Pdci e verdi contro Prc, l'arcobaleno scolora
Abbandonano la riunione di maggioranza e avvertono il governo: stop all'inciucio Pd-Fi-Prc
Daniela Dalerci
Roma
«Stiamo parlando della vita democratica di un paese. E non può essere regolata da accordi di sotto banco tra Forza Italia e il partito democratico, magari con qualche sporadica presenza di Rifondazione». All'indirizzo dei compagni della neonata sinistra arcolebaleno, Manuela Palermi (Pdci) non usa metafore. Un suo compagno di partito, Orazio Licandro, dice che c'è «una stranissima voglia di inciucio». Sul banco degli accusati, in compagnia di Pd e Forza Italia, c'è Rifondazione comunista e il suo orientamento a votare la 'bozza Bianco'.
A far saltare i nervi a Palermi e compagni, ieri, è la quarta marcia ingranata da Enzo Bianco, presidente della commissione affari costituzionali del senato. Durante i lavori della commissione, Bianco ha proposto di far votare già mercoledì 19 la sua bozza come testo base della riforma elettorale. E di fissare il termine della presentazione degli emendamenti il 7 gennaio. La vicenda cade come una bomba nei lavori della riunione dei capigruppo alla camera sulla finanziaria. Una forzatura «inaccettabile», per i partiti più piccoli, su un testo considerato «indecente» anche dall'Udeur, dai socialisti e dalla Rosa nel pugno. Nella Cosa rossa, poi, la forzatura produce la frantumazione dei pezzi appena messi insieme. Il Pdci spara alzo zero. I verdi sono imbufaliti. Il capogruppo Antonello Soro, ospite della riunione, fiuta il pericolo, sente Prodi e Veltroni e ottiene il via libera per fissare un vertice per il 10 gennaio. Slitta al 20 il termine degli emendamenti.
Tanto basta per una tregua? A stento. Per Cesare Salvi, capogruppo al senato di Sd, il vertice è utile, «ma sconsiglio di votare testi base prima di Natale. Il problema è evitare di arrivare al summit con una situazione politica già pregiudicata. Le forzature, infatti rischiano solo di aggravare le lacerazioni nella maggioranza». «Non accetteremo la proposta avanzata dal presidente Bianco come testo base su cui discutere e presentare emendamenti», insiste Palermi. «E' chiaramente il prodotto di un'intesa tra Berlusconi e Veltroni ed è grave che il Pd del senato abbia dato la sua disponibilità a discuterlo. È intollerabile che alla maggioranza si chieda disciplina in aula e poi la si ignori su una questione fondamentale come la legge elettorale». Un avvertimento? Palermi non usa mezzi termini. «Noi stiamo venendo a votare, anche malati, per tenere in piedi questa maggioranza e poi ci viene chiesto di approvare una legge che è contro di noi. Faremo di tutto: ostruzionismo, voto contrario, ma questo testo non glielo faremo approvare». 'Cattivi propositi' dello stesso tipo arrivano anche dai verdi, che anzi in un primo momento fanno sapere che, date le circostanze, a rischio è il sì finale alla finanziaria. Poi la correzione di tiro. Fiducia a Prodi, voto «leale e responsabile» alla finanziaria, dice Angelo Bonelli, ma «il metodo che ha portato alla definizione della bozza è inaccettabile», roba da prima repubblica «costruita sulle esigenze del Pd e di Berlusconi. Ci opporremo in tutti i modi».
E Rifondazione? Per ora tiene il profilo più basso. Che sulla legge elettorale nella cosa rossa ci fossero posizioni diverse era cosa nota. Infatti nel corso degli stati generali, il quartetto dei segretari si è tenuto alla larga del tema. Per Ferrero «è un bene sia cominciato l'iter, ma il testo è inaccettabile e va modificato nella direzione di un sistema con sbarramento». Il Prc dice sì al vertice ma ritiene «pregiudiziale» la verifica sul programma, e anzi vuole tenere distinti i due piani . «Anche se è chiaro - precisa Giovanni Russo Spena - che la sede deputata a varare un sistema di regole valido per tutti non può che essere il parlamento». Niente accordi preventivi dentro la cosa rossa, dunque. Che non è precisamente un gesto di gentilezza nei confronti della sinistra arcobaleno.
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano...007/art19.html


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