alle attività di natura professionale e ai contratti d'opera» se si tratta di «una prestazione artistica o professionale indispensabile per competere sul mercato in condizioni dì effettiva concorrenza ». E se invece si trattasse di strappare alla concorrenza non un cantante ma un grande manager che sul libero mercato potrebbe guadagnare tre, quattro o cinque volte di più? Anche queste eccezioni erano previste. Come eccezioni, però. Le nuove regole infatti, diceva l'articolo 144, «non possono essere derogate se non per motivate esigenze di carattere eccezionale e per un periodo non superiore a tre anni». Di più: dovevano ottenere la firma del capo del governo e rientrare «nel limite massimo di 25 unità. Corrispondenti alle posizione di più elevato livello di responsabilità». Riassumendo: solo venticinque altissimi dirigenti pubblici in tutto il Paese e per un periodo limitato (quindi niente pensioni d'oro e niente liquidazioni stratosferiche) potevano guadagnare più di 275 mila euro l'anno. Tutti gli altri, sotto. E guai a chi faceva il furbo perché ogni contratto doveva d'ora in avanti essere trasparente. Di più: «In caso di violazione, l'amministratore che abbia disposto il pagamento e il destinatario del medesimo sono tenuti al rimborso, a titolo di danno erariale, di una somma pari a dieci volte l'ammontare eccedente la cifra consentita».

    Non bastasse, l'articolo fortissimamente voluto soprattutto da Massimo Villone e Cesare Salvi, autori del libro «I costi della democrazia», metteva un altro candelotto sotto i privilegi di certi boiardi di Stato: il divieto del cumulo di poltrone, a meno che non accompagnato da una robusta decurtazione delle prebende. Insomma: una piccola grande rivoluzione. Che per la prima volta cercava di mettere ordine in un sistema che negli ultimi anni aveva lasciato i cittadini basiti davanti a casi clamorosi. Come quello di Giancarlo Cimoli, che guadagnava alle Ferrovie circa 1,5 milioni di euro l'anno e se ne andò, per andare a guadagnarne 2,7 all'Alitalia, con una liquidazione per «raggiungimento risultati » (il pareggio) di 6,7 milioni. O del suo successore Elio Catania, che per un paio di anni alle Ferrovie (lasciate con un buco di 2 miliardi e 155 milioni) incassò una buonuscita di 7 milioni. O ancora quello di Massimo Sarmi che alle Poste prende un milione e mezzo di euro l'anno cumulando le buste paga da amministratore delegato e di direttore generale. Per non dire di certi arbitrati, compensati con parcelle da capogiro. Tre per tutte? Quella spartita (in tre) dal collegio guidato dall'ex presidente del Consiglio di Stato Mario Egidio Schinaia (1,4 milioni), quella finita al collegio presieduto dall'avvocato dello Stato Giuseppe Stipo (1,3 milioni per due verdetti), quella incassata dal collegio pilotato da Marcello Arredi, capo del dipartimento Infrastrutture stradali del ministero delle Infrastrutture e presidente nel 2006 di un collegio incaricato di regolare una controversia fra l'Anas e l'Impregilo: 1,2 milioni. Soldi in più, oltre lo stipendio. Potevano i potentissimi Grand Commis accettare una sforbiciata del genere? No. E così, subito dopo l'approvazione in Senato, talpe sapienti hanno cominciato a rosicchiare l'articolo 144, a partire dai trattamenti alla Banca d'Italia, comma per comma, riga per riga. Risultato: la Commissione Bilancio della Camera, tra le proteste di una pattuglia di indignati guidata da Villone, ha praticamente fatto saltare tutti, ma proprio tutti, i punti centrali. E a meno che non intervenga il governo, tutto continuerà come prima. Anzi, peggio. Perché il messaggio all'opinione pubblica, dopo tante promesse, è uno solo: marameo.


    Lo stesso marameo che, dalle bianche spiagge di Bali, lanciano agli italiani i componenti della affollatissima delegazione italiana al vertice mondiale sul clima: 52 persone. Dicono Alfonso Pecoraro Scanio e il suo staff che altre delegazioni sono ancora più numerose. E che l'altra volta, a Montreal, l'allora ministro Altero Matteoli si portò perfino due agenti di scorta. Sarà. Ma ci restano alcune curiosità: come mai, nel mucchio, oltre a tre rappresentanti del Comune di Milano, due della Regione Lazio, un assessore della Toscana e l'assessore all'Ambiente della Campania Luigi Nocera, riemerso per l'occasione dai cumuli di immondizia napoletana, ci sono solo due sindacalisti della Cgil e della Uil e nessuno della Cisl? Possibile che nessuno della Cisl, con una collana di orchidee al collo, avesse da dire qualcosa sul pianeta?

    Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella

  2. #2
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    Mah, non mi pare che la Camera abbia votato nulla sulla Finanziaria, quindi direi che ad ora è una bufala..

  3. #3
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    E cos'altro ci si poteva aspettare? Tanto grazie alle enormi maggiori entrate fiscali (=soldi prelevati dai politici dalle tasche dei cittadini) qualche spreco in più ce lo possiamo permettere, pur di mantenere le clientele... vero?

    Che scandalo.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da UgoDePayens Visualizza Messaggio
    E cos'altro ci si poteva aspettare? Tanto grazie alle enormi maggiori entrate fiscali (=soldi prelevati dai politici dalle tasche dei cittadini) qualche spreco in più ce lo possiamo permettere, pur di mantenere le clientele... vero?

    Che scandalo.
    Il mio post non l'hai letto ovviamente..

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Saint-Just Visualizza Messaggio
    Mah, non mi pare che la Camera abbia votato nulla sulla Finanziaria, quindi direi che ad ora è una bufala..
    Direi che Stella è un tantino più affidabile di te... senza voler nulla toglierti eh

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da UgoDePayens Visualizza Messaggio
    Direi che Stella è un tantino più affidabile di te... senza voler nulla toglierti eh

    Beh, allora ti dovrai ricredere.

    La Finanziaria non è ancora stata toccata dalla Camera. La discussione generale è da poco terminata e sono stati da poco presentati i 3 maxi emendamenti su cui è stata posta la fiducia.

    Gli emendamenti, tanto per capirci, sono stati presentati pochi minuti fa. La presidenza della camera deve ancora valutare l'ammissibilità di questi e poi ci penserà la commissione bilancio a dare il parere.

    Per tutti questi motivi, confermo ancora una volta che Rizzo e Stella sono qualunquisti perchè non puoi scrivere un articolo su un fatto che non è avvenuto..

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Saint-Just Visualizza Messaggio
    Beh, allora ti dovrai ricredere.

    La Finanziaria non è ancora stata toccata dalla Camera. La discussione generale è da poco terminata e sono stati da poco presentati i 3 maxi emendamenti su cui è stata posta la fiducia.

    Gli emendamenti, tanto per capirci, sono stati presentati pochi minuti fa. La presidenza della camera deve ancora valutare l'ammissibilità di questi e poi ci penserà la commissione bilancio a dare il parere.

    Per tutti questi motivi, confermo ancora una volta che Rizzo e Stella sono qualunquisti perchè non puoi scrivere un articolo su un fatto che non è avvenuto..
    Praticamente stai dicendo che nessuna legge andrebbe discussa prima dell'approvazione!!!

    Dai non arrampicarti sugli specchi... il fatto sta avvenendo tanto più che vi è stata posta la fiducia ed è giusto sia stato denunciato in anticipo.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da bianconero Visualizza Messaggio
    Praticamente stai dicendo che nessuna legge andrebbe discussa prima dell'approvazione!!!

    Dai non arrampicarti sugli specchi... il fatto sta avvenendo tanto più che vi è stata posta la fiducia ed è giusto sia stato denunciato in anticipo.
    Si, ma denuciare una cosa che non è detto che ci sia è degno di un veggente... Io la chiamo disinformazione qualunquista...

  10. #10
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    ILSOLE24ORE.COM > Norme e Tributi ARCHIVIO Meno tagli per la politica: solo 419 milioni

    di Mariolina Sesto



    La sforbiciata ai consiglieri locali? Rinviata al Codice delle Autonomie. Il taglio delle circoscrizioni? Stralciato. La riduzione dei costi degli organi costituzionali? Rimandato alle singole istituzioni. Il dimezzamento dei ministri? Uno dei pochi successi posticipato però al prossimo governo.
    Nonostante gli annunci pre-Finanziaria di un pacchetto vigoroso e di risparmi a regime per 1,3 miliardi, molte delle misure di snellimento dei costi della politica sono rimaste sulla carta. Tanto che neppure il relatore Giovanni Legnini se la sente di quantificare con precisione l'entità dei tagli messi a segno: «Alcuni calcoli ci sono – spiega –: gli interventi sui Comuni, con l'abolizione delle indennità dei consiglieri, il divieto del cumulo di incarichi e la stretta sulle aspettative produrrà 313 milioni di risparmi, mentre la riduzione delle comunità montane frutterà 66 milioni. Altre misure, come la soppressione degli enti acquedottistici, il taglio delle consulenze e il tetto agli stipendi dei manager pubblici, sono difficili da stimare ma porteranno verosimilmente al recupero di centinaia di milioni di euro». Altri 20 milioni arriveranno dal taglio del 10% dei rimborsi elettorali ai partiti e altrettanti dal blocco degli aumenti agli stipendi dei parlamentari per cinque anni. Totale: 419 milioni di economie più o meno certe. Sul resto, tutto è da vedere. Anche per questo, l'originaria idea di coprire con questo capitolo l'intera abolizione del ticket sanitario sulla diagnostica è stata velocemente archiviata. E, al momento, sembra che solo 350 milioni degli 834 necessari a coprire la misura vengano dal taglio ai costi della politica.
    Retromarcia sui consiglieri
    Quel che è certo è che in Finanziaria non ci sono i ventilati tagli del 20% ai parlamentini comunali e provinciali che secondo i calcoli del ministro Santagata avrebbero portato a regime 205 milioni di euro nelle casse degli enti locali. E che avrebbero portato al pensionamento di oltre 24mila amministratori locali. Né è rimasta ombra del promesso colpo di scure alle circoscrizioni che dovevano saltare in circa 70 comuni e che avrebbero fruttato 79 milioni di euro all'anno. Eppure a pagina 23 del programma di Prodi si dichiarava guerra alla «professionalizzazione della politica e alla ipertrofia del personale politico che si manifesta con l'esplosione del numero di consiglieri, assessori, delegati del sindaco o del Presidente della Regione». La stessa norma sulle comunità montane è stata "addolcita" rispetto alla formulazione originaria del Governo: via il requisito altimetrico dei 600 metri, ma i comuni «costieri» saranno esclusi portando alla soppressione di 80 comunità. Una revisione che ha scontentato lo stesso ministero degli Affari regionali: così – si obietta – nessuno può impedire a un comune della pianura padana di aderirvi.
    Le spese dei Palazzi
    Passa il blocco degli aumenti delle indennità ai parlamentari ma per cinque anni. Dopo, se non verrà cambiata la norma del '65 che aggancia lo stipendio di deputati e senatori a quello delle alte magistrature, il blocco svanirà. E le premesse non sono rosee: le due Camere non sono neppure riuscite a mettersi d'accordo sul punto. Quest'anno Montecitorio ha rinunciato all'aumento di 200 euro mentre Palazzo Madama ha fermamente difeso il gruzzoletto. Affossata invece la proposta di Massimo Villone di porre un tetto alla spesa degli organi costituzionali in modo che non superassero del 50% l'inflazione programmata. Le stesse istituzioni tirate in causa hanno rivendicato l'autonomia loro garantita dalla Costituzione, poi però hanno autonomamente concesso il taglio delle spese richiesto dal Parlamento. Camera e Senato riuniranno mercoledì i rispettivi uffici di presidenza per ufficilalizzare l'impegno. Vedremo se sarà mantenuto.
    Le spa locali
    Anche quest'anno la Finanziaria tenta il giro di vite nei confronti del vasto arcipelago di società pubbliche diffuse al livello locale. La stretta sui cda prevede una riduzione a cinque componenti per i consigli che superano questa soglia e a tre componenti per quelli che ne contano un numero intermedio fra 3 e cinque. Anche in questo caso però l'attuazione della norma è esposta a un grosso punto interrogativo. Basti pensare che sul taglio predisposto lo scorso anno sulle municipalizzate non ci sono ancora dati certi. Quanto al tetto per gli stipendi dei manager pubblici, cominciano a fioccare i primi dubbi sulla reale applicabilità della misura.
    Sul Sole-24 Ore del Lunedì
    Il taglio dei gettoni di presenza
    dei consiglieri

    Le marce indietro
    Dalla revisione delle comunità montane alla netta riduzione dei consiglieri comunali, dalla cancellazione degli enti inutili alla soppressione delle circoscrizioni nei comuni con meno di 250 abitanti, il pacchetto del Governo sui costi della politica è stato pesantemente cambiato in Parlamento, riducendo fra l'altro una parte dei risparmi certi previsti dal ministro Santagata. Saltano i 205 milioni di risparmi a regime del taglio dei consiglieri e i 79 milioni delle circoscrizioni
    Comunità montane, salta il limite altimetrico


    LA MISURA

    La proposta presentata dal Governo prevedeva un limite altimetrico per le comunità montane: almeno 600 metri sul livello del mare, poi ridotto a 500 metri. Ora il limite è saltato del tutto. È previsto però il divieto di far parte di comunità montane ai comuni costieri. Verranno soppresse in tutto 80 comunità anziche 105

    LO STATO DELL'ARTE

    La misura ha provocato la sollevazione dell'Uncem ed ha trovato una sponda in Parlamento. Si preannunciano infatti modifiche alla Camera per un'ulteriore ammorbidimento della norma. È giudicato insostenibile il costo che dovrebbero pagare i comuni aderenti alle comunità montane soppresse

    Consigli circoscrizionali confermati ovunque

    Il testo presentato dal Governo prevedeva l'eliminazione delle circoscrizioni in circa 70 comuni, quelli fra i 30mila e i 100mila abitanti con un risparmio di oltre 79 milioni all'anno. Inoltre tre quarti delle circoscrizioni nelle città tra i 100mila e i 250mila abitanti sarebbero diventate gratuite
    La norma approvata non prevede alcuna eliminazione di consigli circoscrizionali. L'unica restrizione riguarda i comuni compresi tra 100mila e 30mila abitanti: se rimarranno i consigli di circoscrizione, i relativi consiglieri svolgeranno il loro lavoro gratuitamente. Non verrà loro riconosciuto alcun compenso

    Restano intatti i consigli comunali e provinciali

    Il Governo aveva proposto il taglio del 20% dei consiglieri comunali e di quelli provinciali. Il risparmio previsto a regime (cioè fra cinque anni) era di 205 milioni di euro. In Senato tutto è stato cancellato. Previsto solo un giro di vite sulle indennità, che spariscono lasciando spazio solo ai gettoni di presenza
    In Finanziaria resta la stretta sugli assessori comunali e provinciali che passano dal tetto di 16 a un tetto di 12. Previsto anche un giro di vite sulle aspettative e le indennità per gli amministratori locali, dai sindaci ai membri delle giunte. Non è più possibile cumulare incarichi a livello locale

    Prime esclusioni tra gli enti pubblici da eliminare

    L'articolo 82 del Ddl presentato dal Governo prevedeva la soppressione di 17 enti pubblici le cui funzioni sono state devolute a Regioni o enti locali o che, in alternativa, sono già garantite da altri settori della Pubblica amministrazione. Il taglio dovrebbe scattare 180 giorni dopo il varo della manovra
    Dopo il passaggio in Commissione Bilancio, l'elenco degli enti scende a 14. A salvare l'Ente nazionale risi e la Lega navale italiana ha provveduto lo stesso Governo con un proprio emendamento. La Fondazione Guglielmo Marconi è stata invece cancellata dall'elenco con un emendamento del senatore Walter Vitali

    Stipendi dei parlamentari bloccati solo per 5 anni

    Resta il blocco degli aumenti degli stipendi di senatori e deputati. Per cinque anni non otterranno gli incrementi che scattano per gli alti magistrati cui la loro indennità è legata. I risparmi previsti sono poco più di 2 milioni di euro all'anno, quindi 20 milioni considerando sia la Camera che il Senato
    Questo blocco varrà fino al 2012. Poi i parlamentari torneranno ad incassare gli aumenti sempreché nel frattempo non venga riformata la legge del 1965 che, per l'appunto, aggancia lo stipendio dei deputati a quello delle alte magistrature. Intanto, quest'anno la Camera ha rinunciato all'aumento, non il Senato

    Organi costituzionali, i tagli senza paletti esterni

    Un emendamento presentato da Massimo Villone (Sd) e fatto proprio dal relatore imponeva agli organi costituzionali e a rilevanza costituzionale un tetto alle spese che non potevano superare il 50% dell'inflazione programmata. Risparmi previsti: 45 milioni di euro nel 2008
    La proposta è saltata per la protesta degli stessi organi costituzionali che hanno rivendicato l'autonomia concessa loro dalla Costituzione anche sotto il profilo finanziario. Dal Quirinale in giù, tutti hanno però promesso di mantenere le spese 2008 al di sotto del tasso di inflazione programmata

    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...b-00000e251029

    a me pare che l'allarme sia più che giustificato. E se ho imparato qualcosa di questi meccanismi lo devo a Rizzo e Stella. Non mi sembrano degli sprovveduti.

 

 
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